Farse e moralità/Il portafoglio

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Il portafoglio

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Octave Mirbeau - Farse e moralità (1904)
Traduzione dal francese di Fausto Valsecchi (1914)
Il portafoglio
Vecchio focolare domestico Gli amanti


PERSONAGGI

GIOVANNI GUENILLE.

IL DELEGATO DI PUBBLICA SICUREZZA.

GEROLAMO MALTENU.

PRIMO AGENTE.

SECONDO AGENTE.

FLORA TAMBOUR.


La scena avviene a Parigi, - nell’ufficio del delegato di pubblica sicurezza, ai nostri giorni.

UN UFFICIO DI DELEGATO DI PUBBLICA SICUREZZA.

All’alzarsi del sipario, la scena è vuota. Une lampada a gas, semispenta, spande nella stanza oscura tappezzata di carta verde, come una luce triste di candela. Mobilio ordinario degli uffici di polizia... Sui muri, affissi, manifesti, decreti. A sinistra, un vecchio divano... Si odono andirivieni e grosse voci nelle quinte.


SCENA PRIMA

IL DELEGATO, GEROLAMO MALTENU


Il delegato entra da destra, seguito da Maltenu, il quale subito, umile, premuroso, va a girare la chiavetta della lampada e fa luce... Il delegato è in cilindro e soprabito dal bavero di pelliccia... sciarpa intorno al collo, scarpe di vernice...

IL DELEGATO. Maledetto tempo !... questo a parte... nulla di nuovo, signor Maltenu ?

MALTENU. Niente, signor Commissario...

IL DELEGATO. Niente davvero ?...

MALTENU. Dio mio !... Alcuni giornalisti venuti per informazioni...

IL DELEGATO. Per l’affare Le Franchart ?... Siete stato amabile ?...

MALTENU. Disgustoso d’amabilità, signor delegato...

IL DELEGATO. E questo è tutto ?

MALTENU. Qualche vagabondo, come sempre... qualche rissa senza importanza... qualche furto... qua e là...

IL DELEGATO. Benissimo.

MALTENU. Poco movimento, insomma...

IL DELEGATO. Perfettamente...

MALTENU. In questo periodo, Parigi gode della più gran tranquillità...

IL DELEGATO. Tranquillità superficiale, signor Maltenu... Ci sono dei vulcani che rumoreggiano nel profondo... Non è venuto nessuno a chiedere di me ?

MALTENLI. Nessuno... (Pausa, durante la quale, il delegato pone sopra la sedia il suo bostone e la sua sciarpa appena levata.) È stato un successo ?

IL DELEGATO. Che cosa ?

MALTENU. La prima rappresentazione al Vaudeville ?

IL DELEGATO. Così !... Bella sala però... bellissima sala... belle donne... sempre le stesse... il re dei Belgi...

MALTENU (entusiasta alzando gli occhi al soffitto). Ah ! il teatro !...

IL DELEGATO. Peuh !... (Togliendosi il soprabito che appende a un attaccapanni e mostrandosi in abito da sera.) Molto ingannevole, il teatro... trovo che il teatro si trascina, signor Maltenu, in ripetizioni faticose... in banalità... oziose... Non si affronta abbastanza apertamente la questione sociale, che diavolo !...

MALTENU. Ah ! Se noi facessimo un poco di teatro... noi che viviamo con la questione sociale... costantemente ?...

IL DELEGATO. Maritalmente... quasi.. si può dirlo... Perbacco ! (Posa il cappello sulla scrivania, davanti alla quale si siede... compulsando alcune carte.) Sentimento... Scappatelle... adulterio... t’adoro... prendimi... dammi le tue labbra... fin che se ne vuole... Ma riforme... idee... mai...

MALTENU. Non fa pensare... il teatro...

IL DELEGATO. No... fa... (A un gesto pudico di Maltenu.) Perfettamente !... (Stropicciandosi le mani.) E se non ci fosse la sala... le donnine della sala ?... Dico io... che volete, Maltenu... bisogna farsi una ragione... quando non ci sono tordi... si mangiano le gru... (Ride.)

MALTENU (pure ridendo). Sfido io !

IL DELEGATO (guardando la pendola della caminiera). Un’ora meno un quarto... sapristi !... Sapete che stasera non ho bisogno di voi, Maltenu... Debbo lavorare... Via, buona notte...

MALTENU. Buona notte, signor delegato... (fa per uscire... voltandosi.) Signor delegato ?... (Il delegato alza la testa.) E il mio articolo ?

IL DELEGATO. Il vostro articolo ?... È vero... dimenticavo... ho visto il direttore del Movimento...

MALTENU. Ah !... Ebbene ?...

IL DELEGATO. Ebbene... sembra che non vada bene... che non sia vissuto... Non c’è brio nel vostro articolo, Maltenu.., non c’è... (finisce la frase con un gesto) comprendete ?... Ci vorrebbe un po’ di brio... di leggerezza... di... (come sopra.) Insomma qualche cosa di più parigino...

MALTENU (con aspetto deluso). Ma è uno studio molto serio... molto documentato... sulla polizia in Patagonia... (Ironico.) Dunque non può essere molto parigino...

IL DELEGATO (evasivo). Che casa volete ?... Fosse per me, è vero ?...

MALTENU. Vi ringrazio ugualmente, signor delegato... (Amaro.) E ci si lamenta dell’inferiorità... della decadenza della stampa francese...

IL DELEGATO. Tutto è in decadenza, Maltenu... la stampa... il teatro... il gusto del pubblico... la polizia pure è in decadenza... e la Patagonia anche... Viviamo in un’epoca di decadenza... Che volete ?... E questo non ci ringiovanisce... Via... Buona sera !...

MALTENU. Fa lo stesso... tutto ciò è triste... molto triste... Buona sera, signor delegato...

(Maltenu esce facendo gesti di desolazione.)


SCENA II

Il DELEGATO

poi FLORA TAMBOUR, PRIMO AGENTE e SECONDO AGENTE.


