Il Tesoro III/Libro VI

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Brunetto Latini - Il Tesoro, volume III (XIII secolo)
Traduzione dalla lingua d'oïl di Bono Giamboni (XIII secolo)
Libro VI
Illustrazioni al Libro VI

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PROLOGO

Quando il maestro ebbe compiuta la prima parte del suo libro, e eh’ egli ebbe messo in scritto di teorica ciò che se ne apparteneva al suo proponimento; egli vuole immantinente seguire alla sua materia, secondo la promessa che fece dinanzi nel suo prologo, per dire delle due altre iscienze del corpo della filosofia, cioè di pratica e di loica. che insegna all’ uomo, che cosa e’ dee fare, e che no, e perchè ’ l’uomo dee fare l’una, e l’altra no.

E ^ di queste due scienze tratterà lo maestro miscelatamente, per ciò che loro argomenti sono

1) Il T Ci commence li secons livres dou Trésor, qui parole des vices et des vertus, Prologue, colle varianti, Trésor de Aristote, e colla giunta di due codici: Le quel translatât maistre Brunes Latins de Florence de latin en francois: un altro codice legge: en romans.

2) Il T, più scolastico, come altrove; la raison por quoi, volgarizzato più spiccio: perchè. Il ms. Vis. e la ragioni perchè.

3) Il t: ci ■:ndroit- troJtera li maistres etc.

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sì miscolati, che a pena ’ potrebbero essere divisati.

E ciò è la seconda parte del Tesoro. che dee essere di pietre ^ preziose, ciò sono le virtiidi ^ li motti e gli ammaestramenti delli savi ^, onde ciascun vale alla vita degli uomini per beltade ^ e per dilotto e per virtude, che nulla pietra è cara se non per queste tre cose. Questo insegnamento sarà sulle quattro virtudi attive ^

Onde la prima si è Prudenza ^, che significa lo carbonchio ^ che allumina la notte, e risplende sopra tutte pietre.

1) Mutato appena in a pena, acciò meglio s’ intenda nel letterale suo significato, t a poines.

2) Il ms. Vis.: di due pietre preziose, variante che è pure nell’ultimo capitolo del libro precedente.

3| Le virtudi, manca al t, ed al ms. Vis.

4) Tolto il punto dopo savi, che rompeva il contesto, ed intralciava. Cosi anche il t.

5) Corretto boutade in hcltade, col t biautè, colla variante beante. Correzione voluta altresì dal contesto, e dal ms. Vis.

6) Aggiunto attive, col ms. Vis. e col t. tertuz actives.

7) Corretto provvidenza, in prudenza, col ms. Vis. e col T prudence. Questa correzione ha riscontro col libro VII cap. 8.

8) Ut: qui est senefiée par l’escarboucle, doveva tradursi: che è significata per lo carbonchio. Ma vedendo come poi traduce: che signijìca lo zaffiro, cosi corressi le stampe, che leggono che signijìca per lo carbonchio, e soppressi per.

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La seconda è Temperanza, che significa lo zaffiro, che ha celestiale colore, ed è più graziosa che pietra del mondo ’.

La terza si è Fortezza, la quale è assomigliata al diamante, eh’ è sì forte, che rompe e pertusa ’ tutte pietre, e tutti li metalli, e quasi non è cosa che ’1 diamante dotti \

La quarta virtude è Giustizia, la quale è significata per lo smeraldo, eh’ è la più usata pietra * e la più bella che occhio d’uomo possa vedere.

Queste sono le carissime pietre del Tesoro, con tutto eh’ egli sia pieno tutto d’altre pietre, le quali hanno ciascheduna alcuno ispeziale valimento, secondo che l’uomo eh’ è buon intenditore potrà vedere, e conoscere alle parole che maestro Brunetto Latino scrisse in questo libro. Ma innanzi vuole fondare suo edificio sopra lo libro d’Aristo 1) L’ambiguità cagionata dal che (che ha celestiale colore), che a prima giunta siamo in forse se debbasi riferire alla virtù o alla pietra, è impossibile nel t, che dice qui, riferito a le sajir.

2) E pertusa, giunta di Bono. Il ms. Vis. vince e spezia.

3) Il T varia: il n’ est chose qui le ptiisse douter. Un codice ha la variante di Bono qu’ il puisse douter. Cosi anche il ms. Vis.

4) Il T:\eggevertu. Il vedere (veoir) che chiude il periodo, non può riferirsi a virtù, ma a pietra preziosa. Il ms. Vis. verde, chiarisce l’equivoco.

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tile, lo quale si chiama Etica ’, e sì lo trasmuterà di latino in romanzo, e porrallo al cominciamento della seconda parte del suo libro.

1) Lo (piale si chiama Etica, è glossa del Volgarizzatore. Manca al ms. Vis.

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LIBRO SESTO

Capitolo I. (a) Etica d’ Aristotile ’.

Ogni arte, ed ogni dottrina, ed ogni operazione, ed ogni elezione, pare che addimandi alcun bene ^ Dunque ben dissero li filosofi: bene è quello, lo quale ogni cosa lo desidera.

Secondo diverse arti, sono diversi fini. Che sono alcuni fini che sono operazioni, ed alcuni

1) Il t: Ci commence de Elhique d’Aristote, con una variante eguale alla stampa. Il Sorio postilla: « Ms. Zan. Qui incomincia el proemio del Fioretto dell’Etica del grande Mosofo e savio Aristotele. Questo è il vero titolo di questo libro, conciossiaehè non si recita qui tutta l’Etica di Aristotele, ma come un Fioretto, e compendio della medesima. »

2) Il t: sont por qnerre aucun bien.

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che non sono operazioni ’, ma seguitansi alle operazioni. Con ciò sia cosa che sono molte arti e molte operazioni, ciascuna ha uno suo fine. Verbigrazia: la medicina ha uno suo fine, cioè dare sanitade; e l’arte della cavalleria, la quale insegna combattere, si ha uno suo fine "^, per lo quale è trovata, cioè vittoria; e l’ arte di fare navi ha un suo fine, cioè ^ navicare; e la scienza che insegna a reggere la casa sua *, si ha per suo fine le ricchezze.

Sono alquante arti che sono generali, ed alcune che sono speziali, cioè particolari, ed alcune son senza divisione, e perciò sono le une sotto le altre °. Verbigrazia: la scienza della cavalleria si è generale, sotto la quale si contengono altre

1) Le stampe leggono: ed alctme che non sono operazioni, senza dire poi die cosa siano. Corretto col T: et teles sont celes qiie l’on ensuit par les oevres: correzione fatta anche dal Sorio, colla edizione lionese, e col ms. Zanotti, ed altri. Così anche il ms. Vis.

2) Il t: et bataille a sa jine for quoi eie fu trovée.^mpita la lacuna col ms. Zanotti, e con altri citati dal Sorio.

3) Le stampe: l’arte di fare navi ha un suo fine, cioè far navi fer navicare; ommessa la ripetizione col t, e col ms. Zan. ed altri del Sorio.

4) 11 T: a geverner sa maison, et sa maisnie.

5) 11 T ha di più: c’est particuleres, et aucunes sont sanz devision; et por ce sont les unes som les autres. Empita la lacuna. Il ms. Vis. varia.

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scienze particulari, sì come l’arte ’ di fare freni, selle e spade. e l’altre, le quali insegnano fare cose che sieno mestiero a battaglia. E queste arti universali sono più degne e più nobili " che quelle particulari, però ^ che le particulari sono fatte per le universali.

Sì come nelle coso fatte per natura, è uno ultimo intendimento finale ", al quale la natura intende finalmente; così nelle cose fatte per Farte, è uno intendimento finale, al quale sono ordinate tutte le operazioni di quell’arte. Sì come l’ uomo che saetta ha ’1 segno per suo dirizzamento; così ciascuna arte ha un suo finale intendimento, lo quale dirizza le sue operazioni.

1) Il T, ed il ms. Vis. la science. Bono corresse.

2) Più nobili, manca al t. Il ms. Vis.: più onorevoli.

3) Levato il punto, che era dopo particolari, e portato dopo universali, in conformità del t, del ms. Vis. e del senso.

4) Il T ha di più: aulressi es choses qui sont faites par art, est une finel chose à quoi sont ordeneés tresloutes les choses de cel art. Empita la lacuna col ms. Vis., coli’ediz. Manni, e coi mss. del Sorio.

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Capitolo I. (b) Del governo della città ’.

Adunque l’arte civile ’, che insegna a reggere le cittadi, è principale e sovrana ^ di tutte altre arti, per ciò che sotto lei si contengono molte altre arti, le quali sono nobili, sì come la rettorica, e l’arte di fare oste, e di reggere la famiglia ^ È anche nobile, imperciò eh’ ella dispone ed ordina tutte l’ altre che si contengono sotto lei; e il suo compimento e ’1 suo fine, si è compimento e fine di tutte le altre. Adunque il bene che si seguita di questa scienza ^, si è il

1) Del governo della città. Si aggiunge un capitolo, per uniformarsi al t, ed alla logica divisione del libro. Il titolo del T è: Dou gouvernement de la citè.

2) Civile, manca al t. È nel ms. Vis.

3) Il t: est prÌ7icipaus, et dame, et sovraine.

4) Leggono le stampe, ed il ras. Vis. contro al buon senso: e la rettorica è anche nobile ecc. Qui non si parla di rettorica, ma di governo della città. Corretto col t, collocando la rettorica dopo siccome: siccome la rettorica, e l’ arte di fare oste.

5) Il T: donque est eie li biens de l’ome: ma una variante di sei codici, legge come Bono. Corretto queste

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bene dell’ uomo, per ciò che lo costringe di ’ ben fare, e costringelo di non fare male.

La dottrina dritta si è, che Tuomo proceda in essa secondo che sua natura può sostenere, Verbigrazia: l’ uomo che insegna geometria, sì dee procedere per argomenti forti ^ li quali si chiamano dimostrazioni; e lo rettorico dee procedere per argomenti e per ragioni verisimili ^ E questo si è però che ciascuno artifice giudichi bene, e dica la verità di quello che appartiene alla sua arte ed in ciò sieno delicati * li suoi sensi.

La scienza di reggere la città, non si conviene a garzone, ne ad uomo che seguisca le sue volontadi, però che non sono savi ^ nelle cose del secolo; che

scienze delle stampe, in questa scienza, come anche il ms. Vis. perchè qui si parla della sola scienza di governare la città.

1) Il T: eie consiraint de bien faire, et eie constraint de non mal faire. Le stampe senza più: lo costringe di non fare male. Empita la lacuna colle edizioni Lionesi e Manni, e coi mss. del Sorio.

2) Forti, manca al t.

3) Aggiunto: e per ragioni, col ms. Vis. e col t; ’par argomenz et par raison voiresemhlahle.

4) Il T ha di più: et en ce est ses sens soutis. Empiuta la lacuna, che è pure del m. Vis.

5) Il T: porce que andui sont nonsaschant des choses dou siede. Aggiunto.- nelle cose del secolo, conforme al t, ed ai mns. del Sorio, e Vis. Segue il t: car ceste ars ne quiert pas la science de l’ome, mais que il se tome a bon tè. Empita la lacuna, che è pure nel ms. Vis.

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questa arte non richiede la scienza dell’ uomo, ma eli’ egli inchini a bontà. E nota che garzone si dice in due modi, cioè quanto al tempo, e quanto a’ costumi ’, chèpuote l’uomo essere vecchio del tempo e garzone de’ costumi, e tal fiata garzone del tempo e vecchio de’ costumi. Dunque a tale si conviene la scienza di reggere la città, che non è garzone di costumi, e che non seguita le sue volontà, se non quanto si conviene, ed ove e quando e come.

Sono cose le quali sono manifeste alla natura^ e sono cose che sono manifeste a noi. Onde questa scienza si conviene cominciare dalle cose che sono manifeste a noi. L’uomo che vuole studiare in questa scienza ed imprenderla ^, si dee adusare nelle cose bone, giuste ed oneste ^ onde gli conviene aver l’anima sua naturalmente disposta a questa scienza ^ Ma l’ uomo che non ha niuna di queste cose, si è inutile in questa scienza ^

1) Cioè quanto al tempo, e quanto a’ costum, è nel ms. Vis. manca al t.

2) Il T: vuet estudier à savoir. Corretto dee in vuole, col T.

3) Ut: bonnes et honestes.

4) Aggiunto questa col ms. Vis. e col t: a ceste science. Così anche i mss. del Sorio, Corretto coi medesimi le conviene, in ffli conviene.

5) Il T più magistralmente: mais cil qui n’ a ne l’un ne l’autre regarde a ce que Homerus dit: Se li premiers est bons, li autres est appereilliez à esire bons; mais qui de soi

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Capitolo li.

Delle tre vite.

Le vite nominate e famose ’ sono tre. L’una si è vita di concupiscenza ^ L’altra si è vita civile, cioè la vita d^onore e di prodezza ^ La terza vita, è vita contemplativa.

Egli soQo molti uomini, che vivono secondo la vita bestiale, la quale si chiama vita di concupiscenza, però che seguitano tutte le loro volontadi ^

ne set neant, et qui u’aprent de ce que hom li ensegne, il est dou toìit mescheans. Bono qui volle manifestamente compendiare. E conforme a Bono il m.s. Vis.

Il Sundby propone la correzione Hesiodus (Brunetto Latinos Levnet og- Sckrifter-Kiobenhavn, 1869.)

1) Famose, che è pure nel ms. Vis. manca al t, che dice invece: qìf,i sont o. conter.

2) Il T: de concupiscence, et de covoitise.

3) Il T: ce est de sens, et de proesse, et d’onor. Corretto prudenza in prodezza col t, e coli’ edizione lionese e fiorentina. Questa correzione è anche conforme al ms. Vis, ed allu dottrina dei capitoli V ed VIII di questo libro.

4) Il T lor volontez, et lor deliz.

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E ciascuna di queste tre vite ’ si lia suo fine proprio divisato dall’altre, sì come Tarte della medicina ha diverso ■ fine dell’ arte della cavalleria; che la fine della medicina si è fare sanitade, e ’1 fine della cavalleria, o vogli delle battaglie ’, si è fare vittoria.

Capitolo III. Del bene.

Bene si è secondo due modi; che un bene è quello che l’uomo vuole per se, ed un altro bene è quello che l’uomo vuole per altrui.

Bene per se si è la beatitudine, che è nostro fine, al quale noi intendiamo ^: bene per altri sono ^

1) Ag-giunto tre, che manca pure al ms. Vis. col t: et chascune de ces III vies.

2) Corretto diviso, che è pure nel ms. Vis. in diverso, coi mss. del Sorio, e col t: a sa fin diverse.

3) Bono tradusse science de combattre, in cavalleria; onde qui per maggior evidenza aggiunse: o vogli delle battaglie. Fare vittoria, è version letterale della variante di due codici del Chabaille faire victoire. Il T dice: eie bée à victoire.

4) Il T lia di più: qui est nostre fn, a qnoi nos entendons. Empiuta la lacuna, che è pure nel ms. Vis.

.5) Le stampe: son detti gli onori. Il ms. Vis. sono detti onori. Ommesso detti col t.

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gli onori e le virtudi, perciò che vuole ’ V uomo queste cose per avere beatitudine.

Naturai cosa è all’uomo, eh’ egli sia cittadino, e che ei costumi con gli uomini, e con gli artefici ^; poiché ^ non è naturale all’ uomo abitare ne’ diserti, ne’ quali ^ non sono genti, perchè l’uomo naturalmente ama compagnia.

Beatitudine si è cosa compiuta, la quale non ha bisogno d’alcuna cosa di fuori da sé, per la qual la vita dell’uomo si è laudabile ^ e gloriosa. Dunque la beatitudine è lo maggior bene, e più sovrana cosa, che l’ uomo possa avere ^

li Corretto; e perciò, in perciò che, col t: co/r, col contesto, e coi mss. del Sorio e Vis.

2) Male le stampe, ed il ms. Vis. e n gli uomini artefici. Corretto col t: entre les homes, et entre les artiens.

3) Corretto: ed anche, in poiché, col ms. Vis. e col t: car contre nature feroit.

4) Corretto: né quivi dove non sono genti, col ms. Vis. e col T: oìi il n’ a nulle gent.

5) Ut: puissanz, colle varianti, prizahle, prisaile, prisie.

6) Il T ha di più: et la très mieudre de touz hien qui soient. Ripetizione rifiutata dal Volgarizzatore. Il ms. Vis,: la più sovrana cosa, e la più ottima che l’uomo possa avere.

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Capitolo IV.

Qui divisa delle tre potenze dell’anima ’.

L’ anima dell’ uomo si ha tre potenze. La prima si chiama potenza vegetabile ^ nella quale partecipa l’ uomo con gli arbori e con le piante, però che tutte le piante hanno anima vegetabile, sì come r uomo. La seconda potenza si chiama ^ sensibile ■*, nella quale partecipa l’ uomo con le bestie, però che tutte bestie hanno anima sensibile. La terza si chiama razionale ^ per la quale l’uomo è diverso di tutte le altre cose, però che nuU’altra cosa ha anima razionale se non l’uomo.

1) Il t: Des trois puissances de l’ame, colla variante di quattro codici conforme al Volgarizzamento.

2) Il t: vegetative, e così poi.

3) Ut: sensitive, e cosi poi.

4) Le stampe hanno: anima sensibile, e sotto, anima razionale. Si parla di potenza e non di anima. Ommesso anima in ambi i luoghi, in conformità del t, e del ms. Vis.

5) Le stampe: anima razionale, coma è detto sopra colla variante di due codici: raissonnahU ( raissonavle ), et est commune as angles, et as hommes, et pour cou est.

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E questa potenza razionale si è talora in atto, talora in potenza. Ma ^ la beatitudine si è quando ella è in atto, e non quando è in potenza, che il bene non è bene, se non è fatto ^. Ogni operazione che r uomo fa, o ella è buona, o ella è rea. E queir uomo che fa buona la sua operazione, si è degno d’ avere la perfezione della virtìi della sua operazione. Verbigrazia: lo buono ceteratore, quando cetera bene, si è degno eh’ egli abbia compimento di quell’arte, e lo reo dee avere tutto il contrario. Dunque se la vita dell’ uomo è secondo l’operazione della ragione, allora fia laudabile la sua vita, quand’ egli la mena secondo la sua propria virtude. Ma quando molte virtudi si ragùnano insieme nell’anima dell’uomo ^, allora si è la vita dell’uomo ottima e molto onorata * e molto degna, sì che non può essere più: però che una sola virtù ^ non può fare l’ uomo beato, né perfetto, sì come una rondina, quando ella appare

1) Corretto onde, in ma, col ms. Vis. e col t: car, e col contesto.

2) Il T agg-iung-e: car si il ne le fait, il n’est mie bons. Empiuta la lacuna, eh’ è pure nel ms. Vis.

3; Il T: en l’ome.

4) Il t: sa vie est besoignahle, et honorée, et muli (tigne.

5) Aggiunto sola, che risponde all’altro sola di poi, col ms. Vis. e col t; une seule vertu.

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sola ’; né un dì solo temperato, non fa perfetta

dimostranza che sia venuta la primavera. Onde per ciò in piccola vita dell’uomo, né in picciolo tempo eh’ egli faccia buone operazioni, non potemo dicere che l’ uomo sia beato.

Capitolo V.

Di tre maniere di bene.

Lo bene si divide in tre parti. L’uno è bene dell’anima, e l’altro è bene del corpo, e l’altro è bene di fuori del corpo. E di questi tre beni, lo bene dell’anima è lo più degno di nullo ^ degli altri, che questo è lo bene di Dio, e la forma di questo non si cognosce, se non all’operazioni, le quali sono con virtudi.

1) Il T, ed il ms. Vis. ha di più: ne un sens jors atem— prés. Empiuta la lacuna coi m.ss. del Borio. Questa lezione è conforme al testo di Aristotele. Seg-ni, lib. I, eap. VIL

2) 11 t: mais li bien de V ame est plus digne que nus des autres, car ci est H biens de Dieu. Empiuta la lacuna, che è pure nel ms. Vis. Le stampe leg-g’ono senza senso: lo bene dell’ anima, è lo più degno di nullo, e la forma di questo non si cognosce.

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La beatitudine si è in acquistare ’ le virtudi, e nello uso loro. Ma quando la beatitudine è nell’uomo in abito e in potenza ^ e non in atto, cioè quando egli potrebbe fare il bene ma non lo fa ^; allora si è virtuosa, come l’uomo che dorme "*, la cui virtù e la cui opera non si manifesta. Ma l’ uomo beato, di necessitade è bisogno che adoperi secondo l’atto. Ed è simigliante di colui che sta nel travito ^ a combattere, e vince, e ha la corona della vittoria; e se ninno è più forte, che colui che vince, non ha però la corona perchè egli sia più forte, se egli non combatte, addivegna eh’ egli abbia la potenza di vincere ^ E così il guiderdone della virtude non ha uomo, s’ egli non adopera la virtude

1) Il t: enquerre, ma due codici legg’ono con Bono, acquerre.

2) Il T: in Itaòit, et au pooir de l’ome. Empiuta la lacuna, che è altresì nel ms. Vis. ag-g-iung-endo: in poten:a.

3) Il T agg’iung’e: ce est. à dire quant il porroit bien faire, et il ne le fait mie. Colmata la lacuna.

4) Il T ha di più: «?j.s’si comme cil qui se dort, car etc. Empiuta la lacuna, che ò pure nel ms. Vis.

5) Il t: si comme li sages champions et fors qui se combat et vainl. Il travilo è giunta del Volgarizzatore.

6) ^ se ninno è pih forte che colui che vince, non ha fero la corona perchè egli sia fih forte, se egli non combatte, addivegna ch’egli abòia la potenza di vincere Questa bella illustrazione della dottrina, che è pure nel ms. Vis. manca al t, il quale "■ qui parafrasato più che tradotto.

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attualmente. E questo si è, però che lor guiderdone si è la loro beatitudine, ch’egli hanno infino a tanto eh’ egli operano le opere della virtude. Che ’1 giusto si diletta nella giustizia, il savio nella sapienza, il virtuoso nella virtù. Ed ogni operazione la quale si fa per virtude, si è bella e dilettevole in sé medesima.

Beatitudine si è cosa dilettevole e giocondissima e dilettabilissima ’. La beatitudine la qual è in terra, sì abbisogna delli beni di fuori; però ch’egli è impossibile ^ all’ uomo ch’egli faccia belle opere, e eh’ egli abbia arte la quale si convegna a buona vita, ^ ed abbondanza d’amici e di parenti, e prosperità di ventura, senza li beni di fuori; e per questa cagione è mestieri che abbia de’ beni di fuori, che facciano manifestare lo suo onore, e ’i suo valore. Se alcuno dono è fatto aì 1) Il t: béatitude est la chose au monde qui est très delilable. Il Sorio co’ suoi mss. e con Aristotele corregge oitiììia: ma così non legge il t. II ms. Vis. concorda col Sorio.

2) Il t: est dure chose, ma non impossibile, che è pure nel ms. Vis.

3) Jt^ eh’ egli abbia arie, la quale si convegna a buona vita, manca al t. Questa g’iunta fa onore ai costumi italiani, quando le arti ed il commercio dei nostri avi decoravano la gloria e la prosperità delle nostre repubbliche.

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r uomo del mondo ’ da Dio glorioso, degna cosa è credere, che quello sia la beatitudine, imperò eh’ ella è la piìi ottima cosa ^ che possa essere neir uomo, però eh’ è cosa onorevole molto, e compimento e forma di virtude. Nulla generazione di animali possono avere virtii né beatitudine, se non r uomo ^: e niuno garzone, e ninna bestia puote avere beatitudine, però che niuno di loro adopera secondo virtude.

Beatitudine è cosa ferma e stabile, secondo vera disposizione, nella quale non cade varietà, ne permutazione alcuna \ e non ha talora bene e talora male, ma tuttavia bene. E questo si è nell’operazione dell’uomo ^

La colonna della beatitudine si è l’ operazione che uomo fa secondo virtude, e la colonna del suo contrario si è quella che l’ uomo fa secondo vizio; e la virtù ferma e stabile è nell’ a 1) Il T, ed il ms. Vis. varia: se aucuns done as Iiornei dou monde des glorious et soverains fait. Due codici leggono come Bono.

2) Il T: /a mieudre chose. Il ms. Vis. concorda con Bono.

3) Nulla generazione di animali possono avere virtù, né beatitudine, se non l’ uomo. Il ms. Vis. ommette virtù.

4) Il t: Béatitude est chose ferme et estable, tozjors en une fermeté, si que eie ne se remue pas.

5) Il T: parce que li muemenz de bonté ou de malice n^est pas se es oevres des homes non.

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nima dell’ uomo ’. E V uomo virtuoso non si move ne si turba, per contraria ^ cosa che gli possa addivenire; però che già non avrebbe beatitudine s’egli si conturbasse, per ciò che la tristizia e la paura tolle l’ opera di virtii, e l’allegrezza della beatitudine ’.

Sono cose le quali sono forti molto a sostenere; ma quando l’uomo le ha sostenute pazientemente *, si dimostra la grandezza di suo core. E sono altre cose che sono leggiere a sostenere, che perchè r uomo le sostegna, non mostra però che sia grande prodezza ^ in lui. Forti cose sono a sostenere morte di figliuoli, e loro infirmità. E avvegna che siano forti, non mutano però l’ uomo della sua beatitudine. La beatitudine e l’uomo avventurato sono cose tanto degne che vegnano da Dio glorioso, e sono tanto da onorare, che le loro laude non si possono dicere. E specialmente si

1) Le stampe col ms. Vis. leggono: quefita operazione si è ferma e stante neW aràma dell’uomo Corretto col t: et la vertus ferme et estahle, est en Vaine de l’ome.

2) Il T: -por mele temporal chose.

3) Il T. car dolor et paor abatcnt Voevre de verlh, et la joie de béatitude. Corrette le stampe, ed il ms. Vis. che leggono: perciò che la tristizia e la paura tolle altrui V allegrezza della beatitudine.

4) Ut: l’on Ics a bien soslenues.

5) Corretto prudenza, in prodezza, come altrove, col t: force, col contesto, e coi mss. del Sorio, e Vis.

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conviene a noi rli venerare, magnificare e glorificare Domenedio sopra tutte cose. E dee V uomo pensare in lui, che nel suo pensiero ha l’ uomo tutto bene e tutta felicitade, però che gli è cominciamento e cagione di tutto bene ’.

Felicitade e beatitudine - sono uno atto, il quale procede da perfetta virtude dell’ anima, e non del corpo ’. E sì come il perfetto medico cerca sollecitamente la natura del corpo dell’uomo *, acciò che si conservi in sanitade, e medicalo provedutamente; così conviene che li buoni reggitori delle cittadi ^ sì vegerhino e ^ stiano intenti e

1) Et ja soit ce qiu Mort et maladies defili soient griez a sostenti-, ne doivent pas remuer l’ orne de sa /elicile, car bien, et félicité, et home fieli x et Dex glorioiis et henois sont tant digne chose et tant honorable, que nvÀz fris ne nule loenge ne lor sofit pas; et nos devons révérer et magnifier et glorifier Dieu sor toutes choses: et si devons croire que en hi sont tuit bien et tûtes fielicttez, force que il est comm.encemenz et ach oisons de touz biens. Così il t, ed il ms. Vis. concatena in un periodo solo queste sentenze.

2) Il t: félicité est etc. manca beatitudine.

3) Aggiunto non, col t: far vertu de l’ame, non pas dou cors. Cûsi anche i mss. del Sorio, ed Aristotele nella traduzione del Segni, lib. I, cap. XIII, ed il ms. Vis.

4) Il T: la nature de V ome.

5) Ut: li hom, et li govreneres de la cilè.

6) Corretto veggano, in vegghino, col t: veillier et estudicr. Cosi anche V edizione del 1.533, ed il ms. Vis.

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studiosi di conservare la forma della felicità dell’anime delli loro cittadini \ e confortarli a fare bene le opere di virtudi, lo frutto delle quali si è felicitade.

Capitolo VI. Delle potenze dell’anima.

L’anima dell’ uomo ’ si ha molte potenze.

L’una si è potenza irrazionale, cioè non ragionevole ^ nella quale comunica l’ uomo con le piante * e con gli animali bruti. E però non è questa propria potenza dell’uomo ^- che per questa potenza puote fare dormendo l’uomo la sua operazione L’altra è potenza intellettiva, secondo la cui opera l’ uomo ^ detto è buono e reo.

1) Il t: maintenir la félicité; qui a (jar tieni à fame intellectuel.

2) Il t; L’ame de nos.

3) Cioè non ragionevole, glossa di Bono.

4) Manca al ms. Vis. Ut: ce est l’ame des plantes, et des autres animaxis.

5) Corretto nel in del, col t: puissance de l’ ome. Cosi anche i mss. del Sorio, e Vis.

6) Corretto al modo, in l’uomo, col ms. Vis. e col t: par la cui oevre est li hom diz bons ou -mauvais. Altrimente manca il senso.

