Il Dio dei viventi/X

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Parte X

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IX XI

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Il giovane era anche lui a cavallo; montava anzi un puledro già appartenente allo zio. Questo bel puledro nero, fresco e lucido come verniciato, con un ciuffo da discolo sugli occhi tristi e torvi che meditavano una cattiva azione, nel vedere il vecchio cavallo castaneo di Zebedeo s’animò tutto, scuotendo le orecchie, la coda e la criniera; ma era un’accoglienza ostile, poichè gli dava noia il pensiero di rifare il viaggio in compagnia, mentre aveva bisogno della sua piena libertà per i suoi scatti e i suoi capricci di bestia giovane ancora non persuasa di essere domata.

Il vecchio cavallo castaneo parve invece non accorgersi di nulla: procedeva filosoficamente un po’ stanco ma rassegnato al suo destino, profittando solo delle distrazioni del padrone per allungare il muso e strappare qualche fronda e qualche ciuffo d’erba.

— Come mai da queste parti? — domandò Bellia. E nel suo accento allegro [p. 46 modifica]vibrò qualche cosa d’ironico: pareva che egli sapesse già che anche il padre sarebbe venuto quel giorno stesso a vedere la proprietà: il tempo fa presto ad asciugare le lagrime degli eredi.

E Zebedeo fu per rispondere: ci sei venuto tu prima di me, perchè infine i beni di tuo zio sono più tuoi che miei.

Ma non lo fece; non aprì bocca finchè non fu ben vicino al giovine in modo da poter parlare sottovoce.

— Tu hai fatto male a venire così presto, — disse con rimprovero, — ed io ti sono venuto incontro per dirtelo. Che avranno pensato i servi del tuo povero zio?

— Ma se sono rimasti tutti contenti, nel vedermi! Se mi aspettavano! Paulu il pecoraio mi ha detto che ha fatto un brutto sogno: che zio Basilio aveva lasciato la sua roba all’amica; e questa era venuta a prendere possesso, nera e insolente come la moglie del diavolo. — Volevo accopparla, così Sant’Antonio mi salvi, — disse Paulu, — e volevo sotterrarla fra le pietre. E così sarebbe accaduto se fosse stato vero. — [p. 47 modifica]E tutti a ridere, perchè parlava sul serio, ancora scombussolato dal sogno. E anche gli altri dicevano: meglio entrino le volpi le locuste e i ladri: da questi ci si difende, non da quella fattucchiera.

Il padre taceva.

— Giacchè siete arrivato fin qui, perchè non entrate? — riprese Bellia tentando di ritornare verso il cancello: il puledro però resisteva, non voleva volgersi indietro. D’altronde Zebedeo non aveva voglia di entrare; o meglio sì ne aveva voglia ma anche lui resisteva al suo desiderio come il puledro alla mano di Bellia.

— Andiamo; è tardi: tua madre s’inquieta.

S’avviarono insieme. Il puledro si tirava indietro o in avanti, come avesse vergogna di accompagnarsi al vecchio cavallo: le loro code si sbattevano contro le mosche in diverso modo, con stizza quella della bestia giovane, con abitudine rassegnata quella dell’altro.

— Paulu il pecoraio, che è vecchio come Sant’Antonio e quindi un credulone, ha [p. 48 modifica]paura di quella strega, — insisteva il giovane ridendo ancora per le superstizioni del servo. — Ha paura ch’essa prepari qualche fattucchieria per far ammalare il bestiame: ha quindi recitato gli scongiuri, e lungo le muricce dell’ovile e dello stabbio ha messo foglie di olivo benedetto e croci di canna e altre diavolerie; anche gli altri ci credono. Perchè era abituata a ricevere regali, il povero zio Basilio le mandava ogni cosa come si trattasse di pagare le decime a lei, invece che alla chiesa. Le cuocerà sì di non aver più il formaggio fresco per le sue focacce e le fave e le altre cose. Io non credo alla sua potenza, son tutte chiacchiere dei servi. Però oggi quest’animale sembra aizzato dal diavolo, — aggiunse, poichè il puledro s’impennava e faceva mille dispetti.

— Anch’io non ci credo, — disse il padre; — ma ad ogni modo non bisogna beffarsi di lei e provocarla. È capace di tutto. Sai che ieri gridava che noi abbiamo fatto sparire il testamento a suo favore?

— Sì, ho sentito le donne chiacchierare. [p. 49 modifica]E il fatto è risaputo, lo sanno anche i servi nostri e quelli di qui; io non so come questa gente pur restando in campagna come le volpi sappia tutto.

Il padre s’era fatto più scuro di prima.

— Sì, certe cose volano; pare che il vento si compiaccia a spandere le malignità. E che dicevano quelli di qui?

Egli sembrava preoccupato più che dell’opinione dei servi suoi di quella dei servi che ancora non osava dire suoi.

— Che dicevano! Che se mai, abbiamo fatto bene.

— Bellia! — disse il padre sdegnato. — E tu non hai risposto male?