(Il delegato si è messo al lavoro... lavora fischiettando...Improvvisamente, nelle quinte, si sente come il rumore di una disputa... grosse voci d’uomini che di quando in quando sono dominate da una voce aspretta di donna... Il delegato alza il capo in direzione del rumore, si liscia i capelli. Si toglie i polsini, prende una posa conquistatrice... il rumore si avvicina e la porta s’apre. I due agenti entrano trascinando brutalmente Flora Tambour che si dibatte... Flora, vestita da cocotte... Gran cappello chiassoso a piume rosse... molto imbellettata... abito chiaro sotto un mantello foderato di pellicce.)

FLORA (dibattendosi). Selvaggi... bruti... arcibruti !... Non avete vergogna di maltrattare una donna così ?... Ma lasciatemi dunque... razza di bruti !

IL DELEGATO. Che cosa c’è ?... Che cosa c’è ? (Guardando Flora... Con voce severa.) Come ?... Ancora voi ?...

PRIMO AGENTE. Sì, signor delegato... ancora questa donna... che abbiamo catturata mentre faceva la spoletta... sul marciapiede... davanti alla questura...

IL DELEGATO (indignato). Davanti alla questura ?... Oh !...

FLORA. Non è vero... siete dei selvaggi !...

IL DELEGATO. Tacete !.. Ma cosa avete dunque in corpo ?... Con un tempo simile e con quel cappello ?... È forse la ventesima volta che vi conducono qui !

PRIMO AGENTE (a Flora). Volete star tranquilla ?

SECONDO AGENTE. Di più, signor delegato... la trentesima almeno.

FLORA. Ah ! Davvero !...

IL DELEGATO. È cosi che voi riconoscete la mia bontà... la mia pietà.. la mia debolezza ?...

FLORA. Ma lasciatemi !... Mi fate male ! Non vi manca più ora che di bastonarmi...

PRIMO AGENTE (ridendo). Ah !... ah !... la mammina...

SECONDO AGENTE (come sopra). Via...

FLORA. Siete due malati...

IL DELEGATO. Tacete !... Non complicate il vostro caso... È abbastanza grave...

FLORA. Ma, signor delegato... non è colpa mia... Sono due selvaggi...

IL DELEGATO. Tacete ! (Agli agenti.) E voi lasciatemi solo con questa delinquente... (A un movimento degli agenti, flerissimamente.) Non ho paura... (A Flora, gonfiando la voce.) Bisogna finirla una buona volta, con voi... Davanti alla questura !... Una vergogna !... la sflda aggiunta alla spudoratezza.

FLORA. Ah !... questo poi...

IL DELEGATO. La rivolta aggiunta all’attentato contro I buoni costumi... ai buoni costumi delle brave guardie ?...

FLORA (con un tono prolungato di stupore). Ah !

IL DELEGATO. Va bene !... (Alle guardie.) Vi potete ritirare... (Mentre gli agenti si ritirano.) Niente ribellioni, è vero ?

FLORA. Ma... signor delegato ?...

IL DELEGATO. Basta !... Come vi chiamate ?... (Gli agenti si sono ritirati. Si sentono I loro passi pesanti e le loro voci brontolanti nelle quinte.) Come vi chiamate ?... (Più forte)... Rispondete (Entrambi, Flora e delegato, ascoltano, l’occhio fisso sulla porta... Silenzio... All’improvviso, scoppiando in una risata, Flora si slancia e si siede sulle ginocchie del delegato che la circonda con le braccia.)


SCENA III

FLORA, il DELEGATO


FLORA. Ah! caro... caro... caro !

IL DELEGATO. Sempre monella... sempre monella... (Ridendo.) Buona sera, bebè ! (L’abbraccia.) Il cappello...

FLORA (togliendosi il cappello che depone sulla scrivania e imitando il delegato). Tacete !... Come vi chiamate ? (Lo abbraccia.) Sei terribile davvero... non lo sai ? Oh ! Ma... (Il delegato, molto allegro, la fa danzare sui ginocchi, come un bebè.) No... no... Ettore... te ne prego...

IL DELEGATO (canticchiando). Tra là là... Tra là là...

FLORA. No... no... Mi hanno abbastanza sballottata poco fa...

IL DELEGATO. Povero cavoluccio !...

FLORA. E poi... sai... sono sicura d’avere lividure su tutto il corpo...

IL DELEGATO (arzillo). Vediamo un po’... (la vuol prendere, Flora si libera.) Ebbene, che cosa ?...

FLORA. No... no... ne ho abbastanza di questo trucco... (Si alza, si strofina le braccia, le gambe, ripara un po’ il disordine dell’abbigliamento.) Mi conciano per bene, quei selvaggi... Vedrai che un giomo mi romperanno qualche cosa... E tu chiami questo, amore ?

IL DELEGATO (si alza, si avvicina a Flora e la vuole accarezzare). Amore ?... Naturalmente, tesoruccio mio... Amore romanzesco... amore d’altri tempi... Ciò mi ricorda i balconi... le scale di seta... le berline... gli staffieri... (Con un gesto di suonatore di chitarra.) E la luna su tutto questo... In un secolo ove non ci sono più avventure... ove l’amore è così mediocre... così banale... io trovo tutto questo delizioso, imprevisto... shakespeariano...

FLORA. Cosa dici ?

IL DELEGAT0. Dico che è shakespeariano... ecco.

FLORA. Ancora un termine di polizia, indubbiamente... Ah ! davvero... (Ê diventata pensierosa.)

IL DELEGATO. È sorprendente d’ingenuità... (Da pensierosa ch’era, Flora è diventata triste.) Mia piccola Flora... che cosa hai ?

FLORA. Niente.

IL DELEGATO. Hai qualche cosa... via !

FLORA. Ebbene non trovo che questo sia amore... ah !...

IL DELEGATO. E che cosa ti occorre, allora ?

FLORA. Essere trascinata come una ragazza della strada... come una criminale, Fra due guardie... è strano tuttavia... sai ?... In principio, questo mi divertiva... è possibile... Ora... ebbene, sì... ora mi indispettisce...

IL DELEGATO. Via... via !...

