Il Pluto

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greco

Aristofane 388 a.C. P 1545 Bartolomio Rositini/Pietro Rositini Indice:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu Commedie teatro Il Pluto Atene Teatro di Dioniso Intestazione 5 maggio 2009 25% Teatro

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Traduzione dal greco di Bartolomio Rositini, Pietro Rositini (1545)
Prima rappresentazione: Atene, Teatro di Dioniso, 388 a.C.

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Commedie (Aristofane)

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IL PLUTO D'ARISTOFANE


COMEDIA PRIMA.


Persone de la favola.
Carion servo, Cremilo patrone,
Pluto, Coro de villani,
Blessidemo, Povertade,
Moglie di Cremilo, Huomo giusto,
Un’altro huomo giusto, Sicofanta,
Vecchia, Giovane,
Mercurio, Sacerdote di Giove


CARION SERVO.


COM’è noiosa cosa ò Giove, & ò dei servir’ à un patrone sciemo de’l cervello: che se per forte aviene, ch’el servo dica alcuna cosa che buona sia, e paia a’l patrone di non farla, è necessario ch’el servo istesso partecipi di qualche mal’anno. La fortuna non vuole, che uno sia signore de la persona sua, ma quello che lo compra, e cosi van le cose. io hò ben causa di querelarmi di giusta querela, et accusare di giusta accusa Apolline, quale sopra quel tripiè d’oro risponde, & indovina le cose, che hanno ad avenire: che sendo medico, e profeta, come si dice, e tanto savio, habia lasciato partir da [p. 3v modifica]lui il mio patrone stropiato de’l cervello. egli và dietro à un cieco, e fa il contrario di quel che doverebe fare. imperò che noi altri ch’habiamo gli occhij cǒmunemente siamo guida à quelli che non vegono, e costui hà un cieco per guida e sieguelo, e vuole che anch’io mio mal grado faccia’l medesimo: e tanto piu ch’egli non risponde pur nulla. Nǒ serà possibile ch’io possa tacere in modo alcuno ò patrone. se nǒ mi dici la causa, perche andiamo dietro à costui, io ti fastidierò: e nǒ paura che mi batti, poscia ch’io hò la corona in capo.

Cre.
Per dio ch’io ti scarpirò la corona se mi sei troppo fastidioso: onde n’havrai magior doglia.
Ca.
Favole. nǒ son io per cessar maim fin che non dici, chi è costui:e perche ti voglio tanto bene, per ciò te ne dimando con tanta istanza.
Cr.
Non ti voglio tener celato alcuna cosa, perche io bò te fedeliβimo trà tutti i mei servi. Essendo io huomo da bene, pio, giusto, la faceva male, & era povero:
Ca.
Io ’l so bene.
Cr.
Gli altri, ch’erano sacrilegi, ciurmatori, calcagni, maldicěti, malvagi, divenivano ogni di più ricchi.
Ca.
Cregiolo.
Cr.
Me n’andai dunque a’l dio (istimandomi gia cosi disgratiato ch’io haveβi gettata la vita mia à l’ultimo termino) à ricercarlo circa quel figlio solo ch’i hò: s’era necessario, ch’egli cangiasse i costumi, [p. 4r modifica]


mi,e dìventasse malitioso,scaltrito,disleale,malva gio,e che non gli restasse cosa di buono: ciò isti mando,come cosa utile a la vita sua.

Ca. Che rispuose Febo da le corone?

Cr. Tu l'intenderai, il dio apertamente mi disse, che à l’uscir mio mi ponesse a seguir il primo, ch’io trovasse:e non lo lasciasse mai,fin che nò l’haves se meco ridotto à casa.

Ca. In costui prima t’affronti.

Cr. In costui.

Ca. Ben intenditu 'l parlar de’l dio, che chiaris simamente ti dice a lettere di scattole,ò scio cone, essercita tuo figlio ne costumi civili de la patria ?

Cr. Donde ne cavi tu questo giudicio?

Ca. Questo veramente lo conoscerebe un cieco, che a'l tempo d'adesso non bisogna esser huomo da be ne,à chi vuol far roba.

Cr. La profetia non vuol dir questo, ma ella guarda à qualche cosa di magior importanza: ma se’l ne dicesse, chi è costui che è venuto quà à noi, e per che causa,e che va egli cercando, saperé mo che vuol inferire la profetia circa il caso nostro.

Ca. Horsu dì tu prima che sei? ò faccio io quello che siegue dietro a’I gridare?

Cr. Bisogna dirlo,e molto presto. [p. 4v modifica] Pl. Dicoti,che piangerai.

