Il Sofista e l'Uomo politico/Il Sofista/XVII

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Il Sofista - XVII

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Platone - Il Sofista e l'Uomo politico (IV secolo a.C.)
Traduzione dal greco di Giuseppe Fraccaroli (1911)
Il Sofista - XVII
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XVII.


For. A me pare infatti che anche questa si Epossa in qualche modo ancora fendere.

Teet. Dove?

For. Della didascalica che insegna coi ragionamenti l’una via pare essere come più aspra, e l’altra parte di essa più liscia.

Teet. E come chiameremo l’una e l’altra?

For L’una è come un costume patrio di veneranda antichità, del quale si servivano sopra tutto verso i figli, e se ne servono molti anche adesso, quando li vedano peccare in qualche cosa, parte rimproverando, parte esortando più 230temperatamente. Tutto questo complesso pertanto si potrebbe giustissimamente dire ammonizione.

Teet. Precisamente.

[p. 142 modifica]For. Dall’altra parte sembra ad alcuni che se ne son resa ragione, doversi ritenere ogni ignoranza come involontaria, e che nessuno che si creda sapiente, di ciò su cui si creda tale, possa mai voler imparare nulla; così che la specie ammonitiva dell’educazione spende molta fatica e ottiene poco.

Teet. E credono il vero.

BFor. Perciò a cacciar fuori cotesta 〈falsa〉 opinione si accingono in un altro modo.

Teet. In quale poi?

For. Quando uno si creda su che che sia di dir qualche cosa, e non dica nulla, lo vanno di ciò interrogando; quindi queste opinioni, come d’uomini deliranti 〈ch’esse sono〉, facilmente le mettono in chiaro, e collegandole nei ragionamenti le collocano le une accanto alle altre e per tal modo dimostrano che sono in contraddizione con si stesse, sullo stesso oggetto, nello stesso rapporto e nello stesso senso. E quelli vedendo ciò, mentre si irritano seco stessi1, Cverso gli altri si ammansano, e per tal modo dalle loro troppo caparbie opinioni si liberano, di quella liberazione che è la più dolce per chi l’ode, e la più sicura che possa darsi per chi la prova. Perocchè, o figlio mio, coloro che li purgano ritengono, come fanno i medici del corpo, i quali pon credono poter esso giovarsi del nutrimento che gli è pòrto, prima che altri ne abbia [p. 143 modifica]cacciato ciò che v’è dentro che lo impedisca, — così si son persuasi questi per l’anima, non esser Dessa per trar giovamento dall’istruzione che le è data, prima che altri confutando e riducendo a vergognarsi il confutato, col toglier via le opinioni che fanno ostacolo all’imparare, te lo presenti puro e tale che creda di saper solo ciò che sa e nulla più.

Teet. La migliore infatti questa è e la più saggia di tutte le disposizioni 〈dell’anima〉.

For. Per tutto questo, o Teeteto, si deve anche dire che la confutazione è la più grande e la più efficace delle purificazioni, e che viceversa chi non si lascia confutare, anche se egli fosse il EGran Re2, poichè è impuro nella parte essenziale, è da reputarsi insensato3 e deforme appunto in quelle cose in cui s’addice esser purissimo e bellissimo, chi voglia essere veramente felice.

Teet. Proprio così.

Note

  1. Analogo concetto con parole analoghe era stato espresso in Theaet. p. 168 B.
  2. Cioè il re di Persia.
  3. ἀπαίδευτος è da prendere nel senso dell’ἀμαθία di p. 229 C: vedi ivi la nota.