Il libro del Cortegiano/Libro quarto/Capitolo XXXII

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Libro quarto
Capitolo XXXII

../Capitolo XXXI ../Capitolo XXXIII IncludiIntestazione 25 luglio 2008 75% Sociologia

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Appresso gli mostrarei che delle cure che al principe s’appartengono la piú importante è quella della giustizia; per la conservazion della quale si debbono eleggere nei magistrati i savi e gli approvati’ omini, la prudenzia de’ quali sia vera prudenzia accompagnata dalla bontà, perché altrimenti non è prudenzia ma astuzia; e quando questa bontà manca, sempre l’arte e suttilità dei causidici non è altro che ruina e calamità delle leggi e dei iudici, e la colpa d’ogni loro errore si ha da dare a chi gli ha posti in officio. Direi come dalla giustizia ancora depende quella pietà verso Idio, che è debita a tutti, e massimamente ai príncipi, li quali debbon amarlo sopra ogn’altra cosa ed a lui come al vero fine indrizzar tutte le sue azioni; e, come dicea Senofonte, onorarlo ed amarlo sempre, ma molto piú quando sono in prosperità, per aver poi piú ragionevolmente confidenzia di dimandargli grazia quando sono in qualche avversità; perché impossibile è governar bene né se stesso né altrui senza aiuto di Dio, il quale ai boni alcuna volta manda la seconda fortuna per ministra sua, che gli rilievi da’ gravi pericoli; talor la avversa, per non gli lassar addormentare nelle prosperità tanto che si scordino di lui, o della prudenzia umana, la quale corregge spesso la mala fortuna, come bon giocatore i tratti mali de’ dadi col menar ben le tavole. Non lassarei ancora di ricordare al principe che fosse veramente religioso, non superstizioso, né dato alle vanità d’incanti e vaticini; perché, aggiungendo alla prudenzia umana la pietà divina e la vera religione, avrebbe ancor la bona fortuna e Dio protettore, il qual sempre gli accrescerebbe prosperità in pace ed in guerra.