Il Tesoro I/Libro I/Capitolo XXXV

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Capitolo XXXV. Qui dice della schiatta dei re di Roma, e d’Inghilterra

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Brunetto Latini - Il Tesoro, volume I (XIII secolo)
Traduzione dalla lingua d'oïl di Bono Giamboni (XIII secolo)
Capitolo XXXV. Qui dice della schiatta dei re di Roma, e d’Inghilterra
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Capitolo XXXV.


Qui dice della schiatta1 dei re di Roma, e d’Inghilterra.


Quando Ascanius re2 d’Italia fu morto, Silvius suo frate fu re dopo lui. E ebbe due figliuoli, Enea e Bruton. E quando il re Silvius morì, Enea, suo maggiore figliuolo, tenne la terra. [p. 96 modifica]

Dopo la sua morte Bruto3 suo frate passò in una contrada, che per lo suo nome fu poi chiamata Bretagna, la quale è ora chiamata Inghilterra. Ed egli fue cominciamento delli re della gran Bretagna, e della sua generazione nacque il buono re Artu, di cui li romanzi4 tanto parlano, che ne fu re incoronato. E ciò fu a quattrocento ottantatre anni della incarnazione di Gesù Cristo, al tempo che Zeno fu imperadore di Roma. E regnò intorno di cinquanta anni.

Dopo il re Enea, figlio del re Silvius5: di lui nacque il re Latino. Del re Latino nacque il re Albano. Del re Albano nacque il re Egitto. Del re Egitto, nacque il re Carpanacies. Del re Carpanacies nacque il re Tiberio. Del re Tiberio nacque Agrippa. E6 l’Agrippa nacque Aventinus. Del [p. 97 modifica]re Aventinus nacque il re Proca. Del re Proca nacque Numitor ed Amulio. Questo Numitor7 fu re dopo la morte del suo padre. Questo re Numitor non ebbe se non una figliuola femina, la quale ebbe nome Emilia. Ma8 Amulio sì gli tolse il regno, e cacciò lui e la sua figliuola via, e fecesi fare re. In quel mezzo quella Emilia figliuola9 di Numitor concepette due figliuoli, de’ quali l’uno ebbe nome Romulo e l’altro Remolo. E ebbeli in tal maniera, che nullo potè sapere chi fu loro padre. Ma molti dicevano che Mars Iddio delle battaglie gl’ingenerò. E da quell’ora innanzi fu quella donna appellata Rea. E poi fece ella una cittade nel mezzo d’Italia, che per nome di lei fu appellata Reata, o ver Rieti10.

E perciò che molte storie dicono che Romulo e Remolo furo nutriti11 da una lupa, è ragione ch’io ne dica la veritade. E fu vero, che quando elli furori nati, furon posti al lato ad una riviera d’acqua, perchè le genti pensassero, se fossero trovati, che elli [p. 98 modifica]venissero di strana contrada, o che vi fossero menati12. Intorno a quella riviera si stava una meretrice comune, la qual femina si chiamava in latino Lupa13. Trovati da costei li due fanciulli, preseli e nutricolli molto dolcemente. E per ciò fu detto, che ellino furo figliuoli della Lupa. È chi dice che una lupa li nutricò; ma nè l’uno nè l’altro non può esser vero, se non nella maniera ch’è detto.


  1. Aggiunto dei Re di Roma, col ms. Vis. e col t des rois de Rome et d’Angleterre.
  2. Re d’Italia, manca al t ed al ms. Vis.
  3. La stampa leggeva E quando il re Silvius morì, Enea suo maggiore figliuolo, tenne la terra dopo la sua morte E Bruto suo frate ecc. Dopo la sua morte, era inutile ripetizione dopo quando morì, nel periodo stesso. Corretto col ms. Vis. e col t Et quant Silvius li rois morut, Eneas, ses ainznès filz, tint le regne. Après sa mort, Brutus etc.
  4. Corretto Romani delle stampe, in romanzi, col ms. Vis. e col t li romani, colle varianti romanz, e Livre.
  5. Il t le fil au mi Silvius. Noi diremmo Enea II. Corrette col contesto, e col ms. Vis. le stampe, regnò il re Silvius.
  6. Il t non defrauda Aventino del titolo di Re. Bono lo toglie ad Aventino, e lo dà a Procas, al quale ser Brunetto l’aveva tolto, nella prima menzione che segue.
  7. La stampa nacque Numitor, e fu re. Empitala lacuna col t nasqui Numitor et Amulio. CU Numitor etc.
  8. Le stampe, che non hanno Amulio di sopra, qui leggono ma un barone Amulio. È già detto, che questo Amulio era fratello di Numitore. Il t Mais Amulio.
  9. Bono aggiunge inutilmente, figliuola di Numitor.
  10. O ver Rieti, è glossa opportuna del volgarizzatore.
  11. Il t furent nè. Così il ms. Vis. In fine del periodo si vede la ragione della diversa lezione.
  12. Il t Parce que le gent ne s’aperceussent, que lor mere eust conceu.
  13. Il t Une feme qui servoit a touz communement, et tels femes sont apelèes en latin lues. Cele feme prist les enfanz, et les norri moli doucement; et por ce fu il dit que il estoient fil d’une lue: mais ne estoient mie.
    Una variante legge looves per lues. Nei dialetti del veneto è lovo per lupo: nei lombardi è luia per lupa di lupanare.