Il cavallarizzo/Libro 1/Capitolo 31

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Cap. 31. Che cosa giovi ad eccitar al coito i cavalli, & le cavalle oltra le suddette.


Benche molte cose siano quelle che possano incitare al coito simili animali, dalle quali di sopra se n’è ragionato in parte, & potriano per aventura bastare, nondimeno io non voglio lasciar di dirvi ancora che tra gl’antichi auttori trovo che alcuni npopoli, come furono i Mysij, & Libij à guisa di un certo himeneo cantavano & sonavano ne gli armenti delle cavalle, le quali insieme con li lor stalloni dal canto, e dal suono allettate grandemente, usavano insieme, nel tempo della monta molto più volentieri. Et non è dubbio che la soavità del suono, e del canto non gl’ecciti assai al coito, & che per tal soavità più facilmente le cavalle non s’ingravidano, si come dicano Eliano, Euripide, & Plutarco; & che per questo anco dipoi non partoriscano gli heredi più belli, & più allegri. Et non solo dal canto, & dal suono sono invitate al coito le cavalle, Misie & le Libice, ma alla mansuetudine ancora; in modo tale che lasciata ogni selvatichezza, ferocità & paura, seguitano il pastore dovunque vadi sonando la zampogna. Et fermando il suono il pastore, si fermano ancor esse; e se al suono s’aggiunge il canto, sono prese da tanto diletto & piacere, che non possono contenersi dalle lagrime. I pastori [p. 42r modifica]di queste dall’albero rododafne cavavano la fistola pastoreccia, col fiato sonoro della quale andando innanzi all’armento lo allettano, allegrano, mansuefanno, & incitano al coito, & si fanno seguire da quelle dovunque vogliano. Crederei dunque che fusse ben fatto tenersi modo simile anco da noi. Sì come si tiene da molti pastori di pecore in Puglia, & nello Abruzzo, & in altre parti ancora. Percioche li nostri pastori de gl’armenti cavallini cantando dolcemente, & sonando la zampogna, con sì dolci canti, & suoni, à guisa d’Himenei incitarebbero le cavalle, & i cavalli all’atto di Venere; mansuefarebbeno molto meglio & queste, & quelle, & allegrariano; dal che gli heredi parteciparebbeno poi di queste doti ancor essi facendosi più belli assai e di natura più allegri.