Il Dio dei viventi/XVII

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Parte XVII

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XVI XVIII

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Il male forse non sarebbe continuato senza un incidente avvenuto nel frattempo in casa Barcai.

Il fuoco che la serva aveva acceso sotto [p. 87 modifica]la tettoia, come ella usava sempre che doveva far bollire la caldaia, s’era questa volta attaccato ad un mucchio di frasche imprudentemente accatastate lì accanto: le fiamme salivano alte e furiose e minacciavano di incendiare il tetto e la stalla attigna.

Già la gente accorreva da ogni parte, mentre Bellia e il padre uscivano dal cortile del dottore: e Zebedeo indovinò subito una nuova disgrazia poichè vide una nuvola di fumo salire dalla sua casa. Si mise a correre, e cominciò a urlare quando il portone spalancato gli apparve come la bocca di un forno; le fiamme pareva scaturissero di sotterra e si slanciavano e volavano via con grandi ali rosse.

Attraverso il fumo soffocante che riempiva il cortile figure nere correvano qua e là con secchi d’acqua.

— La mia casa s’è mutata in inferno, — egli urlò fuori di sè, togliendosi la berretta e sbattendola come tentasse di smorzare con essa il fuoco.

E dimenticò ogni altra cosa. Corse al [p. 88 modifica]pozzo dove Rosa e la padrona rosse e sudate attingevano l’acqua e la versavano nelle secchie, e prese due di queste; e per qualche minuto non fece altro che correre dalla tettoia al pozzo e dal pozzo alla tettoia e lanciare acqua sul fuoco. Anche gli altri, uomini e donne, facevano lo stesso: i vicini di casa portavano l’acqua dai loro pozzi, i bambini aiutavano; e tutti pareva si divertissero. Ma l’incendio continuava e anche le fiamme avevano qualche cosa di allegro, alimentate anzichè abbattute dagli sputi dell’acqua.

I cavalli nitrivano e scalpitavano nella stalla; già una trave della tettoia dapprima annerita fumava e s’accendeva in cima come un sigaro.

Allora Zebedeo, acciecato dal fumo e dall’angoscia, s’accorse che Bellia aveva appoggiato una scala di fuori e smoveva le tegole del tetto.

— Largo, — gridava. — Adesso smuovo la trave e la faccio andar giù.

Tutti si scostarono, coi secchi in mano, guardando in alto: in breve s’udì uno [p. 89 modifica]schianto; uaa nuvola di polvere si mischiò a quella del fumo; il tetto cadeva soffocando il fuoco con le sue macerie.

La tettoia era rovinata, ma la stalla e la casa erano salve.