FLORA (con maggiori smorfie). È cosa umiliante... (Pausa.) E sono sicura che fra poco tu mi obbligherai a recarmi all’appuntamento nel furgone... perchè la cosa sia ancora più romanzesca...

IL. DELEGATO. Tu esageri...

FLORA. Insomma... ecco... ne ho abbastanza...

IL DELEGATO (malinconico). Tu non hai immaginazione, tesoruccio mio... non hai poesia... amore per le sensazioni rare... Non sei un’appassionata...

FLORA (con rimprovero). Io ?... (Guardandolo fissamente negli occhi, accarezzandogli i capelli, la testa.) Ah !... Ettore... ricordati !

IL DELEGATO. Sì... sì... Comprendo benissimo... voglio dire che non sei un’appassionata cerebrale... Sei per l’amore normale... regolare... familiare... Mio Dio... È un genere... Ma io amo l’amore pittoresco... la lotta... il pericolo... l’ostacolo... Romeo... Ernani... Che vuoi ?... sono così fatto...

FLORA. Oh ! Tu !...

IL DELEGATO. Via... vieni qui. ., venite qui... (La trascina verso il divano ch’è in fondo.)

FLORA (dopo una leggera resistenza, si lascia condurre al divano e si ritrova sulle ginocchia del delegato). È vero, pure... ascolta, caro... Bisogna trovare un altro modo per vederci... Insomma... devi ben avere qualche altro modo, tu... della polizia ?

IL DELEGAT0. No... ti assicuro... che non ne ho. È l’unico che accontenti il mio gusto per l’avventura... contemporaneamente a quello della sicurezza... Ho bisogno di sicurezza... Non per me... Comprendi ?... per la mia funzione... Che cosa vuoi ?... E poi mia moglie è tanto gelosa... mi sorveglia... mi spia, mi segue... Poco fa... ecco !... era là... dirimpetto... in una carrozza... velata... terribile... per vedere se rientravo nell’ufficio... È capace di tutto... di tutto, mia moglie.

FLORA. Tua moglie !.. tua moglie !... (lo guarda fissamente, alcuni secondi.) Intanto... donde vieni, così bello ?

IL DELEGATO. Dal teatro...

FLORA. Dal teatro ?... tua moglie ?... (Sta per piangere.) Tu non mi ami.

IL DELEGATO. Come... non ti amo ?

FLORA. No... almeno... non m’ami più...

IL DELEGATO. Ma... t’adoro... dammi 1e labbra...

FLORA (si lascia baciare) Oh ! per questo... certamente... non sei mai in ritardo.

IL DELEGATO (con una passione comica). Le tue labbra... le tue labbra... Non ti amo ?... Ma se non ti amassi, mio piccolo bebè... forse che ti farei attendere per ore e ore... la notte, sul marciapiede... nella pioggia... al freddo... nella neve ? Ti esporrei così apertamente ai grossolani insulti dei passanti... alle brutalità dei miei agenti... alle congestioni polmonari... e forse a peggio ancora ?... Rifletti un poco... senza nervosismo,.. con sangue freddo... (Grave, enfatico.) Bambina mia... questi sacrifici... che purificano l’anima... che l’elevano... questi sacrifici sublimi... non si esigono che dalle creature che si amano... veramente... appassionatamente...

FLORA (un po’ stupita, non comprendendo bene). Dici questo...

IL DELEGATO. Sicuro !... dico questo... Evidentemente, dico questo... dico questo perchè è la verità... perbacco !... (Flora alza la testa.) Non hai letto Bourget ?... (Flora fa segno di no.) Ebbrezza nel sacrificio... voluttà nella sofferenza... sofferenza nella voluttà.

FLORA (alzando le spalle). Storie !

IL DELEGATO. Perchè storie ?... la verità psicologica... psicologica e cristiana, bebè mio... Ciò che mi addolora... ciò che mi irrita.., è d’aver bisogno di dire tutto questo... Le altre donne... le donne che hanno letto Bourget... avrebbero compreso questo... lo avrebbero sentito... subito...

FL0RA (dopo una pausa, pensierosa). Tu mi ami, forse... ma non mi rispetti.... (Il delegato protesta con un gesto.) No... tu non mi rispetti... ho un bell’essere una cocottina... tu non mi rispetti... abbastanza.

IL DELEGATO. Questo per esempio... è un po’ forte... Ma tu sei pazza... (Con un gran gesto.) Ecco l’ingiustizia delle donne... e la loro incoerenza !

FLORA. No... no... (Il delegato vuole accarezzarla). Lascia quelle mani... Insomma... mi reco qui a un appuntamento d’amore, come a San Lazzaro...

IL DELEGATO. Proprio così... E questo che è sbalorditivo...

FLORA. Ah ! Davvero...

IL DELEGATO. Sbaborditivo... shakespeariano... Come ?... mi ingegno a farti passare davanti agli occhi dei miei impiegati e dei miei agenti... di tutta. la questura... per una vagabonda di marciapiede... piuttosto che per mia amante... la mia amante adorata... E non ti rispetto ?... Abbiate dunque della delicatezza !

FLORA (un po’ commossa). Ettore !

IL DELEGATO. Ah ! No, sai... È scoraggiante... ed è... penoso... (Riscaldato.) Ma per Dio, chi ti ha mai testimoniato più rispetto di me ?... E in ogni modo ?... Mi puoi tu rimproverare d’aver pagato il tuo amore ?

FLORA. Questo no...

IL DELEGATO. Ti ho mai dato un soldo... un solo soldo ?

FLORA. È vero... neppure un mazzolino di violette...

IL DELEGATO. Ebbene, e allora ?... tu vedi...

FLORA. Sì... ma non è questo il problema.

IL DELEGATO. Come ?... Non è questo il problema ?... È tutto qui...

FLORA. Puoi dire ciò che vuoi... Ma... io mi secco a venire qui... così... Ho il mio pudore... E poi... t’assicuro... mi toglie il piacere... Perchè non vieni a casa mia ?

IL DELEGATO. Impossibile...