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E questa potenza non fa la sua operazione nel sonno, ma manifestamente. E però si dice, che l’uomo malvagio ’ non è diverso dal buono nella metà della sua vita; che nel tempo che l’uomo dorme, tale è il buono quale è ’1 reo. E questo si è perchè V uomo dormendo si ’ riposa dell’opere per le quali elio è detto buono e reo. Ma questo non è vero generalmente, però che r anime de’ buoni uomini veggiono talora in visione in sonno ^ molte buone cose ed utili, quali non vede l’anima del reo.

L’altra potenza, la quale ha l’ anima, addivegna che non sia razionale, nientemeno si participa con la ragione, però ch’ella dee ubbidire alla virtù razionale. E questa si chiama la virtude concupiscibile. L’ uomo dee sapere ^, che nelr anima sono talora contrari! movimenti, altresì come nel corpo; che quando un membro si move nel paralitico, quello conviene che ’1 mova con 1) Corretto misero, in malvagio, contrapposto a buono, come poco dopo buono è contrapposto a reo. I mss. conservando il concetto, discordano nelle parole II t: mauvais, e felix, ma nel senso della felicità di cui parla il capitolo.

2) Aggiunto dormendo, col ms. Vis. voluto anche dal senso, e col T: en dormir.

13) 11 T: voit sovent en songes. 4) II T. et tu dois savoir.

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tra natura; ma questa contrarietà è manifesta nel corpo, e neir anima è occulto.

La potenza razionale si ò ’ in due modi: r uno è la potenza, la quale è veramente razionale, la quale apprende, discerne e giudica: l’altra potenza è non razionale, cioè la potenza concupiscibile, ed è detta razionale infino a tanto ch’ella sta ubbidiente ^ e sottoposta a quella potenza la quale è veramente razionale, sì come fa il buono figliuolo al suo padre, che riceve il suo castigamento, ne si ribella contro esso \

1) Le stampe, ed il ms. Vis.: la potenza razionale si è delta in due modi. Ommesso della, perchè soverchio, e manca nel t: la raisonable picissance est en II vianieres.

2) Il Volgarizzamento è molto più chiaro del t che dice: concupiscihle, qui n’ est pas raisonable veraiement, mais eie est ohedient eie.

3) Aggiunto: né si ribella contro esso, col t: ne se revele contre lui. Il ms. Vis. concorda colle stampe.

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Capitolo VII. Di due maniere di virtudi.

Due sono le virtudi ’. L’ una si è detta intellettuale, sì come è sapienza, scienza e prudenza ^ L’ altra si chiama morale, sì come è castità, larghezza ed umilità \ Onde * quando noi volemo laudare uno ^ uomo di virtude intellettuale, diciamo: Questi è un savio uomo, intendente e sottile ^ E quando noi volemo laudare un altro uomo di virtù morale, cioè di costumi ’, noi diciamo: Questi è un casto uomo, umile e largo ^

1) Ut: por ce apert il que II manières sont de vertuz.

2) Il t: science et sens.

3) Il t: chastée, el largesce, et autres choses semblables.

4) Il T: ha di più: et ce pv.et chascuns veoir clarement car etc. Il ms. Vis. concorda colle stampe.

5) Mutato ninno, in uno, col ms. Vis. e col t: un home. Ha riscontro con un altro uomo, del periodo che segue.

6) Il t: un sages horn et soutis. Così anche il ms. Vis.

7) Cioè di costuìni, glossa di Bono: manca al ms. Vis.

8) Il t: ’iìis lioììi chaste et Urges. Il ms. Vis. concorda con Bono.

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Capitolo Vili. Come la virtù nasce nell’uomo ’.

Con ciò sia cosa che sieno due virtù, T una intellettuale e l’ altra morale ^ la intellettuale sì si ingenera e cresce per dottrina e per insegnamento ^ e la morale sì s’ ingenera e cresce per buona usanza ^

E questa virtù morale non è in noi per natura, però che la cosa naturale non si può mutare della sua disposizione per contraria usanza. Verbigrazia ^. la natura della pietra si è d’andare in giù: onde non la potrebbe l’ uomo gittare né in un modo, ne in un altro, eh’ ella imprendesse ad andare in su. E la natura del fuoco si è ad andare in suso, onde noi potrebbe tanto l’ uomo

1) Il t: De la vertu de V entendement.

2) Con ciò sia cosa che sieno due virtù, V una intellettuale, e l’altra morale, manca al t: è nel ms. Vis.

3) Il T ha di più: et por ce li convieni expérience et Ione tens. Manca pure al ms. Vis.

4) Il T: par bon tis et honeste.

5) 11 T: raison comment, qui, e poco dopo, anche nel ms. Vis. voltato in un Verhigrazia, che lo illustra a meraviglia.

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tirare in giù, eh’ egli imprendesse ad andare in giti. E universalmente ninna cosa naturale puote naturalmente per uso apprendere a fare ^ lo contrario di sua natura. Onde addivegna che queste virtudi ^ non sieno in noi per natura, la potenza di riceverle si è in noi per natura, ed il compimento si è in noi per usanza. Onde queste virtù non sono al postutto in noi senza natura, ne al postutto secondo natura; ma la radice e l’ acconciamento di ricever queste virtudi, sono in noi per natura, e ’1 compimento e la perfezione di queste cose, sono in noi per usanza. Ogni cosa eh’ è in noi per natura, si è in noi prima per

1) Col T: ne puet par usage aprendre a/aire, ag-giunto: per uso af prendere a fare, aggiunta, se non necessaria, utile alla migliore intelligenza del concetto. La lacuna è anche nel ms. Vis.

2) Il T: cez verLiiz ne soni pas dou tout en nos sanz nature, ne dou toni selene nature. La stampa Carrer, ed il ms. Vis. legge: onde queste virtù non sono al postutto in noi per natura, ma le radici e ’l cominciamento di riceverle è in noi per natura, e il compimento e la percezione di queste cose si è in noi per usanza. Conformata la lezione al t, alla edizione lionese, ai mss. del Sorio, e ad Aristotele, Lib. IL cap. I. « Conchiudendo pertanto così, che le virtù non si fanno in noi per natura, e che elleno non si fanno ancora in noi fuor di natura; ma siamo atti per natura a riceverle; e che poi vi diventiamo perfetti mediante la consueUidine. » Traduzione del Segni.

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potenza, e poi viene ad atto, sì come avviene delli sensi dell’uomo, che prima ha l’ uomo la potenza di vedere e dell’ udire, e poi per quella potenza ode e vede; e non vede né non ode l’ uomo prima ch’egli abbia la potenza del vedere e dell’udire. Dunque vedemo già, che nelle cose naturali * la potenza va dinanzi all’ alto. E nelle cose morali tutt’ il contrario, che l’operazione e l’ atto va dinanzi alla potenza. Verbigrazia: l’uomo si ha la virtii che si chiama giustizia, per aver fatte molte operazioni della giustizia; ed ha l’ uomo la virtù della castità, per avere fatte innanzi molte opere di castità. E così addiviene nelle cose artificiali ’. Che l’uomo ha l’arte di fare le case, per aver fatte prima molte case, che altrimenti non potrebbe r uomo avere quell’arti, se non le avesse molte volte operate dinanzi. E similmente addiviene d’ un sonatore d’ uno strumento ^ per averlo molte volte sonato dinanzi.

E r uomo è buono per fare bene, ed è reo per fare male. Per una medesima cosa s’ingenerano in noi le virtudi, e si corrompono se quella cosa si fa in diversi modi; ed addiviene della virtù come della sanità, che una medesima cosa^

1) Nelle cose naturali, è glossa di Bono, che manca al ms. Vis.

2) Il T: choses de mestier et de art.

3) 11 t: un citoler.

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in diversi modi fatta, fa sanità e corrompela. Verbigrazia ’: la fatica, se ella è temperata, fa sanità neir uomo, e s’ ella è più o meno che non si convegna, sì la corrompe, che per troppo e per poco si corrompe, e per tenere lo mezzo si conserva. Verbigrazia: paura e ardimento corrompono la prodezza dell’uomo, però che l’uomo pauroso fugge per tutte le cose, e l’ardito assalisce ogni cosa, e credesele menare al fine. Né Tuno né l’altro non è prodezza. Ma prodezza si è a tenere lo mezzo tra ardimento e paura, che l’uomo dee fuggire e dee assalire, quivi ove è da fuggire e d’ assalire. E cosi dèi intendere in tutte altre virtudi, come tu hai inteso nella prodezza, che tutte le virtii s’acquistano e si salvano per tenere lo mezzo.

1) Che una medesima cosa in diversi modi /atta, fa sanità e corrompela: Verbigrazia, ripetizione a migliore illustrazione della dottrina, manca al t. Il rimanente capitolo, conforme anche al ms. Vis. conserva, anzi espone più chiaramente il concetto del t, ma non traduce letteralmente.

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Capitolo IX.

Come l’uomo é virtuoso.

Ora e mestieri che noi distinguiamo, e poniamo differenza ’ in tra l’ abito lo quale è con virtude, e l’ abito lo quale è senza virtude, per tristizia, per allegrezza, le quali si fanno nell’operazione loro. Verbigrazia: l’uomo che s’astiene da volontà carnale, e di quella astinenza si tiene allegro, si è detto casto; ma l’uomo che s’astiene dalle volontà carnali, si è detto lussurioso s’ egli n’ è dolente ^ E somigliantemente ^ chi sostie \) E ’poniamo diffetenza, che è anche nel ms. Vis. è glossa di Bono.

2) Le stampe a sproposito tutte concordi: l’uomo che sostiene la volontà carnale e di quella astinenza, si tiene allegro, si è detto casto: e l’uomo che sostiene le volontà carnali, si è detto lussurioso s’ egli n’ è dolente. Secondo questa dottrina sostiene la volontà carnale sì il casto, che il lussurioso: la differenza è, che il primo è lieto, ed il secondo è dolente di sostenerla ! Veramente dice Bono, che il casto è lieto di quella astinenza. Non leggeremo adunque sostiene, ma s’ astiene. L’ amanuense fu tratto in errore da un sostiene del periodo appresso. Anche il ms. Vis. ed il T: li hom qui s’abstient de charnel volonté, et de cele abstinence est liez, certe il est chastes, mais cil qui se abstient, et de cele abstinence est dolens, certe il est lusurietix. La correzione concorda coi mss. del Sorio.

3) Corretto specialmente, in somigliantemente, col t: tout autressi, e coi mss. del Sorio, e Vis.

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ne molto terribili cose, e noD se ne turba, si è detto prode ’ e forte; e l’uomo che sostiene cose pericolose, e turbasene, si è detto pauroso. E ad ogni operazione e ad ogni costume seguita o allegrezza, tristezza ^ Dunque ogni virtù è con diletto, con tristezza. E però li rettori delle città sì onorano le dilettazioni ed allegrezze fatte debitamente, ed affliggono di diversi tormenti le dilettazioni non fatte debitamente.

Capitolo X. Le tre cose che l’uomo desidera.

Le cose che Ï uomo desidera e vuole, sono tre. L’ una si è utile, l’altra dilettevole, la terza buona. Le cose contrarie sono anche tre, cioè non utili, non dilettevoli, e non buone.

Chi usa ragione in queste cose, si è buono; e chi non usa ragione in queste cose, è reo. E

1) Corretto prudente, in prode, coir: prodons et fors, e coi mss. del Sorio, e Vis.

2) Il T varia: mais cil qui, se conturbe est paourous en toutes oevres, et en toutes costumes; et ainsi ensieuent dolor ou lescee.

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specialmente nella dilettazione, però che la è nutrita con noi dalla nostra natività. E per ciò grandissima cosa è, che l’uomo abbia misura e dirittura nelle dilettazioni.

Dunque tutto lo intendimento di questo nostro libro si è avere dilettazione con ragione. E per ciò Eraclito ha detto, che nelle gravi cose dee l’uomo avere arte \

Dunque lo intendimento dell’artefice della scienza civile ’^ si è, che faccia dilettare i suo’ cittadini nelle cose le quali si convegnono, e come, e dove, e quando, e quanto l E chi usa bene queste cose secondo che egli dee, si è buono. E chi fa il contrario, si è reo.

1) Il t: Eraditus dit, così anche l’edizione del 1734, ed i mss. del Serio, e Vis. La stampa legge: e fer tenere rafjione si è detto Due codici del Chabaille, leggono Eraclius.

2) Il T: r orile qui gocerne la cité.

3) Ut: en choses qui se convienent, et lors et où et tant comme il se convient.

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Capitolo XI. Come l’uomo è virtuoso.

A domandare come l’ uomo è giusto, facendo ’ l’opere della giustizia, e com’egli è temperato, lacendo l’ opere della temperanza, si potrebbe r uomo dicere, eh’ è simigliante a queste due virtudi sì come della gramatica. E quell’uomo è detto gramatico, che favella secondo gramatica. Ma in verità non è simigliante dell’ arte e delle virtudi; però ^ che nell’arti acciò che l’ uomo sia boao, non è mestiere se non sapere; ma nelle virtudi non basta lo sapere senza operare, però che il sapere senza l’ operazione vale poco ^ E simigliante a questo si è l’ infermo, lo quale in 1) Corretto secondo in facendo, col t: /aisaw/, e coi mss. del Sorio, e Vis.

2) Le stampe a sproposito: Ma in verità non è somigliante dell’arte delle virtudi. Un senso ci dee essere, ma non ci è. Corretto coi mss. del Sorio, e Vis. col t: Mais à la veritè dire, il n’ est pas des vertus aussi comme des ars, aivz est tout autrement.

3j II T è qui parafrasato, come anclie nel ms. Vis., ma vi manca una capitule sentenza: faire et eslirc Vueire de vertu, et que sa volenti; i soit parmenable.

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tende tutti li comandamenti del medico, e però non ne fa ninno; onde come colali infermi sono dilungi dalla sanità; così sono gli uomini di lungi dalla beatitudine, s’elli sanno ’ la virtude, e non la operano.

Capitolo XII. Come le virtù sono in abito.

NelTanima dell’ uomo sono tre cose ^ abito, potenza, e passione.

Passioni sono queste: allegrezza, desiderio, amore, invidia, amistade ed odio ^.

Le potenze sono dette nature, per le quali noi potemo fare le sopra dette cose \

1) Corretto hanno la virtù, in fanno la virtù, conforme al T, parafrasato: seulernent savoir, sanz V uecre. Questo inciso manca al ms. Vis.

2) Il t; hi ptiissance.

3) Il T ha di più: et toutes choses de quoi ensieut volente et moleste. La lacuna è pure nel ms. Vis.

4) Il T: fooir est la nature par cui nos poons dernorer sous ces choses de passion, ce est que nos poons correcier ou avoir miséricorde.

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L’abito è detto quello per lo quale l’uomo è laudato o * vituperato. Dunque dico, che la virtù non è potenza né passione, anzi è abito; però che per la passione né per la potenza non è l’ uomo laudato né vituperato, ma sì per ^ l’abito permanente e stante nell’anima dell’uomo ^

Capitolo XIII.

Qui dice della virtù, quello che é, e come.

La virtude si trova nelle cose che hanno mezzo e stremitadi, cioè più e meno; e questo mezzo si dice in due modi. Uno secondo natura, e r altro per comparazione * a noi. Ed è detto il mezzo secondo natura, quello che in tutte le cose è una medesima cosa. Verbigrazia: se dieci è

1) Corretto e in o col contesto, col ms. Vis. e col t; prisiez ou blasmez.

2) Mutato anzi, in ma col t: mais por l’ ahit est il prisiez se il est fermes et permanans en son corage.

3) Il T segue: et nos avons jà enseignic la vote qui à ce nos amaine; car qui bien set la nature de vertu, il a bien la voie par aler. Il ms. Vis, concorda colle stampe.

4) Ag’g’iunto a noi, col t: par comparison de nos. Bono lo mette poco dopo, traducendo l’ identico motto. Così anche i mss. del Sorio, e Vis.

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troppo e lo due ’ è poco, lo sei è ad essere mezzo, per ciò che ’I sei è tanto più che ’1 due, quanto è meno del dieci.

Lo mezzo per comparazione a noi, è quello che non è ne troppo ne pico. Verbigrazia: se pigliare una piccola quantità di nutrimento è poco, e pigliare una grande quantità è troppo, non si dee l’uomo ponere nella metade. Verbigrazia: se mangiare due pani è poco, e mangiare dieci è troppo, chi ne mangiasse sei, non tiene però il mezzo in comparazione di se, ma tiene il mezzo per se. Il mezzo secondo noi si è mangiare tanto, che non sia ne troppo ne poco ^ Ed ogni artefice nella sua arte sì si sforza di tenere il mezzo, e lasciare gli stremi.

E la virtù morale è in quelle operazioni, nelle quali il troppo e ’1 poco è da vituperare,

1) Corretto sei in due, e due in sei, col t, e coli’ elementare aritmetica: così legg-ono l’edizione del 1735, ed i mss. del Sorio, e Vis.

2) Manca alla stinipa del Carrer questo esempio: car se mangier II pains est pò, et mangier X pains est trop, il ne doit mie por ce mangier VI pains; car il ne penroit pas le mileu en comparison de soi, ainz penroit le mileti par soi, car mileu selonc nos est mangier qui ne soit pò ne trop. Empiuta la lacuna, e conformata tutta la lezione al t secondo l’ altre stampe, e mss. Vis. e del Sorio. Lo stesso esempio è uell’ Etica di Aristotele, tradotta dal Segni.

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e ’1 mezzo è da laudare. Dunque la virtude è abito volontario, che sta nel mezzo quanto a ’ noi con determinata ragione.

Capitolo XIV.

Ancora di ciò medesimo.

Lo bene si fa solamente in uno modo; e ’1 male si fa in molti modi; e però grave cosa e faticosa è ad essere buono, e leggier cosa e agevole è ad essere reo: e per ciò son gli uomini più rei che buoni. Sono cose nelle quali non si può trovare mezzo, per ciò che sono tutte ree, sì come è in fare furto, omicidio, o adulterio. E son cose che sono puramente mezzo "^ e non vi si trova estremo, sì come nelle virtudi. Verbigrazia, temperanza e fortitudine non hanno estremitade, però che ’1 mezzo non ha estremitade in fra se. La fortezza è mezzo tra la paura e l’ardimento; e la

1) Aggiunto per amor di chiarezza, col t: qui est selonc nos, quanto a noi, col ms. Vis.

2) Aggiunto: sono puramente mezzo, secondo il t: autres choses sont mileu tout purement en quoi n’ est nule estremiti. Cosi anche i manoscritti del Sorio, e Vis.

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castità ’ è mezzo tra ’1 seguire l’ uomo le sue volontadi, e al tutto lasciarle. Larghezza è mezzo tra avarizia e prodigalitade, però che ’1 prodigo viene meno in ricevere e soperchia in dare, e l’avaro fa tutto il contrario. Ma l’ uomo eh’ è largo, tiene il mezz’^ in tra questi duo estremi. La liberalità e r avarizia e la prodigalità sono nelle cose piccole e nelle cose mezzane, ma nelle grandi cose sì si chiama lo mezzo magnificenza. La suprabbondanza non ha nome in latino, ma in greco si dice pleonasmon ^, e ’1 poco si chiama pjrvificenza. ^

Mezzo nella volontade e nell’ onore si è equanimitade, cioè eguaglianza. Equanime si è quegli che non vuole troppo, anzi tiene lo mezzo. Magnanimo si è quegli che vuole lo troppo, e quello che non vuole è detto pusillanime. L’uomo che s’ adira delle cose che si conviene e quando e quanto e come, è mansueto. E quel che s’adira

1) II T: atemprance.

2) Questo periodo manca al t. II ras. Vis. qui è confuso. Il ms. Zanotti ed i Marciani leggono apochilia, che viene da ocrroxeco, latino effundo. Il nome di Aristotele è ex-Kit ço%ci\ toc. Nota del Sorio.

3) Corretto parvenza in;)aro//?(;ej/;fl, coli’ edizione 1734, e colla lionese. Cosi anche il ms. Vis. Bono poi dice sempre parvi/Ica. Il Sorio propone di emendare la Crusca alla voce parvenza per pochezza, che recita questo esempio.

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di quel che non de’. e ’ troppo. si è detto iracondo: e quello che s’adira meno che non dee, è detto inirascibile ^

La verità si è mezzo in tra due estremitadi, ciò è lo soperchio e ’1 poco. Quegli che tiene mezzo fra queste due cose si è detto verace, e quegli che soprabbonda è detto vantatore, e quegli che viene meno si è detto umile. Quello che tien il mezzo nelle cose di sollazzo e giuoco, è detto in greco eutropelos \ e quegli che soperchia in ciò è detto giullare \ e quegli che viene meno si è detto campaino \ L’uomo che tien lo mezzo in sapere vivere con le genti si è detto amico e civile \ e l’uomo che soperchia in ciò, s’egli lo fa senza utilitade, sì si chiama piacevole \ e s’egli

1) Corretto col buon senso: di quel che non dee troppo, in di quel che non de’, e troppo.

2) Il t: 7ion courrecous, colle varianti ccrrocable, courroussable, courechables.

3) Il T: eutrapelos, eolle varianti, otrepelos, colle varianti outrepellos eutropoles, eutrepelos. Nota il Carrer: L’ edizione fiorentina ha 5r«/KTr)ç: meglio -KcxiSià. Corretto coi mss. del Sorio. Le stampe, metrocalos.

4; Il T: est ju.’jleor et ménestrel.

5) Il t: est forestiers et champestres. I mss. del Sono leggono campaio. Così anche il ms. Vis. 6, Il t: amis et hom. plaisans. 7) lì T: discourtois, colla variante mescourtois.

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lo fa per utile, si ò detto lusinghiero ’, e quegli che vien meno in ciò sì si chiama uomo di discordia ^

Vergogna è passione d’ anima, e non è virtude; e quegli che tiene lo mezzo della vergogna è detto vergognoso; e quegli che si vergogna più che non dee, si è detto in greco recopies % e quegli che si vergogna meno che non dee, è detto isvergognoso ■*.

1) Il T: losengiers.

2) Il T: hom, sani escole, che non è ben tradotto. Diremo con frase dell’uso: noriio che non sa il vivere del mondo.

3) Il t: cacop/iia, colle varianti tacophìja, recopies, recoures. Nota il Carrer: La fiorentina (xiatìfjiùìv.

4) Il T: est apelez sanz vergoigne et sanz front. Il t segue: En tontes les passions a mi et estremitez: car comme il avient à aticuii nostre veisin bien ou mal, cil garde le mi qui liez est dou bien qui avient as bons, et qui n’ est pas dolans dou mal qui avient as mauvais; mais li envieus se duelent de touz biens, à cui que il avieignent. La lacuna è pure nel ms. Vis.

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Capitolo XV.

Qui insegna il maestro ’ a eognoscere le virtudi.

Tre sono le disposizioni nell’operazioni dell’uomo ^, cioè pili, meno, e mezzo l E tutte queste tre cose son contrarie in fra se. Che ’1 poco è contrario al troppo, e lo mezzo si è contrario ad ambedui, cioè al poco e al troppo. Onde se tu vuoli fare comparazione tra lo mezzo e lo poco, lo mezzo sì può dicere troppo; e se vuoli fare comparazione intra ’1 mezzo e lo troppo, lo mezzo puoi dicere poco \ Onde se tu vuoli fare comparazione tra la prodezza e la paura, la prodezza sarà detta ardimento; e se tu vuoi comparare tra

1) Il maestro manca al t.

2) Il t: trois ordres sont es oetres, et es passions.

3) Il T ha di più: IJ mauvais, et I Ion. La lacuna è pure nel ms. Vis.

4) Le stampe leg-g-ono: Oìide se tu vuoli fare comparazione tra lo mezzo e 7 troppo, lo mezzo sì puoi dicere troppo; e se vuoli fare comparazione intra il mezzo e ’l poco, lo mezzo pitoi dicere poco. Il t: se tu fais comparison entre le mi et le pò, certes li mi entre eulx est le trop; et se tu fais comparison entre le mi et le trop, certes li mi entre eulz est le pò. Cosi anche i mss. del Sorio. e Vis. Perciò corretta.

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prodezza ed ardimento, certo la prodezza sarà detta paura. Ma sappi che maggiore contrarietade ha dall’ uno estremo all’altro, che non ha dal mezzo agli estremi. Alcuni estremi sono più presso al mezzo che gli altri ’. Verbigrazia: l’ardimento è più presso aUa prodezza che non è la paura; e la prodigali tade si è più presso alla larghezza che l’avarizia: la insensibilità ^ della volontà carnale, si è più presso alla castità, che non è alla lussuria.

E questo si è per due ragioni; l’una ragione si è secondo la natura della cosa, l’altra si è dalla nostra parte. Per natura, e questo si è la ragione, perchè la paura è più contraria alla fortezza, che non è l’ardimento. Dalla parte nostra, però che l’estremitade alla quale noi siamo più acconci a cadere per natura si è più di lungi dal mezzo, e però cadiamo noi più naturalmente alli desiderii carnali,

1) La stampa errava: magporc contrarietade ha dall’imo estremo all’altro, che non ha dal mezzo agli estremi, che sono più presso al mezzo che gli altri. Ut: il a greignor contraire entre les II estremitez, que entre le mi et les estremites. Aiicunes estremitez sont plus prochaines al mi que autres: car etc. Così anche il ms. Vis. Perciò corretto.

2) Corretto sensibilità, che è pure nel ms. Vis. in insensibilità, col buon senso, coi rass. del Sorio, e col t: non suirre nule charnel volente.

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bisogna che lussuria sia più contro castità, cho non al contrario ’.

Dunque conciossiacosa che la virtù sia in pigliare lo mezzo, ed a pigliare lo mezzo sieno bisogno tante ^ considerazioni, grave cosa è all’uomo a diventare virtuoso. E pigliare lo mezzo in ciascuna arte non appartiene a ciascuno uomo, se non se solamente a colui ch’è savio e sporto in quell’arte. Verbigrazia: ogni uomo non sa trovare lo punto del mezzo del cerchio, se non solameate colui eh’ è savio in giometria. E così in ciascuna operazione; che saper fare la cosa e volerla fare si è lieve, ma farla con debito modo, e debite circonstanze ^, non s’appartiene se non al savio di quell’ arte. Ed ogni operazione che tiene lo mezzo, è bella e degna di merito, E per questa cagione dovemo noi inchinare l’anime nostre al contrario nostro desiderio, infin a tanto che vegnamo al mezzo, tutto che sia

1) Le stampe ed il ms. Vis. leg-g-ono; e perù cadiamo noi più acconciamente alti desiderii carnali che noi non facciamo al contrario. Riformata la lezione col t: et force que nos somes phs atomo naturalment à ensuirre la volonté de la char; convient il que convoitise soit phs contre chasteé, que à son contraire.

2) Il T: maint et ijrant considération.

3) Il T: mas a faire la en tel maniere comme il doit.

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grave cosa ad appressarsi a cosa diritta ’. Dunque in tutte cose è da lodare lo mezzo ’. e da biasimare l’estremità.

Capitolo XVI. Come l’uomo fa bene e male.

Sono operazioni le quali 1" uomo ia senza la sua volontà, cioè per forza, o per ignoranza, sì come ’1 vento levasse un uomo e portasselo in un altro paese.

E sono altre operazioni le quali l’ uomo fa per sua volontà, e per suo arbitrio, sì come Tuomo che fa una operazione di virtude, o di vizio per sua propria volontà.

E sono altre operazioni, le quali son parte per sua volontà, e parte non secondo sua volontà, sì come r uomo eh’ è in mare in tempo di tempesta, e gitta fuori suo arnese, per campare la persona. E sì come addiviene delli comanda 1) Il T lia di più: de cui li plusor forvoient.

2) II T conclude: à quoi nos devons entendre une hore faisant plus et une autre mains, jusqu’ à tant que nos veignons à la certainelè de lui. Il ms. Vis. )rx questa lacuna come le stampe.

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mentì delli signori ’, ohe comandano alli loro sudditi che uccidano il padre o la madre. E queste cotali operazioni sono composte di operazione volontaria, e d’ operazione non volontaria; ma più presso è all’ operazione volontaria, che non è alla forza. Onde se lo re ti comanda che tu debbi uccidere il padre e la madre sotto pena della vita, o lo tuo figliuolo, dicoti, se tu gli uccidi, tu ’l fai per tua volontà, avvegna che tu il facci per comandamento altrui. E però cotali operazioni si hanno lode e vituperio. Però si dee l’uomo lasciar dare ^ innanzi alla morte, che fare così sozze cose, come uccidere padre o figliuolo, o simiglianti cose fare ^

Povertà di senno e di discrezione * si ò cagione del male, che ogni uomo eh’ è rio si ha poco senno, perchè non cognosce quello che ’1 dee fuggire, ne quello che ’1 dee fare. E per questo modo si multiplicano gli uomini rei. Questo

1) Delli sl(jnon, il t parla di tiranni: il repubblicano così traduce per odio delle signorie, dalle quali era stata travagliata la nazione, e ne era ancora acerba la memoria.

2) Aggiunto lasciar, coi mss. del Sorio, e Vis. e col T: laissier hier.

3) Fino a qui il t nel Volgarizzamento è compendiato più che tradotto. 11 ms. Vi.s. è conforme alle stampe.

4) Aggiunto di coli’ edizioni lionese e fiorentina.

