Il Sofista e l'Uomo politico/Il Sofista/II

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Il Sofista - II

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Platone - Il Sofista e l'Uomo politico (IV secolo a.C.)
Traduzione dal greco di Giuseppe Fraccaroli (1911)
Il Sofista - II
Il Sofista - I Il Sofista - III
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II.


CSocr. Non voler dunque opporci un diniego, o forestiero, per la prima grazia che ti chiediamo. E dinne intanto questo: t’è più caro di solito disserire da te solo con un discorso continuo su ciò che tu voglia dimostrare a [p. 107 modifica]qualcuno1, o piuttosto per mezzo di interrogazioni, come usava anche Parmenide? col quale una volta mi sono trovato da giovane2, che teneva a questo modo dei discorsi bellissimi, egli allora già molto vecchio.

DFor. Con uno, o Socrate, che risponda senza crucciarsi e si lasci guidare3, è più facile così, dall’uno all’altro; se no invece far da sè.

Socr. Puoi scegliere dunque fra i presenti chi tu creda; chè ti seguiran tutti volonterosi: se per altro vuoi il mio consiglio, prenderai [p. 108 modifica]qualcuno dei giovani, questo Teeteto qui, o anche degli altri, se c’è chi ti garbi.

For. O Socrate, io sento una certa ritrosia, per la prima volta che mi trovo ora con voi, a non tenere la conversazione sminuzzata, botta e risposta, per dilungarmi invece in un grosso Ediscorso disteso di per me solo, o sia pure rivolgendomi a un altro4, quasi che la fosse una ostentazione. Perocchè in realtà ciò di che ora si è detto non è cosa spiccia quanto potrebbe altri credere che fosse a sentirla semplicemente proporre, ma richiede un discorso assai lungo. Viceversa poi il non compiacere a te e a costoro, tanto più quando hai parlato come hai parlato, la mi pare una cosa incivile e selvatica. 218Infatti Teeteto io son contentissimo di accettarlo per mio interlocutore, sia per quello che io stesso prima ho ragionato con lui, sia perchè tu ora me lo raccomandi.

Teet. Ma credi poi5, o forestiero, in tal [p. 109 modifica]modo di poter far cosa grata anche a tutti quanti, come ha detto Socrate?6

For. Caro Teeteto, e’ rischia veramente che a questo non si possa più contraddire; e il discorso, dopo ciò, mi par chiaro, si ha da tenere con te. Se poi, perchè sarà lungo, ti stancherai e ti peserà, non dare a me la colpa di questo, ma a questi tuoi amici.

BTeet. Ma io credo, ora come ora, che non mi stancherò: chè se poi mi succedesse qualcosa di simile, prenderemo in ajuto anche questo Socrate qui, omonimo di Socrate nostro e mio coetaneo e compagno di ginnastica, il quale è uso molto spesso7 a collaborare con me.

Note

  1. Nel Protagora, p. 334 D, invece, Socrate non ama i discorsi lunghi e prega di esser liberato da questa pena, poichè, dice, non può tenerli a mente. Il Sofista nel concetto di Platone, più che una vera azione viva, è già un libro (cfr. Pol. pp. 284 B e 286 B), e nel libro questo pericolo non ha luogo.
  2. Anche nel Teeteto, p. 183 E, con parole simili (checchè nè dica il Raeder, O. c. p. 298 e 335) Socrate afferma di essersi trovato molto giovane con Parmenide che era molto vecchio. È probabile che in tutti e due i luoghi si alluda al dialogo Parmenide, dove appunto i due filosofi sono rappresentati nel rapporto d’età qui accennato: sarebbe una citazione dissimulata, secondo l’uso di Platone. Non si può per altro da ciò inferire, che anche il Teeteto sia posteriore al Parmenide, restando sempre la possibilità che sia quella un’aggiunta introdotta nel rifacimento; mentre neppure si può del tutto escludere che in tutti e due i luoghi si alluda a un incontro effettivamente avvenuto e non soltanto immaginato da Platone.
  3. La docilità dell’opponente è in Platone una caratteristica dei dialoghi dialettici; non così degli altri, e nemmeno della Repubblica. Anche questa caratteristica può essere un buon canone per la cronologia.
  4. Anche procedendo per interrogazioni dovrà qualche volta dilungarsi o almeno prender l’aria più di maestro che di disputatore, e di ciò si scusa. La caratteristica del dialogo scientifico è così affermata esplicitamente.
  5. Leggo coi codici: Ἆρα τοίνυν, ὦ ξένε, οὕτω καί, καθάπερ εἶπε Σωκράτης, πᾶσι κεχαρισμένος ἔσει; È infatti naturale che Teeteto dubiti di rispondere per la propria parte degnamente all’aspettazione anche (καί) degli altri. E consentaneamente il Forestiero taglia corto alla peritanza. L’Apelt, seguito dal Burnet, accettando l’inutile emendamento Δρᾶ e levando l’interrogativo, attribuisce con ciò al giovane una bella dose di presunzione, mentre rende ozioso l’insistere che fa il Forestiero, sul doversi assolutamente tenere il discorso con lui.
  6. Non c’è bisogno del mormorio di approvazione degli astanti che il Campbell suppone e il Jowett inserisce nella versione: basta la cortese disposizione dell’ospite perchè anche Teeteto deva assentire.
  7. τὰ πολλὰ οὐκ ἄηθες. Dando ad οὐκ ἄηθες il significato di εἰθισμένον non ridonda più il τὰ πολλὰ.