Il Tesoro II/Libro V/Capitolo XLV

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Capitolo XLV. Della donnola
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Ma le vacche deve l’uomo scegliere molto

alte, lunghe ’ e di grandissimo cor’po, che abbian la fronte alta, ed occhi grossi e neri ^ e la gorgia pilosa. la coda grandissima ^ e l’unghie piccole, le gambe corte e nere, e siano di tempo di tre anni, ed infino a dieci anni porteranno figliuoli migliori che mai poi e prima.

E dicono li Greci, che se di questa bestia tu vuoi far * nascere figliuol maschio, sì si vuol legare il coglione manco al toro quando egli va alla vacca, e se vuoli ch’egli ingeneri femina, legagli il diritto.

Capitolo XLV.


Della donnola.

Donnola è una bestiuola piccola, più lunga alcuna cosa che ’l topo, e odiala il t pò molto, e la serpe, e la botta l E quando si combatte con loro, ed ella ò morsa da loro, ella incontanente

1) Ag-g-iunto e col x. Correzione del Sorio.

2) Il t aggiung’e: beles cornes, et noires, oreilles pelons.

3) 11 t: gofge et eoe longue et grandisrne.

4) Le stampe: far fare nascere. Corretto col t: se lu vetils faire engendrer masles.

5) 11 t: et emient souris, et cohierres. [p. 219 modifica]

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corro al finocchio, ovvero alla cicerbita, e mangiane,

ovvero ch’ella ne dentecchia. E quando ha presa questa sua medicina, ella infoiitnnonte torna alla battaglia ’.

E sappiate, che le donnole sono di due maniere: r una che usa nelle case con gli uomini, ed un’ altra ch’è campestra. Ma ciascheduna ingenera ’ per gli orecchi, e figlia per la bocca secondo che molti dicono; ma li più dicono che elli dicono falso Ma come si sia, spesse volte tramutano li loro figliuoli ^, perdio l’uomo non li sappia; e so Mi trova morti, ella li fa risuscitare, e non può l’uomo sapere come si fa, se con erba e con altra cosa ’’.

1) Il t non ha, ed è morsa da loro, ma por la paor don venin. Non parla della cicerbita. Il resto è parafrasi.

2) Ut: conçoit par l’oreille.

3) Il t: soreni remuez ses filz de l’un leu en antre.

4) Lo stampe: e se l’uomo li trova morti. Cancpllato l’uomo, secondo il t: et si eie les trueve mors.

5) Il t: maintes gens dient que eie les fait resusciter, mais ne sevent dire comment, ne par quel medicine. L’Ariosto in siinilo caso avrebl)e detto: Per arte maga, o fer

virlh d’ incanto. [p. 220 modifica]
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Capitolo XLVI.

Del camello.

Camelli si sono di due maniere ’. L’ima maniera sono più piccoli ^ che gli altri, li quali si chiamano dromedari ^ E sono molto grandi, e portano sì grande peso che n’avrebbero assai due ^ cavalli di portarlo. E cjuando l’uomo li vuole incaricare, elli si coricano in te.rra, e stanno cheti e soavi, infino a tanto "’ che sono caricati; e con la soma si levano senza alcun aiuto. Ed è di piccolo pasto, secondo la sua grandezza, e secondo la sua potenza. E vivono di pasture sì come e’ buoi; e più, che mangiano spini e cardi e quello che alcuna bestia non osa toccare. E simigliantemente mangiano noccioli di datteri, e stanno senza bere più di dieci dì ". E quando trovano alcuna

Ecco un sayg’io delle varianti del M. Vis.

1) Dopo queste parole: camelli si sono di due maniere, il t è affatto diverso dal Volgarizzamento.

2) Il nis. Vis.: più ciuffoli verso gli altri.

3) Il ms. Vis. agg-iungc!: e sono ììicUo grandi andatori.

4) Il ms. Vis.: n’ areno che fare a por tallo.

5) A tanto, manca al nis. Vi.s.

6) Il nis. Vis.: (jiorni, e co.-i appresso.