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cognoscere dovete intendere clic non vede nella mente la ria fama ov’ egli viene, ne il pericolo ov’egli corre ’. Pensa l’ uomo dello ebbro e dell’ irato quando egli fa alcun rio fatto, eh’ egli lo faccia per ignoranza e per non sapere; ed avvegna eh’ elli siano ignoranti nelli loro fatti, tuttavia la cagione della malizia ^ non è di fuori da loro, però che la scienza dell’uomo non si può partire da loro. Dunque la cagione di queste male concupiscenze non e se non nel malfattore, che segue la sua volontade, eh’ egli è impossibile, che r uomo faccia le bone operazioni per volontà, e le ree senza volontade. Similmente la volontade è pili comune e piii generale che non è la elezione, però che l’operazione della volontade si è comune agli animali ed ai garzoni, ma la elezione non appartiene se non a colui che si astiene da ira e da concupiscenza ^. Talora vuole l’ uomo

1) Questo cognoscerc dovete intendere che non tede nella mente la ria farnoj ov’ egli tiene, né ti pericolo ov’ egli corre. Manca nel t, nelle edizioni lionese e fiorentina, e nei mss. bergamasco, e Vis.

2) Corretto malattia in riializia, coi mss. del Sorio, e col T: l’ achoison dou mal.

3) Aggiunto: da ira e, col t: qvÀ se garde d’ire et de coìicupisceuce. Cosi anche i mss. del Sorio, e Vis.

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cosa eh’ è impossibile ’; ma non la elegge perchè ella è impossibile.

Anche la volontade e fine, e la elezione si è antecedente al fine, perchè noi desideriamo sanità e felicità, ma prima facciamo elezione delle cose che ed esse ci conducono.

Anche l’opinione non è elezione, perciocché ’ la opinione va dinanzi, e di dietro la elezione. Ed è detto l’ uomo buono e reo per la sua elezione ^; ma per la sua opinione non è detto né buono né reo.

1) Corretto possibile, in impossibile, col buon senso, col ms. Vis. e col T: et tei foiz desirre l’ om chose qv.i n’ est pas possible, mais il ne cslit pas chose non possible. Così anche i mss. del Sorio.

2) Agg-iunto: perchè noi desideriamo sanità e felicità, ma prima facciamo elezione delle cose che ad esse ci conducono. Anche l’opinione non è elezione. Era una sconcia lacuna anche nel ms. Vis. e fu empita col t: encore la volonlez est fins, mais élection est devant la fu; car nos d-esirrons sanie et felicitè, mais primes estions les choses qui a ce nos arnainent. Encore li opinions ?i’ est pas élections, car opinion va devant la élection, et ta après aussi.

3) Agg-iunto sua prima di elezione, e poi prima di opinione, perchè necessario alla chiarezza del concetto, ed è nel t: et li horn est apelezbonsou mauvais, selonc ses élections, et non mie selonc s’opinion. Il ms. Vis. concorda colle stampe.

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Anche ropiniono «’. ili verità ’ o di falsità; ma )a elezione ò di scegliere bene ^ o male. Anclie l’opinione è di quelle cose che l’ uomo non sa per fermo; ma la elezione e di quelle che l’uomo sa per fermo. Anche non è da eleggere ogni cosa ^, se non quelle di che l’ uomo ha avuto consiglio dinanzi.

Anche non dee l’ uomo fare consiglio di ogni cosa, se non di quella della quale fa consiglio lo savio uomo, e l’ uomo discreto. Ma di quelle cose delle quali si consigliano li matti e li semplici "*, non è da fare consiglio. Ma quelle cose^ le quali sono gravi e possonsi fare per noi, ed hanno dubbioso uscimento, cioè dubbioso fine % sono cose delle quali si dee fare consiglio, sì come è di dare una medicina ad uno infermo,. od altre simili cose.

E delle cose le quali non si appartengono a noi, non è da fare consiglio, siccome nella terra di Gedemonia nullo si consiclia in che modo ab 1) Corretto e in o, col senso, col ms. Vis. e col t: opiìiion est ou (le zcrilò ou de fausseté.

2) Aggiunto sceyliere col t: élections est eslire le bien ou le mal. Il ms. Vis. concorda colle stampe.

3) Il T: ne doit hora eslire toutes les choses qui il desirre.

4) Il T: enfanz, et simples gens.

5) Cioè dubbioso Jine, glossa di Bono. Il ms. Vis. ommette: hanno dubbioso uscimento.

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biano buona conversazione ’. Anche non dee r uomo consigliare delle cose che sono necessarie. perpetue. Non doverao consigliare se ’1 sole si leva la mattina, o se "1 piove, o se non. Anche non doverao consigliare delle cose che addivegnono per avventura, sì come trovare avere o tesoro ^ Anche non dee l’ uomo consigliare del fine, anzi di quelle cose che vanno innanzi la fine. Lo medico non si consiglia della vita dell’infermo. ma consigliasi come ’1 potesse guarire: ne il retorico non si consiglia di persuasione: e colui che fa la legge non si consiglia della beatitudine; anzi si consiglia ciascuno di questi delle cose per le quali possono venire a quel fine che fa mestieri alle loro arti, o per loro, o per loro amici; perciocché le cose, le quali V uomo fa per gli suoi amici, sì le fa per se ^.

La volontà si è la fine, secondo eh’ è detto di sopra. Onde pare ad alquanti uomini che sia

1) Il T varia: car nus ne doit conseillier comment les yens puissent habiter en terre de Godirnone. Qiie.sta terra incognita ha le varianti, Godornoine, Godimoine, Godimene, (xedemonia, Gomorre, Gorroriim.e. 11 m.s. Zanetti legge Genova (!). Questo inciso manca al ms. Vis.

2) Il Sorio corregge coi suoi rass. trovare o avere tesoro, in trovare avere o tesoro: Così anche il ms. Vis

3) Il T aggiunge: en ceste maniere use il toutes cìiosei qm le mainent à cele fin. et d^guerpist les avAres,

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’1 Ijuono ’ quello eh’ egli vuole. Ed altri sono a cui pare, che quello che vuole comunemente la gente, sia quello che a lei paia essere buono ^ Ma secondo la veritade non è così. Che bene è quello che pare al buono uomo, che giudica le cose com’ elle sono, e giudica come l’ uomo sano di sapori, che giudica lo dolce per lo dolce, e 1" amaro per V amaro. Ma V uomo eh’ ò infermo fa tutt’ il contrario, che a lui pare Tamaro dolce, e ’1 dolce amaro. E così all’uomo reo, gli pare l’operazione buona rea, e la rea buona: e quello addiviene perchè all’uomo reo gli pare ciò che gli diletta, buono, e quello che non gli diletta, reo. Onde molti uomini sono infermi di questa infermità perversa ^ per ciò che l’operazioni del bene e del male sono in suo arbitrio. Onde se fare lo bene è in noi, fare lo male è anche in noi. Ed addiviene talora dell’ operazioni dell’ uomo, sì come de’ figliuoli, che posto che ’1 figliuolo sia reo, sì pare al padre, buono.

E come fare lo bene e ’1 male sia in noi, egli si mostra per coloro che fecero le leggi, che

1) Ag;g"iunto per maggiore chiarezza a hnono, V articolo col ms. Vis. e col t: // biens.

2) Aggiunto quello che a lei paia essere, col t, col ms. Vis. e col buon senso: ccles (choses) qui semblent estrc bones.

3) Perversa, manca al t. È nel ms. Vis.

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affliggono di molte pene coloro che fanno il male, ed onorano coloro che fanno il bene. Le leggi sì confortano gli uomini di fare lo bone, e costringonli ’ di non fare lo male. E niuno uomo conforta altrui delle cose che non sono in sua podestade. L’ uno uomo non conforta l’ altro che non ^ dea dolere di quelle cose di che dee avere dolore. Ne noi conforta che noi si scaldi del fuoco, se egli vi sta appresso, e che non abbia sete e fame. Coloro che fecero la legge, sì puniscono gli uomini della ignoranza della quale elli son colpevoli. E debbo l’ uomo sapere, eh’ egli è doppia ignoranza. L’ una si è quella della quale l’ uomo non ha cagione, sì come è la ignoranza del pazzo, ■e di quella non dee l’uomo essere punito. Un’altra ignoranza si è ^ della quale l’ uomo ha cagione, sì come è l’ ignoranza dell" uomo ebbro, e di quella dee l’uomo essere punito. Che ogni uomo che passa i comandamenti della ragione e della legge secondo volontà *, sì dee essere punito. E

1) Il t: la lois nos enorte de bien faire^ tt de nos garder de males oevres.

2) Ag-giunto non, col contesto, e col t: qv,’ il n’ eust dolor.

3) Aggiunto: si è, il quale ha riscontro col si è pa~ ralello nel periodo precedente, ed è nel t: ce eU de l’ivre.

4) Della ragione, e poi secondo volontà, manca al t. K nel nis. Vis.

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ciascuno uomo il quale è giusto o reo \ si è cotale però che egli vuole essere. Ma quando l’uomo è fatto ingiusto o reo, non diventa per ciò giusto perdi’ egli voglia essere, sì come addiviene dell’ uomo che soleva essere sano e diventa infermo, che non diventa sano perchè egli n’abbia volontade. da ch’egli non vuole credere al medico, né usare le cose le quali lo conservano in sanitade. E simigliante si è a colui che getta la pietra, che innanzi eh’ egli l’ abbia gittata, sì è in suo potere di gittarla o no; ma quando egli l’ ha gittata, non è in suo potere di ritenerla, ne in sua volontà. E così addiviene dell’ uomo il quale diventa reo. Dal cominciamento è io suo arbitrio d’essere buono o reo, ma da che egli è reo, non è in suo arbitrio di diventare buono ". Non solamente sono malattie nell’ uomo per volontade; ma ♦ìziandio elle sono nel corpo, sì come è essere l’uomo cieco e zoppo. E queste malattie possono essere in due modi. L’ uno per natura, sì come

1) Mutato e in o, voluto dal senso, e dal t.

2) La stampa prevarica: il quale dicenla reo al cominciamento che fu in suo arbitrio di diventare biiono. Empiuta la lacuna, e corretta l’interpunzione col t: tout autressi est ■il de l’onte. Car au coramencement est il en sa volonté d’estre bons au maiivais; mais des qu’il est mauvais devenuz, il n’ est pas en sa volonté de retorner en sa honte et estre bons. Così anche i mss. del Sorio. e Vis. e l’Etica di Aristotile.

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colui che nasce cieco o zoppo. L’ altro se colui che ha quel male, o altro, lo ha per sua colpa, come quegli che accieca per troppo bere, o per furto, o per altre malfatte cose. Di cotali genti non elee l’uomo avere misericordia, s’ elli non si pentono, e castigansi ’.

Adunque, se ciascuno è cagione del suo abito e della sua immaginazione, in alcun modo egli è bisogno eh’ abbia senza il suo esercizio alcuno naturale principio, per lo quale egli è disposto a conoscimento di male e di bene, e a volere il bene e fuggire il male: perocché è ottima cosa, la quale non è possibile d’avere ne per consuetudine, ne per dottrina, ma è nell’ uomo per natura, e questo si è buona e perfetta natura dell’ uomo ^

1) S’ elli non si pentono, e castigansi, è giunta di messer Bono, che gli fa molto onore. Manca al ms. Vis. Il paganesimo non aveva innanzi alla mente, che la vendetta dell’offeso, e della società: il cristianesimo sugg-erì l’emendazione del colpevole, la vendetta eh’ egli con ciò opera in sé stesso del cittadino e della società che offese, ed il possibile ed utile risanamento piuttosto che la dolorosa amputazione del membro guasto di essa. Brunetto è freddamente erudito sui testi latini: Bono è quasi senza addarsene educato a sentimenti più miti dal catechismo cristiano.

2) La stampa legge imperfettamente: Dunque ciascun nomo è cagione della sua immaginazione e del suo alilo, fero che l’uomo ha naturale intendimento di conoscere bene o male.

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Dunque le virtù e’ vizii sono secondo la volontà dell’ uomo.

E nota che l’ operazione e l’ abito non sono secondo la volontà dell’uomo in uno modo, ma in diversi. Però che l’ operazione del cominciamento suo infino alla fine sua, e nell’ arbitrio e nella vohìutà dell’uomo; ma l’abito non h nell’arbitrio, nò nella volontà dell’ uomo, se non al suo comincianiento.

Dunque deve volere fare lo bene, e fnfjgire lo male. Ed è olf,ima cosa, e non impossibile, a pigliare consuetudine e dottrina di fare bene. E chi la pi’/lia al cominciamenlo e perseverala, quel cotale uomo ha buofia e perfetta, e chi pif/lia il contrario, si ha mala natura. Ma perchè egli l’abbia ria, sì la può Vuomo fare buona se eqli vuole, che è in lui di pigliare qualunque vuole. Il t: Donqucs se chascuns hom est achoison de son habit et de sa ymagination, il convien que sanz son esprovement il ait aiicuti naturel commencement conoissable entre bien et mal, qui li face voloir li bien et eschuer le mal, car c-de est sovent bone chose que on ne puet mie avoir par usage ne par enseignement, mais est en l’ame par nature, et est bone et complie par nature. Por ce est il donc procô que vertus ne sont pas volente ne contre volente, plus ou mains que les vices. Preferita, perchè conforme al t, la lezione delle edizioni lionese e fiorentina, del nis. Zanetti, e dei Marciani, e Visiani.

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Capitolo XVII.

Della fortezza.

Diciamo oggimai di ciascuno abito, e cominciamo alla fortezza. Dico che fortezza si è, secondamente eh’ è detto di sopra, mezzo tra la paura e l’ardimento. Però che sono tali cose, che l’uomo dee temere ragionevolmente, sì come sono vizii, ed ogni cosa che pone l’ uomo in mala nominanza: e quegli che non ha paura di queste cose, si è svergognato e degno di vitupero: e chi ha paura di queste cose, si è da laudare.

Egli sono uomini li quali sono arditi in battaglia, e son di quelli che sono liberali in ispendere pecunia; ma l’ uomo forte, non teme ’ né più ne meno che faccia bisogno, ed è apparecchiato di tutte quelle cose che fa bisogno sostenere ^ Ma r uomo eh’ è ardito sì soperchia in queste

1) Corretto tiene, in teme, col senso, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: ne doute.

2) Il T: il est appareilliez de soffrir ce que raestiers est, et tant comr/ie il convient. Corretto ÓÀ sostenere, in sostenere, eoi mss. del Sorio.

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cose, e ’1 pauroso viene meno ’. Le cose, che sono da temere, non sono d’ una maniera ’, anzi sono in molte guise. Che le sono molte cose, che son da temere ad ogni uomo che abbia sano intendimento, però che colui che non teme il tuono o l’onde del mare, si è matto ^ E sono altre cose, le quali non teme ogni uomo; e queste cose sono secondo e più e meno, cioè secondamente che r una cosa è più da temere che l’altra.

E sì come dico delle cose paurose, così intendete delle cose dell’ardimento ^ però che sono uomini che si mostrano arditi anzi che vegnano alli fatti, e fanno grande vista, e quando vegnono alli fatti, sì si portano vilmente; ma l’uomo prode e forte fa tutto il contrario, che prima ch’egli vegna alli fatti si sta cheto, e da che egli è a’ fatti si sta prode e forte ’".

1) Il T ha di più: et est m’.iiicais et ckeitis. La lacuna ò anche nel ms. Vis.

2) Corretto materia, eli’ è pure nelms. Vis. in maniera, col contesto, e col t: ne sont pas d’ une maniere. Così legge l’edizione fiorentina citata dal Carrer, ed il ms. marciano A.

3) Però che cohù che non teme il tuono o le onde del mare si è matto, manca al t. È nel ms. Vis.

4) Aggiunto delle cose, cogli altri testi e mss. del Sorio, e Vis.

5) Il T dopo: sano intendimento, ha queste sole parole: et sont autres choses (pie chascuns redov,te, si comme est uiors, dolor, et pouretè; car ce est de la propre nature de

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Fortezza è detta in cinque modi.

Lo primo modo si è fortezza civile, però che gli uomini della città sofFerano molti pericoli ’, per avere onore, e per non essere vituperati dalli loro cittadini.

Lo secondo modo si è per senno, e per iscaltrimento che V uomo ha in quello ufficio ch’egli si adopera, sì come noi vedemo degli uomini che sono bene ammaestrati delle battaglie, che fanno opere di gran prodezza, confidandosi della loro scienza, avvegna che non sieno forti, secondo la veritade; però che quando veggono i pericoli nella battaglia, sì si fuggono, avendo maggiore paura della morte che della vergogna Ma l’uomo eh’ e forte secondo la verità, debbe fare tutto il contrario, che quando viene alla battaglia si sta forte, e teme piti la vergogna che la morte.

Lo terzo modo si è per furore, sì come noi vedemo nelle fiere, che sono forti e ardite per lo gran furore eh’ è in loro. Questa non è vera fortezza, però che chi si mette ad un gran pericolo per ira o per furore, non è detto forte; ma quegli che si mette a grandi pericoli per dritto intendimento, quegli è forte.

paor; mais qui doute ce qui ne fait pas moleste, ce est cuers de feme. Il ms. Vis. concorda con Bono.

1) Il t: U home des citez aient force par le commandement de la loi.

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Lo quarto modo ò per forte movimento di concupiscenza, sì come noi potemo vedere negli animali bruti ’ nel tempo della lussuria ^ e così vi si lasciano cadere molti uomini leggiermente; e quegli che allora si tiene bene, quegli è forte. Onde molti uomini fanno grandi ardimenti ^ per lussuria.

Lo quinto modo sì e per sicurtà che l’ uomo ha spesse volte per avere vinto, sì come addiviene a colui che combatte con quello che egli è usato di vincere; ma quando combatte con un altro sì perde il suo ardimento ^ E questi cinque modi non sono di vera fortezza.

La fortezza si è più degna cosa, che non è la castità; però che più lieve cosa e ad astenersi dalle concupiscenze carnali, che non è sostenere le cose triste ^

1) II T; les òestes.

2) Da queste parole alla fine del periodo, il t ha solo: et maint home font grani ardement qui aiment par amors. Il ms. Vis. concorda con Bono.

3) Corretto ordinamenti, in ardimenti, coi niss. del Sorio, e Vis. e col t: grani ardement.

4) E questi cinque modi non sono di vera fortezza, manca al T, elle ha invece: 7nais cil qui bien evre es choses périlleuses est veraiementfors, jà soit que les circonstances défonce soient contrestables.

5) Corretto dalle cose triste, in sostenere le cose triste, col senso, e col t: plus legiere chose est de abstenir soi de rJiarnel délit, que sostenir les doloreuses choses.

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Capitolo XVIII.

Della eastitade.

Castità si è mezzo intra seguire le dilettazioni corporali tutte, e non seguirne nulla \ Però che dilettarsi l’ uomo delle cose che si convegnono, e dove, e quando, e quanto, non vi bisogna quivi castità; però che vedere l’ uomo di belle cose, ed udire di belle novelle, ed odorare di belli fiori, come, quanto e quando si conviene, non vi bisogna quivi eastitade ^ Che castità non t’ è mestiero se non in due sensi del corpo, cioè nel gusto e nel tatto, ne’ quali noi comunichiamo con gli animali bruti ^ fortemente, sì come dilettarsi nelle cose che si mangiano e che si beone, e nelle cose che si toccano. E specialmente nel

1) non scguirm ìiidla, manca al t Chabaille che nota come interpolazione di un codice: et le refus, e dice: chaslce est ini entre le délit don cors, et si n’est pas entre tous. La lezione del Volgarizzamento è del tutto conforme alla dottrina prima insegnata. Questo inciso manca pure al ms. Vis.

2) Il T ha inoltre: et ces III deli: n’ont pas bestes. Questa lacuna è pure del ms. Vis.

3) Il T ed il ms. Vis.: les fiestes,

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tatto è grande dilettazione. E però ò bestiai cosa seguir troppo la dilettazione del tatto. Che nel gusto non si dilotta tanto T uomo quanto nel tatto; che solamente la dilettazione del gusto è quando r uomo esamina li sapori.

Sono dilettazioni naturali, nelle quali l’uomo puote aver mezzo, sì come di non mangiare e non bere troppo, e questo mezzo si può dire castitade; che ’ la non castità si è eccesso nelle * dilettazioni corporali, e non nelle cose triste, però che nelle cose triste sì s’ intende lo suo mezzo la fortezza. Tal fiata è l’ uomo non temperato "^ e non casto, quando si duole più che non dee, quando egli non puote aver la cosa eh’ egli desidera ^ A

1) Dalle parole: sono diUllazionl naturali, ^no a: si può dire castitade, il t varia con queste: raais en ce que t/oster est autressi comme un louchisr, cu por lui norrir, sofist li deliz. Mais il en sont plicsor qui raemplissent lor venire comme hestes. Et sont aucun délit qui ne soni de nature, en qxioi l’ om fuet bien pechier. Il ms. Vis. varia qui e appresso.

2) Aggiunto eccesso, coimss. del Sorio, e col t: Irespassemens de délit corporel.

3) Non temperato, manca al t.

4) Le stampe errano: lai fiata è V uomo non temperato e non casto, quando si diletta più che non dee, e quando egli puole avere la cosa eh’ egli desidera. Il t: et aucune foiz est li honi neant chastes porce que il se dolisi trop quant il ne puet avoir ce que il desirre. Corretto perciò diletta, in duole, cancellato e prima di quatido, ed aggiunto non prima di

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gran pena si trova uomo cho si diletti mono che non dee nelle dilettazioni carnali, ed a questo cotale non è posto nome \ Dunque quegli è casto, che tiene lo mezzo nelle dilettazioni, cioè che non si diletta troppo d’averle, e non si contrista troppo di non averle; ma diletta visi temperatamente, secondo che basta alla buona vita dell’ uomo.

Conviensi che l’uomo contrasti alli desiderii delle dilettazioni, però che se l’ uomo si lascia vincere, la ragione rimane di sotto al desiderio dell’uomo ■, e per tutto ciò si rimane lo desiderio dell’ uomo affamato. Però conviene che l’uomo abbia maestro infino da garzone, secondo il cui comandamento egli viva, ed altrimenti rimarrà con lui lo desiderio, infìno che sarà granale ’’, E però ci conviene ben studiare, acciò che la ragione rimagna di sopra al desiderio, ovvero alla concupiscenza \

piiote. Così la lezione concorda col x, e colla ragione. Concorda altresì colle edizioni lionese e fiorentina, e coi mss. del Sorio.

1) Bd a questo cotale non è posto nome, manca al t. È nel ms. Vis.

2) Il T aggiunge: et toutes foiz li desiriers a sa fin. Aggiunto coi mss. del Sorio, e Vis. E per lutto ciò si rimane lo desiderio dell’ uomo o.ffaraato.

3) Il t: p^s qu’ a sont grani aaye.

4) Il T aggiunge; en tel maniere que l’ un et l’ autre desirrenl de bie/i faire. La lacuna è pure nel ms. Vis.

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Capitolo XIX.

Della larghezza.

Larghezza ò mezzo in dare e in ricevere pecunia ’. Dunque colui è liberale, che usa la pecunia convenevolmente, cioè quello che dà quello che si conviene, e dove e quanto e quando ed a cui si conviene. Prodigo, ovvero distruggitore ’, si e quello che soperchia in dare, e viene meno in ricevere. E l’avaro fa tutto il contrario. E degna cosa è che larghezza sia più in dare che in ricevere, però che più lieve cosa è il non ricevere che ’1 dare. E più da lodare è colui che dà le cose che si conviene, che non è colui che non riceve ^ le cose che si convegnono. E generalmente è più degna cosa nella virtude operare la cosa dritta e buona, che non è astenersi da quello di che r uomo si dee astenere. Ma tuttavia in

1) Pecunia, manca al t, è nel ras. Vis.

2) Ovvero distruggilore, glossa del Volgarizzatore. È nel ms. Vis.

3) Aggiunto non, col contesto, e col t: et plus prisable est al qui done ce qui convient, que cil qui ve reçoit ce que convient.

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queste cose vuole avere via d’uguaglianza ’. Poco è da laudare quegli che riceve temperatamente; ma quegli che dà temperatamente è molto da laudare per la utilità che n’ ha quegli a cui è dato ^

Non è largo quegli che si contrista di quel che dà, però eh’ e’ non dà per larghezza, anzi dà per vergogna, o per altra vile cagione ^ Dunque quegli è largo, che dà con allegrezza. L’ uomo largo si è contento a sé di poco, acciò che possa fare^ a molti: assai, o poco eh’ egli posseggia, sempre si sforza di fare opere di larghezza, secondo la sua facultade. Rade fiate si trova l’uomo largo essere ricco, però che la ricchezza ^ non cresco

1) Il T: ces choses soni en voie de molennelè.

2) Il T segue: et cil qui done est lozjors améz; mais cil qui droiteraent reçoit est aucune foiz malvolu. 11 ms. Vis. concorda con Bono.

3) Ut: oxi far autre passion. Agg-iunto vile, coi mss. Zanotti, e marciano A. Manca al ras. Vis:

4) Era in forse di mutare /"are in dare, perchè il periodo corerrebbe più liscio, ed avrebbe riscontro con dà. nel periodo precedente. Ma questo fare ha riscontro con altro fare che viene subito appresso: nessun ms. ha tal mutazione: il t non la conforta, dicendo aidier â maius autres.

5) Corretto larghezza in ricchezza, e ricevere, in ritenere, col buon senso, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: force que rickesce ne croist pas par doner, mais par amaster ci par garder.

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per donare; ina cresce per raunare e per ritenere. Ed è usanza, che la ricchezza che l’uomo ha senza fatica, sì ’1 fa esser più largo; e grande maraviglia è, quando l’ uomo è ricco con gran fatica, s’ egli è largo. L’ uomo prodigo ò men reo che Tavaro; perchè Tavaro non fa prò’ a nessuno, ne a sé, e per questa cagione cgn’ uno gli vuol male. Anche lo prodigo si può correggere in molti modi; ma l’avaro non si può mai medicare ’, e naturalmente r uomo è più acconcio all’ avarizia che alla prodigalitade. e sì si parte più dal mezzo, cioè da larghezza *.

E sono molti modi di larghezza: e rade volte sì si possono trovare in un uomo. Che tal volta è r uomo avaro in tenere le cose sue, 2he non è avaro in desiderare l’altrui. E sono tali, che son avari non per tenere le loro cose, ma per desiderare le altrui. In questi cotali è il loro desiderio insaziabile, e sforzansi di guadagnare d’ogni sozzo guadagno, sì come di mantenere bordello, e di ritenere ruffiani e puttane, e dare a usura, e ritenere giuoco: e di questa maniera sono li ìrrandi uomini, che guastano le cittadi. e rubano

1) Il T ha solo: encore iu plus, que li prodigues pv.et estre chastiez, mais li avers non. Et a toute de/ante nos atrait avarice. Il nis. Vis. concorda con Bono.

2) Aggiunto, cioè da larghezza, col t: s’ esloigne eie plus don mi, Cii est de largesse. Così anche il ras. Vis.

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le chiese, e simigliantemente i rubatori di strada ’. E questa cotale maniera d’uomini pecca più gravemente, che in prodigalitade ^

Capitolo XX. Della magnificenza.

Magnificenza si è una virtù, che si adopera nelle ricchezze, e solamente nelle grandi ispese ’\ E la natura dell* uomo magnifico si è, ch’egli è maggiormente sollecito acciò che’ suoi fatti si facciano con grande onore, e con grandi spese, che in fare piccole spese. Che quegli che vuole fare piccole spese e restringersi, non è magnifico, anzi è parvifico ^

Questa virtù detta magnificenza sì s’intende nelle grandi cose maravigliose, sì come in fare

1) Il t: et (le presler a yt’w de ilez.

2) Il T ha di più: et eu ceste maniere sont li puissant home qui gasient les citez, et robent les églises et les chemins, et ce est plus ijrans peckies que prodigalitez. Empiuta la lacuna, col brano che si legge neh’ edizione lionese, e nei mss. Zanetti e Vis. ed è riportato in nota dal Carrer,

3j II T; graas despenses, et ’irans maison.

4) Il t: et qui en ce faut, il est apelez parvijìques.

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tempii chiese ’, ove s’adori Dio, da cui o mandato e viene ogni bene ’; e simigliantemente ò in fare gran nozze, e ricchi conviti, e dare altrui grandi albergherie, e in fare grandi presenti. Lo magnifico non pensa solamente delle sue spese; ma egli pensa anche di fare altrui. Nella magnificenza non è solamente mestieri che vi sia abbondanza di cose, ma evvi mestieri con essa uomo il quale sappia ordinare e spendere quelle cose, sì come si conviene, o egli per sé. o uomo di sua schiatta ^, Onde qualunque uomo ha meno una di queste cose, o amendue, s’ egli vi si intramette sì è da schernire, ’’ s’ egli s’ impaccia di magnificenza. L’uomo che soperchia a quello ch’è detto di sopra si è quello, che spende in queste cose che non dee, e che non si conviene, e colà ove può fare la piccola spesa sì la vi fa grande, sì come sono coloro che danno il loro a giucolari ed a buffoni, e come coloro che gittano le porpori ^ nella via; e questo non fanno per amore

1) 11 T più magnifico ag-giunge: et autres haulesces.

