Il Dio dei viventi/XV

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Parte XV

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XIV XVI

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Da una di quelle casupole appunto usciva il dottore: così alto che doveva piegarsi per passare nella porticina.

Aveva già larghi pantaloni estivi di tela grezza che gli ricadevano a campana sui piedi enormi, e un cappello di paglia sulla grossa testa bruna ricciuta. Anche la barba era crespa. Coi suoi occhi neri un po' fissi e il naso camuso, ricordava un agnellone, eppure piaceva immensamente alle donne, che erano felici se si ammalavano, per essere visitate da lui. Ecco che tutte si affacciano adesso alle porticine e ai finestrini per salutarlo; egli risponde con un largo [p. 74 modifica]gesto della mano che pare una benedizione, senza guardare nessuno, e mette la mano sulla testa dei ragazzetti della strada per fermarli e non investirli, mentre ascolta distratto Zebedeo, che lo ha raggiunto e gli cammina duro a fianco; duro in apparenza, in fondo umile e supplichevole.

— Mi capita questo, — diceva sottovoce, — ieri il mio ragazzo è stato morsicato alla mano da un puledro; e la mano s’è gonfiata. Bisognerebbe che tu me lo guardassi.

Gli dava del tu perchè lo conosceva da ragazzetto, e dopo tutto era figlio di un antico suo mezzadro.

— Vieni subito, Antonino? Siamo quasi vicino a casa: fai presto; uno sguardo e basta.

— La mano gli duole?

— Lui dice di no; ma forse lo dice per non inquietare la madre.

Il dottore camminava distratto e pensieroso; quando furono allo svolto della strada invece di prendere a destra verso la casa del Barcai si diresse a sinistra. [p. 75 modifica]

— Non vieni? — disse Zebedeo fermandosi; poi riprese a seguirlo perchè sapeva che prima di andare dov’era chiamato il dottore si faceva molto pregare.

— Dopo tutto sei un antico guardiano di capre, villanzone rifatto che non badi se non ad accumulare quattrini: ed hai lasciato morire di stenti tuo padre — pensava.

— Antonino, — supplicava di nuovo, — vieni per l’amor di Dio. Per la madre, che è molto preoccupata.

— Ho da fare altre due visite urgenti, prima, — gridò allora il dottore. La sua voce richiamò ancor più l’attenzione delle donne e tutte adesso oltre che guardar lui guardavano con curiosità Zebedeo.

E Zebedeo dovette tacere umiliato; ma continuò a seguire il dottore, aspettandolo fuori della porta dei malati.

L’ultima delle visite era fortunatamente in una casa poco distante dalla sua; e si trattava di un caso straordinario che servì a svagarlo alquanto.

Si trattava di una donna benestante ma idiota presa da convulsioni isteriche [p. 76 modifica]perchè aveva dato convegno allo stesso Sant’Antonio della parrocchia e qualcuno era venuto davvero la notte prima a visitarla camuffato da Santo; e mentre lei serviva il vino e le altre cose buone preparate per lui, ecco sopraggiungere San Pietro con le chiavi, per chiedere spiegazioni ad Antonio del come era uscito senza permesso dal paradiso chiuso. Dopo un tafferuglio più umano che divino i due santi se n’erano poi andati portandosi via il vino e le altre cose buone, lasciando la donna tramortita.

Dal cortile, dove anche Zebedeo era penetrato col dottore, si vedeva attraverso una finestra aperta la disgraziata donna stesa su un divano; agitava le gambe e rantolava, con la bocca storta e violacea, gli occhi gonfi chiusi; due vicine di casa piegate su lei la tenevano ferma e le dicevano parole di conforto, ma di tanto in tanto si scambiavano uno sguardo e stringevano le labbra per non ridere.

— Lasciatela, — ordinò il dottore, e le prese il polso e trasse l’orologio.

Calmata dalla sola presenza di lui, ella [p. 77 modifica]mise i piedi sul pavimento e sedette composta.

— Raccontami il fatto, — egli disse rude e assieme indifferente, chinando un po’ la testa come per ascoltare i battiti del polso.

— È stato così, — cominciò una delle donne.

— Lascia dire a lei, — egli urlò; ma anche nel suo sdegno era freddo, lontano.

La malata cominciò a parlare con voce bassa e turbata come quando si confessava. Era giovane ancora col viso acuto scuro e gli occhi ardenti.

Zebedeo appoggiato al davanzale esterno della finestra, l’ascoltava con più interesse del dottore.

— Il fatto è questo. Io andavo tutte le sere a pregare in chiesa; rimanevo fino a tarda ora, finchè non c’era più nessuno. E lui, Sant’Antonio, mi guardava coi suoi occhi di stella e pareva movesse le labbra d’oro per dirmi qualche cosa. Sì, mi diceva qualche cosa; e io mi avvicinavo e parlavo con lui. Sono una donna sola, senza compagnia: sono idiota e tutti si burlano di [p. 78 modifica]me. Nessuno mi vuol bene. Se io non avessi da vivere mi toccherebbe di chiedere l’elemosina, e forse mi prenderebbero a sassate. Ma Dio e i santi parlano con noi, semplici: la gente c’invidia per questo.