FLORA. È bello a casa mia... tutto è roseo e tutto è giallo... Non si sente odore di tabacco e di vecchie guardie, come nella tua baracca... E abbiamo tutto sottomano... Ettore ?... Andiamo ?...

IL DELEGATO. Impossibile !...

FLORA. La mamma ci farà delle buone bavaresi...

IL DELEGATO. No... no...

FLORA. È vero... Non c’è mai nulla qui... Vieni da me, dunque !...

IL DELEGATO. E mia moglie ?... Non ci pensi ?... Ah ! no, grazie... Perchè mia moglie ci sorprenda con le bocche congiunte... Mi vedi sorpreso da mia moghe... e obbligato come funzionario... a constatare il flagrante delitto del marito ?... Che situazione !

FLORA (carezzevole). Ebbene ?... sarebbe divertente... poichè tu ami le sensazioni rare... shak... shak... Come si dice questo ?

IL DELEGATO. No... no... Non di queste storie !... Stiamo benissimo qui !... (La prende per la vita.) Abbiamo tutto sottomano... Ah ! Ah !

FLORA (allontanando le mani del delegato). Lascia... lascia... Non lo meriti...

IL DELEGATO (esaltato). E poi, io che ho immaginazione... che sono un cerebrale... (Flora alza le spalle) un passionale... (Più piano, vicinissimo all’orecchio.) un aberrazionale... Ebbene... si... ecco... un aberrazionale... quando giungi... spettinata... stracciata... un po’ violata... dibattendoti come un uccellino nelle grosse zampe dei miei bravi segugi... che vuoi ? mi sento... subito... di buon umore... col sangue in subbuglio... una cosa che mi... (Vuole stringerla di più.)

FLORA (si alza). Mi disgusti... Sei un grande egoista... ecco... un vecchio libertino... un tipaccio... E non mi racconti che delle storie... E tua moglie ?... Ah ! Ah !... me ne frego... io... di tua moglie... sei veramente sposato ?... Lo so io, forse ?...

IL DELEGATO (levandosi). Flora !

FLORA. E il tuo teatro ?... Il signore torna sempre dal teatro. Com’è naturale !

IL DELEGATO. Il mio servizio...

FLORA. Ah ! Lo vedo di qui il tuo servizio... Molto pulito, il tuo servizio... Prostitute !

IL DELEGATO. Flora !

FLORA. Lasciami tranquilla.

IL DELEGATO. Ascoltami... via...

FLORA. Ne ho abbastanza... poi... mi secchi. (Piccolo silenzio.)

IL DELEGATO (seccatamente). Tu sai, mia piccola Flora, che non amo le scene... ho orrore delle scene... se amassi le scene... rimarrei in casa mia... resterei presso mia moglie... che me ne fa più che non me ne meriti...

FLORA. Ebbene, restaci...

IL DELEGATO. Flora ! (L’insegue.)

FLORA. Sst !

IL DELEGATO. Suvvia !

FLORA. Sst !

IL DELEGATO. Hai torto... t’assicuro che hai torto...

FLORA. Sst !... Sst !...

IL DELEGATO. Non sai a quale estremo... la collera può spingere un delegato di pubblica sicurezza...

FLORA (ridendo nervosamente). Ah ! Ah ! Ah !

(In questo momento si sente nel corridoio un rumore di passi pesanti e di grosse voci... Entrambi, Flora e il Commissario, si fermano... ascoltano... silenziosamcnte, con lo sguardo verso la porta.)

IL DELEGATO. Proprio questo !... Che cosa c’è ancora ?

FLORA (amara). Forse un’altra amante... che ti vien condotta.

IL DELEGATO. Taci !... Vengono qui... (Riprende velocemente il suo posto.) Riprendi il tuo posto... là... come poco fa... Il tuo cappello... (Le getta il cappello.) e protesta... ribellati... Ti metti il cappello alla rovescia... Presto, presto... Non temere di rivoltarti... Dimmi parolone... Amo le parolone... gettami ingiurie gravi... gravissime... offendimi... (Il rumore si avvicina.) Offendimi... dunque... spicciati...

FLORA (finendo di mettersi il cappello). Lo vuoi proprio ?

IL DELEGATO. Ma sì... per Dio !... Suvvia... (La porta si apre e due agenti, trascinando un mendicante, entrano rumorosamente negli uffici.) Tacete... tacete... siete un’insolente... Volete dunque tacere ?

FLORA. Non è vero... hanno mentito... sono bruti... vigliacchi... selvaggi... assassini... E tu pure... sei un bruto... un tipaccio... Bruto... bruto... bruto !...

IL DELEGATO (incoraggiandola). Benissimo... Così... (riprendendosi.) Tacete... come vi chiamate ? Vi proibisco di darmi del tu...

FLORA. Mascherotto !...


SCENA IV

Gli stessi, GIOVANNI GUENILLE, mendicante, PRIMO AGENTE, SECONDO AGENTE


(I due agenti lasciano per un momento il prigioniero e vogliono sianciarsi su Flora, alla quale mostrano i pugni e gettano sguardi terribili.)

PRIMO AGENTE. Perdio !

SECONDO AGENTE. In guardina !

IL DELEGATO. Lasciate quella donna... Non ho ancora finito con lei... Ha il diavolo in corpo... Poco fa... (Indicando Giovanni Guenille.) Chi è... (A Giovanni Guenille.) Che cosa c’è ?... (Guardandolo)... Brutto tipo... Com’è che vi trovate a girare per le strade in un’ora così avanzata della notte ?

GIOVANNI GUENILLE (si toglie il cappello, si strofina il braccio e guarda Flora con simpatico stupore. Dolcissimo). Ahimè ! Signor delegato... non c’è ora... per i poveri...

IL DELEGATO. Non c’è ora... non e’è ora. Che cosa dite ? Procurate di non prendervi gioco di me... (Agli agenti.) E voi... perchè non l’avete direttamente messo in guardina ?

PRIMO AGENTE. Quest’uomo è entrato liberamente...

IL DELEGATO. Non è una buona ragione... Qui si entra liberamente... ma non si esce con la stessa facilità.

PRIMO AGENTE. Chiedeva di parlarvi d’urgenza. (Giovanni Guenille fa un gesto di assenso.)