2) Da cui è mandalo e viene ogni bene, è pia giunta di Bono, che manca al ms. Vis. che qui varia.

3) Ut: ou lui, au autre de son conseil.

4) Ommesso o innanzi a s’ e(/li s’impaccia, perchè nuoce al senso, manca nei mss. del Sorio, e Vis. ed al t: on le doit et pnet gaber se il s’ entremet des oevres de magnificence.

5) Il T: les porprcs, et les draz dorez.

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della virtude, ma solamente per parer meraviglioso e f)rlorioso alle genti.

Parvifico si è colui, che nelle cose grandi e maravigliose si sforza di spender poco, e corrumpe ’ la bellezza del fatto suo per poco risparmiamento, e perde grandi spese e grande onore. E queste sono due estremità della magnificenza; ma non sono da vituperare, da che elle non fanno danno alli loro vicini ^

Capitolo XX. (b)

Della magnanimità ’K

Magnifico è colui, eh’ è acconcio a grandissimi fatti, e rallegrasi, e gode di far gran cose. Ma colui, che s’ intramette di fare gran fatti e

1) Il t: corrout et gasU la biaulè de son a/aire.

2) Il t: porce que il ne demagent lor veisins. Corretto: secondo i loro vizi, in alli loro vicini, coi mss. Vis. Zanotti, e coi marciani A. B. Il Segni, traducendo l’ Etica di Aristotele: perchè non nuocono al prossimo.

3) Si è duplicato il capitolo, perchè cosi fa il t e si parla in parte di altro argomento. Si è conservato il numero, distinguendolo in due parti, per le ragioni dette altrove.

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non è acconcio a ciò, si è dotto vanaglorioso. E colui, eh’ è degno d’onore e di dignitade; ed egli ha paura di riceverla, o d’ inframettervisi, si è detto uomo piccolo ". E magnanimità si è estremo per comparazione delle cose, ma quanto alla operazione si è mezzo. La vera magnanimità si e solamente nelle coso grandissime, cioè nelle cose per le quali l’uomo serve a Domenedio glorioso ’\

E la dritta beatitudine si è pensar di quelle così altissime cose, e così grandi e così onorevoli, che di questo pensare nasce tutto bene, e poi viene in maggiore, lo qual non si puote estiraare ^.

L’ uomo eh’ e magnanimo, si è il maggiore uomo ed il più onorato che sia. E’ non si move per piccola cosa, e non china la magnanimità sua a veruna sozza cosa. Dunque la magnanimi tade si è ornamento e corona ^ di tutte le virtudi ^ E però non è lieve cosa a trovare l’ uomo magnanimo; anzi è molto forte, però che non è solamente buono a se, anzi è buono a molti altri.

1) 11 t: poures de corage.

2) Il T: si comme est servir a nostre soceraiu pere, et de ce naist /jrant konor.

3) Tutto questo periodo manca al t, ed al ms. Vis. in parte.

4) Ut: corone ci clartez de toutes rertuz.

5) Il T agg-iunge: car eie n’est se par vertu non.

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E se alcun uomo è magnanimo, non si rallegra troppo per grandi onori che gli siano fatti. E sappiate, che tanto onore non gli può esser fatto, che risponda alla sua bonarità, ed alla sua grandezza ’. Anche il magnanimo non si rallegra troppo per cose prospere che gli avvegnano, e non si con-, turba mai per cose adverse ’.

Nobilita di sangue, e ricchezza antica ^, sì aiuta l’uomo a esser magnanimo. E quegli è veramente magnanimo, che ha in se due cose per le quali egli debbia essere onorato, ciò son quelle che sono dette di sopra. E la sicurità e la buonarità dell’ uomo magnanimo si è tanta, eh’ egli ha per nulla li pericoli, però eh’ e’ non dubita trar la vita sua con buon fine ^ E rallegrasi di far bene altrui, e vergognasi di riceverlo da altrui, però che piti nobile cosa è dar che ricevere. E quando egli ha ricevuto beneficio, sì si studia di render cambio. Ed è pigro nelle piccole spese, ma nelle cose ove sian grandi onori e grandi

1) Bono qui parafrasando ommette queste parole del T. et à droite vaillance sueffre ce que li avient par dehors.

2) lì t: el ne dechiet de sa mescheance.

3) Il T; et seignorie et richesces.

4| Il T ha di più: il w’ a dotate de fner sa vie se hi en non, puis que li hcsoings avient. Questa lacuna è pure nel ms. Vis.

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fatti, sì corno si convognono ’, non è pii^ro. L’uomo magnanimo ama altrui, e se vuol malo, sì ’1 vuole manifestamente, e non colatamente ^, per?) che gli pare gran viltado celare la sua volontade. Ed è austero secondo dritto, ma non nelle cose di sollazzo ^ E conversa con gli uomini in cose di sollazzo, e d’ allegrezza. E ha in odio tutti i lusinghieri, sì come gente mercenaia, imperò che ciascuno che lusinga, sì è servo ^

E tiene bene a mento l’ingiurie; ma disprezzale, e non cura ^. E non si loda, e non loda altrui, e non dice villania di ninno uomo ^. E

1) Sì come si concernono, manca al r, ed al tns. Vis. E forse l’ inciso dimenticato poco sopra, e qui posto a luogo non suo, ma che non disconviene.

2) Il T varia: il aime et desaime apertemenl, non pas en re pò s t.

3| Le stampe, ed il ms. Vis. leggono: ed è aìistero, e rendeai crudele^ se non nelle cose di sollazzo. Brutta magnanimità! Il T invece: et xe monstre aspres selonc droit as gens, se ce n’est a //eu, ou à choses de solaz. Rabberciata la lezione secondo il t.

4) Il T: et hef toz losan(jîer si comme f/ens qui servent à loier.

5) Ht: mais il sen reslraint, et fait semblant que rient ne li eu soit.

6) Il T varia: il ne loe pas soi, et po les autres, et ne dit vilenie de nului, neis de ses enemis. Aggiunto; e non dice villania di ninno uomo, coll’edizioui lionese e fiorentina, e col ms. Vis.

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cura più delle grandi ’ cose che delle vili, sì come

uomo che basta a so medesimo. E nel suo movimento è tardo e grave ^ E nella parola è fermo ■\ E questa è la diffinizione del magnanimo. Colui che soperchia in queste cose, è detto vanaglorioso \ E quelli che s’inframettono di grandi onori, e di fatti, sì come ne fossero degni, con ciò sia cosa eh’ egli non sieno degni, siccome fare belli panni, ed altre cose di grande apparenza, e credono per questi essere esaltati; io dico, che li savi uomini gli hanno per matti, e per bestiali ^ Pusillanimo si è quegli, eh’ è degno delle grandi cose. e di grande onore, e ha paura di riceverlo, ed ascondesi da lui ^ E questo è male, però che ciascuno dee desiderare onore e beneficio convenevole a lui. Dunque ciascun uomo erra quando si parte dal mezzo; ma non sono molto rei. Nelr onore, che è nelle cose minori, si truova mezzo ed estremi, però che in queste cose si trova più e meno e mezzo ’, però che l’ uomo può deside 1) Mutato care in grandi, coi mss. inarciani e Vis. e eoi t: des yrans choses, que des pelites.

2) Il t: est sages en ses movemeus, cl en ses paroles.

3) Il t: pensan, et amesurez en parler.

4j II T: vaneglonous et bobanciers, colla variante lozengiers.

5) Il t: // sage li tiennent por fol, et por vain home.

6) Il T: ainz s’ en fuit, et repont.

7) Le stampe, ed il ms. Vis. travolgono: nell’onore si truova mezzo ed esfremi, (e manca nel ms. Vis.) e nelle co^c

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rare più onore che non dee, e questi non hanno

nome, se non comune ’.

Egli è detto di sopra le comparazioni tra lo larp:o e ’1 magnanimo, intra colui che ama V onore e lo magnifico, e tra loro e ^ tra li loro estremi; però che questi sono nelle maggiori cose, e quelli nelle minori, e lo mezzo ò da onorare, o gli estremi d;) vituperare.

minori; però che in queste cose si tniova piii e meno e mezzo. Il T: honor qui est entor les petites choses, a mi et extremitez; porce que en eie est trovò plus et mains et mi. Ridotto il brano a vera lezione, mettendo a lor luogo le parole spostate.

l j II t: plus cV onor que l’on ne doit, et que à lui n’ajierl; et ce sont les communes gens.

2) Il T aggiunge, e varia: et entre l’orne qui est magnifique, et cehii qtd aime honor, entr’eulx et lor extremitez, car les unes sont entor les greignors choses, et les attire sont entor les maindrcs. Ridotta la lezione conforme al t, col ms. Zanotti. e marciano B. ed in parte col Vis.

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Capitolo XXI.

Dell’ira, e della mansuetudine.

Nell’ira si è mezzo ed estremo, e hanno proprii nomi gli estremi; e chiamasi lo mezzo mansuetudine ^, e TuDmo che tiene lo mezzo si chiama mansueto; e quegli che sopr’ abbonda nell’ ira si chiama iracondo, e quegli che s’adira meno che non dee sì si chiama inirascibile ^ E quello ch’è veramente mansueto, sì si adira di quello che dee, e con cui ^ e quanto, e come, e quando, e dove; e quello è iracondo, che passa il mezzo in quelle cose, e tosto corre in ira, e tosto ritorna *, e questo è lo meglio che è in lui, però che se tutte le cose ree si raunassero in uno, non sarebbe da sostenere.

1) B chiamasi lo mezzo mansueludine, manca al t: è nel ms. Vis.

2) Il t: cil qui se corrouce mains qu’il ne doit, est apelez neant correcous. L’edizione lionese, ed i mss. marciani A. B. non irevole. 11 ms. Vis. irascibile.

3) Con cui, manca al t, die dice solo: de ce qu’ il doit, et en cele quantité, et en cel leu, et en cele maniere qui est convenable.

4) Il t: mais jilusor foiz retorne tosi, et lefierement.

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L’ uomo, che non si adira dove si conviene, e quando, e quanto, e con cui, e come, questi si è da non lodare ’, però che sostenere vitupero che non è giustamente fatto a se, o a’ suoi amici, si è vituperabile cosa. Tal fiata lodiamo noi questi cotali uomini, che non fanno grandi minacele; e tal fiata lodiamo noi gì’ iracondi, dicendo che sono forti uomini, ed arditi.

E certo grave cosa è a determinare per parole le circonstanze dell’ ira: ma cotanto doverne sapere, che tenere lo mezzo si è cosa da laudare, e tenere gli estremi è cosa da vituperare.

Capitolo XXII.

Della conversazione degli uomini ’.

Dopo questo doverne dire delle cose che advegnono nelle compagnie degli uomini, e nelle conversazioni, e ne’ parlari; però che tenere lo mezzo in queste cose, si è cosa da laudare, e tenere gli estremi, si è cosa da vituperare.

1) Il T che qui è parafrasato: liex hom ne tail à loer, ne a prisier.

2) \ì T ■ De compagnie de genx.

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A tenere lo mezzo si è. che V uomo sia piacevole ia parlare ed in conversare ed in usare con le genti, e conviene che sia uomo comunale e di bella compagnia nelle cose che si convengono, ed a cui, e quanto e quan Io e come. e perchè ’.

E questa conversazioii’; è quasi somigliante all’amistà, ed evvi differenza in questo: che l’amistà conviene avere compassione ed umile coraggio", la conversazione no, però che l’uomo puote bene conversare con l’ uomo che non cognosce. E r uomo che soperchia di queste cose, si è quegli che s’ inframette e rendesi trattabile più che non dee con l’ uomo strano, e con l’ uomo che non cognosce, e col vicino, e col non vicino. Questo cotale si ha nome piacevole ^, se fa però queste cose per modo che la natura l’ acconcia a ciò; ma quegli che ’1 fa per cagione di guadagnare, si è detto lusinghiere; e l’uomo che viene

1) B perchè, mauca al t.

2) Legg-ono le stampe, ed il rn.s. Vis. ned’ amistà per ìie:essità si è amore, i a questo, concersazione ecc. Il t: compassion, et humilité de corage. Sostituita al Volgarizzamento la versione dell’edizione citata dalla Crusca, e delle due antecedenti.

3) 11 T: hisplaisans.

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meno in queste conversazioni, si ò detto agreste e rustico, o può esser detto discordevole ’.

Capitolo XXIII. Della verità, e della bugia -.

La verità e la bugia sì sono contrarie più che cose che siano al mondo ^, ed usansi nel detto e nel fatto. L’ uomo onorevole, e d’animo grande, usa la verità nel detto e nel fatto; e l’uomo vile, e di piccolo animo, fa tutto il contrario.

L’ uomo verace si è quegli, che tiene mezzo intra ’1 vantatore che si vanta, e mostrasi di fare grandi fatti, e grande dicesi più che egli non è, e intra ’1 dispregiato ^ e l’umile, lo qual cela lo

1) Il t: il est apelez sauvages, et hom de male escale.

2) Il T: De verità.

3) 11 t: verilez, elfausetez, el mensognes sont contraires en toutes manières.

4) Le stampe leggono: V uomo verace si è quelli che tiene lo mezzo intra ’l vantatore che si vanta e mostrasi di stendersi più che non è, e intra il dispregiatore e l’umile, lo quale ecc. Il t: hom vrais est cil qui tient le mi entre celui qui use ventance, et monstre qui il face grans choses, et se hauce plus qii’ il ne doit, et enlrc celui qui se desprise et

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bene eh’ ô in lui e raenovalo: pei’ò che V uomo verace sì concede ed afferma quello eh’ è in lui di bene, né più ne meno. Ma V uomo che si dispregia, è meglio disposto che quello che si vanta, imperciò che ’1 vantatore mento in detto e in fatto. Peggiore di questi sopra detti è quegli che pensa di se quello che non ò, perciocché non conosce se medesimo ’, e però è più da vituperare che nessun altro.

L’ uomo veritiere è da lodare \, e T uomo bugiardo si è da vituperare ^; però che ciascun nomo dice cotali parole chente egli è fatto nel cuore *. L’uomo eh’ è veritiere per amore della verità, h migliore di colui eh’ è veritiere per amore, o

humilie etc. Sostituita la lezione lionese, perchè risponde perfettamente al t. II ms. Vis. legg-e: e grande ilicto, del resto è come la lionese.

1| Il t: di qui pense de soi, ce qui non est porce que il ne conoist soi meiime Empiuta la lacuna coi mss. del Sorio, e Vis. aggiungendo pensa di sé quello non è. Le stampe mutilano: peggiore di questi sopra detti è quegli che non coçnosce se medesimo.

2) Ut: et ti hom vrais, est bons el loables.

3) Il T: et li menconf/iers ( due codici, metiteres), est mauvais et hlasmahles.

4) Il t: chascuns dit leles paroles comme il est. Mutata perciò coi mss. del Sorio, e Vis. la lezione della stampa: ’7 hufjiariln dice colali parole rome qli è /’atto nel cuore.

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per jiuatlagiio che n’aspetti ’. ()iietrli die si vanta. che presume quello che non dee, non per liuadagno che ne faccia d’oro o d’ariento, ò da vituperare sì come uomo vanaglorioso. Ma colui, che si vanta pei’ onore, o per utilità, non ò così da vituperare ’. Uomini sono die dicono bugie e rallegransene ^; e sono altri che dicono bugie, per essere tenuti grandi, o per guadagnare \ Bono è chi si dispregia, si è umile, e cela di so le gran cose, per fuggire lite e briga ^. sì come fece Socrate, per avere vita quieta. E 1" uomo che si esalta nelle piccolo cose, si è detto nulla.

1) 11 t: pur concession des choisis y/?/ aj/arlicinicnl a Inrfait.

2) Il T segue: car, sclonc s’ o///7»/o«,. est iuemlloiis. et bohanciers. La lacuna è pure nel ms. Vi.s.

3) F rallegransene. Il t: par sola: I niss. del.Sorio, e Vis. perciò che se ne rallegrano.

4) Il T aggiung-e: ou por aucun dclit ocoir. La lacinia e pure nel ms. Vis.

5) Ghiribizzano le stampe: l’uomo che si dispret/ia, si è umile, e cessa da se le gran cose, jier fugtjire lite e briga, sì come fece Socrate, per avere zita quieta. Il t: et cil est bons (pd s’uniilic, et cele de soi les gran choses por esckuer descorde et travail, si comme Jìst ISocrates, por mener sa vìe cn repos. Ridotta la lezione al t, correggendo l’ v.omo, in buono; che, in (. chi; cessa da, in cela di. Il ms. Via. V uoran dispregialo e umile, cela ecc.

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Capitolo XX1\\ Come l’uomo si oognoaoe per lo suo movimento.

L’ uomo ’ che ride troppo, si è vituperevole; e r uomo che non ride m^i, si è detto crudele ed agreste. Ma l’uomo eh’ h trattevole al suo compagno come si convene, noi contrista con sozzo cera, e non commove altrui a sozzi giuochi, per^ che ^1 giuoco dichina talora l’ uomo a vituperio ed a cominciamento di lussuria, e di ^ cosa vietata dalla legge; ma in buona compagnia si dee trattare d’amore, e da concordia.

La vergogna si è passione che s’ ingenera come la paura, però che colui che si vergogna sì si arrossa per ogni cosa, ed anche tal fiata colui

1) Il T comincia: et sont jugiò li home sehnc les rnoveMenz ci les mours de lor rors; cr il qui rit, trop etc. Il ms. Vi.s. e giudicasi delle corpora degli uomini, siccorae dell’uomo che ride troppo ecc.

2) Quantunque il.senso e non la lettera.sia tradotto in questo capitolo, qui mutai, ed è cosa vietala, in e di cosa vietata, coi mss. del Sorio e Vi.s. e col t; est coyaliiencemens de lu-ture, et des choses qui sont derèes.

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che ha paura ’. E la vergogna è senno negli adolescenti ", e non è sconvenevole nelli garzoni, però che la vergogna li ritrae dalli peccati. Ma la vergogna si è da biasimare negli uomini vecclii. però che l’ uomo vecchio non dee far cosa onde si debba vergognare ^.

Capitolo XXV.

Della giustizia.

Giustizia si è abito laudabile, per lo quale l’uomo si è fatto giusto, e fa opere di giustizia, e vuole e ama le cose giuste. Conciossiacosa che sia abito di giustizia lo quale ò virtude: così la

) ) Il T diversamente: cil qui se ceiyogne por toutes choses rougit, et cil qui a paor Jecienl paies. Il ms. Vis. è conforme alle stampe.

2) Questa bella frase è di Bono. Il t ed il ms. Vis.: vergoigne est conrenahle es en/ans.

3) Il T ag-o-iunge: et por ce ii’ajìert a prodome de faire laide chose de quoi il li convieigne avoir honte. La lacuna è altresì nel ms. Vis.

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ingiustizia è abito di vizio, e cognoscesi l’uno contrario per l’altro ^

La giustizia e la ingiustizia si è detta in tre modi. E così l’uomo giusto, e lo ingiusto, è detto anche in tre modi. È detto ingiusto quegli che fa contra alla legge, e quegli che passa la natura delT eguaglianza, e quegli che si mette a guadagni non liciti ne onesti l E simigliantemente l’uomo giusto è in tre modi, però che in quanti modi sì si dice l’uno contrario, in tanti modi si dice l’altro ’^; sì che l’ uomo giusto è quegli che osserva le leggi, e la natura dell’eguaglianza, e quegli che si contenta alli liciti guadagni, e alli giusti.

1) Segue il T: ’,’’*. li uìis des contraires est conneus par l’autre. Ag-giunto coi m.ss. del Sorio, e Vis. e conoscesi l’uno contrario per l’altro.

2) 11 T: la tierce est de l’ome aver.

3) Perù che in quanti modi s\ si dice l’uno contrario, in tanti modi si dice l’altro, manca al t. È nel ms. Vis.

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Capitolo XXVI, Della legge ’.

La logge si ^ giusta cosa. e tutte le rose (Iella legge sono giuste; però ch’ella comanda operazioni di virtù, le quali operazioni fanno Tuomo boato, e conservano ■ l’opere della beatitudine in lui. E vieta tutte le cose rie della cittade. E comanda le buone e le grandi operazioni " delle cittadi, sì come è stare ordinato e fermo nella schiera della battaglia \ E comanda che gli uomini si guardino dalle fornicazioni, e dalla lussuria. E comanda che l’uomo stia pacificamente, e che non percuota l’ uno l’altro. E comanda che l’uomo non parli incontro all’altro in mala parte, e guardisi da ogni sozzo parlare. E sommaria l’ Il T senza separazione di capitolo, annette qnosto al precedente.

2) Corretto conserva in conservano, coi mss. del Serio e Vis.

3) Il T: hautes oeores et nobles. Corrette le stampe: e comanda all’i buoni le grandi operazioni, colle edizioni Housse e firentina che leggono: le bnone e le grandi.

4) Il T: erdener les eschieles.

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monte ella comanda. che ruomo l’accia opero di

giustizia, e guardisi da opero di vizio ’.

La giustizia ^ la più nobile cosa, e la più forte virtù che sia; e tatti gli uomini savi ^ amano l’opere della giustizia, e meravigliansi della sua bontà ^, più che della stella lucida, o del sole quando si corica, o quando si lieva \ però ch’ella è perfetta ^ virtude, più che niuna dell’altre. Ed usa r uomo giusto la giustizia in sé, e negli altri suoi amici ^; però che l’ uomo, che non è bono né a se né ad altri suoi amici, si è pessimo; che acciò che l’ uomo sia buono, non basta essere buono pure a sé, anzi conviene eh ’e’ sia buono per sé, e per li suoi amici.

La giustizia non é parte di virtù, anzi è tutta la virtù. E la ingiustizia non parte di vizio, anzi

1) Il t: se garl. des rires, qui sont pur roìeiUè.

2) Sari, manca al t. Il ms. Vis. si.

3) Aggiunto sua coi mss. del Sorio, e col t.

4) Il T meno poeticamente: fins que /’,: la ciarle dov, soleil, ou des estoiles. Il ms. Vis. è conforme a Bono.

5i II t: plus entérine et plus mìnpliè, qve nvic des autres vertu:.

6) Bono, ed il m.s. ^ is. qui aggiunge nmici, e poco appresso lo aggiunge dopo altri. La sua giunta è giustificata dal T che dice chiaramente in fine del periodo: il li contient estre bons et à soi, et à ses o’iìììs. La s"i"stizia non è dunque che per gli amici!

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è tutto lo vizio. EltIì sono spocio (li vizii vietate ’ manifestamento, così come furto, adulterio, incantamento, falso testimonio, tradimento, frode e inganno d’ uomini ^ E sono altre specie di vizii, le quali sono ing-iuriose molto, sì come ferire, uccidere, ed altre coso simiglianti a quelle,

L’ uomo giusto h agguati iatore tal fiata, e tal fiata ammezza tore in comparazione ^. È detto agguagliatore infra due, e ammezzatore in tra molte cose, e poche. Ed è in relazione in quattro cose, però che l’ uomo giusto non può essere in meno di quattro cose, imperò che due sono le persone, in tra le quali si fa la giustizia, e due sono le cagioni, cioè agguaglianza e disguaglianza: ed in quelle medesime ?ose nelle quali è agguaglianza puote essere disguaglianza ^ però s’ egli

1) Mutato vietati in vietate, riferendosi a specie, coi mss. del Sorio. Ha riscontro con ingivriose nel periodo appresso.

2) Il t: et mal engin de grani homes.

3) Il T: et tei foiz amicar, colle varianti amoiors, mieor, aimeo’’, aniireor.

4) Il ms. Vis. legge diversamente dalle stampe. Il t qui varia; je di qne il est igaleor entre li, et amieor entre plusors choses; au moins entre UH choses; force qvx II persones sont entre les quelcs il fait justice, et de II choses, car en celés II choses mesmes puet il avoir igalitè et disigalitè; parce que si n’I puet estre desif/aus, ià n’i serait içaus. Ainsi est (ustice encontre nombre, et si cornine inslire est chose i/jal, autressi la non justice est desigal.

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non puoto essore disgua^lianza non vi sarebbe aggiiag-liaiiza ’. E cosi la giustizia è in proporzione di numero. E così come la giustizia ò cosa eguale, così la ingiustizia è cosa ineguale. Però il signore della giustizia si sforza di agguagliare le cose che sono ineguali, onde costui uccide, colui percuote, e l’altro manda in pellegrinaggio ^ insino a tanto ch’egli abbia renduto cambio allo infelice, e abbia soddisfatto a colui eh’ è stato isforzato. E forzasi il signore della giustizia di recare a mezzo il soperchio e ’l meno nelle cose utili; e però toglie all’ uno e dà all’ altro infino a tanto ch’elli sono agguagliati. E però gli conviene sapere lo modo com’ egli teglia al maggiore e dia al minore, e com’egli faccia soddisfare ’, acciò che i sudditi suoi vivano in bona fermezza di metade.

1) Corretto coi mss. del Sorio, e col t. e in quelle medesime cose puolc essere etjnafjlianza, in: e in quelle medesime cose nelle quali è agguaijlianza, punte essere dissagguaglianza.

2) Il t: cachier en exil. Il ms- Zanotti leg-ge: in esilio. Bono conosceva la differenza che è fra esilio e pellegrinaggio. Potrebbe saporitamente alludere al costume di alcuni, i quali a que’ giorni fetti devoti per forza, nel tempo del loro esilio recaronsi col bordone a Gerusalemme al santo sepolcro, a quello di s. Pietro a Roma, o altrove, come leggiamo nelle cronache.

3) Il T: satisfaire dou torfait quant il avient.

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Cai’Jtolm XXVII. Anche della giustizia ’.

(irli nhitatoi’i tldlo cittadi sono insieme, e tolle ruiio (laU’altr’. o dà utio alT altro, e rendons! guiderdone, secondo la quantitade delle cose loro, infino che elli veng-ono alla diritta metade. Poniamo che ’1 ferratore abbia cosa che vaglia uno, e ’l calzolaio abbia cosa che vaglia due, e ’1 maestro della casa abbia cosa che voglia tre; dunque è mestiere che ’1 fabbro teglia dal calzolaio l’opera sua, e ’1 calzolaio toglia dal maestro Topera sua, imperò che l’opera dell’ uno ^ migliore che quella dell’altro; onde è mestiero che vi sia qualche agguagliamento, sì che tornino al mezzo. E però fu trovato il danaio, sì come giustizia; imperò che il danaio si è mezzo per lo quale l’uomo reca ogni cosa ineguale ad eguale; e puote r uomo dare e togliere cose grandi e piecole per lo danaio: ed è istrumento per lo quale chi è giudice puote fare la giustzia. Il danaio si è legge la quale non ha anima, ma il giudice

1) 11 t: F or ore ile re m ehm e.

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è la le^ge la quale ha anima ’; e Domenedio j’-lorioso si è legge universale a tutte rose.

Lo vigore della agguaglia nza si sta fermo per lo osservamento della legge della cittade. E gli abitatori delli campi e delle culture - sì ne crescono simigliantemente; e per le ingiurie le quali si fanno nelle cittadi. addiviene tutt’ il contrario; ed alT ultiuìo vanno alli diserti ed alli boschi. Lo principe si è osservatore della giustizia, e simigliantemente osservatore dell’ agguaglianza; e però non dà a se medesimo del bene, il quale egli ha in signoria, più che agli altri; e però è detto % che gli onori e le signorie fanno r uomo manifesto. Lo popolo si propone, che la liberalitade ■* si è cagione del principato e della signoria. E tali sono che dicono, che la ricchezza è la cagione; e tali sono che pongono nobiltà di sangue: ma l’uomo savio sì dice e crede, che la cagione per la quale T uomo è degno d’esser

1) In questa parafrasi, che e pure nel ins. Vis. si traduce le^ffe senz’anima invece di ginsLìzia senz’anima. Voco sopra nel T è detto anche: deniers sanz’ urne. Leggevasi: ma il giudice e la le(jije hanno anima. Corretto coi mss. del Sorio e Vis. e col t: lijn’jes est Lois /(ui a ame.

2; Il T: // lahorrcor des terres et des riçues.

3) Il t: dint li sages.

4) Il T: corioisie.

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principe e signore, si è la virtfi clie Tuomo ha in so. E questa si ò la vera ragione ’.

La giustizia è in due modi; l’ una si è naturale, e r altra è secondo la legge. La giustizia " naturale si ha una medesima natura in ogni luogo ’, sì come ò il fuoco, lo quel e là ove sia, sì va pure in alto. L’ altra giustizia, la quale è secondo la legge, si ha molte diversità, sì come noi vedemo nelli sacrificii, li quali si fanno diversamente, quali per anime dei morti ^ quali per generazione d’arbori. Ed amendue queste giustizie s’ intendono ad agguaglianza. ■

1) E questa si è la vera royione: glossa del Volgarizzatore, che è pure uel ms. Vis.

2) Corretto Icjgc, in i/iuslizia col senso, e cui t, e coi mss. del Sorio.

3) Corretto nomo, in luo(/o, col senso, coi t. I mss, del Sorio leggono: in tutte le luogora.

