Il libro del Cortegiano/Libro secondo/Capitolo XIII

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Libro secondo
Capitolo XIII

../Capitolo XII ../Capitolo XIV IncludiIntestazione 23 luglio 2008 75% Sociologia

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Allor il signor Gaspar Pallavicino, - Molte sorti di musica, - disse, - si trovano, cosí di voci vive, come di instrumenti; però a me piacerebbe intendere qual sia la migliore tra tutte ed a che tempo debba il cortegiano operarla. - Bella musica, - rispose messer Federico, - parmi il cantar bene a libro sicuramente e con bella maniera; ma ancor molto piú il cantare alla viola perché tutta la dolcezza consiste quasi in un solo e con molto maggior attenzion si nota ed intende il bel modo e l’aria non essendo occupate le orecchie in piú che in una sol voce, e meglio ancor vi si discerne ogni piccolo errore; il che non accade cantando in compagnia perché l’uno aiuta l’altro. Ma sopra tutto parmi gratissimo il cantare alla viola per recitare; il che tanto di venustà ed efficacia aggiunge alle parole, che è gran maraviglia. Sono ancor armoniosi tutti gli instrumenti da tasti, perché hanno le consonanzie molto perfette e con facilità vi si possono far molte cose che empiono l’animo di musicale dolcezza. E non meno diletta la musica delle quattro viole da arco, la quale è soavissima ed artificiosa. Dà ornamento e grazia assai la voce umana a tutti questi instrumenti, de’ quali voglio che al nostro cortegian basti aver notizia; e quanto piú però in essi sarà eccellente, tanto sarà meglio, senza impacciarsi molto di quelli che Minerva refiutò ed Alcibiade, perché pare che abbiano del schifo. Il tempo poi nel quale usar si possono queste sorti di musica estimo io che sia, sempre che l’omo si trova in una domestica e cara compagnia, quando altre facende non vi sono; ma sopra tutto conviensi in presenzia di donne, perché quegli aspetti indolciscono gli animi di chi ode e piú i fanno penetrabili dalla suavità della musica, e ancor svegliano i spiriti di chi la fa; piacemi ben, come ancor ho detto, che si fugga la moltitudine, e massimamente degli ignobili. Ma il condimento del tutto bisogna che sia la discrezione; perché in effetto saria impossibile imaginar tutti i casi che occorrono; e se il cortegiano sarà giusto giudice di se stesso, s’accommoderà bene ai tempi e conoscerà quando gli animi degli auditori saranno disposti ad udire, e quando no; conoscerà l’età sua; ché in vero non si conviene e dispare assai vedere un omo di qualche grado, vecchio canuto e senza denti, pien di rughe, con una viola in braccio sonando, cantare in mezzo d’una compagnia di donne, avvenga ancor che mediocremente lo facesse, e questo, perché il piú delle volte cantando si dicono parole amorose e ne’ vecchi l’amor è cosa ridicula; benché qualche volta paia che egli si diletti, tra gli altri suoi miracoli, d’accendere in dispetto degli anni i cori agghiacciati -.