IL DELEGATO. D’urgenza ?... È straordinario... E se tutti i malfattori di Parigi chiedessero di parlarmi d’urgenza... a un’ora e mezza del mattino... quando lavoro... forse che li condurreste così... nel mio ufficio ?

PRIM0 AGENTE. Ma... signor delegato... (Giovanni Guenille fa sempre segni d’assentimento.) Non seccatemi, voi... fermo !.. (Lo scuote.)

IL DELEGATO (a Giovanni Guenille). Suvvia parlate... poichè siete qui... Fate presto...

GIOVANNI GUENIIJLE. Perdono... Vi faccio le mie scuse.. signor delegato. .. Vi dirò...

IL DELEGATO. Mi direte.. mi direte... Che cosa mi direte ?...

GIOVANNI GUENILLE (senza affrettarsi). Ecco, signor delegato... (sorridendo.) Vi porto una cosa... una cosa non ordinaria... che ho trovata... dieci minuti or sono... sul marciapiede...

IL DELEGATO. Sul marciapiede... ancora ?... (Guardando Flora.) È spaventevole ciò che si può trovare in una notte sui marciapiedi di Parigi...

FLORA. Badate... voi... brutto ceffo !

PRIMO AGENTE (vuole slanciarsi). Perdio !

IL DELEGATO. Lasciate !... lasciate !... sono al di sopra di questo... Prendo nota... (A Giovanni Guenille.) Che cosa avete trovato... (con sfida.) sul marciapiede.

GIOVANNI GUENILLE. Questo, signor delegato... (Estrae dai suoi cenci un portafoglio che tende al delegato.)

IL DELEGATO. Che cosa ?...

GIOVANNI GUENILLE. Un portafoglio, signor delegato... un portafog!io di marrocchino nero, con gli angoli d’argento...

IL DELEGATO. Un portafoglio ?... (Scettico.) Ah ! Ah !... lo conosco... E naturalmente... non c’è nulla in questo portafoglio ?... In fatto di valore, indubbiamente, non ci sono che gli angoli ? (Egli alza le spalle, gli agenti pure.)

GIOVANNI GUENILLE (sorridendo con malizia). Guardate voi stesso, signor delegato...

IL DELEGATO. Disturbarmi a un’ora e mezzo del mattino per un portafoglio... (Aprendolo.) Se non c’è nulla... badate... (Esamina il portafoglio, ne estrae un fascicolo di biglietti di banca che conta ad alta voce.) Via... via... è una pazzia !... È impossibile !... (Riconta i biglietti... Durante questo tempo Giovanni Guenille fa segni agli agenti... segni che esprimono la sorpresa che deve provare il delegato... Gli agenti rispondono con sguardi furiosi e gesti burberi.)

IL DELEGATO (con gli occhi rotondi di sorpresa). Ma dite dunque ?... Ma dite dunque ?... È una fantasmagoria... Ci sono dieci mila lire !... (Riconta il fascicolo per la terza volta.) Parola d’onore... ci sono dieci mila lire !...

GIOVANNI GUENILLE (scuotendo il capo bonariamente). Dieci mila lire, signor delegato... proprio così... (Gli agenti guardano ora Giovanni Guenille con espressione successiva di dubbio, di stupore prodigioso, di rispetto.) Ma sì... ma sì...

IL DELEGATO (esaminando gli altri scompartimenti del portafoglio). Perdio !... È una somma enorme... una somma enorme... una fortuna... perdio !

GIOVANNI GUENILLE (filosoficamente). Quando penso che vi sono persone che hanno decine di migliaia di lire nel loro portafoglio... e che girano cosi... è una cosa che fa pietà...

IL DELEGATO. E siete voi che l’avete trovato ?

GIOVANNI GUENILLE. Certamente, signor delegato...

IL DELEGATO. Ah ! ma... ah ! ma... è sbalorditivo...

FLORA. È shak... è shak...

PRIMO AGENTE. Tacete !...

SECONDO AGENTE. Perdio !

IL DELEGATO. Lasciate... lasciate... (A Giovanni Guenille.) E come l’avete trovato ?

GIOVANNI GUENILLE. Nel modo più semplice, signor delegato... (Si accomoda per are il suo racconto.) Ecco quello che... è accaduto... (Pausa.) Poteva essere mezzanotte e un quarto... mezzanotte e mezza... Ero sul Boulevard.... all’uscita del Vaudeville...

IL DELEGATO. Ah !... siete anche voi un frequentatore di prime rappresentazioni ?...

GIOVANNI GUENILLE (modestamente). Per forza !... (Riprendendosi.) Ma la concorrenza sempre più numerosa... la fatica d’una giomata senza pane... la mia ernia anche... poichè ho, signor delegato, un’ernia che mi disturba molto... e che fa sì ch’io non sia troppo agile... tanto è vero che sono stato riformato, anticamente, dal servizio militare per causa di questa infermità... si... insomma... tutto questo... mi aveva valso una sera derisoria... ah ! mise-ria !... due soldi... stranieri anche... che un gran signore... del vostro tipo, signor delegato... un signore ben messo... d’altronde... cravatta bianca... sparato di camicia abbottonato con le perle... bastone dal manico d’oro... sete e pelliccia dappertutto... mi aveva affibbiato per avergli aperto la portiera della carrozza... (Alzando le spalle.) Due soldi... due brutti soldi... a un poveraccio come me... un milionarlo !... Non fa pietà ?

IL DELEGATO. È doloroso indubbiamente... ma a chi, più povero di voi, volevate dunque che li girasse ?... Non attaccate mai i milionari, brav’uomo... sono indispensabili al meccanisino sociale. E se non ci fossero più milionari... forse che trovereste sui marciapiedi... portafogli.. come questo ?... Continuate...

GIOVANNI GUENILLE (un po’ imbarazzato). Allora... mi dico, considerando quei due soldi che non avevano corso : « Cattiva giomata... per Dio ! Da tre settimane non ne avevo avuta una cosi cattiva... Ah ! si ha proprio ragione di pretendere che il commercio non va !... E se la colpa è degli Inglesi... come ci assicurano i giomali...