4) Le stampe, ed il ms. Vis sconciano: li quali si fanno diversamente, quali per animali ìnorti, qtiali jur generazioni d’arbori, ed amendue queste i/iustizie s’intendono agguaglianza. Il t: que honi fait, l’ un por les arnes des mors, l’ autre por les arbres porter fruit et acroislre. El cndeus ses justices entendent à igalilè. Corretto per animali iiiorti, in per anime di raorli. Ag’giunto ad prima di «yi/uaglianza, facendo drll’ ultima proposizione un periodo a parte, conforme al t.

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Quelli che rende la cosa eh’ è diposta ’ appresso lui, non per sua volontà, ma per paura, non è giusto per se, ma per altrui. Ma colui che rende per cagione d’onestà, e di suo proprio volere, si è giusto.

Li danni che vengono nelle compagnie degli uomini, sì sono in tre modi. L’uno si è per errore e per ignoranza; l’ altro si è per negligenza ^ non per volontà di nuocere; lo terzo modo si è per pensata malizia, e per volontà di nuocere ’\

Danno per ignoranza fa l’uomo, quand’egli fa alcuna cosa ria, e non crede fare ciò, siccome quando l’ uomo uccide lo padre, e crede uccidere uno suo nimico. Danno per negligenza’’ fa l’uomo, quand’ egli ne’ suoi fatti, come negli altrui, non

1) Mutato disposta iu diposta coi mss. del Sorio. Il T: la chose qui li est bailliée.

2) Il t: par nejjUgcnce, sanz volonté de domagier. Corretto coi mss. del Sorio e Vis., la stampa: per ignoranza, in per negligenza.

3) Qui è grande lacuna nelle stampe, t: par error et non savoir, est qiiaat li hom faite aucune mauvaise chose, et ne cuide faire ce, si comme est ocire son pére, quant il cuidc son eneriii tuer. Empiuta la lacuna coi mss. del Sorio, Zanotti, e Marciani A, B, e Vis. La lacuna è da volontà, di nuocere, fino a danno per neylig^jnza.

4) Corretto ignoranza, in negligenza, col contesto, col ms. Vis. e col t: par ìic/ligencf/.

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è si studioso come si converrebbe. Ed amenduc questi non sono ni postutto ingiusti, però che li loro fatti non procedono da malizia. Ma quando r uomo fa danno per malizia. la quale etili ha pensata dinanzi. o per propria volontatle, non è nessuna circostanza che possa scusare la sua malizia. e però si è veracemente reo, e da vituperare ’.

L’ ignoranza * si è in due modi. Ch’ ò una ignoranza, la quale ha cagione naturale. La cagione naturale si è di quelle cos*^. le quali sogliono addivenire agli uomini, si com’ ò 1* uomo eh’ è pazzo per natura. Ed è un’ altra ignoranza, della quale l’ uomo è cagione, sì come V uomo eh’ è ignorante per ebbrezza, per non volere studiare le cose le quali s’ appartengono a cognoscimento di verità o di bene ^

La sopraggiustizia si è meglio che non è la giustizia; ma secondo la verità, nel vero mezzo non si può dividere ^ E cotal giustizia, vera non è

1) Il T agg’iunge: ci esl hors de lo nalure de aler/t^ prance.

2) Il t: njnornnce, cet à dire non savoir.

3) Il t: varia: si coyiiìiìc est de l’icre, qui par s’ ivresce peri la conoissance de veri tè. Aggiunto: per ebbrezza coi mss. del Sorio e Vis.

4) Il t: ruais à la verilc, au vii cerai ite pud esirc trooé plus ne moins, porce ’/uc droit mi ne puct eslre de nse.

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quella ch’ô nella legge, ma quella giustizia la quale è in Domenedio glorioso, ed ò data agli uomini: per la quale friastizia l’ uomo si fa simigliante a Dio ’.

Capitolo XXVlll.

Della prudenza ^

Due sono le specie delle virtudi. L’ una si chiama morale, la quale s’appartiene all’anima sensibile, la quale non ha ragione. Ed è un’altra virtude intellettuale, la quale s’appartiene all’anima razionale ^, la quale ha ^ intendimento e discrezione ^ Dunque V anima sensibile si sta % e

1) Qui nota il Chabaille; lei finit la concordance avec V Etique.

2) Il t: De prudence. Corretto prodezza, in prudenza.

3) Corretto ovvero razionale, in che s’appartiene all’anima razionale, col contesto, e col t: qvÀ s’apartien à l’ame raisonahle. Così anche il ms. Vis.

4) Corretto e’ in ha coi mss. Vis., Zanetti e Marciani A. C, e col T en cui est.

5) Il T ha inoltre: et raison.

6; Corretto si fa, in si sta, il t seit. Questo seil è ripetuto nel principio del capitolo appresso.

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fugge, perseguita senza deliberazione ninna ’. E però ò detto ^, che concupiscenza desidera, ’’ ma lo intelletto sì afferma, e non si fa nulla elezione senza lui. Dunque il principio della elezione si è desiderio intellettuale, per cagione d’alcuna cosa. E ninno uomo usa la elezione nella cosa, la quale è passata dinanzi, però che quello ch’è fatto non puote essere non fatto. Domenedio non ha potenza di ciò. E non cade elezione in quella cosa eh’ ò di necessità, sì come nel sole, che si corica e leva per natura *.

1) Il t: sanz nule parveance de sens.

2) Il T: et force dient li sage.

3) Le stampe: che questa virtù desidera concupiscenza. Ommesso questa virtù, col t.

4) Manca al t: sì come nel sole, che si corica e leva per natura. Ha invece: ou que ne sont possibles, y a.TÌaLnte che manca a sette codici. Il ms. Vis: sì come che il sole si leva la mattina.

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Capitolo XXIX.

Di ciò medesimo.

Nell’anima sono cinque cose ’, per le quali dice vei’o affermando o negando, cioè arte, scienza, prudenza, sapienza e intelletto. La scienza si è per tali dimostrazioni, che non puote essere altrimenti. E la cosa la quale si sa, si è necessaria, e non ^ si ingenera, e non si corrumpe. Ed ogni scienza e disciplina, e ciò che si sa ^, sì si può insegnare. Ed ogni cosa che s’imprende, si è mestiere che s’ imprenda per principii, li quali sono manifesti per loro. E la dimostrazione si ò sempre vera, e non mente mai, però ch’ella è di cose necessarie. La disposizione dell’arte si è con verace ragione ^

1) Corretto delle quali, che è pure nel ms. Vis. in per le quali, col senso, e col t: par lesqueles.

2) A-ggiunto e la cosa la qtiale si sa, si è necessaria, col ms. Vis. e col t: et la chose qtie l’on seit est necessaire, ne non engendrahle etc.

3j Corretto fa, in sa col t: que /’ on seit, coi mss. Zanetti, e Marciano A.

4) Il T varia: eie ne meni en aucun iens; car autrement ne puet estre, parce que eie est des choses nécessaires,

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L’ uomo prode e savio si e quegli, che può

consigliar se, ed altrui, nelle cose buone e ree, le quali appartengono agli uomini. Dunque la prudenza si e abito, con lo quale V uomo può consigliare con verace ragione nelle cose degli uomini buone e ree.

La sapienza si è avanzamento, accrescimento e grandezza di scienza degli artefici. E quando ò detto di un uomo ’, egli è savio nell’ arte sua, sì si mostra la bontade e la grandezza sua in (jueir arte.

Lo intelletto si e quello che apprende lo cominciamento delle cose ^ e ne forma il fine e compimento.

La ragione, e la scienza, e l’intelletto, sì sono di quelle cose che sono naturalmente nobili. E trovansi adolescenti savi di disciplina, ma non in prudenza: che esser savio in prudenza si vuole

el est aucìin ordeneor de l’art o raì50»J tJeraì’e. Alquante varianti si accostano al senso del Volgarizzamento. Il ms. Vis. concorda colle stampe.

1) Corretto nixino, in un uomo, col ms. Vis. e col x: d’ un home.

2) Le stampe, ed il ms. Vis. con errore e lacuna; lo intelletto si è quello che prende (il ms. Vis. apprende) lo comandamento delle cose, senza più. Il t: intellect est cele cho’ic par cui l’on entent les commencemens des choses, et forme la fin et le compliement. Corretto comandamento, in rominciamento, col ma. Zanotti, ed empiuta la lacuna.

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avere per lungo conoscimento di molte cose particulari,

lo quali non si possono avere se non per lungo temporale. E T uomo adolescente e giovane si ha poco tempo.

La prudenza sì misura li cominciamenti ’ e gli uscimenti delle cose ^ Per l’intelletto ci viene solerzia e astuzia ^ E la solerzia è senso per lo quale si giudica avacciatamente in diritto giudicio, e tostamente si acconsentisce ad un buono consiglio. Astuzia, cioè scaltrimento, è di prudenza, col quale l’ uomo viene a fine con grande sottigliezza de’ suoi intendimenti nelle cose buone; ma questa sottigliezza è detta calliditate nelle cose ree, sì come sono gli incantamenti e gì’ indovinamenti; e questi cotali che queste cose fanno. non sono detti savi, ma son detti consiglianti per naturale intelletto *, e briganti.

1) Corretto comandamenti, ia coraineiamenti, coi ms.s. come sopra, col Vis., col senso, e col t: commencernens.

2) Ut: la fin et l’issue des choses.

3) Aggiunto: per l’intellelto ci viene solerzia e astuzia. t: far intellect nos vient solerle et astuce. Manca pure al ms. Vis.

4) Il T legge: solerte est un sens par quoi Von juge tsncl et tost I. droit jugement, et consent legierement et tost à bon conseil: mais astuce est touzjors encoste le preposemeni, et quant li preposernens est bons, proprement lor est d a,pelés astuce; mais quant il est malvais, lors est il apelez malice, et de lui est enchantemens et devinailles: et cil qv ces

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La sapienza è felicità non da eleggere per

altrui, ma per se medesimo, come la sanitade ’.

choses ont, ne sont mie sachant ne sage, ains sont sollers, et conseillé par intellect de nature. Le stampe, ed il ms. Vis. imbrogliano: c la solerzia è avacciamento per lo quale si giudica avacciatamente in diritto o gindicio, e tostamente si acconsentisce ad un bono comiglio. Astuzia, cioè scaltrimento, è di prudenza, col quale l’uomo viene a fine con grande sottigliezza de’ suoi intendimenti nelle cose buone; ma questa sottigliezza è detta qualitade nelle cose ree, sì come sono gli incantamenti e gli indovinamenti; e questi cotali non sono detti savi, ma son detti consiglianti, e briganti, ed astuti. Rappattumata la versione coU’originale, mutando nel primo luogo avacciamento, in senso: poi sopprimendo o fra diritto e giudicio: togliendo la virgola dopo scaltrimento; qualitade correggendo in calliditade coi 3 mss. Marciani, Zanetti, e Vis. aggiungendo, che queste cose/anno, dopo cotali; e per naturale intelletto, dopo consi:/lianti: sopprimendo in fine, ed astriti, perchè in contraddi/ionc col contesto, il quale insegna che la cosa di cui qui si parla, è calliditade anzi che astuzia.

Il ms. Vis. da questo luogo salta ex abrupto al capitolo XXXVIIl del Volgarizzamento. Dopo il primo periodo del capitolo XXXIX salta al capitolo XXXIV del Volgarizzamento. Dopo i tre primi periodi del capitolo XXXVIIl ritorna a questo luogo. Salta poi al capitolo XXXIX.

1) Il T: sapience est félicitez, que l’on doit eslire par lui, non pas comme chose qui ameine santé, mais comme santé meisme. Le stampe, ed il ms. Vis. malamente: la felicità non è cosa da eleggere per altrui, ma per sé medesimo

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Le azioni dell’anima sono secondo la misura

delle virtudi morali, e secondo misura di prudenza, di somiglianza, e di scaltrimento sbrigato \ Dunqno la virtù drizza lo proponimento dell’ uomo a diritto, e la prudenza, cioè lo sapere, sì gliele conferma falle buone, e conducele alla giustizia ’, ma la malizia le corrompe, e menale all’ ingiustizia.

Le virtù morali sì intendono a fare gli uomini forti e casti e giusti infino alla loro adolescenza, siccome ne’ garzoni ed in alquanti animali ^ Dunque queste virtudi sono per natura e non per intelletto; ma la signoria di tutte le virtudi sì si conviene alla virtude intellettuale, per ciò che non si puote fare elezione senza l’ intelletto, e non si puote compire senza virtù morale.

cJtne la sanilade. Aggiunto: la sapienza e, ed ommesso è cosa.

1) Il T: selonc la misure de prudence, et de sollerce, ci de astuce. Corretto, e di brigata, in sbrigate, coi mss. Marciani A. B. C. Zanetti e Vis.

2) Corretto fallo bicono e conducelo, in falle buone e coìidxicele, ed aggiunto: ma la malizia le corrompe e menale aU’inçiustizia, coi mss, Marc. A. C. e Z., e Vis. e col t: conferme les choses, et les fait bones, et les amaine à justice; mais malice les corront, et les amaine â non justice.

3) La sentenza è parafrasata: ed in alquanti ammah, manca al t. Il ms. Vis. concorda colle stampe.

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E così la prudenza insogna a faro quoi lo che

conviene ’, e noi modo che si conviene; ma ^ la virtii morale mena le cose a fine ed a compimento colle operazioni.

Capitolo XXX.

Dolla fortezza ^.

La fortezza si ò abito laudabile e buono tra ardimento e paura *. E l’uomo, lo quale veracemente ò forte, sì sostiene molto terribili cose, e di soperchi grandi ■\ per imprendere le cose

1) Aggiunto: e nel modo che si conviene, col ms. Vis. e col T: oi cele maniere qui convient.

2) Le stampe, ed il ms. Vis. senza senso: ma la virtù morale meno lo fatto a compimento d’operazione. Il t: mais la vertìis morals maine les choses à fin, et a compliment des oevres. Aggiunto, dopo mena, le cose a fine; ommesso lo fatto: aggiunto colle; mutato operazione, in operazioni.

3) A questo, ed ai capitoli appresso, avendo il t. parlato in questo stesso libro degli argomenti medesimi, nel titolo agg"iunge: encore. Per es. encore -de force, de chasleè etc.

4i Aggiunto: tra ardimento e paura col ms. Vis. e col T: entre hardement et paor.

5) Corretto: e di soperchio, e grandi; in e di soperchi grandi, coU’edizione firentina, coi mss. del Sorio, e Vis. e col T; et de grans outrages.

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che si convengono, e lasciar quello die sono da

lasciare: e spregia la morte ’, e fa l’opere della fortezza, non per ragione d’ onoro, né per cagione di dilettazioni, ma per cag’one di virtudi.

Gli uomini sì adoperano fortezza in cittade ^ costretti da vergogna, e per fuggire rimproverio; e per accattare onore si pigliano innanzi di esponere se ad un grande pericolo, che vivere a onta con ^ vita vergognosa.

La forza delle fiere si è quella che V uomo fa per furore, quando l’ uomo è fortemente angosciato per danno ’, o per ingiuria eh’ egli si muove a rifarne vendetta.

1) Le stampe, ed il ms. Vis. intralciando ed ommettendo: si sostiene mollo terribili cose, e di soperchio, o grandi, e spregia la morte in assalire quelle rose che si convengono, e/a l’opera della fortezza, eco: ì\ t: li hom fors veraiement sostieni molt de choses terribles et de gratis outrages por enprendre ce que convient, et por laissier ce qui est à laissier, et il deprise la mort, et fait oevre de fortesce etc. Empiuta la lacuna, e trasposto l’inciso fuori di luogo.

2) In cittade, sostituito a di cittade che è pure nel ms. Vis. col T: en lor citè.

3) Aggiunto: a onta, col m. Zanetti, e Marciano A., e col T: vivre a deshonor.

4) Per danno, manca al t: d’oAicxin tortfait.

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Fortezza ’ animale si ò quella, la quale l’uomo

fa per compire suo desiderio ^ lo quale ardentemente desidera.

Fortezza ispirituale si è quella, la quale l’uomo fa per acquistare fama, onore e grandezza.

Fortezza divina si è quella, che gli uomini forti amano naturalmente ^ e gli uomini di Dio sono ben forti.

Capitolo XXXI.

Della castitade.

Castitade è temperamento di mangiare e bere^ ed in altre dilettazioni corporali. E quello, lo quale adopera temperamento in queste cose si è molto da lodare, e ’1 soperchio in queste cose si è

1) Corretto d’aìiimalc, in animale coi mss. Marciani, Zanetti e Vis.

2) Ut: sa coucoitise, et ce (pie il forment desirre.

3) 11 T: por eux mcismes.

4) Il T ha di più: en rohes.

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molto da biasimare; ma lo poco si trova rade

volte..

La castità si è bella cosa, però che l’ uomo si diletta in quello che si conviene, e quando e quanto e dove e come. Anche è una dilettazione secolare, la quale è partita dal movimento della natura ^, ed è senza comparazione cosa più vituperevole che la fornicazione, o l’adulterio, cioè giacere l’uno maschio con l’altro.

La incastitade è in molti modi, ed in molte maniere, però ch’ella può essere in mangiare ed in bere, ed in altre sozze cose ^

1) Le stampe immoralmente: e ’l soperchio in queste cose si è mollo da biasimare, ma poco si truova,e rade volte. II T ben diversamente: et li sorplus est hlasmahles, mais le poi ne se truece çaires. Corretto coi rass. Marciani, Zanetti, Vis. e col T,

2) Il t: li deliz dou siede desevrez de nature, est desmesureement blasmable plus que aroltire, ce est gesir aree le r/iaale. Dante avendo imparata questa lezione dal Maestro, tanto più era severo contr’ esso.

3) Ut: et en toutes manières de luxure. Il ms. Vis. e in tutte sozzure della lussuria.

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Capitolo XXXll.

Dolla mansuetudine.

La mansuetudine è abito laudabile intra ’1 soperchio dell’ ira e lo menimamento; e così è malizia perseveramento di lungo tempo ’. La maliziosa ira addimanda grande vendetta per piccola offesa. Ma colui che non si commove, e non si adira per ingiurie, o per offesa che sia fatta a lui, a’ suoi parenti ’, o uomo lo cui sentimento è morto.

1) Corretto malinconia, iu maliiia, co\ seuso, col ms. Vis. e col T: et cele qui trop dure cut par malice. Il ms. Marciano C. e Zanetti: perseverando lungo tempo. I Marciani A. B. Perseveranza lunjo tempo. Il Vis. in la perseveranza luH’/o tempo.

2) Il T: à ses amis.

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Capitolo XXXllI

Della liberalitade.

La liberalitade e la magnificenza e la magnanimitade si hanno comunitade tra loro, però che tutte sono in ricevere e in dare pecunia, come si conviene, e quanto e quando ed a ’ cui si conviene. E più è bella cosa ad uomo che ha queste virtii, dare ^ che ricevere. E questo cotale uomo fugge li sozzi guadagni. E l’uomo avaro sì li desidera fortemente. E così addiviene, che l’ uomo largo non ha tante possessioni, come l’uomo avaro.

1) Corretto: e da cui, in ed a cui, col contesto, e coi mss. Zanotti, Marciani. A. C. e Vis.

2) Aggiunto: ad uomo che ha queste virtù, richiesto dal colale uomo che viene appresso, col ms. Vis. e col t: pbis bete chose est à home qv a ces vertus, douer que prendre.

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no

(Capitolo XXXIV. Della magnanimitade.

L’ uomo magnanimo sì merita virtudi e grandi onori, li quali s’ avvegnono a lui; apparecchia r anima sua a cose grandi, e dispregia le cose piccole e vili \ Ma colui che dispende le cose come non dee, si è detto prodigo.

Invidioso è quello che s’ attrista delle prosperità de’ buoni e delli rei, senza differenza niuna. Il contrario a questi si ò quegli, che si rallegra della prosperità de’ buoni e de’ rei. II mezzo intra questi, si è quegli che si rallegra della prosperità de’ buoni, e contristasi di quella delli rei.

Chi d’ogni cosa si vergogna, si è detto non pronto, cioè vergognoso ^

Quegli che si vanta e mostrasi d’ avere ogn bene, e sprezza gli altri, si e detto superbo.

1) Ut: le vils persones, et de (lelit. a /aire.

2) Il t: non apenS’i.ns.

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Capitolo XXXV Delle compagnie.

Sono uomini con li quali ò grave cosa a vivere, però che hanno natura, la quale non si puote trattare. E sono altri, li quali sono lusinghieri a ciascuna persona. E sono altri uomini, li quali tegnono lo mezzo, e questi sono quelli che si danno ad usare con le persone con cui si conviene, e dove, e come ’, e quando e quanto si conviene; e questo cotale uomo è veracemente da laudare.

Lo giullare si è quel che conversa con le genti con riso e con giuoco, e fa beffa di se e della moglie e delli figliuoli; e non solamente di loro, ma eziandio desìi altri uomini. E contrarlo a costui si è quello, lo quale mostra sempre la faccia turbata e crudele, e non si rallegra con le genti, e non favella, e non istà con loro che si rallegrano. E quegli che tiene lo

1) Aggiunto: come, col ms Vis. e col x.

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mezzo tra costoro., si ò queg’li che usa in (jucste

cose lo mezzo ’.

Capitolo XXXVl.

Della giustizia -.

L’uomo giusto si e quello eh’ ò detto eguale, o agguagl latore. E l’uomo giusto sì agguaglia le cose ^ in due modi. L’ uno modo si ò in partire pecunia ed onori. L’altro modo è, di sanare * gli uomini che hanno ricevuta ingiuria, ed uomini che hanno a Aire giustizia insieme ^ Imperò che li fatti ^ dec:li uomini eh’ anno a flire insieme,

1) Questo è provare idem per ilctii. Non cosi il t: Mais cil qui lient le mi entre eus, se contient arnesureemcnt.

2) Qui trasportai il principio del capitolo, col senso e col T. Nelle stampe continua il capitolo delle compagaie fino a cose simiglianti.

3) Aggiunto le cose, che manca pure al ms. Vis. col T: illegale les choses.

4) Il «: sauver et apaier cels qui ont recen, tort.

5) Aggiunto giustizia, che manca pure al ms. Vis. col T: faire droit l’un a t’avAre.

G) Corretto le fatiche, in li fatti, co\ senso, col ms. Vis. e col t: li fait. Questi fatLt hanuj riscontro col cominciaiiiento adii fatti, poche Huee appresso.

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sono in due modi. L’Uno si e per volontà,

cioè quando il cominciamento delli fatti è in nostro arbitrio ’; e fuore di volontà, sono quelli che r uomo ha a fare con altrui per forza o per inganno, sì come rapina, e furto, ed altre cose simiglianti ’.

Lo fattore della leg^ie sì agguaglia li con* tratti ^, li quali sono intra il poco, ed il soperchio. Il giusto agguagli a tore sì parte la pecunia, e l’onore, e fa divisione intra due almeno. E la giustizia parte intra quattro cose, nelle quali cose ha proporzione dal primo al secondo, e dal terzo al quarto; e l’ agguagliamento di coloro si è secondo la proporzione a se medesimo; e giudica la giustizia tra loro, secondo la qualitade della virtii, e del merito. Lo sanatore, lo quale sana li modi e li fatti * che sono intra gli uomini, si è colui che fece la legge; e questi discerne e fa

1) C’O) quando il coiniaciamenlo delli foÀÙ è in nostro arbitìio, glossa di Bono, che è pure nel ms. Vis.

2) Il T: ce sont le choses que l’on fait à force, si comme est par decevance, on far rapine, ou par /«rrecm. Corretta coi mss. del Sorio, e Vis. la stampa: e fiore di volontà è quello quando V uorao ha a fare con un altro, e vole fare per forza e per inganno.

.3) Il T: sauve et adresce les choses qui sont entre pò et trop.

4) Corretto delli fatti, in e li fatti, col t: les fait. Il

ms. Zanotti legge; e li difetti

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giustizia intra coloro che fanno l’ingiurie, e coloro

che le ricevono; e rende la eredità a coloro di cui dee essere, e toUela a coloro che la posseggono ingiustamente; ed alquanti condanna ’ in la persona, ed alquanti in avere; e così agguaglia il poco col troppo, però che colui che fa r ingiuria sì soperchia sovra quello che è suo, e colui che ^ ricevo la ingiuria è menovato da colui che la fa, di quello che a lui s’ appartiene; il giudice agguaglia tra costoro secondo misura d’arismetrica. E però vanno gli uomini a’ giudici, perchè il giudice e detto per similitudine giustizia animata ^ però eh’ egli ordina la giustizia secondo il moderamento eh’ è possibile. E la giustizia non è in ogni luogo in tal modo, che a colui che ha fatto, sia fatto tanto quanto ha fatto lui; ed a colui che ha tolto, sia tolto tanto quanto ha tolto lui; però che lo moderamento della agguaglianza non è sempre in ciò. E sì come l’uomo giusto è contrario all’ingiusto \ così l’ equale è

1) Il t: et aucunes choses commande il as persones.

2) Aggiunto che fa Vingiuria s\ soperchia sopra quello che è suo, e cohù, coi mss. Marciani A. C, Zanetti, e Vis. e col T: cil qui fait torfait a plus que sien n’est.

3) Il t: il est justice plaine d’ ame, colla variante di sei codici, â justice.

4) Qui, e nella linea appresso, il t: mieudres, tradotto contrario anche nel ms. Vis.

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contrario al non equale; e il mezzo è tal fiata

più contrario all’uno estremo che all’altro: e l’uno degli estremi è più contrario all’altro, che non è al mezzo.

La giustizia della città ’ si e mezzo intra perdere e guadagnare, e non si puote fare senza dare e togliere e far cambio -, sì come colui che tesse panni per altre cose che gli sono mestieri, e il ferratore sì dà li ferri per altre cose che gli bisognano. E però che questi cambi erano grande briga, si fu trovata cosa che agguagliasse le cose insieme, quella che vale più con quella che vale meno ^ e questa cosa fu il danaio, il quale fa agguagliare r opera di colui che fa la casa, con quella di colui che fa li calzari.

Sopraggiustizia ^ è più che giustizia. Dunque ruomo eh’ è migliore che l’ uomo buono, si è buono in tutti modi che essere può; e colui eh’ è giusto, si è giusto in tutti modi che esser puote. La giustizia naturale si è migliore che quella che è posta dagli uomini; sì come il mele, il

1) Della città, manca al t. È anche nel ms. Vis.

2) Aggiunto e far, col t: doner, et prendre, et changier. Manca al ms. Vis.

3) Quella che vale più, con quella che vale meno, glossa di Bono. Manca al ms. Vis.

4) Ut: seure justice.

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quale è dolce per natura, è uiiglicre che non ò

l’ossimele, il quale ò dolce per arte.

L’uomo g’iusto vive per vita divina, per la grande dilettazione eh’ egli ha alla giustizia naturale, ed usa le cose giuste amandole per sé medesime. Non si conviene che ’1 ponitore ’ della legge la ponga generale in tutte le generazioni ^ però che è impossibile che le regole generali si eseguiscano e si legnano in tutte le cose le quali non sono universali. Dunque le parole della legge debbono essere particulari, però che giudicano delle cose particulari divisate e corruttibili ^

1) Corretto jiunilore, iu ponilore, col r: cil (pti met la loi. Ponitore ’li legge, è anclie in fine di questo libro sesto.

2) Il T: en tovAs oevres.

3) Le stampe leggono; delle cose corporali. Il t: des choses partictderes, devisèe, et corruptibles. Sostituita la lezione del T. Il nis. Vis. ommette, particulari, divisate e.

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Capitolo XXXVIl.

Delli viziì.

Li vizii delli costumi sono tre molto rei, dalli quali dee l’ uomo fuggire, cioè malizia, crudeltà, e lussuria. E le virtù contrarie a questi vizii sono ancora tre, cioè benignitade, clemenza e castità.

Sono alquanti uomini, che sembrano essere ’ di natura divina per l’ abbondanza delle virtudi che sono in loro; e cotale abito è totalmente contrario alla crudeltà: e cotali uomini sono detti angelici, o divini, per la grande abbondanza delle virtudi che sono in loro; e son così le virtudi loro sopra alla bontà degli altri uomini, sì come le virtù di Dio sono sopra tutte le virtù degli uomini.

Sono altri uomini crudeli nelli loro costumi, e sono di natura di fiera: e questi cotali sono molto di lungi della virtù.

E sono altri uomini, li quali sono di natura di bestia in seguitare loro desiderii, e loro di 1) Corretto sono, che è pure nel ms. Vis. in sembrano eiscre, col t: semblent estre.

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lettazioni; e questi colali sono da assimigliarc

alla simia, ed a’ porci. E gli uomini che seguiscono le loro volontadi sono detti Epicurii, cioè nomini che non pensano se non del corpo.

Uomini che sono detti divini, ed uomini che hanno costume di fiera, sono pochi nel mondo. E specialmente quelli che hanno costumi di fiera, però se ne trovano nelle estreme regioni nelle quali elll abitano, cioè nelle parti di mezzodì, là ove si trovano gli Etiopi, e nel settentrione là ove si trovano gli schiavi ’.