Così io dissi a Sant’Antonio: Sant’Antonio mio, perchè non venite a farmi visita? E diglielo oggi, diglielo domani, finalmente promise che sarebbe venuto ieri sera. Ed è venuto; piano, piano è venuto, senza far chiasso; ed io l’ho ricevuto nella mia casa indegna di lui. Avevo preparato qualche cosa, si capisce, e lui si degnava di accettare il mio buon cuore.... Ed ecco.... no.... il resto non lo posso raccontare.... non posso, non posso....

Ricominciò ad agitarsi; il dottore la tenne ferma con la sua mano muscolosa.

— Guardami in faccia — le impose — continua.

La donna non poteva davvero raccontare il resto; era troppo penoso per lei: ma cominciò a piangere d’un pianto caldo infantile che la sollevò.

Zebedeo si turbava sempre più; un tempo [p. 79 modifica]avrebbe riso: adesso che il dolore toccava anche lui, adesso che l’ombra di un misterioso potere camminava accanto alla sua, era quasi propenso a credere vero il fatto accaduto alla donna.

E si sdegnò per la brutalità con la quale il dottore parlava.

— Ascolta, Rita: quei due malandrini non ti hanno portato via quattrini per caso? No? Tanto meglio. Ma il vino le paste e l’arrosto te li hanno portati via, accidenti a loro! Si vede che anche in paradiso c’è carestia. Senti, io ti darò una medicina per calmarti; ma ricorda bene ogni cosa: è necessario che tu dica tutto, perchè qui c’entra anche il delegato di pubblica sicurezza.

Ella piangeva sempre.

— Che può il delegato contro i santi? La colpa è tutta mia che ho fatto disobbedire Sant’Antonio: ma la mia intenzione era buona; era per sola amicizia che volevo la sua visita.

— Com’era il viso del Santo malandrino sopraggiunto? [p. 80 modifica]

Al solo accenno a questo santo malandrino la donna trasaliva tutta e stralunava gli occhi.

— Non lo so, non lo so; non l’ho veduto.... non posso ricordarlo.

— Ma, e quello di Sant’Antonio lo ricordi? Com’era?

— Era il suo viso, liscio e bello come una rosa: come volete che fosse?

— Ci son tanti mascalzoni col viso liscio e bello come la rosa, — egli osservò, continuando il suo interrogatorio crudo più da giudice che da medico. Poi ordinò una pozione calmante e disse alle donne di non abbandonare l’isterica.

Quando ritrovò Zebedeo nel cortile ad aspettarlo parve lo vedesse solo allora: si lasciò ripetere di che si trattava, e finalmente accondiscese ad accompagnarlo.

Trovarono Bellia a trastullarsi nel cortile; aveva preso per le ali una piccola pollanca che pareva una colomba e le metteva un nastrino rosso alla zampa.

Tutto era tranquillo intorno, come se la morte non fosse di recente passata, [p. 81 modifica]sebbene la serva preparasse sotto la tettoia una caldaia di liquido nero per tingere i fazzoletti da lutto. Nel vedere il dottore anche lei arrossì e cercò di nascondersi, tanto egli le piaceva: poi piano piano si fece avanti, si avvicinò, lo fissò in viso.

Egli esaminava la mano di Bellia con una certa cura; s’era animato perchè il caso lo interessava; sbottonò il polsino della camicia e denudò il braccio bianco e muscoloso del giovine; glielo sollevò, lo palpò, parve guardarlo attraverso la luce.

Tutti stavano a guardarlo con ansia silenziosa, allacciati l’uno all’altro dal filo dello stesso pensiero; lui solo, Bellia, sorrideva un po’ beffardo, un po’ stupito, e abbandonava la mano gonfia al dottore come non fosse la sua. In fondo era inquieto auche lui, non tanto per il male suo quanto per l’aria grave del dottore.

E gli dava fastidio raccontare com’era andata la cosa: anche lui non ricordava il modo col quale la bestia indiavolata lo aveva morsicato.

— Correva più di un cane: per fermarlo [p. 82 modifica]mi lasciai andar giù afferrandolo per la criniera: è allora che mi ha morsicato, ma lì per lì non me ne accorsi.

— E dopo di questo, — intervenne il padre, — non volle lasciarsi fasciare la mano.

— Hai fatto male, figlio mio, c’è senza dubbio un po’ d’infezione; avete in casa qualche disinfettante?

Non avevano nulla, ma zia Annia disse con presunzione di aver lavato lei la mano con l’aceto.

Il dottore non le badò: e questo la offese.

Zebedeo invece era contento che il dottore prendesse sul serio la cosa; solo gli pareva che mentre con la donna isterica s’era mostrato brutale qui assumesse un’aria quasi di mistero. O forse si trattava di una cosa molto grave?

Fatto sta che il dottore volle Bellia con sè per disinfettargli bene la mano; e non si pronunciò oltre.

Zebedeo li accompagnò. [p. 83 modifica]