Ca. lntenditu à cui egli dice?

Cr. A te dice questo,e non à me: perche tu gli parti da ignorante, e da fastidioso. ma se punto piacer ti piglij de la vita, de costumi di questo huomo da bene, dilomi.

Pl. Dicoti,che piagnerai.

Ca. Fallo venir e piglia l’augurio de’l dio.

Cr. Per Cerere non te ne alegrerai piu troppo,che se no’l dirai te manderò in mal hora, mal huomo che tu sei.

Pl. Ah fratelli lasciatemi stare,partitevi da me.

Cr. Sì si, moia.

Ca. Patron quel ch’io dico è meglio che bene.io man derò in mal hora questo mal huomo. il metterò in cima qualche precipitio, ’llascierò, e m'ande rò con Dio: donde ei caschi giuso, e se scavezzi le cambe,e’l collo.

Cr. SU piglialo tosto.

Pl. Eh nò.

Ca. Il dirai tu?

Pl. Ma quando voi haurete risaputo ch’io sia, sò cer to che mi farete qualche dispiacere, e non mi la sciarete andare.

Cr. Per i dei sì faremo,pur che tu voglij.

Pl. Lasciatemi prima.

Cr. Ecco,te lasciamo, [p. 5r modifica] Pl. Hor ascoltate (bisogna a ’l mio parere, ch’io dica, quel che havea determinato di tener secreto) io son Pluto.

Cr. O sciaguratissimo sopra tutti gli altri huomini. sei Pluto,e taceui?

Ca. Tu Pluto così mal’andato, ò chiaro sole, ò Dei, ò numi, ò Giove. che ditu? sei tu veramente il Pluto?

Pl. Sì.

Cr. Quell’istesso?

Pl. Istessissimo.

Cr. Di dunque per tua fè: donde uieni così mal’aviato, e sporco?

Pl. Vengo da Patroclo,che mai non s’hà lavato da’l di che ei naque.

Cr: Dimmi à che modo sei caduto in questa disgratia?

Pl. Tutto’l male io l’hò da Giove invidioso de’l ben de gli huomini:perche sendo io giovanetto,lo minacciai di voler andar solamente a trovar gli huomini savij, giusti, modesti, da bene: et egli m’acieccò, perche non puotessi discernere alcun di costoro. tanto porta egli inuidià à i buoni.

Cr. E pur i buoni soli e i giusti sono quelli, che gli rendeno honore.

Pl. Io ’l confesso.

Cr. Horsu che dunque? se la vista di nuovo ti ritornasse, come tu havevi in prima, fugiresti i malvagi e i rei? 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Non molto detto hai per Apolline, ma fi uede ch’ei t’honoraua,V portauati amore. V. L’amore era femplice e cafto. onde dicea che mi richiedeua tal cofe, acioche ornatofide le uefli ch’io gli facea, ogni fiata chele uedeua, s arricordaffe di me. eh. Narrimi come quello (he ti brammaua. v. uora ha mutato openione, e pare che mi porti odio. io mandandoli quella piadena con una fugazza altre gentilezze, fecretamente gli mandai A dire,che in quefla fera l’harei ui* fitato. eh. che t’ha egli fatto t dillomi. V. Mi rimandò egli tai gentilezze» con rifpoHa, che mai pili uenirà a me: apreffo )prezzando= mi,odo che diffe, che anchor per tempo affai i Milesij erano galiardi,e potenti. eh. [p. 25r modifica]Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/50 [p. 25v modifica]Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/51 [p. 26r modifica]Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/52 [p. 26v modifica]Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/53 [p. 27r modifica]Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/54 [p. 27v modifica]Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/55 [p. 28r modifica]Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/56 [p. 28v modifica]Pagina:Aristofane - Commedie, Venezia 1545.djvu/57 [p. 29r modifica]Sa. Ciò convieni à fare. Car. Chi chiama di fuori il Pluto? V. E che deb'io fare? Car. Piglierai le olle, ne le quali affermeremo il dio. e castamente le porterai in capo . ò come sei varie di veste. V. Perciò son venuta à punto. Car. Bene le cose si succederãno:vennero il giovane in stà sera à visitarti. V. Se di ciò mi fai fede porterò le olle. Car. Queste olle si vegono fare il contrario de le altre, le quali hanno la spuma di sopra, e queste hanno di sotto la vecchia, che medesimamente tien il nome con la spuma. Coro. Non tardiamo più. hor partiamosi, e seguiamo costor che cantano.

Fine del Pluto.



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