Dicesi dell’ uomo eh’ è divino, perch’ egli è casto e continente, però che ’1 s’ astiene ^ dalle concupiscenze ree secondo la potenza della virtude

1) Legge la stampa: nelle parti di mezzodì, la ove si trovano gli schiavi. Il t: en droit midi sont li J^thiopien, et pardcers (otto codici leggono pardevant) septentrion^ sont li Eîclavon.W Volgarizzatore corresse il t sostituendo schiavi, a Schiavoni. E nel libro III capitolo terzo del Tesoro, Brunetto pone VBsclavonieìrsiV Italia e l’Ungheria, con due arcivescovadi e tredici vescovadi, e non parla di uomini selvaggi che l’abitino. Empiuta la lacuna colle edizioni lionese e fiorentina, e coi mss. Marciano A. Zanotti, e Vis.

2) Le stampe, ed il ms. Vis. confondono: dicesi dell’ uomo divino ch’egli è casto e continente. Il t: li hor/i est apelez de divine nature, porce qu’ il est chastes et continens. Aggiunto perciò, eh’ è, e mutato eh’ egli, in perch’ egli.

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intellettiva ’. L’ uomo lia suoi termini alli quali

si movo naturalmente, infra i quali egli si volge intra il mezzo ^, se non addiviene cagione alla sua natura, la quale lo inchini a natura di bestia; le quali ^ però che sono sciolte * seguitano i movimenti di loro propri desiderii, e discorrono per le pasture, e non si astegnono di nissuna cosa ^ alla quale le conduca la natura loro. Ed in questo modo sì esce l’ uomo dello spazio de’ suoi termini; e questo cotale uomo si è peggio che la bestia per la ria vita eh’ egli ha eletta, però che la scienza dell’ uomo si è vera ^ L’ uomo che imprende scienza ^ secondo la natura della virtude

1) Il t: il se suejfre e’, abstient des mauvaises concupiscences dou cors.

2) Il T segue: mais cil qid ne s’ en sueff’re, est caincuz pas ses desirriers, et trépasse les boucs de la loi. La lacuna è pure nel ms. Vis.

3) Il t: entre quoi il se régirent, et tornoient dedanz le mi.

4) Le stampe: li quali però che sono sciolti... li conduca la natura loro. Il t: car les bestes sont etc. Applicato il discorso alle bestie, e non agli uomini, eambiando il genere mascolino in femminile, secondo il t. Così anche le edizioni lionese e fiorentina, ed i mss. del Sorio, e Vis.

5) Il t: délicieuse.

6) Il T come poco sopra: ne se sue/rent, ne abstienent.

7) II t: li hom qui set, et qui aprent, et qtii use son sens entor la vertu moral etc.

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morale, e delle virtù divine ed intellettuali; questo uomo si move verso il suo termine ’, ed usa proposizioni universali, le quali lo conducono alla co2:nizione vera ■.

Capitolo XXXVIII.

Del diletto.

Sono cose dilettevoli, le quali son dilettevoli per necessità, e sono cose dilettevoli per elezione; e di queste son tali da eleg-gere per se, e sono tali da eleggere per grazia altrui.

Le dilettazioni necessarie che l’ uomo ha, sono in mangiare, ed in bere, ed in lussuria, ed in tutte le altre dilettazioni corporali, là ove è misura l Quelle le quali l’uomo elegge per sé

1) Il t: Il ra à sa hon:, et se tornoie entor son mi.

2) Il T: qui conclut saine conclusion. I manoscritti Marciano A, e Zanotti: le quali concludono conclusioni vere. Il m.s. Vis. conchiudono conchirisione sana.

3) Le stampe immoralmente: le dilettazioni necessarie che l’uomo ha, sono in mangiare ed in bere ed in lussuria, ed in tutte le altre dilettazioni corporali, là ove non è misura. Bella etica in verità! Il t: li délit par necessitò sont ea mangier e! cn hoipre, et en habiter avec femes, et en

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stesso sou queste, cioè intelletto, certezza, sapere,

e ragione divina.

Le dilettazioni le quali l’ uomo elegge per grazia Tuno doll’altro son queste: vittoria, onore, ricchezza, e tutte le altre cose buone nelle quali comunicano con noi le bestie. Chi tiene lo mezzo in queste cose, si è da laudare; e quegli che viene a meno in queste cose, è da vituperare.

Sono dilettazioni naturali, e sono dilettazioni bestiali, e sono dilettazioni fìerali, e sono dilettazioni per cagione di tempo, e sono altre dilettazioni per cagione d’infermitade, e sono altre per cagione d’ usanza. e sono altre per male nature.

Dilettazioni Aerali son quelle di coloro che si dilettano di fare fendere feraine pregne, acciò che si satollino ’ delli figliuoli eh’ elle hanno in corpo, e sì come coloro che mangiano carne d’uomini, e carne cruda.

iouz deliz corporels en quoi l’ on vil chasleraent. Che habiter avec femes si traduca lussuria, quantunque si chiarisca il senso, en qui l’ont vit chastement, passi: ma che en quoi l’on vit chastement, si traduca, là ove non è misura, non può passare. Ommesso perciò quell’illogico non. Il ms. Vis. qui varia.

1) Mutato: rc’jghino il loco, in si satollino, coi mss. del Serio, e Vis. e col t: por saouler soi del Jih, qnc eles portent dudanz lor cort^.

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Dilettazioni d’infermi tea, o di mala usanza, è

di pelarsi ciglia, o di rodersi l’unghie, o di mangiare fango, carboni.

Dilettazioni per mala natura si è giacere l’un maschio con l’altro, e tutte le altre cose vituperevoli di lussuria ’. E sono alquante malizie a modo di fiere, le quali sono nelli sfrenati ^ e nelli pazzi, e melanconici, ed in simiglianti a loro ^ L’ uomo furibondo tiene per sentenza ciò che piaccia a lui, tutto che sia contra agli altri uomini; e s’ egli ha cagione d’ adirarsi un poco, incontinente corre a grande ira, e ^ fa come il servente matto, che ^ si affretta di fare le cose innanzi il tempo che il signore suo gli comandi; e fa come il cane che latra per ogni voce d’amico e d’inimico ^ E questa incontinenza che è nell’ira, si è per molta calidità ’, e per velocità di movimento: e però si ò da perdonare più a costui,

1) Il t: et tei: avAres deshonorables choses.

2) Il t: des frénétiques.

3) E somiglianti a loro, manca al t. E nel ms. Vis. 4| Agg-iunto a grande ira, col t: cort a la grani ire.

5) Matto, è regalo del Volgarizzatore. Il ms. \ is. li sercigiali molto leggieri di loro persona.

6) Il T fa pensare il cane: et ne pense se eie est voiz d’ami on d’enemi.

1) Il t: de chaude nature. Corretto cupidità, in callidità coi mss. del Sorio, e Vis.

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che non è a colui che incontinente ’ vole seguire sua

concupiscenza, però che costui incontanente che ’1 vede cosa che gli diletti, non aspetta lo giudicio della ragione, anzi soprastà ad avere quello che desidera. Dunque la incontinenza dell’ira è più natura) cosa che h incontinenza della concupiscenza ^; ma la incontinenza della concupiscenza si è più nella volontà dell’uomo. E la concupiscenza addimanda luoghi oscuri, e per ciò ò detto della concupiscenza eh’ ella abbatte lo figliuolo, e trade lui.

L’uomo lo quale fa male e non si pente, non si puote correggere; ma dell’uomo che fa male, e pentasi, sì può l’uomo avere speranza che si possa correggere.

Quelli che non hanno intelletto, sono migliori che quelli che l’hanno e non l’adoperano;

1) Corretto inconlanenle in incontinente co\ t: qtn n’est pas continent en ses convoliscs, force que maintenent (ecco l’ incontanente, che fu la pietra dello scandalo) qiie il voit une chose etc.

2) Che la incontinenza della conctipiscenza, manca al t, il quale invece ha: mais cele de concupiscence est plus en la volonté de l’ome. Aggiunto perciò: ma la incontinenza della concupiscenza si è pili nella volontà dell’ uomo. Senza queste parole, l’inciso, e addomanda luogìd osctiri ecc. si riferisce all’incontiuenza dell’ira, anzi che all’incontinenza della lussuria. La correzione è altres’i secondo i mss. del Serio, e Vis.

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piiPÒ colon) che si lasciano vincere a piccole concupiscenze

per debolezza dell’intelletto ’, sono simili a coloro che si inebriano di poco vino per debilità di celebro.

U nomo continente che ha intelletto, sì si ferma e persevera nella ragione vera, e nella elezione sana, e non si parte del moderamento diritto. Mutare l’usanza è più leggiera cosa che mutare natura; forte cosa è però mutare usanza, perchè V usanza è simile alla natura.

Sono uomini, alli quali pare che nulla dilettazione sia buona, né per sé, né per altrui ^: e sono altri, alli quali pare che alcune dilettazioni sieno buone, ed alcune rie: e tali sono a cui pare che tutte dilettazioni sien buone.

La dilettazione detta senza rispetto non è buona, però eh’ è di sensuali tade eh’ è comune alle bestie, ^ e dunque non è ella simigliante alle

1) Corretto diletto, in debolezza d’intelletto, che ha riscontro con debilità di celebro. Il t: foibletè de iìitellect: e C07icupiscenza, in piccole concupiscenze, col t, e coi mss. Marciano A. Zanotti, e Vis.

2) Il t: iìe par eus, ne par accident. Due codici legg-ono: ne por soi, ne por autruis.

3) Agg-iunto: eh’ è comune alle bestie, col t: qui est commune os bestes. La lacuna è pure nel ms. Vis.

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cose compiute. L’ uomo casto ’ fugge le dilettazioni,

però ch’elle imbrigano ^ lo intelletto, e fanno all’ uomo dimenticare lo bene ^: e’ fanciulli e le bostie sì dimandano dilettazioni. E sono alquante dilettazioni che fanno l’ uomo infermare, ed inducono loro molestia. Dunque l’uomo eh’ è di buono intelletto \ non dimanda dilettazioni corporali so non con moderato uso.

Capijolo XXXIX.

Della castità, e della continenza ■’.

La castità e la continenza non sono una cosa; però che la castità è un abito lo quale è attaccato nell’animo dell’ uomo per avere lungamente vinti li desiderii della carne, sì eh’ egli non sente alcun assalto di tentazione: ma la continenza è abito per lo quale l’ uomo sostiene gravi tenta 1) Il t: li. hom sages, come altresì infine del capitolo dove è tradotto: l’uomo eh’ ì: di buono inlelletto.

2) Il T: eìico7nbrs et cmpc^^che V intellecl. Corretto mhriacano, in imhrirjano, coi mss. del Sorio, e Vis.

3) Il T: ohlier son sens.

4) Il t: li sage home, com’è poco sopra notato.

5) Ag-g-iunto: e delta continenza, col x: de chastcé, et de continence. Parla infatti dell’ una i; dell’altra in questo capitolo, e distingue l’una dall’altra.

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zioni, e molte molestie ’; ma tuttavia non si consente

3 ciò, tanto ha in so ragione ^ Dunque non sono una cosa castità e continenza ^

La incasti tade si è abito per lo quale l’uomo pecca nelle cose dilettevoli, senza grande instanza di tentazioni, sì come l’ uomo che non è constretto, e va cercando le dilettazioni. Dunque l’uomo eh’ è incontinente si è quegli, il quale è vinto dalle tentazioni le quali lo stimolano fortemente; ma T uomo non casto si è quello, che si lassa vincere alle dilettazioni le quali non lo stimolano.

E l’uomo incontinente si è cotale, per debilità di ragione, o per poca sperienza. Dunque non è reo in tutto, ma è ^ mezzo reo, e puotesi correggere se la virtù e la sperienza si sorreggono ^

1) E molte moleslÀe, manca al t. È nel ms. Vis.

2) Il T: par la raison, et pai’ le sens qià est avec li.

3) Segue il t: et de tant se desseìnblent, comme vaincre et non estre vaincuz. La lacuna è pure nel ms. Vis.

4) Il T varia non poco: mais li noti chastes a j)oine pi^et estre amendés. Et vertus et malices sont conneues, a ce que en la vertu est la raison saine, et en la malice est la raisons cor rompue;, et mainete foiz est eie corrompue par trop de concupiscence, et de maus desirriere. Empiuta la lacuna col ms. Vis.

5) Mutato correggono in sorreggono, col contesto. Le edizioni lionese e fiorentina, ed i mss. Marciano A. C. e Zanotti: s\ confortano insieme. Il t: puet estre amendé per conort de la raison, et por longe prueve.

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insieme; ma V uomo incasto non si puote già mai

correggere, che la virtìi non ha potenza nella malizia troppo usata, che la ragione si corrompe spesse volte per troppa concupiscenza.

E l’atto della malizia si cognosce, però che la virtìi è nella ragione sana, e nella malizia si è la ragione corrotta \ E spesse volte si corrompe la ragione per la troppa concupiscenza.

Capitolo XL.

Della constanza.

Tre sono li modi di fermezza ^ L’ uno si è, che r uomo sia fermo in ogni sua opinione ^, o vera o falsa che la sia. Il secondo modo si è contrario a questo ^ Lo terzo modo è dell’ uomo che

1) Corretto sta, in è col t: est, e coi mss. Marciano A. C. e Zanetti.

2) II t: de costance, ce est a dire de permanance.

3) Corretto: operazione, in opinione, col buon senso, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: en tovAes ses opinions.

4) Il T: est, qn’ il n’a nule fermeté, ne nule constance.

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ò termo noi bene, e dal male si parte leggiermente

’.

Ma generalmente l’ uomo constante si è meglio che ’1 mobile, però che ’1 mobile si move ad ogni vento, ma l’uomo constante non si move per forti desideri!,. ma tal fiata per la buona ^ e nobile dilettazione si move dalla sua falsa credenza, e consente alla veritade.

Impossibile è, che l’uomo sia savio ed incontinente insieme, però che la prudenza non è solamente in sapere, ma inoperare^ Spesse volte sono insieme lo scaltrimento e la incontinenza; e però che lo scaltrimento è diviso dalla prudenza, sì è la prudenza pure nelle buone cose, ma lo scaltrimento è nelle buone e nelle rie. E l’ uomo savio che non adopera secondo la sua scienza, è simile a colui che dorme, o all’ebro ^, però che nell’uomo lascivo l’abisso delli desiderii carnali sì l’ affo 1) Il t: rnù est permanans en bien et Itgier se départ don mal. Agg-iunto: fermo nel, altrimente questo terzo modo sarebbe uguale al secondo. Cosi legge anche il ms. Vis. e r edizione fiorentina, rifiutata iinprovvidaraente dal Carrer, clie non vide il t.

2) Buona manca al t. E nel ms. Vis.

3) Il t: prudence n’ est en savoir seulement, mais en oorer. Aggiunto coi mss. del Sorio, e Vis. non solamente in sapere, ma in.

4) Corretto ed è eòro; in o aU’ehro, coi mss. del Sorio, e col t: Oli, a l’ivre.

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gano, e tranghiottiscono ’ V operazione della ragione;

ed è così di lui come dell’ uomo ebro, lo quale ha legato il senso suo, ed è affogato nel suo celebro per molti vapori di vino che gli sono montati nel capo, e però bere vino di soperchio perverte il diritto giudicio ’. L’ uomo frodolente è colui, che fa ad altri ingiuria per consiglio dinanzi pensato, e per ria elezione di ragione ^, li quali sono sì rei, che non vi si puote avere rimedio nessuno.

Capii’olo XLI.

Come V amistade è virtude che regna nell’ uomo ^

L’amistade è una delle virtudi di Dio e dell’ uomo, ed è molto bisognosa alla vita dell’uomo, e r uomo ha bisogno d’amici sì come di tutti gli altri beni. E gli uomini ricchi e potenti e prin 1) Il t: il ensevelit, et noie, et transglotist l’ouvre de la raison.

2) E però bere vino di soperchio perverte il diritto giudicio, glossa di Bono. È pure nel ms. Vis.

3j Corretto l’errata lezione: e per ira fa elezione fuor di ragione, coi nass. del Sorio, e col t: par manvasement e s lire raison.

4) TI T: De amistié.

Q

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cipi di terre, si hanno bisogno d’amici, alli quali

ellino facciano bene, e da’ quali ellino ricevana servigio, onore e grazie. E grande securtade dell’ uomo è quella eh’ egli ha per gli amici; però che quanto il grado della grandezza è piiì alto, cotanto gli sono maggiore bisogno gli amici, però che è ^ più agevole a cadere, e la sua caduta più pericolosa. Dunque vi sono molto mestieri gli amici nelle brighe, nelle angustie, e nelle avversità che ha l’uomo, e però l’amico è buono e sicuro rifugio ^ E l’uomo eh’ è senza amico, è solo nelli suoi fatti ^; e quando l’uomo è con l’amico si è accompagnato, ed hanno perfetto aiuto a compire le sue operazioni, però che di due persone perfette viene perfetta operazione ed ntendimento. Lo fattore delle leggi sì conforta li suoi cittadini ad avere caritade insieme con giustizia, però che se ogni uomo fosse giusto, anche farebbe mestiere caritade ed amistà ^; ma se osrni uomo

1) Aggiunto: ffli sono ma/jgiore bisogno gli amici, fero che, eoi inss. Mai*eiano A., Zanotti, Vis. e col t: flus li hesoigne avoir amis.

2) Il T: bons amis es très (/on refuges, et seurs pors. Aggiunto l’amico col t, e coi mss. del Sorio.

3) Il t: le ses afaire. Affaire cioè a fare, è cosa non ancor fatta, ma da farsi.

4) Il T segue: force que charité est granderesse d’amistiè, selene sa natii^re. Nel ms. Vis. è la lacuna, In luogo

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fosse amico V uno dell’ altro ’, non farebbe mestiero

giustizia, però che essa distrugge ogni lite ed ogni discordia che puote essere.

Capitolo XLII.

Delle specie dell’amistade ^

Le specie dell’ amistà sì si conoscono per lo €0se ^ che l’ uomo ama, che sono tre, cioè bene, utile, e dilettevole; e non quello eh’ è cotale secondo la verità, ma quello che gli pare \

di questo brano, il t: et il convient que nos voellons bien à nos amis. Amistiez n’ est pas sauvée en ce seulement, car li charteors vuet hieii as autres, mais ne li convient pas estre amis por ce; mais chastiemens est tine amor qui requiert guerredon semblable à s’uevre, et il convient que il s’ entrechastient, et qu’ il s’ entreportent amor selnnc la maniere de lor am,lstiè. Et en chascune de III maniers convient convenable guerredon, et non pas en repost, en tel guise que il s’entrevuelent bien selonc la maniere de tels amers.

1) Ma se ogni îwmo fosse amico l’uno dell’ altro, manca al T. E nel ms. Vis.

2) Il T segue il capitolo senza alcuna divisione in questo luogo.

3) Il T: par les manières des choses amèes.

4) Il T: car chascuns aime ce qui H semble bon, et proitable, et delitable.

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Le specie dell’amistà sono tre. L’ una si è

amistà per bene, l’ altra si è per utile, e l’altra si è per dilettazione. Ed in ciascuna è mestieri di manifesta retribuzione ’; però che coloro che si amano, si vogliono bene a sé comunalmente; e coloro che s’amano per cagione d’ utilitade, o di dilettazione, non s’ amano veracemente, ma amano le cose per le quali elli sono amici, cioè dilettazioni ed utilitadi. Onde tanto basta tra costoro l’amistade, quanto basta la dilettazione e l’utilitade, e però si fanno costoro amici e nimici. Questa amistade della utilitade si è tra vecchi, e l’ amistà della dilettazione si è tra giovani; ma la perfetta amistade si è solamente tra gli uomini che son buoni, e sono simili in virtudi, e voglionsi bene per la similitudine eh’ è intra loro delle virtudi; e questa cotale amistà si è amistà divina, che contiene tutti i beni, ed intra loro non ha detrazione %

1) Le specie dell’ amistà sono tre, Vuna si è amistà fer bene, l’altra si e per utile, e V altra si è fier dilettazione. Ed in ciascuna è mestieri di manifestare trihulazione però che coloro che s’amano, si voijliono bene a se comunalmente. Così leggono erroneamente le stampe.

Corretto manifestare, in manifesta: e tribulazione, in retribuzione, come si pare dal contesto, e dal t: gmrredon (guiderdone). Anche in fine del capitolo \z.ÌT2iS&fait giierredon, è voltata, retribiùsce. Cosi anche l’ edizione fiorentina, ed il ms. Vis.

2) Il T: decevance.

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né ninna cosa di rio. E però cotale amistade non

puote essere tra l’ uomo bono ed il reo, nò tra li rei ’; anzi solamente tra li buoni. Ma l’amistade eh’ è per dilettazione e per utile, puote essere tra li buoni e li rei, ma tuttavia basta poco -.

L’amistà è ornamento laudabile, eh’ è intra coloro che conversano insieme, e hanno compagnia; ed è bellissima vita per la quale vivono in tranquillitade ^ E la tranquillitade ■* che è intra loro, non si parte per diversità di luogo, e per non istare insieme; ma se fosse molto lungo questo partimento, fa raffreddare ed uscire di mente l’amistade, e per ciò si dice ne’ proverbi, che li pellegrinaggi, e le lunghe vie ^, partono l’amistadi.

La cosa amata nobile si ha in sé bene ^, e però gli amici s’amano sì tra loro non per ca li Aggiunto: nò tra li rei, col ms. Vis. e col t: ne entre le^s ’mauvais ensemble.

2) Il T varia: ïiiais eie e t tonte perdue, selonc la perde don délit et dou projit, car ce est amistiè par accident. Il ms. Vis. concorda col Volgarizzamento.

3) Il t: en pas et en repos. 4 ) Il T: cil hahiz.

5) Il T: lengue demeurée, colla variante voie, di un codice.

6) Le stampe ed il ms. Vis.: la cosa amata si ha alcun nobile bene. Migliorata la lezione coi mss. Marciano A. e Zanotti.

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g’ione di passione; ma per cagione d’abito: e ciascuno

degli amici ama il suo bene. e retri) uisce l’uno all’altro secondo agguaglianza ’.

Capitolo XLllI.

Come quello delli boni amici dee essere comune tra loro -,

La partecipazione di coloro che partecipano insieme nel bene e nel male, ed in mercanzie, ed in conversamento tra loro, sogliono essere cominciamento d’ amistade; e secondo la quantità di queste cose così, è la quantità dell’amistade. E quello che hanno gli amici, dee essere comune tra loro; però che l’amistà si è come una comunitade,

1) Il T varia alquanto: et la chose amèe, a en soi aucun bien noble par quoi eie est amèe. Li bons hom qui est amis, devient amis bons, et li uns aime l’autre non mie far passion, mais far habit. Et chascun des amis aime son bien, et li uns fait guerredon à l’autre par bone volonté, selonc igalatiee; et cele est veraie amistiè.

2) Il T segue senza divisione di capitolo.

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e ciascuna coaiunità ’ desidera cose simiglianti

in concupiscenza, e in autoritade, e in sapienza ^ E però si fanno le solennitadi delle pasque, ed oblazioni delli sacrifici, e le immolazioni di vittime, e le congregazioni delle cittadi ^, acciò che di queste cose nasca compagnia ed amore intra li prossimi, dalla qual cosa procede onore ed esaltamento a ^ messer Domenedio. E soleansi fare nel tempo antico quelle solennitadi dopo la ricolta del grano e delle biade % per ciò che di quel tempo sono più acconci gli uomini ad aiutare amici % ed a render grazie a Dio de’ benefici ricevuti.

1) Corretto coi mss. del Seno, e Vis. e col t la stampa: V amistà si è una cosa di comunilade, e ciascuna cosa di cornunilà. Il t: amistiè est aìissi comme urie commwriilè, ■il ckasciifie cômmxcnitè dcsirre.

2) Ag-g’iunto: e in autorilade e in sapienza, che manca pure al ms. Vis., col t: et en auloritè, et en sajAence.

3) Il T: et por ce furent premièrement ordenèes les sollempnitez de Pasques, et les opérandes des sacrejìces, et les assemhlemens des citez. Aggiunto coi mss. suddetti: delli sacrijìci, e le immolazioni di vittime, e le congregazioni.

4) Corretto da in a col ms. Vis. e col t: et honor à Dame dieu.

5) Il T: après les meissons des hlies.

6) Il T: aquerre amistiè.

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Capitolo XLIA’. Delli tre principati ’.

Li principati sono tre. L’uno è principato di re. L’altro si è principato dolli buoni uomini. Il terzo si è principato delle comunitadi, e questo è ottimo in tra gli altri. Il terzo si ò il principato del padre sopra i figliuoli ^

E ciascuno di questi principati La il suo contrario, perciocché il principato del re si ha lo suo contrario cioè la signoria del tiranno; perciocché

1) 11 T. De seiçnorie.

2) Il T varia assai dalla stampa; l’ uno è principato di re, l’altro è principalo delle cowunitadi, e questo è ottimo in tra gli altri. Il terzo si è il principato del padre sopra i figliuoli. Il T: l’ une est des rois, la seconde est des Ions, la tierce at des commitnes, lequale est la très meillor entre les autres. Il ragionamento die segue, riportasi alia; divisione del t, e rassomiglia la podestà del padre a quella del re, senza farne una specie a parte. Il correttore dell’autentico T, volle poi restringere a due, le tre specie di principati qui divisate, ma a torto, contro la logica, e contro il T. Corretto colla lezione comune dei codici del Sorio, e Vis.

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il re e ’l tiranno sono contrarii insieme ’. Che

lo re si pena di fare solamente quelle cose, le quali sono utili al popolo ch’egli regge, e non quello eh’ è utile a sé; e questo cotale si è veramente re; e quando lo re comincia a lasciare le utilitadi del popolo e intendere alla sua, sì diviene del re tiranno, e così la tirannia non e altro che corruzione di principato. E simigliantemente li buoni, ovvero li grandi ^, quando lasciano^ di curare le cose che son buone, accioccliò la loro signoria non esca della loro schiatta, e non considerano lo loro onore, e il loro merito, e la loro dignità, sì si muta lo loro principato al principato della comunità; e il principato della comunità sì si corrompe per partirsi dall’ uso delle leggi civili, le quali sono buone e laudabili. E lo reggimento dell’ uomo alla sua famiglia si è simigliante al reggimento del re al suo popolo; perciocché la conversazione del padre alli suoi figliuoli, si è simigliante al re cogli uomini del suo regno. E perciò si dice, che il princi 1) Perciocché il re e il tiranno sono contrarii insieme, è g’iossa di Bono. Manca al ms. Vis.

2) Oovero li grandi; il t: li haut home.

3) Ommesso, a loro, che è pure nel ms. Vis. percliè contrario al contesto, ed al t: laissent à faire ce que hien soit.

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pato del re, si è principato del padre ’, e lo

principato dei irrandi uomini, ovvero dei buoni, si è principato dei fratelli; perciocché li fratelli non sono divisi insieme se non per l’ etqde. A ciascuno di questi modi di vivere, cioè di signoria e di suggezione, sì conviene amore e giustizia ^ secondo la misura della sua bonità, e delli buoni ^; perciocché il signore, quand’egli è buono si sforza di fare * bene alli suoi sudditi, ed è studioso di procurare lo suo buono stato, sì come il pastore è studioso delle sue gregge ’". E ha differenza tra la signoria del re e quella del padre in questo, che ’1 re è signore di più genti che non è il padre; il padre é cagione d’ingenerare li suoi figliuoli, e di nutrirli, e di ammaestrarli ^ Dunque il padre è signore de’ suoi

1) e perciò si dice che il principato del re si è principalo del padre, manca al t. È nel ms. Vis.

2) Le stampe, ed il ms. Vis. guastano: e ciascheduno di questi due modi di vivere, cioè di signoria e di sv.ggezione, si ha la giustizia. Il r: et à chascune de ces manières de seignone, et de suhjection, convient amor et justice. Ommesso due: mutato e ciascuno, in a ciascuno: aggiunto, si conviene amore e giustizia.

3) e delli buoni, manca al t. È nel ms. Vis.

4) Agg’iunto si sforza, coi mss. del Sorio, e Vis., e col t: s’esterce de hien faire.

5) Comriie li pastors à ses lestes.

6) Il t: et d’eus aprendre. Corretto castigarli, in ammaestrarli, anche coi mss. del Sorio, e Vis.

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figliuoli naturalmente, od amali ’ di grande amore,

e però il padre ed il re ^ dee essere onorato d’onore il quale si conviene a lui.

La giustizia di ciascuno è secondo la quantità della sua virtude l Dunque a qualunque è maggiore sì si conviene più d’amore e d’onore e di bene, che a ninno altro \

L’amore dei fratelli è come quello di compagni, però cli’elli sono vissuti insieme % e hanno

1) CoTi-etto omansi, in amali, col t: il Ics aime de grani amor. Così anche i mss. del Sorio. Il ms. Vis, amarli de’.

2) Aggiunto: il padre ed il re, col t: et porce doit li percs et li rois estre honorez de cele honorabletc, qui est a chascun avenahle.

3) Il T: selonc sa vertu, senza quantità.

4) Il T: doit acoir ciascuns phis de bien et d’onor selonc ce que il est mieudres. Il ms. Vis. concorda colle stampe.