IL DELEGATO. Tutto è colpa degli Inglesi...

GIOVANNI GUENILLE. Porci Inglesi, allora... che il diavolo se li porti !

IL DELEGATO. Evviva ! Siete un patriotta, voi... Ma veniamo al fatto !... al fatto !

GIOVANNI GUENILLE. Ci vengo... signor delegato... Anche l’ernia maledetta !

IL DELEGATO. Spicciamoci... spicciamoci !...

GIOVANNI GUENILLE. Ecco... Io abito in piazza d’Anvers signor delegato... È lontano... Mi decidevo a rincasare... non avendo perduto la speranza d’incontrare per la strada qualche borsaiolo generoso... un bravo ruffiano... o una povera ragazza da strada... perchè, vedete... esse almeno... hanno cuore...

FLORA. Certamente...

GIOVANNI GUENILLE (proseguendo). Che mi donasse due soldi... due veri soldi... coi quali potessi comperarmi un po’ di pane, l’indomani... E poichè camminavo da un quarto d’ora... zoppicando... senza aver incontrato nessuno... ecco che sento... a un tratto... sotto i piedi... qualche cosa di molle. Dapprima pensai che potesse essere del sudiciume... e poi... riflettei che poteva essere qualche cosa buona a mangiarsi... (Pausa.) qualche cosa buona a mangiarsi !... (si strofina il ventre.) Il caso non ama i poveri e non serba loro spesso sorprese felici... Ma... non si sa mai... Ecco... ricordo d’aver trovato una notte... in via Blanche... un pezzo di castrato... Ah ! me la son goduta... quella notte... me la son goduta come un povero cane... (Pausa.) Mi abbassai per prendere l’oggetto... e appena l’ebbi toccato : « Vai a spasso, dico allora, non è cosa che si mangia... sono derubato ». Ero derubato veramente, signor delegato, perchè era questo portafoglio del malanno... Naturalmente... alla luce di un becco di gas vicinissimo, aprii il portafoglio e i’esaminai... In uno scompartimento trovai un fascio di biglietti di banca, puntati con uno spillo... Nessuno nella strada, nè un passante, nè un cane, nè una bottega illuminata... non avevo mai visto la strada così triste... così triste... nè mai mi ero sentito così povero... così povero... (abbassa un poco il capo e si passa la mano nei capelli.) Nulla, negli altri scompartimenti... non un biglietto da visita. .. non una fotografia... non una lettera... non un minimo indizio che potesse far conoscere il proprietario della fortuna che avevo nelle mani... E mi dissi allora : grazie tante ! Bisogna che io porti tutto questo al delegato di pubblica sicurezza... La cosa mi distoglie dalla mia strada... e sono molto... molto stanco... No... veramente... questa notte... non ho proprio fortuna !... Ed ecco, signor delegato... Cercavo due soldi... due veri soldi... e cado su dieci mila lire (Gesto di scoraggiamento)... È una cosa pietosa !...

FLORA (che si è mostrata interessata dal racconto). Ah ! Davvero !... Che zucca !

(Gesti burberi, minacce degli agenti.)

GIOVANNI GUENILLE. Ed ora, signor delegato... è tardi... ho le membra rotte e molta strada a fare... Me ne vado, se permettete ?...

IL DELEGATO. Un istante !... Non potete andarvene così... Non lo potete, per Dio !... Ma è un racconto sbalorditivo, quello che mi fate... quasi un racconto di fate... E shakesperiano !... Ma caspiterella... se tutto ciò è vero !...

GIOVANNI GUENILLE. Giuro sul mio capo, signor delegato...

IL DELEGATO. Lo credo... ne sono sicuro... Voi avete l’accento della verità... Ma... per Dio !... Siete un galantuomo, voi... Siete un eroe... Non c’è che dire... siete un eroe !...

GIOVANNI GUENILLE (modestamente). Oh ! Signor delegato di Pubblica Sicurezza !

IL DELEGATO (imperioso). Un eroe... Non c’è sbaglio... Sono pratico... Non cesserô di gridare ovunque « Siete un eroe ! »

GIOVANNI GUENILLE. Una supposizione, signor delegato... Se fossero stati questi bravi agenti a trovare il portafogli ?

PRIMO AGENTE (con gli occhi rotondi). Che ?... Che ?...

SECONDO AGENTE (a bassa voce, ma con convinzione). Perdio !

GIOVANNI GUENILLE (a Flora). Oppure quella gentile signorina ?

FLORA. Oh ! là là !...

GIOVANNI GUENILLE. Oppure voi... ah !...

IL DELEGATO. Io ?... (Esitando.) Diavolo !... (Subitamente categorico.) Ebbene... io pure sarei un eroe... un eroe... capite ?... Non mi disdico... pensate dunque... alla strada deserta... la notte... il silenzio... Avreste potuto... Insomma... galantuomo... siete un eroe... Eh !

GIOVANNI GUENILLE (sorridendo bonariamente). Questo non mi fa la gamba migliore... Signor delegato...

IL DELEGATO. Non dite così... non calunniatevi... È un atto ammirevole ... splendido... un atto eroico... Perdio !... Non trovo altre parole... un atto d’una portata morale... considerevole... un atto insensato... Meritate il premio Montyon... Di più anzi... meritate il premio Nobel... Perfettamente... perfettamente ! (Amabile.) Come vi chiamate ?

GIOVANNI GUENILLE. Giovanni Guenille, signor delegato...

IL DELEGATO (lirico). E’ si chiama Giovanni Guenille !... È meraviglioso... Giovanni Guenille !.,.. Ma è incredibile... E da mettere in un libro... (Sorridente.) La vostra professione ?

GIOVANNI GUENILLE. Che cosa ?

IL DELEGATO. Vi domando quello che fate... a che cosa lavorate ?... La vostra professione infine ?

GIOVANNI GUENILLE. Ahimè !... Signor delegato...

IL DELEGATO. Raccoglitore di portafogli... non è una professione...

GIOVANNI GUENILLE. Non ne ho altre...

