Il corsaro/Canto I/IX

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Filosofia

Canto I
IX ../VIII ../X IncludiIntestazione 3 marzo 2011 100% poesie

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IX.

Un tempo sorse
Stirpe fera d’Eroi, dèmoni all’opre,
Ma belli almeno di celeste viso;
Non Corrado così, sebben la negra245
Palpebra ombreggi l’infocato sguardo.
Membra Erculee non mostra, e non superba
Altezza di gigante, ma in robuste
Forme, se il miri, tal sembianza scerni
Che di volgo non è. Guatanlo i suoi,250
E stupiti confessano l’incanto,
Ed il perchè non sanno. Arsegli il Sole
Un dì la guancia; in folte ciocche ed irte
L’ampia e pallida fronte il crin gli vela,
E mezzo aperto il labbro par che freni255
Alteri sensi, che celar mal tenta:
Dolce è la voce sua, mite il contegno,
Eppur tal cosa ch’ei vorrìa non vista
Traspar da tanta quiete, e la profonda
Ruga, e il variante scolorar del volto260
Seduce pria, poi fa dubbioso, e mesto,
Quasi, da tanta tenebrìa di spirto,
Orrendo, indefinibile pensiero
Uscir ne deggia. Non deliro, o sogno

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È questo no; ma il ver qual sia, chi scorse?265
Qual non respinse scrutatore audace
Quel suo ciglio severo? E chi potea
Con franco aspetto, sostener lo scontro
De lo suo sguardo indagator? Chi astuto
Tenta il suo cor, chi la cangievol faccia270
Osa mirar, ei con tal arte vince,
Che l’indiscreto in seno il cor si vede
Spìar sè stesso, e palpitar che chiari
Non discerna Corrado i moti sui,
Pria che quei di Corrado a luce ei tragga.275
Come di lieta Eumenide sogghigno,
Del duce è il riso, e ti risveglia in petto
Rabbia, e timor, e se ciglio di sdegno
Foscamente egli abbassa, allor s’invola
Pallida la Speranza, e la Pietate280
Con un sospir, par che le dica, addio!