Il Lago Maggiore, Stresa e le Isole Borromee - Vol. 1/Libro I. Capo XXIII

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Libro I. Capo XXIII. Pace fatta coi Franchi e definitivo stabilimento dei Longobardi in Italia

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Libro I. Capo XXIII. Pace fatta coi Franchi e definitivo stabilimento dei Longobardi in Italia
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CAPO XXIII.


Pace fatta coi Franchi e definitivo stabilimento dei Longobardi in Italia.


Alla notizia di sì sterminato esercito de'Franchi ai confini d'Italia, spaventati i Duchi Longobardi presero la risoluzione di rinchiudersi ciascuno nella propria città e di fortificarsi in quella quanto meglio potessero, lasciando in preda delle orde [p. 156 modifica]nemiche i luoghi privi di ogni difesa e le aperte campagne. Ciò è manifesto dalle narrazioni che di questa spedizione ci lasciarono i due storici summentovati, dai quali non apparisce che i Longobardi, se si eccettuino le scaramuccie presso la Tresa, sieno mai venuti a battaglia coi Franchi. È però a dire ch'essi non istettero, benchè rinchiusi nelle fortezze, colle mani alla cintola in così fiero frangente.

Dalle lettere pubblicate dal Ducange e allegate dal Muratori1 di re Childeberto e di Maurizio Imperatore e di altri si ha che i Longobardi da parte loro tentarono di guadagnare i duchi de'Franchi con ricchi doni, e questo spiega, come in onta ai guadagni ottenuti dalle forze Imperiali soprattutto nella Venezia, nulla si sia potuto da essi conseguire per l'inazione de'Franchi, pei quali, se si fossero messi d'accordo, il crollo della potenza longobarda in Italia sarebbe stato deciso.

Nè solo coi duchi trattò Autari, ma destramente seppe anche interporre presso re Childeberto la mediazione di Guntranno re della Borgogna, zio di quello e che godeva di una grande influenza sul di lui animo. A questo dunque spedì Autari dei legati, che furono benignamente accolti e da Guntranno stesso rimessi con sua commendatizia a Childeberto. Mentre questi stavano attendendo una risposta, altri messi sopraggiunsero mandati da Teodelinda moglie di Autari colla notizia che questo era morto. Childeberto, che in questo medesimo tempo aveva già saputo l'esito di una parte del proprio esercito, non volendo allora nulla decidere, diede loro buone parole e li congedò. Ma l'anno appresso (591), essendo stato Agilulfo duca di Torino, scelto in isposo da Teodelinda, riconosciuto re dai magnati dei Longobardi, Childeberto [p. 157 modifica]conchiuse con esso la pace, e così i Longobardi rimasero tranquillamente in possesso del loro regno, nè più ebbero a temere dalla parte de'Franchi, e molto meno da quella de'Greci sempre più indeboliti e incapaci di sostenere una querra da soli contro de'Longobardi2.

Agilulfo poi assicurato che fu sul suo trono, pensò tosto a vendicarsi di quei duchi, che nella discesa de'Franchi avevano per salvare il proprio ducato, anche che oppor resistenza, palleggiato con essi. Tali furono Zangrolf, duca di Verona, Gaidulf, duca di Bergamo, e Minulf, duca dell'Isola di S. Giulio3. Questi tre duchi furono da lui fatti uccidere. Se non m'inganno, dalla condanna del duca Minolfo credo, che si possa trarre un argomento di qualche valore per l'opinione su esposta della discesa di Audovaldo per l'Ossola; perocchè in questo caso si troverebbe anche la ragione, per la quale Minolfo dovette arrendersi all'invasore; mentre supponendosi disceso anche Audovaldo dalla parte dei Grigioni, sarebbe ben difficile di farlo andare pel Lago d'Orta od anche lungo la sponda occidentale del Lago Maggiore affine di marciare direttamente contro Milano.

Di questo duca Minulfo si ha memoria anche nella stessa isola di S. Giulio. Narrano parecchi de'nostri Scrittori che quivi l'anno 1697, venne scoperta un'arca marmorea, nella quale era uno scheletro d'uomo senza capo con un frammento d'iscrizione, nella quale erano ancora visibili le lettere [p. 158 modifica]MEINVL, che fu tosto e con tutta probabilità preso pel nome del duca Meinulfo, che sarebbe stato scritto in quel modo4.

Non è del mio scopo il proseguire più oltre il racconto delle geste de'Longobardi in Italia. Limiterò quindi il mio dire al racconto di solo quel tanto, che può dar luce alla storia dei luoghi del nostro Lago. Gioverà tuttavia offerire qui intera la serie dei loro re per le allusioni, che ci occorreranno di fare in appresso, e per la chiarezza di quanto esporremo, incominciando da

591. Agilulfo che regna per 24 anni, al quale successe
615. Adaloaldo,
625. Ariovaldo,
636. Rotari, primo autore di leggi scritte tra'Longobardi
652. Rodoaldo o Frodoaldo
653. Ariberto I,
661. Gondiberto e Bertarido. Questo è scacciato da
662. Grimoaldo,
671. Garibaldo,
671. Bertarido ristabilito,
686. Cuniberto,
700. Luitperto,
701. Ariberto II,
712. Ansprando,
712. Luitprando o Liutprando,
744. Ildebrando,
744. Rachis, che abdica e si fa monaco in Monte Cassino,
749. Astolfo,
756. Desiderio, che si associa Adalgisio dal 767.
774. Fine del regno de'Longobardi.
  1. Vedi l. c. p. 384, dove è citato il Du Cange, Scriptores rarum Francorum T. f. Si ha da una di queste lettere scritta dall'Imp. Maurizio a re Childeberto, che Autari venne a trattative di pace con uno dei duchi Franchi per nome Cheno. Non è improbabile, che questo sia il medesimo che abbiamo veduto chiamarsi Cedino (o Chedino, secondo che leggono altri) da Gregorio e da Paolo. Abbiamo poi da queste lettere una nuova prova della misera storia, che ci lasciarono questi scrittori.
  2. Intorno alle dette negoziazioni dei Longobardi con Childeberto, vedi Gregorio Turonense al l. c. e Paolo Diacono III, 33 e 36, avvertendo che il primo chiama Aptachario e Paolo i due re de'Longobardi, che noi conosciamo per Autari e {{Wl|Q315276|Agilulfo.
  3. I nomi di questi duchi ribelli si trovano così ricordati nell'Editto di Rotari dell'anno 643 pubblicato nei Monumenta Hist. Patr. T. 1, p. 7, al cap. X. Nel Chronicum Gothanum, scritto nell'810 da un Anonimo e pubblicato nello stesso Tomo, il Duca di Verona è chiamato Langrulf, e quello dell'Isola di S. Giulio Mimolfo. Questo nel luogo già riferito di Paolo Diacono è chiamato Minulfus de insula S. Iuliani. L'errore fu corretto anche dal Muratori, il quale però non sò perchè abbia chiamato Lago di Omegna quello, che da tutti è detto Lago d'Orta. V. Annali a. 591, p. 392.
  4. Vedi la Dissertazione VIII di Guido Ferrari tra le Dissertationes pertinentes ad Insubriae antiquitates.