5) Le stampe confondono: l’amore di fratelli, è come qttello di compagni, però che elli sono venuti insieme, e hanno similitudine di passione. Ove sopravviene tirannia, lo signore e ’l suddito hanno relazione insieme, sì come l’arlejìce e ’l suo strumento ecc. Il t: l’amor des frères est aussi com.me amor de compaignons, porce que il sont vesqu et narri ensemble, et ont semblance de passion; mais quant tirannie i sorvient, la justice est perdue, et l’amor faut. Li sires et si subjit ont relation ensemble aussi comme un arciens à son esstrument. L’Etica di Aristotile dice ìinius moris, male voltato semblance de passion. Corretta l’interpunzione secondo il t: mutato venuti, in vissuti: agg-iunto ivi si perde giustizia e dilettazione, coi mss. del Serio, e Vis.

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Ilo

similitu(lin(3 di passiono. Ovo sopravviene tirannia, ivi si perde giustizia, e dilettazione.

Lo signore Ô ’1 subdito hanno relazione insieme, sì come*rartefice e ’1 suo strumento, e sì come il corpo e l’anima. E colui che usa lo strumento, sì si fa prode con esso, però l’ama; ma lo strumento non ama colui che F usa, e simigliantemente lo corpo non ama l’anima; lo strumento si ò come il servo lo quale non ama lo signore ’.

Lo padre ama il figliuolo, il figliuolo il padre, però che l’uno è fatto dall’altro; ma l’amore del padre si e più forte che quello del figliuolo, e la ragione si è che il padre conosce lo figliuolo, fatto di lui vie via che gli è nato ^ ma lo figliuolo non cognosce il padre per padre se non di grande tempo poi, cioè quando li senni sono compiuti ^, e la discrezione è confortata. Ancora * ’1 padre

1) Il T varia: el ensi.rnmcns est ausai corariie un cors sanz ame. Due codici del Chabaille leggono: li corps est aussi comme nii sérgens a l’ame. Il ms. Vis.: verso lo quale non ha anima.

2) Il t: que Us fdz est estraiz de lui maintenant que il est nez. Corretto: essere in lui, in: lo figliuolo /atto di lui, col m.s. del Serio. II ras. Vis. legge: essere.

3) Il T: /’’ sens sait acompliz. Corretto conforta, in è confortata coi mss. del Sorio, e Vis.

4) Mutato ancora che, in ancora, col ms. Vis. e col t: et enrore li pcres aime son fil etc.

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ama il figliuolo come so; ma il figliuolo, ama

il padre sì come cosa fatta da lui.

Li fratelli s’amano insieme si come coloro che sono nati d’un principio, e perciò si dice che li fratelli sono nati d’un sangue e d’una radice \ e sono una cosa, addivegna eh’ elli sieno partiti; e quello che conferma l’amore tra fratelli si è, che sono nutriti insieme e conversati, e sono d’una casa. ^

1) il t: porcc est du que li frère soni J* mi sane., et d’ una racine. Mutato: da uva creditade, in d’un sanr/ne e d’una radice, coi niss. del Sorio. Vis. e col t.

2) Mutato clade, in casa, col t: ijuc il soni d^ une maison..

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Capitolo XLV.

Dell’amore che l’uomo ha con Dio ’.

Lo amore elio l’uomo ha con Dio, o l’amore che l’uomo ha al padre, si ò d’ una natura, però che ciascuno di questi amori è per ricordamento di ricevuto beneficio, e per donamen to ^; ma l’amore di Dio dee passare l’amore del padre, che ’1 beneficio che l’uomo ha da Dio è maggiore e pili nobile che quello e’ ha ricevuto dal padre ^

L’ amistà de’ parenti e dei fratelli * e dalli vicini e delìi strani si è maggiore e minore secondo la diversità della cagione, per la quale l’uomo vole bene l’un all’altro; però che quelli che sono nutricati insieme e disciplinati e d’ un

1) Il T segMie, senza divisione di capitoli.

2) Il t: car l’un amor et l’autre sont f or rememhrance don bien receu, et por don de grace. Mutato: J9er n’con/amento di grazia, in ricordamento di ricevuto henejìcio, e per doìiamento, coi mss. del Sorio. Il ms. Vis. varia.

3) Che quello e’ ha ricevuto dal padre, glossa di Bono.

4) Aggiunto: e dei fratelli, coi mss. del Sorio, e Vis. (’ col T: et des frères.

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lungo tempo conversati insieme, sì si vogliono

grande bene ^

L’amore lo quale è tra la moglie e ’1 marito si è amore naturale, e più antico amore che non è quel de’ cittadini intra loro; ed in questo amore è grande utilitade, però che l’operazione dell’uomo si è diversa da quella della femina, e quello che non può fare l’ uno si fa l’altro, e così si compie il loro bisognamento ^ Li figliuoli sono legame lo quale lega la moglie col marito * in uno amore, però che ’1 figliuolo si è comune bene di amendui.

Capitolo XLVL Come l’amore è comunicazione intra gli amici ^.

La comunicazione sì congiunge li buoni in uno amore per cagione di virtude, li quali vera 1) Il Tè parafrasato. Il ms. Vis. è conforme alla stampa.

2) Il t: entre le mari et la ferne. 3) Ut: lor a/aire.

4) Il t: lient mari et moillier ensaniòle.

5) Il T segue senza divisione di capitolo.

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mente s’amano insieme ’; e non ò tra loro calogna

ninna, ne contenzione, né volontà di vincere r uno l’altro, se non solamente in servire, però che grande allegrezza è all’amico ^ quando ha fatto servizio all’amico suo.

Sono amistà le quali son detie questionali ’, e queste amistà sono negli uomini che ricevono servigio l’uno dall’altro, e hanno intra l’uno e l’altro grande accusamento, e dice l’uno all’ altro: Io t’ ho fatto cotale servigio, e non ho ricevuto cambio veruno. Cotale amistà può poco durare.

L’amistà è simile alla giustizia, onde secondo che la giustizia ò in due modi, cioè naturale e legale, e così è in due modi l’amistà, cioè naturale e legale; e legale è detta quell’ amistade eh’ è particulare e mercimoniale \ sì come quella che sta pure in dare e in ricevere manualmente senza dimoranza ".

1) 11 t: la coMiiiunitc conjoint Ics bons cu une amor, si q^ie par l’aclioison de la vertu s’ entremettent de bien faire l’un a l’avAre.

2| Corretto: nomo, in araico, col ms. Vis. e col ï: porce cjue lors est h anus liez.

3| Il T: gaaignahles.

4) Il t: marcheandahle. Mutato niercimutale, in mercimoiiiale, coU’ edizione lionese, e coi rass. del Sorio, e Vis,

5) Il t: sanz respit maintenant, et sanz (erme.

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Ma vi sono molti uomini alli quali piace il

bene e la cosa convenevole ’; ma tuttavia lasciano il buono, e prendono quello eh’ è utile. Cosa buona è fare bene - ad altrui senza speranza d’avere cambio; ma utile si è fare servigio altrui, con isperanza d’avere maggiore guiderdone^; e questo servizio è quello che l’ uomo fa a colui eh’ è potente di rendere guiderdone e cambio del servigio fatto.

Capitolo XL VII.

Dell* onore che dee essere tra gli uomini \

Lo onore ^ è pregio di virtude e mercede di ricevuto beneficio. Il guadagno è suvvenimento di indigenza. E gli uomini maggiori debbono

1) Il T: faire bien convenable, colla variante di tre codici: lien et convenable.

2) Aggiunto bene, ed appresso servigio, col t: faire bien. Così anche i mss. del Sorio. Il ms. Vis. varia.

3) Il maggiore è aggiunto dall’avidità di Bono.

4) Segue ancora nel t il capitolo, senza divisione.

5) Corretto amore in onore, col contesto, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: l’ onor. Così anche si corresse nel titolo del capitolo.

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dare a’ minori guadagno, e’ minori debbono fare

ai maggiori onore e reverenza; e questo dee essere secondo li meriti d’amendui: in questo modo si conservano le amistà. E gli onori li quali l’uomo dee fare a Domenedio, ed al suo padre, non sono simiglianti agli altri onori; però che non può r uomo sufficientemente rendere onore a Domenedio, ed al suo padre, addivegna ch’egli si sforzi quanto puote ’.

Il convenevole agguagliamento d’amistà ^, si è agguagliare le specie dell’ amistà che sono diverse, sì come addiviene negli ornamenti delle cittadi, che ’1 calzolaio vende i suoi calzari secondo che vagliene ^, e simigliantemente degli altri artefici intra loro. Ed intra loro è una cosa comune ■* amata ^ per la quale si agguaglia e conferma mercatanzia, cioè oro ed ariento.

1) Segue il T: a ce doit chiscuns mettre toute sa force, en obéir, et en servir, et en garder soi de cheir en aucune mallevoillance. Il nis. Vis. concorda colle stampe.

2) Aggiunto d’amistà, che manca pure al ms. Vis. col t: adrescemenz d’amistiè.

3) Corretto: vole in vagliono: coi mss. del Sorio, e col T: selonc que il valent.

4) Aggiunto comune, coi mss. del wSorio, e col t: une chose commune amèe.

5) Aggiunto: ed intra loro è, coi mss. del Sorio, e Vis. e col T: entr’eus est une chose etc.

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Quando lo amico ama la sua amica per dilettazione,

e quella ama lui per utilità, non ama l’uno l’altro per diritto bene ’. Cotale amore tosto si disparte. Ed ogni amistà eh’ è per cosa lieve, tosto si disparte; ma le ragioni che sono ferme, e forti, fanno lungo tempo durare l’amistà. L’amistà eh’ è ^ per la virtude e per lo bene, basta lungo tempo, però che la virtù non si puote lievemente rimutare; ma l’amistade la quale è per Futile ^ si disparte, quando l’utilitade è tolta di mezzo. L’ uomo che canta per guadagnare, se l’uomo gli rendesse cantare per cantare, non sarebbe contento, però eh’ e’ si aspetta d’avere altro guiderdone. Dunque non sarà concordia nelle mercatanzie, se non v’ ha concordia di volontade; la qual cosa addiviene quando l’ uomo riceve per quello che dà, quello eh’ egli vole.

E talora è, che per quello che l’ uomo dà, non vole se non onore e riverenza, sì come facea Pitagora’*, lo quale da’ suoi discepoli per cagione di dot 1) Il T: far droite amor.

2) La stampa qyvsì\i:l’ amistà che per la virtude. Corretta l’interpunzione, e la lezione coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: arnistiè qui est,

3) Corretto l’utile, in l’amistade eh’ è fer l’itlile, col senso, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: amistiez qui est por frofit, se sevre maintenant que li frojiz s’en est estez.

4) Il testo g-reco, ed il Segni, leggono Protagora,. Nota del Sorio.

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trina non volea se non onore e riverenza. E talora è

che per cagione di dottrina vole l’ uomo danari, sì come addiviene nelF arti meccanicLe; ma non è cosi in filosofìa, però cLe vi si debbono rendere più nobili guiderdoni. Adunque colui ^ cb’ insegna altrui sapere, si dee ricevere dalli suoi discepoli onore e suggezione, sì come padre e signore. Bisogno è che l’ uomo cognosca la dignità degli uomini, acciò che a ^ ciascuno uomo possa rendere onore secondo il suo debito; e però altro onore dee fare V uomo al padre ^, altro al popolo, ed altro al signore dell’oste; ed altro al compagno, ed altro ai vicini, ed altro agli strani.

L’ uomo il quale usa frode nell’amistà, è peggio che colui che usa frode nell’ oro e nell’argento; che tanto quanto l’ amistà è più preziosa dell’ oro e dell’argento, tanto peggiore è colui che frodi l’ amistà, di colni che frodi l’ oro e l’ argento. E così come ’1 falso danaio tosto si rompe *, così la falsa amistà tosto si disparte.

1) Aggiunto coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: che si debbono rendere più nobili guiderdoni. Adunque. IYt: i quiert avoir flus noble guerredon.

2) Aggiunto a, col ms. Vis. col t, e col senso: por faire a touz honor.

3) Il T ha di più: aìitre a san frere.

4) Il t: est tost conçus.

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149
Ì4ii

Capitolo XLVIII. Come Domenedio è partitore de’beni ’.

Lo eguale partitore de’ beni si è Domenedio, lo quale dà a ciascuno secondo che la sua natura è acconcia a ricevere *.

L’ uomo eli’ è buono, si diletta in se medesimo avendo allegrezza delle buone operazioni; e s’ egli è buono molto allegrasi con l’ amico suo, lo quale egli tiene come un altro sé. Ma il reo ^ fugge dalle buone e nobili operazioni; e s’egli è molto reo, si fugge da so medesimo; però che quando sta solo *, sì il riprende il ricordamento delle male opere ch’egli ha fatte % ne ama se né altrui, per ciò che la natura del bene è tutta mortificata in lui nel profondo della iniquità^; e

1) Anche qui il t continua, senza divisione di capitolo.

2) Il T ha di più: desirre le bien qui est convenaile a sa nature, et quiert chose semblable a lui, force que il est bons.

3) Il T ha di più: tozjors est en paor.

4) Il t: car il ne puet seuls demorer sanz tristesce.

5) Il T ag-giung-e: et blasme sa conscience.

6) Il T: et ce avient porce que la racine de touz biens est mortifiée en lui.

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non si diletta pienamente nel male eh’ egli ta,

perocché quando egli si diletta di fare un male, la natura di quello male sì il trae a contrario di quella dilettazione. E perciocclic Tuomo reo è diviso in se medesimo, si è mestieri che sia in continua fatica di pensieri, e sia pieno di molta amaritudine, e sia ebbrio di sozzura e di perversità, e sia distorto per misura inordinata \ Dunque a quello cotale uomo nessuno puote essere amico, però che l’ amico dee avere in se cosa di amare, e questo cotale ha in se tanta miseria, che non è rimedio niuno ch’egli possa venire a felicitade.

Dunque nullo uomo caggia in questo pelago d’ iniqui tade *; anzi si dee sforzare di venire a

1) La stampa affastella assai male: però che la natura del bene si trae alla dilettazione, ed è diviso in se riiedesimo, ed imperò è in perpetua fatica ed angustia e pieno d’araaritudine, ed è ebbro di sozzura e di diversità. Il t con molta evidenza: porce que la racine de touz bien est r/iortejiée en lui, et son mal ne se puet déliter plainement, car tout maintenant que il se delite en une chose mal faite, la nature de son mal si l’atrait au contraire de celui délit. Et a ce que li mauvais est partii en soi meisme, si convient que il soit en continuel travail de penser, et plains de moli amertume, et yvres de laidesce et de perversité, et qiie li soit destort par misere néant ordonèe. Sostituita la lezione dei mss. del Sorio.

2) Il t: tresbuckement de malice, et de iniquité, que l’on ne puet raemhre.

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fine di bontà, per la quale egli abbia dilettazione

ed allef^rezza in se medesimo ’.

Capitolo XLIX. Onde procede il conforto.

Lo confortamento non è amistà, addivegna

che la somigli.

Lo cominciamento dell’amistà si è dilettazione sensibile avuta dinanzi, sì come noi veggiamo neir amore delle femine cogli uomini, al quale va dinanzi uno dilettevole sguardo, o più, e la dilettazione si è sempre legame dell’amistade, e seguitala inseparabilmente ^

1) Il t: // se puisse déliter en soi meisme, et avec son ami. Aggiunto: e col suo amico.

2) Qui comincia il capitolo, e non al capoverso di poi, come fa la stampa, perchè qui cominciali Tesoro a ragionare del conforto, Il t anclie qui continua, senza divisione di capitolo.

3) Il t: li commencemens d’ amistié est uns deliz rasavorez par conoissance sensible; et ce poons nos veoir par un home qv aime par amors une dame, car tout avant passe U71S delitahles regars, mais li fermes liens qui tozjors est avec l’amisliè, et qui point ne se desetre, ce est deliz. La stampa, benché compendii tutto il capitolo, qui erra-

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)52

La disposizione ’ della quale procede lo confortamento, puote essere detta ^ amistade per similitudine insino a tanto che piglia accrescimento per usanza di tempo. E V ufficio di confortare si appartiene a colui che ha in sé grazia di costumi e gravezza, ed esercizio di virtude, unità d’opinione e concordia di mettere amore ^, e però le discordie delle opinioni ■* sono da trarre della nobile congregazione, acciò ch’ella rimagna in unità di pace, ed in concordia di volontà. Quelle cose che danno altrui vera dignità di reggersi, son le virtudi e le loro opere; e l’unità dell’opinioni si trova negli uomini buoni, però eh’ elli sono fermi e costanti tra loro e nelle cose di fuori, però ch’elli vogliono ^ bene continuamente.

Ommette sensibile, dopo dilettazione, e segue: l’ amistà di una f emina, dalla quale l’tiomo ha dilettazione, e si è legame etc. Sostituita la lezione dei mss. del Sorio, e Vis. che è conforme a Bono in tutto il capitolo, eccetto qualche piocola variante.

1) Il T: cil habiz.

2) Aggiunto, detta col ms. Vis. e col t: puet estre apelez amìstiè.

3) Il t: et li ojlces don confort affiert au preudome, et ait, ferme, que il soit griez en moralité de sa vie, et es costumes, et toutes vertuz, en plains de science, et de bone opinion, ed de concorde, desirroìis d’amor.

4) Il T: toutes descordes et malvais pensers.

5) Il T: toutes foiz jugent et vuelent bien.

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Ma rade volte addiviene che gli uomini rei

s’accordino ^ in una opinione, e per cagione di compire i loro desideri! sostengono molta briga e molto affanno, ma non per cagione di virtudi ^ e hanno molte sottilitadi in se per ingannare colui con cui hanno alFare, e però sempre sono in rissa ed in contenzione ^

Li benefattori * amano li beneficiati più che non sono amati da loro, però che li benefattori amano con pura liberalità % ma li beneficiati amano li benefattori per debito ^ di ringraziare. Ed ancora li benefattori amano li beneficiati come creditori, e li beneficiati amano loro come debitori; il creditore si rallegra incontro al suo debitore, il debitore si turba, però eh’ e’ teme del

1) Agg-iunto rei, coi mss. del Sorio, e col t: li mauvais home. Manca al ms. Vis,

2) Il T: por amisliè, soppresso dal Volgarizzatore, e dal ms. Vis. anche poco sopra: car il n’ ont en amistiè nule part, et por complir lor desirriers.

3) Ut: cn paine, et en angoisse.

4) Con questo capoverso il t incomincia il capitolo, col titolo: De service.

5) Mutato libertà, in liberalità col ms. Vis. e coi t: libéralité, quantunque risalendo all’etimologia si possa difendere la lezione delle stampe.

6) Mutato debiti, in debito, coi mss. del Sorio, e col t: de par grace, colla variante par depte.

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debito che egli ha a rendere ’, E talora ^ li beneficiati

s’ infingono d’amare i benefattori più che quelli loro ^, acciò che non siano ripresi d’ingratitudine. Ed ancora lo ricevimento del beneficio si è fattura del benefattore, e ciascuno ama la sua fattura * più ch’egli non è amato da essa, e specialmente le cose che hanno anima, siccome noi possiamo vedere ne’ poeti i quali amano i i loro versi, però che l’ultima perfezione dell’uomo si è nella sua operazione.

1 1 II T segue: et de ce qne il a receu; mais li presteres est liez qtiant il l’encontre, porce que il adiate sa bienvoillance, et son sain, et son preu. El aucune foiz avient etc. Il ms. Vis, concorda colle stampe.

2) Mutato: Ed allora, in E talora col ms. Vis. e col t: Et aìicune foiz.

3) Aggiunto quelli, coi mss. del Sorio, e Vis. e col T: que cil lui.

4) 11 T segue: et especiaument les choses qui ont ame; neis li poete aiment lors vers durement. Et l’ achoisons piorquoi a hom aime naturalment sa faiiure, est que la darrienne perfection de ce que l’on fait est s’uevre, et qiiant une chose est sanz oevrs, el este comme impossible, et est îisee par oevre. Il ms. A’^is. varia. Empiuta in parte la lacuna coi mss. del Serio.

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Capitolo L.

Come l’uomo si diletta in molte cose ’.

L’ uomo si diletta in tre cose, cioè nelle cose presenti usandole, e nelle coso passate ricordandole, e nelle future sperandole ^

Le operazioni buone e nobili perseverano lungo tempo ^ e sono molto dilettevoli a ricordare; ma le operazioni dilettevoli ed utili " poco bastano, e tosto passa loro memoria; ed ogni uomo ama più quella cosa ch’egli acquista con fatica, che quella eh’ egli acquista senza fatica, sì come addiviene nella pecunia, la quale chi la guadagna con grande fatica sì la guarda con studio grande e spendela con grande moderamento: e

1) Come è detto poco sopra, il t qui non fa divisione di capitolo.

2) Il t: en III manières se délitent li home: ou force que il lisent presencialment, ou en l’espérance que il ont en aucîine chose qui doit avenir, ou en recordance d’auciine chose qui est alee. Il ms. Vis. concorda colle stampe.

3) Perseverano lungo tempo, manca al t. E nel ms. Vis.

4) Il t: les oevres charnales, et les oevres profitables. 11 seguente periodo ò parafrasato anche nel ms. Vis.

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chi la i,’’iiailagna S(3nza fatica, si la spende senza

moderamento. E questa è la cagione perchè la madre ama li suoi figliuoli più che ’1 padre ’, perchè ella vi sostiene grande angoscia e grande fatica nella loro generazione ^

Dunque conciossia cosa che ricevere ^ benefìcio sia lieve cosa, e farlo sia grave; più amano li benefattori li beneficiati, che i beneficiati li benefattori.

E sono uomini li quali s’ amano troppo, e però sono chiamati amatori di sé medesimi \ e questo si è detto sozzo amore; però che l’uomo rio fa tutte le cose di sua utilità ^ Ma l’uomo buono e virtuoso ", fa l’ opere buone e virtuose per amore di virtù e di bene ". E sono alquanti

1) Il T, ed il nis. Vis. sotto intendono, ma non dicono esplicitamente, che la madre ami il figlio più che il padre.

2) Ut: por la grant poine que eie soffri, quant’ eh l’cnfaiila et norri.

3) Il T: recoivre bene/ice avenablement, ed appresso: faire le selonc ce que avenable est,

4) Ag’^iunto coi mss. del Sorio: e però sono chiamati amatori di sé medesimi. Manca al ms. Vis.

5) Il T: « son profit. Corretto volontà, in utilità, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t.

6) E virtuoso, manca al t: come appresso manca e virtuose. È nel ms. Vis.

7) Il T segue: et sa oecre est toute plaine de vertu, et en lui croist oevre de vertu. Manca al ms. Vis.

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uomini, che per nobiltà di loro animo fanno bene

all’amico loro, lasciando delli suoi beni; e questo fanno però che le loro opere rimangono in perpetua memoria.

L’amico tuo è un altro te, e questo si prova per lo proverbio che dice, che gli amici hanno uno animo ed un sangue, e tutte le loro cose sono comuni ’ egualmente, ed è l’ amico all’ amico ^ sì come il naso alla faccia, il ginocchio alla gamba, il dito alla mano. E però dee l’uomo amare l’amico suo, però che amando lui ama sé; e debbelo amare non per onore o per dilettazione corporale, anzi per verace amore di virtii; e r uomo lo.quale ama V amico suo in questo modo, è verace amico, e sopportalo, e con pecunia e con tutte passioni, e con la vita del corpo se bisogna ^

Lo compimento della felicità umana si è in acquistare amici; però che ninno uomo vorrebbe avere tutti beni del mondo per vivere solo \ Dunque r uomo felice ha bisogno d’ amici a cui egli faccia bene, e coi quali egli comunichi l’uso della

1) Il T: selonc droit.

2) Aggiunto: ed è l’ amico ali’ amico, coi mss. del Serio, e col t: est l’un a l’autre. Il ms. Vis. ed è l’imo all’ altro.

3) Il T è qui compendiato. Cosi anche il ms. Vis.

4) Por vivre solitaire, ce est a dire tout seul.

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sua felicitaJe; però che naturai cosa è alT uomo

vivere cittadinescamente ’, e necessaria cosa ò all’uomo compire i suoi bisogni e le sue neccssitadi per li suoi vicini e per li suoi amici, le quali egli non può compire per so ^

Il fare bene è in tutti modi cosa nobile e dilettevole. E gli eletti virtuosi li quali fanno bene, sono pochi; ma gli utili e dilettevoli sono molti \ Gli amici che sono per dilettazione, debbono essere pochi, però ch’egli debbono essere sì come condimento del cibo; ma l’ amico virtuoso non può essere se non uno, sì come non può r uomo avere più che una amica la quale egli ami veracemente, però che quello amore è per sopr’ abbondanza, lo quale si conviene ad un solo ^; ma convenevolezza e consiglio ed onestade si dee ad ogni uomo per debito di virtude.

L’uomo ha bisogno d’ amici nel tempo della prosperità e dell’avversità: nella prosperità acciò

1) Il T: natii-relmeìit li hom converse avec les autres.

2) Segue il t: et Jelilahle chose est de mener sa vie avec ses amis, et partir ses biens avec eus. Manca al ms. Vis.

3) Il T: hoYiie bien esleu et vertuous, et qui facent bien, sont po; mais de projit, et de délit, en sont a grani nombre.

4) Il T: porce que amor est une sorhabondance, qui ne convient si a un non.

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che comiiiiichi con loro il suo bene \ ed abbia

con loro vita di allegrezza, acciò che diventino gli uomini migliori l’ uno per l’ altro; nell’avversità, acciò che l’ uomo dall’ amico sia sovvenuto e consigliato ’.

Capitolo LI. Come la dilettazione è naturale ’.

La dilettazione si è nata e nutricata con noi dal cominciamento della nostra nascita ^ Però deve r uomo ammaestrare li garzoni insino dal cominciamento, di dilettarsi nelle cose che si

1) Il T varia: et qui le sachent.

2) Il T: par cui il soil aidiez et maintenuz. 11 t è compeadiato nell’ ultimo capoverso del capitolo.

Il T segue: et la vie des amis ensemble est moltjoiouse, et plaine de toute leesce; et por ce usent il et conversent ensemble o le gens, et avvennent en toutes les ocvres semblables por user el bien qui est communs cntr’ eus, et por qtii li ìins dcxieigne mieìidres par la compaiguie de l’autre, por la resemblance que cUascìins a à son compaignon don bien qu’ il voit en lui, et des nobles oevres qui plaisent à chasctm l’im de l’autre. Manca pure al ms. Vis.

3) l\ t: De délit.

4) Corretto natura, che è pure nel ms. Vis. in nascita: il T: de nostre naissance.

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coaviene, e nello opposite simigliantcmento attristare,

però che questo è uno fondamento della virtù morale, e nello processo si cognosce e si cresce la bontà ’ della vita, però clie quando r uomo si diletta nella cosa sì la elegge, e quando se ne contrista sì la fugge. E sono uomini li quali sono servi delle dilettazioni, e però le loro intenzioni sono dirette * al contrario di quello eh’ elli debbono ^. Per questo modo si converte l’uomo al mezzo laudevole. Gli uomini li quali vituperano le dilettazioni disoneste, e fannole, dicono contra di loro secondo la veritate, perchè le parole vere sì giovano sempre a migliorare li costumi della vita: migliore è l’operazione, e si adopera più che non fa la parola *; e però l’uomo buono sì informa la vita sua di buone parole, e di buone opere.

1) Corretto bealiludine, che è pure nel ms. Vis. in bontà, col T: la bontè de sa vie. Della beatitudine Brunetto parla in fine del libro, intendendola in significato ben diverso da questo.

2) Corretto: le loro dilettazioni sono distrutte, in le loro intenzioni sono dirette, col t: ses intentions sont contraires a soi meisme. Il ms. Vis. intenzioni sono distrutte.

3) 11 T segue: porce se tome H hom au mi qui est loable. Empiuta la lacuna coi mss. del Sorio. Manca nel ms. Vis.

4) Le stampe arruffano: li uomini i quali vituperano le dilettazioni, e fannole, dicono contra di loro animo, e non

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La cosa clf ò desiderata per se medesima si

è ottima, e la trista si è ria, però ch’ella è contraria alla dilettazione ’.

Ed anche ogni cosa ò buona la quale aiuta l’altra e falla buona; ma la dilettazione sì aiuta le altre cose e falle migliori: dunque è ella buona ^ Platone disse, che la dilettazione non era buona, e forse che non disse vero, però che in ciascuna cosa è naturalmente alcuna cosa di bene, dunque nella dilettazione è alcuna cosa di bene.

dicono male di loro secondo la tir tuie, perchè le parole vere si giovano sempre ed a raigliori li coslumi che la vita migliore; e l’operazione si adopera fin che non fa la parola. Il T senza ambagi: eli qui blasmenl les contoilises, ci puis les ensuient, foni croire de se, el que il Ics aimenl, et que il ne les blasmenl à certes. El paroles bones, et creables,pr0flenl à la conscience de celui qui les dit, el meillorrenl les meurs de sa vie; mais plus doit croire l’ korn, a V uevre, que au parler. Raffazzonato il senso, e la sintassi alla meglio, non essendo traduzioni perfette del t le lezioni dei mss. del Sorio, e Vis.

1) Il T con maggiore ampiezza: la chose que est desirrèe par soi mcisme, est très bone à la vie delilable avec entendenienl, et est bone par lui. Deliz est desirrè par soi, donque est il bons; Irislesce el moleste soni choses mauvaises, et sont contraires au délit; donques est deliz bone chose, el l’on fait tristesce et moleste porce que eles sont mauvaises.