IL DELEGATO (stupito). Come ?... Non avete professione ?.. Senza pro-fes-sio-ne ?

GIOVANNI GUENILLE. Mi sembra che si veda...

IL DELEGATO. Vivete delle vostre rendite ?

GIOVANNI GUENILLE. Neppure di quelle degli altri... Vivo della carità pubblica, signor delegato... E veramente... posso dire che ne vivo ?...

IL DELEGATO (si gratta il capo). Ah ! diavolo !... Ah ! perdio !... Ecco che la cosa si guasta !... (Qui il delegato abbozza una smorfia.) Corpo d’un cane... ammirazione per voi... (Con una voce meno entusiasta, quasi secca.) Chiamiamo le cose col loro vero nome... Siete un mendicante... no ?

GIOVANNI GUENILLE. In nome di Dio !... non me ne vanto... signor delegato... Certamente... se potessi... preferirei un’altra posizione...

IL DELEGATO (diventato grave) Ta !... Ta !... Pigrizia... indisciplina... rifiuto di compiere i doveri di cittadino... individualismo. (Dopo una pausa.) Dove abitate ?

GIOVANNI GUENILLE. In piazza d’Anvers...

IL DELEGATO. Ah ! abitate... in piazza d’Anvers... è molto come si deve... Il vostro numero ?

GIOVANNI GUENILLE. Non è un numero che io abito, signor delegato... è un banco...

IL DELEGATO (corrugando le sopracciglia). Un banco ?

GIOVANNI GUENILLE. Si... un banco... nella strada... sotto un castagno...

IL DELEGATO. Volete ridere, galantuomo ?

GIOVANNI GUENILLE. Ahimè ! no !... E se vi dicessi che quel banco è l’ultimo portato dell’abitazione modema... non mi credereste, signor delegato.

IL DELEGATO. Allora... non avete... neppure... domicilio ?... do-mi-ci-lio ?...

GIOVANNI GUENILLE. Eh !

IL DELEGATO. È gravissimo... sapete che è eccessivamente grave... Siete obbligato ad avere un domicilio... obbligato dalla legge...

GIOVANNI GUENILLE. La miseria e la legge, signor delegato, sono due cose diverse...

IL DELEGATO. Un uomo senza domicilio... sapete che cosa è ?

GIOVANNI GUENILLE. Un disgraziato... probabilmente...

IL DELEGATO. No... un refrattario... qualche cosa come un disertore civile... un criminale... talvolta... un delinquente sempre... siete un delinquente, Giovanni Guenille...

GIOVANNI GUENILLE (scuotendo il capo). Non so se sono un delinquente... Quello che so... è di non aver lavoro... risorse... nulla... nulla... mi si scaccia sempre... E quando tendo la mano... vedete, signor delegato... non mi si danno che soldi stranieri...

IL DELEGATO. Evidentemente... poichè siete un pericolo sociale...

GIOVANNI GUENILLE. Un pericolo sociale ? Ah ! Signor delegato... Guardatemi... guardate il mio viso... e le mie mani... e le mie povere gambe così stanche... Per colmo... sono vecchio e infermo... È una cosa pietosa... Ho un’ernia...

IL DELEGATO. Un’ernia !... un’ernia !... Non è questo il problema... Il problema è di sapere... non quello che avete... ma quello che non avete... Avete un’ernia... va benissimo... ma non avete domicilio... Per conseguenza siete in istato di vagabondaggio... Siete dunque passibile del delitto di vagabondaggio... Ah ! Ecco una cosa noiosa e complicata ! Un eroe... è evidente... siete un eroe... ma siete anche un vagabondo... E se non c’è una legge in favore degli eroi... ce ne sono moltissime contro i vagabondi... moltissime, Giovanni Guenille...

GIOVANNI GUENILLE. Ah ! Sicuramente... non son quelle che mancano !...

IL DELEGATO (ironico).. Non avevate pensato a tutto questo, è vero, raccogliendo il portafoglio ?... V’immaginavate che fosse una cosa semplicissima... un gesto facile... raccogliere un portafoglio sul marciapiede ?... Ebbene, ecco !... Diavolo d’un maledetto galantuomo !... Che idea, però, che malaugurata idea !...

GIOVANNI GUENILLE. Ah ! Sicuramente... Se avessi saputo... la legge... l’avrei ben lasciato raccogliere da qualche aitro... da qualche ricco...

IL DELEGATO. E avreste fatto bene... Giovanni Guenille... Il denaro è proprietà dei ricchi... e i ricchi prendono il loro bene là dove lo trovano...

GIOVANNI GUENILLE. Poichè i ricchi... non sono i poveri...

IL DELEGATO. Evidentemente... Ragionate bene, ora... Disgraziatamente è troppo tardi...

GIOVANNI GUENILLE. Ciò nonostante non è incoraggiante essere onesti...

IL DELEGATO. Non si tratta d’essere onesti... Nessuno vi chiede d’essere onesto, Giovanni Guenille... Si tratta, solamente di rispettar la legge... o di girarla... cià che è la stessa cosa...

GIOVANNI GUENILLE. Capisco bene... sì... sì... Ma bisogna essere ricchi per potere...

IL DELEGATO. Che cosa volete ?... È così !... (Facendo saltare nella mano il porta/oglio.) Ecco questo portafoglio... d’accordo... al vostro posto... e nella vostra situazione... non ce ne sarebbero molti che avrebbero consegnato questo portafoglio... Ne convengo... Non voglio con questo dire, badate bene, che siete stato un imbecille consegnandolo... No... al contrario... ma avete mancato di prudenza... d’opportunità... di riflessione... tutt’al più... Insomma... moralmente parlando... la vostra azione non è che maggiormente meritoria... È anzi degna d’una ricompensa... che non giudico inferiore a cento soldi... l’avrete indubbiamente... appena avremo ritrovata... se mai la troveremo... la persona alla quale appartenne il portafoglio e i dieci biglietti da mille lire che esso contiene... Si... ma... legalmente ?... legalmente... vi siete messo in un pessimo caso...