— Perchè dovevo rispondere male? Anch’io penso così. Se io avessi saputo che c’era una carta in favore di quella strega l’avrei cercata e strappata.

— Tu avresti commesso un peccato mortale e un atto disonesto. La legge punisce tali cose.

— La legge è fatta da uomini, ed è tutta inganni. La legge me la faccio io; e prendo quello che mi spetta. [p. 50 modifica]

— Tu non hai religione, Bellia; lo dice anche tua madre, sebbene veda solo per gli occhi tuoi. Dio comanda di non toccare la roba altrui.

— La roba di mio zio morto spetta a me.

— C’è il figlio.

— Che ne sappiamo noi se è suo figlio? Quella strega ha avuto commercio anche col demonio; almeno così dice la voce pubblica. E zio Basilio era uomo di coscienza; se fosse stato sicuro di essere padre di quel ragazzo lo avrebbe legittimato o almeno adottato, questo lo diceva anche Paulu, che è uomo religioso e devoto.

— È vero, — ammise il padre. — A questo non ci avevo pensato. Del resto è meglio non pensarci più; perchè parlarne? Oramai tutto è fatto. Però, — aggiunse con la voce monotona di chi ha un’idea fissa, — bisogna provvedere egualmente alla donna e al bambino anche per non far mormorare la gente.

— La gente mormora lo stesso. Se voi mandate regali a quella strega dicono che è diventata vostra amica. Voi credete che [p. 51 modifica]non si sappia già che ieri notte voi siete stato da lei?

— Oh, perdio! — gridò l’uomo fermando il suo cavallo, mentre il puledro aizzato da quel grido si metteva a correre sparando calci da ogni lato. Così sbucò dal viottolo sulla strada dove continuò la sua corsa con più furia. Bellia era forte e si teneva bene in sella, frenando con tutta la sua abilità le bestia impazzita; anzi pareva prenderci gusto come nelle corse dei puledri delle quali una volta era stato vincitore. In breve sparve allo svolto della strada, riapparve più lontano piccolo e nero, sparve ancora.

Il padre intanto era uscito anche lui dal viottolo e l’angoscia di nuovo gli stringeva il cuore; aveva paura che Bellia cadesse e si facesse del male. Imprecazioni violente gli uscivano di bocca senza che egli lo volesse. E pensava di vendere al più presto quel puledro indemoniato. Ricordava di essere stato una volta alla festa del Cristo nella Baronia e d’aver assistito a una serie di disgrazie accadute per causa [p. 52 modifica]di un puledro rubato che il ladro stesso cavalcava.

Il più strano fu che anche il vecchio cavallo, sempre così calmo e filosofo parve ad un tratto vinto dal cattivo esempio; si mise a trottare pesantemente rizzando le orecchie e sparando calci e solo quando il padrone, che non prendeva gusto al giuoco, poichè non riusciva a frenarlo gli diede qualche pugno sulla fronte, riprese a camminare al passo con la testa bassa un po’ umiliato. Da lontano Zebedeo vide che anche il figliuolo era riuscito a fermare il puledro, ma balzando a terra e tenendolo per la briglia alla quale s’intrecciava la criniera scomposta.

La bestia sudava e la sua bava sanguigna bagnava la mano che lo frenava; il giovane era così pallido che il padre si turbò profondamente.

— Che hai! Bellia! Hai del sangue nella mano.

— Ebbene, — gridò Bellia con dispetto, — questo demonio è divenuto un cane arrabbiato: mi ha morsicato. [p. 53 modifica]

Il padre sentì tale ira che se avesse avuto il facile avrebbe ammazzato il puledro.

— Lavati la mano con questo, — gridò traendo dalla bisaccia una piccola zucca piena di vino.

Bellia prese la zucca e bevette il vino.

— Fa più bene dentro che fuori, — disse riprendendo la sua allegria.

E non volle neppure fasciare la mano, che del resto era appena scalfitta sul dorso dai denti del puledro: anche questo, compiuta la sua prodezza e stordito dai pugni che il giovane continuava a dargli sul muso e sugli occhi, s’era dato per vinto: solo torceva la testa e batteva a terra una delle zampe posteriori come per chiedere di finirla e di ripartire.

Bipartirono: e solo quando furono in vista del paese il padre riprese il discorso interrotto dalla fuga del puledro.

— Chi ti ha detto che io ieri notte sono stato da quella donna?

Anche lui pur evitando gli epiteti selvaggi che gli altri davano a Lia non osava chiamarla col suo nome. [p. 54 modifica]

— Me lo hanno accennato i fratelli Pintori, i vostri due santarelli: e poi me lo disse Paulu il pecoraio; disse: tuo padre avrà creduto di fare un’opera buona, ma quella strega non lo merita.

— Chi diavolo può ficcarsi così nei fatti miei? Sì, è vero, ci sono stato per placarla, perchè non continui a dare scandalo. Ad ogni modo non dirlo a tua madre e a zia Annia!

— Oh, lo sapranno anche loro!

— E se lo sanno, lascia che lo sappiano! — gridò Zebedeo: ma pareva lo dicesse più a sè stesso che al figlio.