2) Il t: deliz est desirrez porce que il est bons et loables, et se il est joins à boue chose, il la fait meillor, et chose qui fait autre meillor est très bon.

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Impossibile cosa è che l’uno bene sia contrario

all’altro, ed impossibile è, che l’uno male non sia contrario all’altro, ed amendui sono da fuggire. Ma due beni non sono contrarli insieme, anzi son simiglianti; ed amendui sono da eleggere, ma bene può essere l’uno meglio dell’altro, sì come l’uno uomo può essere più savio che l’altro, e più giusto. La dilettazione non è movimento, però che ciascuna cosa che si può movere, ha tardarnento ed affrettamento; ma le cose relative ’ non hanno movimento per so. Dunque la dilettazione non ò movimento. *.

1) Nota del Sorio. Forse dilclicvolt. I rr leggono tutti relative, contro al concetto del presente costrutto, e contro il testo aristotelico libro X cap. 3.

2) Il T ha di più: et chascune chose jniet estre corrompue par ce dont eie naisl; car cil la cui naissance delite, sa corraction contriste. Il capitolo è ora compendiato, ed ora tradotto, perciò le lezioni dei mss..sono molto varie.

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Capitolo LU.

Della dilettazione sensibile, ed intellettuale ’.

La dilettazione o essa è sensibile, o intellettuale.

Colà dov’ è il sentimento, ivi e la dilettazione: dunque è mestiero, che questa dilettazione sia nell’anima sensibile. E colà dov’è lo intelletto si è l’operazione intellettuale ": dunque è bisogno che questa dilettazione sia nell’anima intellettuale.

E spesse volte innanzi alla dilettazione sensibile si è tristezza, sì come dinanzi alla dilettazione dello mangiare l’ uomo ha fame, e dinanzi alla dilettazione del bere V uomo sì ha sete; ma e dinanzi alla dilettazione dell’ udire o del vedere o dello odorare, non ha tristizia. Simigliantemente in tutte le cose delle dilettazioni intellettuali.

Le cose dilettevoli agli uomini che hanno la natura perversa, non sono da dire dilettevoli

1) Il T qui non ha divisione di capitolo.

2) Mutato sensibile, che è pure nel ms. Vis. in intellettuale col t: mai! li entcìidemens est de V ame rationel.

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se:;ondo la vei’itade; si conio Io cose elio paiono amare agi’ inferrai, non sono da dire amare secondo la veritade.

Ciascuna operazione ha sua propria diletlaaione, sì come l’uomo giusto si diletta nell’opera della giustizia, e V uomo savio nell’opera della sapienza, e l’amico nell’ amistade, E ciascuno si sforza di fare operazione bella, nella quale egli si diletta dell’operazione nella quale egli si diletta, però che la dilettazione fa ben fare tutte le sue operazioni ’.

La dilettazione si è compiuta forma, la quale non ha bisogno al suo compimento nò di tempo, né di movimento; cioè che ninno movimento non è compiuto secondo la sua forma nel tempo, ma compiesi fuora del tempo, s’egli non fosse movimento circulare ’.

1) Chascune occre a son proj/yc delil et son pro/.re dclitour; car justice dclite le juste, et sapieìice le sage, et amistiez arni. Ckascnns s’ e force de faire ocvres heles qvÀ li eslongent aucune molcules; mais celes plus qui ont le délit jont avec soi, si comme est la pensee de vertu, et ses occres. La stampa storpia: ros’i di ciascuna operazione s\ come l’uomo giusto si diletta nell’operazione della giustizia, e l’uomo savio nell’opera della sapienza, ciascuno si diletta dell’operazione nella quale si diletta. Empiute le lacune coi mss del Sorio, e Vis.

2j II T è compendiato; ma qui manca: et luit home renoiceni deliz en oevres, et en (eus. c( en movcmens.

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1G5

L\ (lil:’ttc)zit)ne sensibile si ^ secondo la quantitado del sentimento, e nella cosa che si sente, e nella comparazione tra V uno e V altro. Dunque quando il sentimento è forte, e le cose che si sentono sono pii\ dilettevoli; grande dilettazione si apprende da quelle; però che la bontà dell’operazione si è nella fortezza del sentimento, e nel cominciamento della cosa che si sente, e nella (comparazione dell’ uno all’ altro ’.

1) Il t: li (leliz sensibles esi selonc la forme clou sens, et de la òontè sensible, por ce Jerl li delh mieudres quant li sens sont plus fort, et la chose mieux appareillie à estre sentie, ou li un et li autre ensemble, car la òontè de l’ xievrn est en IH choses: ou en la foret (/e celui qui la fait, ou en l’ acointance de la chose que il sent, ou en la comparison de l’un et de l’ autre. Il t è compendiato come dissi. I codici del Sorio hanno lezioni che sempre non corrispondono a questo compendio. Mutai con esse il fine del capitolo, che era: quindi si lascia forte dilettazione, perocché la bontà dell’ operazioni si è la fortezza delle cose che fa, e nel comnciamenlo della cosa che patisce.

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lOG

Capitolo LIIJ. Della più dilettevole dilettazione ’.

La più. dilettevole dilettazione che sia, si è quella la quale è più compiuta, e più perfetta. È quella la quale compie tutte le dilettazioni dell’ uomo.

E tanto dura la dilettazione dell’uomo, quanto dura la virtù della cosa per la quale l’uomo si diletta, sì come addiviene del giovane quando egli ha le cose che gli piacciono. E però non possono bastare le dilettazioni dell’ uomo eh’ elle non vegnano meno, sì come addiviene nella vecchiezza, però che gli viene meno la virtude.

L’uomo che desidera vita, disidera dilettazione, però che la dilettazione sì compie tutte le operazioni della vita ^

La dilettazione intelligibile si è diversa dalla sensibile, e ciascuna dilettazione moltiplica e cresce la sua operazione: e per questo modo sono

1) Né pure qui nel t è divisione di capitolo.

2) Il t: porce que deliz complit la, vie de l’ome. Ag-giuato: lutte le operazioni, coi mss. del Sorio, e Vis.

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moltiplicate le arti e le scienze, perchè l’ uomo

si diletta in esse. Ma sono dilettazioni d’operazioni, le quali impediscono alquanto le altre dilettazioni ovvero operazioni, sì come l’uomo che si diletta inceterare tanto che gli escono di mente le altre operazioni le quali egli ha per mano ’.

La dilettazione la quale è nelle nobili operazioni si ò nobile, ed è molto da seguitare; e quella eh’ è nelle vili ò vile, ed è da non seguirla.

Quelle dilettazioni sono diverse in genere, le quali sono nelle operazioni diverse in genere, sì come la dilettazione intellettuale e sensibile; e quelle dilettazioni sono di diverse specie, le quali sono nelle operazioni di diverse specie, sì come quelle del viso e del tatto. Ciascuno animale ha la dilettazione nella quale egli si diletta.

Ed in tutto le altre dilettazioni la intellettuale e la più dilettevole; però dissero gli antichi, che questa ò piìi nobile tra le altre dilettazioni, che non è l’oro tra gli altri metalli.

Secondo la diversità degli uomini sono diverse le loro dilettazioni; ma quella è verace, la qual pare al buono uomo ed al diritto ^ e non

1) Il T: soil pò oìi soit assez, selonc ce q^tx li deliz est granz.

2) Il T ommette la sentenza che segue, già detta anche sopra, ed aggiunge: e/ /’orcc /« dìl, qne rerltts est atem.-

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ol vizioso, sì come quella cosa è da dire dolce

ed amara, la quale pare all’ uomo sano, e non all’ infermo.

LIV.

Come la beatitudine è compimento delle virtù ’.

Poi che noi avemo trattato della virtude e del diletto, si conviene dire di felicità e di beatitudine, le quali sono compimento d’ogni bene che l’uomo fa. E questa felicità non è abito, anzi h atto al quale l’uomo intende di venire per se e per altro non, però che la beatitudine si è cosa compiuta e sufficiente, la quale non abbisog’na di cosa ninna di fuori da sé ".

premens de toutes choses; donqties males choses et laides, ne sont mie deUtahles se à cel non qui ont la nature corrompile; car es lioues a maintes corrujuions, et maintes desigalances, et mains trepassemens de nature. Delii qui delite un preudome compii apertienl as homes, et sa certainetès est conneuz quant les oevres qui sont propres à lui sont conneucs, ce est à dire l’uevre qui est compliment de tontes humaines oevres. Il ms. Vis. è conforme aile stampe.

1) Il t: De félicité.

2) Il T varia: ainz est cele chose qui est desirrèe prir li meisme, force que félicités est chose complie et soffisans, qid n ’ahesoigne de nule autre chose fors que de soi. Empiuta la lacuna coi mss. del Serio, e Vis.

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E ruomo, lo quale non Im assnpginta la dolcezza di questa beatitudine, nella quale è il dilettamente dello intelletto dell’uomo: si rifugge alla dilettazione corporale, della quale egli ha presa r esperienza. E non debbono essere dette cotali dilettazioni beatitudine, sì con e non sono da eleggere le cose le quali eleggono li garzoni ’; quella cosa è veramente dilettevole, la quale pare dilettevole al buono uomo.

La felicità non è in gioco, nò in operazione giocosa: anzi è in quelle cose che s’hanno per studio e per fatica e per sollecitudine. La beatitudine non è in pesamento, perh che lo riposo è per lo operare, non è per sé l È manifesta cosa dell’ uomo beato che s’ affatica con virtù nelle cose ordinate, e non nelle cose giocose; e pero h detto che l’intelletto é più nobile cosa che non è il naso, però che ’1 più nobile membro fa più nobile operazione. E l’uomo lo quale è migliore, SI fa migliori opere; per la qual cosa è degno che la felicitcà sia operazione della più nobile virtude, la quale è naturalmente preposita a tutte le cose che sono date da Dio agli uomini. E non è altra felicità, so non fermezza di queste virtudi

li Alla dottrina qui compendiata del t manca: et vii chose convient à vil home.

2) Il T segue: car repos n’ est mie béatitude, parce que repos est qnis por miculx soffrir poine et travail, von pas por soi. Empiuta bi lacuna coi ms.s. del Sorio, e \ is.

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nelle suo opcMvizioni ’. La più perfetta dilettazione

che sia, si è nell’atto della felicitnde; e mirabili dilettazioni sono trovate nella filosofia per la certezza, e per la veritade la quale si trova in lei ^

E più saporosa dilettazione si è quella che Fuomo ha quando sa la cosa, che quella quando r uomo si pena di saperla ^. Dunque l’operazione di questa virtù si è ultima e suprema felicitade. L’ uomo savio sì ha bisogno delle cose necessarie alla vita sì come un altro. E le virtù si bisognano nelle cose di fuori, sì come g:iustizia e castità e fortezza, e le altre lo quali sono ordinate ad operazioni, però che la materia dell’operazione si è di fuori; ma l’operazione della sapienza ha dentro ciò che le fa bisogno; ma tuttavia se r uomo ha chi l’ aiuti, si adopera più perfettamente ne’ suoi pensieri. Dunque questa felicitade non è altro se non operazione di questa potenza.

1) Il T ag-giung-e: et nostre ancestre on dit, que il ovraga de ceste puissance est continuel, porce que l’intellect oevre contimtelment.

2) Ut: par la sollecitude de éternités, et por Us soulillances de veritè qui sont trovces cu ses oevres. Corretto nella leijije, in in lei, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t.

3) Corretto: si parla di sapere, in si pena di saperla, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: deliz de science est plus savorouis et plus delitahles as sachans, que à cels qtd la vont (/ucranf.

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cioè sapore e ()eiisafe ’. La l’elicitade rappresenta

battaglia per cagiono di salute e di pace: e questo si pare manifestamente nelle cittadi le quali fanno battaglie per avere pace e riposo ^; e così addiviene a tutte le altre virtudi civili ^, che sempre intende V uomo ad alcuna cosa di fuori, ma lo intelletto isp’^culativo sempre è in pace ed in tranquilli tade; ma si ha bisogno di compiuto spazio ^ di vita, però che non si conviene alla felicitade avere ninna cosa imperfetta; e l’ uomo quando viene a questo grado di felicità, non vive per vita d’uomo, ma vive per quella cosa divina, la quale è nell’uomo. Dunque la vita che si appartiene a quell’atto, è vita divina; ma la vita che si appartiene all’atto dell’altre virtù si evita umana,

1) Le stampe, ed il ms. Vis. goffamente: duv/jnc rivesta fel-cità non è altro se non speranza di sapere e di pensare. Il t: donque félicites n’est pas autre chose se l’uetre non de ceate puissance, ce est de sapiences, e d’autre pensée. Corretto col t.

2) Comunque compendiato qui sia il t, aggiung-e: pais et repos, et a nous et à nos citciens.

3) Corretto: di battaglie, che è pure nel ms. Vis. in civili, il T: vertus ciieiennes.

4) Aggiunto: compiuto, coi mss. del Sorio, e Vis. e col T: cor/iplie espace de vivre.

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però ’ non sì conviono al buono rlio la sua sollecitudine sia umana, e ’1 suo desiderio non sia morale, avvegna che para così; anzi è tenuto di sforzarsi d’ essere morale secondo la sua potenza, e sempre si dee sforzare di vivere per la più nobile vita eh’ è in lui, però che avvegna che r uomo sia picciolo di persona, è sopra posto a tutte le altre creature. Onde la pii^i dilettevole vita che l’uomo ha, si ò per intelletto.

Capitolo LV.

Della virtù morale, e dell’uomo beato ’.

Le virtù morali, o vuoli lo civili, sono in maggiore turbazione ed in maggiore sollecitudine che le intellettuali; però che la liberalità si ha bisogno di ricchezza, e l’ uomo giusto è affaticato da coloro che domandano ^ la giustizia \ e si 1) Mutato però che, in però, coi mss. del Sorio: e poi si, in sì col ms. Vis. che in tutto il capitolo è conforme allo stampato.

2) Il T continua, senza divisione di capitolo.

3) Corretto, comandano la gitislizia, in domandano che è nel ms. Vis. col t: qtii les deraandent, e coi mss. del Sorio.

4) Il T, comunque raccorciato, aggiunge: car iuslice n’ est pas eu colente sètilement, raais en oevre de haillier a

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railc ò dell’ uomo forte e deiruomo casto. L’uomo

forte ha fatica di contrastare alle cose paurose, e sirailemente l’uomo casto ha briga di resistere alle cose carnali. Ma le virtì^i intellettuali non han bisogno, per compimento di loro operazioni, di cose di fuori. Anzi molte volte gli uomini perfettissimi, sono in queste virtudi impediti ’ delle cose di fuori; ma l’ uomo lo quale non puote pervenire a questa perfezione di vita, dee eleggere modo da vivere, secondo il quale viva alla legge comunalmente. Però che l’ operazione dell’ intelletto speculativo si è fine della vita dell’ uomo, ed esempio della verace beatitudine; è l’uomo assimigliato a Dio, ed a’ suoi angioli, per questa operazione dell’ intelletto \ però che le altre operazioni non sono degne d’ assimigliare a Dio, nò alle cose celestiali.

chascun son droit. Autressi li hoM fors sostieni yr ont charge à contraster es choses paourouses; et li chastes est en faine de soi défendre des charnales desirriers. Aggiunto l’ultimo periodo coi ms. del Sorio. cioè: l’ iiorno forte ha fatica di contrastare aUe cose paurose, e siriiilemcnte l’ nomo casto ha briga, di resistere alle cose carnali.

1) Corretto sjiediti, in impediti, coi mss. del Borio, e Vis. e col t: encombre.

2) AfffJ-iunto: per questa operazione dell’ intelletto, coi mss. Marciano A. e Zanetti, e col t: en ceste oevre de l’intellect. Manca al nis. Vis.

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E Iddio, g’ suoi angioli, hanno nobilissima vita, però sono sempre in ottima speculazione, e però la loro ispeculazione non si affatica, e non viene meno. E Tuomo, il quale si sforza più continuamente d’intendere, e di pensare a quelle cose, si ò più siraipdiante a coloro che sono nella verace beatitudine.

Capitolo LYl. Del cognoscimento delle virtudi ’.

L’ uomo il quale è beato in questo mondo, sì ha bisogno di moderato conducimento nelle cose di fuori *, però che la natura non diede a sufficienza alT uomo ’’ di quelle cose, sì come sazietà di pane e di vino e d’altre cose che son bisogno alla vita dell’ uomo \ ma temperata quantità di queste cose basta all’ uomo acciò che

1) Nel T qui non è divisione di capitolo.

2) Ut: l’ om felix hesoigne avoir piente des choses dehors.

3) Mutato dentro, in all’ nomo coi mss. del Sorio, e Vis. e col contesto.

4) Ut: si comme est sante, service, et tels autres choses qui tozjors soni òesoit/nables.

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eg-li sia felice, però che puute ruomo essere l’elice,

e fare l’opera della felicità compiutamente, avvegnaché egli non sia signore del mare e della terra \ E dei ancora vedere in quelli che sono in minore grado di ricchezza, di questo sono piti acconci ’ di essere beati che non sono li signori di queste cose ^ E però disse bene Anassagora, che felicità non è nelle ricchezze, e nelle signorie.

Degna cosa è, che la parola del savio sia creduta, quando l’ operazione fa testimonianza al suo detto; però che quegli è verace, e dice verità da credere, le cui opero si concordano al suo detto \

1) Le stampe mutilano: ’jia uon è bisogno perù che sia signore ile’la (erra e del mare. 11 r: mais alernprcs quantité ile ces choses sont bien soffìsans à l’onte por es tre /eli x à faire oevre de félicité, jà ne soit il sires de la terre, et de la mer. Empiuta la lacuna, che è pure nel ms. Vis. coi mss. del Sorio.

2) Corretto accorti, in acconci, eoi niss. del Sorio, e Vis. e col t: attornè a félicité.

3) Ut; et poroit bien eslre, que ici sont sozmiz à autrui, qui mieidx sont atome a félicité que cd qui sàynorient.

4) Il t: digne chose est, que la parole de l’orne sage soit creue quant ses oeiircs tesmoii/nent ses diz; car cil est verais et dit voir, et les paroles sont a croire, quant les oevres s’accordent à ses paroles. La stampa, ed il ms. Vis,

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L’uomo lo quale la le sue azioni ’ secondo

Tubbidienza e V ordinazione dello intelletto, si è amato da Dio. Se Domenedio ha cura dell’ uomo, la qual è degna cosa da credere, maggior cura ha di quelli che più si sforzano d’assimigliarsi a lui, e dà loro maggiore guiderdone, e dilettasi a loro, cioè con loro, come fa l’ uno amico con l’altro.

Dunque ^ secondo quel che abbiamo detto, non ^ dovemo pensare che sia abbastanza ad accattare felicitade solamente in sapere le cose dette in questo libro delle virtudi e amistadi e dei storpia: // Jello suo si è bene da credere, fiero che ’l detto di colui è d’allegare, le cui opere s’ accordano col suo dire. Il nis. Zanetti ha la perfetta versione sostituita.

1) Corretto: orazioni, in azioni col ms. Vis. e col t: qui fait SCS ocvres.

2) Il T qni comincia il capitolo che il Volgarizzatore comincia col capoverso che vien poi, premettendo un Dunque ad esso, e facendolo conclusione del capitolo LVI. Nel T è principio del capitolo XLIV.

3) Le stampe hanno: dmique secondo quel detto noi diremo etc. secondo quel detto, manca al t, e non può riferirsi al detto di Anassagora, che dice altro. Per darvi un senso ragionevole aggiunsi, che abbiamo. Corressi noi, in noìi, col senso, e col t; qui vuet eslre felix, il ne li sopì mie à savoir ce qid est escrit en c’est livre. Il ras. Vis. concorda colla correzione.

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l’altre coso ’; ma il compimento è nelle operazioni,

però che quella cosa che di sua natura è da esser fatta, non basta solo a dirlo, ma è mestiere che si faccia, ed in questo modo si compie la bontà dell’uomo, cioò col sapere, é col fare ^

Capitolo LVll.

Anche di simigliante materia.

Il conoscimento delle virtù fa l’ uomo potente ad ammonire alle buone operazioni coloro che hanno bona natura, e amano lo bene secondo la veritade; ma coloro che sono di mala naturaj non si muovono per ammonimenti a far bene ^

1) Delle virludi, e amisladi, e dell’altre rose, g-Iossa di Bono che è pure nel ms. Vis.

2) Ag-giunto: cioè col sapere e col fare, che manca altresì al ms. Vis. col t: ce est por savoir, et por ovrer.

3) Il T varia: la science de vertus conduit l’omet et fait oevres vertueuses, celui, di je, qui est bien nez, et qui

aime le bien selonc vérité; mais cil qxd n est pas a ce olornez, n’esmuet soi à garder des vices por l’amor de la vertu, mais por la paor don tonnent, et de la poine. Aggiunto coi mss. del Sorio, coU’ edizione liouese e Manni, e col t:

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Anche la pena fa guardare da’ vizii per paura

d’esser punito; però non si guardano da’ vizii per amore delle virtù, ma per la paura della pena, e non pensano bene non ch’egli lo facciano ’, però che non è possibile ^ che quelli che sono indurati nella malizia, ch’elli si possano correggere per parole.

E’ sono uomini, che sono buoni per natura, e sono uomini che sono buoni per dottrina ^. E quegli uomini che sono buoni per natura, non l’hanno da loro, ma hannola per grazia divina, e questi sono detti veramente bene avventurati *.

E li buoni per dottrina sono quelli, i quali hanno prima disposta l’ anima loro ad odiare il male, e ad amare il bene; e questi cotali possono

e amano lo bene secondo la terilade; ma coloro li quali sono di mala natura, non si muovono. La stampa legge: e mutargli per amriionimenti a far bene. Nel ms. Vis. è lacuna.

1) Ut: Qui bien ne pense, ne l’uevre mie.

2) Ut: n’ eut raie liegere chose Bono è più severo di Brunetto. Così anche il ms. Vis.

3) Mutato e sono, in e’ sono, agg-iunto natura, e sono uomini che sono buoni fer, coi mss. del Sorio, e Vis. e col t: home sont, qui sont bon par nature, et autre qui sont bon par doctrine.

4) Il ms. Vis. varia. 11 t: cil sont voirement bieneure. Corretto è detta veracemente buona natura, in e questi sono detti veracemente bene avventurati, col t, e mss. del Sorio.

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venire a operamento di virtù por ammonimento

di dottrina, siccome addiviene della buona terra, la quale fa moltiplicare i semi che si gittano in ’ei, e fa buono fatto \ Conviene a ciò che l’uomo abbia dal cominciamento buoni costumi, e d’avere in usanza d’amare lo ^ bene e d’avere in odio il male. Però dee essere il nutricamento de’ garzoni ^ secondo la nobil legge, ed usarli ad operazioni di virtìì, e questo dee essere per modo di castità, e non continenza; però che l’uso della continenza non è dilettevole ^ a molti uomini, e non si dee

1) Il ms. Vis. varia. La stampa sconcia: dunque l’anima di colili che è vestila di iene ama dinllo ed odia ti ìuale, e l’ammoiiimcnto genera in lui virtù, s\ come fa il seme eh’ è seminato in bona terra. Il t: cil qui soni bon par doctrine, son tel que primieremeìit avoient l’ame ordenèe a hair le mal et a amer le bien, et qui tel est puet avenir a euvre de vertu par amoneslement de doctrine, si come la bone terre /ait multeplier la semaille qui jetée i este. Corretto coi rass. del Sorio.

2) Corretto d’amore, in d’amare, coi mss. del Sorio, e Vis. e col T: amer.

3) Corretto del garzone, in dei garzoni, col t, e mss. del Sorio, e Vis. Il t: des en/ans.

4| Aggiunto: castità, e non, col t: par chastèe, non mie par continance. Il maestro spiegò sopra clie cosa voglia dire con questi due nomi. Oltre la lacuna, se non si aggiungono le parole sopra indicate, qui è contraddizione, avvegnaché dice: questo dee essere per modo di continenza,

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ritrarre ’ la mano di castiga re il fanciullo via

A’ia dopo la fanciullezza, anzi dee durare insino al tempo che l’uomo è compiuto.

E sono uomini li quali si possono correggere per parole; e sono di quelli che non si possono correggere per parole, anzi ò mestieri la pena ^: e sono altri, che non si correggono in nessuno di qu(3sti modi, e questi cotali son da torre di mezzo \

fero che l’uso della conlineuza ?ioh c dilci’erolc a molti uumini. Coni correg-gono anche i iiis.s. del Sorio, e Vi.s. II t; coìilinance n’csl mie convenable elione as yens.

1) Corretto RilraUare, iu ritrarre, coi mss. del Sorio e Vis. e col t: after.

2| Ut: riiais par menaces de tormenl.

3) 11 t: et lei home doivent eslre chastié si que il ne de— mourent aver, autres gens. Bono è più severo di Brunetto. Cos’i anche il nis. Vis.

Il T qui comincia un altro capitolo, col titolo: Dou govcrnement de la citè, compendiato dal Volgarizzatore infine di questo. Avendolo trovato perfettamente tradotto nei nisrf. del Sorio, qui lo riporto. Il ms. Vis. concorda, colle stampe.

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Capitolo LVIII. Del governo della città.

Lo buono e nobile reggitore della città, fa nobili e buoni cittadini, clic osservano la legge, e fanno Topera ch’ella comanda; e sono avversari a coloro che non osservano la leg.je, e li suoi comandamenti. In molte città ò ito via via lo reggimento degli uomini, perchè jvivono dissolutamente, e seguitano le loro volontadi.

Convenevole ponitore di leggi si è quello uomo, lo quale si ha la scienza di questo libro, perciò che sapera congiungere le regole universali con le cose particulari. Perciò che la cittadinanza comune si è diversa dalla particulare, sì come è in medicina, ed in tutte le altre arti, perciò che in ogni cosa è bisogno lo cognoscimento delle cose universali e particulari, perciò che la sperienza non è sufficiente, e la scienza dell’ universale non è sicura senza la sperienza: sì come noi vedemo molti medici, li quali hanno sola sperienza, adoperare molto bene nelli loro fatti; ma insegnare non possono altrui, eh’ elli non hanno la scienza dell’universale. Adunque il perfetto ponitore della legge si è quello, lo quale

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si ha la sperionza dello cose particulari, e la scienza

delle universali ’.

Sono uomini, li quali pensano che la rettorica, e la scienza di fare le leprgi, sia tutta una cosa. Ma a voler dire la veritate, non è così, per ciò che li ponitori delle leggi donno essere assomigliati alli suoi cittadini, ed avere la scienza di quest’arte. E chi Pavera, sì farà prode per questa scienza a chi non l’ averà; e chi non l’ara, non farà prode E quando egli s’incomincierà a fare le leggi senza questa scienza, non potrà dirittamente discernere, nò dirittamente giudicare, se la boutade della natura non coprisse il difetto.

Perciò che noi abbiamo proposto di considerare tutte le cose umane per modo di filosofia, sì peneremo primamente tutto lo detto degli antichi, e poi dispenseremo quali sono que’ modi di vivere, li quali corrompono le buone usanze delle cittadi, e quali sono quelli che li racconciano; e che è la cagione della rea vita nelli cittadini, e

1) Si noti a buon conto questa nobilissima aspirazione del maestro di Dante alla scienza dell’ universale, vale a dire alla filosofia degli studi naturali, alla prevalenza della ragione sull’ empirismo, e sulla cieca obbedienza ’.ûï/pse di,TÌl.

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della buona, e perchè le leggi si assomigliano

alle usanze ’. Qui finisce l’ Etica di Aristotile.

1) Le stampe, dopo il primo capoverso, compendiano in questo modo: « Lo più convenevole reg-gimento che sia, che ponere si possa nella città, si è quello eli’ è temperato provvedimento in tal modo, che si possa osservare, e non è troppo grave, e quello il quale desidera l’uomo ch’egli osservi in se; e ne’ suoi figliuoli, e negli amici suoi. Il buono ponitore delle leggi si è quello, il quale fa regole universali, le quali sono determinate in questo libro, e sannole congiungere alle cose particalari le quali vengono infra le mani, però che a bene ordinare la legge, si è mestiero ragione, ed esperienza. Qui finisce l’Etica di Aristotile. »

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ILLUSTRAZIONI

LIBRO SESTO

Prologo

Il \’illani la^^ciò scritto, che sei- Pruiiotto compose un libro dei vizii e delle virtù. Molti biografi si dolgono, che questo libro sia smarrito. Eccolo trovato. Il T annoverando fra i capitoli, col numero I, questo, che è Prologo nel Volgarizzamento, lo intitola: Ci commence il secons linges clou Trésor, qui ’parole (1rs vices ci des rertits.

Di questo libro, da Brunetto prima dettato in lingua italiana, dice nelle ultime linee di questo

prologo... « maistres Brunoz Latins escrit eu ce livre

et si le translatera de latin eu romans. » Questo chiarisce perchè sia stato detto, e scritto altresì sul frontispizio di qualche codice del Tesoro, che fu tradotto dal latino,

Neir ultimo capitolo di questo lijjro VI in un lungo periodo che non lìi tradotto da Bono, il