GIOVANNI GUENILLE. Capisco bene... capisco benissimo...

IL DELEGATO (insistente). In un pessimo caso... Comprendetemi... É per l’avvenire... Non esiste nè nel codice, nè altrove... un articolo di legge che vi obbligi a ritrovare, nella strada, la notte, portafogli con biglietti di banca... (Prende il codice salla scrivania.) Prendete, ecco il codice... cercate... Non ce n’è uno...

GIOVANNI GUENILLE. Capisco bene... Capisco benissimo...

IL DELEGATO. Ce n’è uno al contrario che con le pene più severe... vi obbliga ad avere un domicilio... (Rimette il codice a posto sulla scrivania). Ah ! avreste fatto meglio, vi assicuro, a trovare un domicilio... piuttosto che questo portafoglio...

GIOVANNI GUENILLE. Comprendo benissimo... signor delegato... E allora ?

IL DELEGATO (alzandosi con amabilità). Io... vi darò un domicilio...

GIOVANNI GUENILLE. Davvero ?

IL DELEGATO. Parola d’onore !...

GIOVANNI GUENILLE. Siete mollo buono, signor delegato !...

IL DELEGATO. Ecco... Stanotte dormirete in guardina...

GIOVANNI GUENILLE. Questa è bella !

IL DELEGATO. E domattina... vi manderô al cellulare...

GI0VANNI GUENILLE (stupito). Al cellulare ?

IL DELEGATO (alzandosi). Sì...

FLORA. Ah ! ma questa !...

GIOVANNI GUENILLE. Questa poi !...

IL DELEGATO (agli agenti). prendete quest’uomo. Siate dolci con lui... un eroe...

FLORA (al colmo dello stupore.) Ah !...

I DUE AGENTI (impadronendosi brutalmente di Giovanni Guenille). Su, su, via... In guardina !... (Lo trascinano, scuotendolo, coprendolo di colpi.)

GIOVANNI GUENILLE (senza resistere). Veramente... non ho fortuna... oggi... Questi maledetti borghe... vi dico io !...

PRIMO AGENTE (picchiandolo). Su !... Parlerai dopo !... Razza d’eroe...

G1OVANNI GUENILLE. È una cosa pietosa... (Scompariscono.)


SCENA V

IL DELEGATO e FLORA.


(Flora è costernata. S’avaflza verso il delegato. Piccolo silenzio.)

FLORA. Allora ?... Hai scherzato ?...

IL DELEGATO. Che cosa ?

FLORA. Nel mandare al cel1ulare quel poverø vecchio ?

IL DELEGATO. Seriamente...

FLORA. Sulla tua parola d’onore ?

IL DELEGATO. Ma sì...

FLORA (dopo una pausa). Ah ! no... sai... Ti detesto...

IL DELEGATO. È inutile gridare così... non c’è più nessuno.

FLORA. Oh ! questa volta è per mio conto... è per davvero... (Battendo i piedi.) Non voglio più sapern di te... Ho vergogna di te... Dio, come sei brutto !

IL DELEGATO. Ah ! Mi secchi, poi...

FLORA. Ti secco ?... Ebbene... non ho finito...

IL DELEGATO. Sì ?... Ebbene, fammi il favore d’andartene di qui...

FLORA. No... non me ne andrò...

IL DELEGATO. Non vuoi andartene...

FLORA. No... e no...

IL DELEGATO. È proprio inteso ?

FLORA. Sì...

IL DELEGATO. Come vorrai.

(Preme il dito sul bottone d’un campanello elettrico.)

FLORA. Che cosa fai ?

IL DELEGATO. Adesso vedrai.


SCENA VI

Gli stessi, PRIMO AGENTE e SECONDO AGENTE


IL DELEGATO (agli agenti). Impadronitevi di questa donna...

FLORA (potendo appena parlare per la sorpresa e la collera). No, eh ! ? IL DELEGATO. E conducetela in guardina.

FLORA (come sopra). Ah !

IL DELEGATO. Vedrò io domani...

(Gli agenti si precipitano.)

PRIMO AGENTE. Non c’è male...

SECONDO AGENTE. Finalmente !...

(Afferrano ognuno per un braccio Flora che si dibatte, protesta e grida.)

FLORA. No... no... non voglio...

PRIMO AGENTE. Oh ! che carina !...

SECONDO AGENTE. Taci dunque... Via... Marche !

FLORA (fra le grosse voci degli agenti e il rumore della lotta, non si sentono che pezzi di frase.) Lasciatemi... Non voglio... Bruti... Canaglie... No... No...

PRIMO AGENTE. Ma taci dunque ! (La brutalizza.)

IL DELEGATO. Siate dolci con lei... È una donna, dopo tutto...

SECONDO AGENTE. Ma è inferocita...

(Grida... pianti... invettive di Flora, presto trascinata dagli agenti ehe scompariscono.)


SCENA VII

IL DELEGATO, poi GEROLAMO MALTENTU

(Il delegato rimasto solo cammina in lungo e in largo per la scena... Non si sente più nulla nette quinte... Poi egli va alto scrittoio dove riordina le carte.)

IL DELEGATO (prendendo il portafoglio che considera e che rimette in un tiretto che chiude a dopplo giro). Imbecille ! (Poi, con gesti febbrili, indossa il soprabito, rimette la sciarpa, il cappello, accende una sigaretta.) Quelle maledette donne !... Con loro non si possono avere otto giomi di tranquillità...

(Fa per uscire. Gerolamo Maltenu appare nel rettangolo delta porta di destra.)

MALTENU. Perdono, signor delegato...

IL DELEGAT0. Voi ?... O questo poi !... Che cosa fate qui ?... Non siete dunque partito ?...

MALTENU. Signor delegato...

IL DELEGATO. Volete dunque andarvene ?...

MALTENU. Ma... signor delegato... ci ho messo... del brio.. della...

IL DELEGATO. Non rompetemi le scatole... (Lo spinge.) O vi metto in guardina... (Si volge e vede gli agenti che sono entrati al rumore della disputa.) E voi pure... (Esce urtando gli agenti.)

CALA LA TELA.