Il libro del Cortegiano/Libro secondo/Capitolo XX

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro secondo
Capitolo XX

../Capitolo XIX ../Capitolo XXI IncludiIntestazione 23 luglio 2008 75% Sociologia

Libro secondo - Capitolo XIX Libro secondo - Capitolo XXI

Disse allor messer Cesare Gonzaga: - Parmi che abbiate rubato questo passo allo Evangelio, dove dice: «Quando sei invitato a nozze, va’ ed assèttati nell’infimo loco, acciò che, venendo colui che t’ha invitato, dica: Amico, ascendi piú su; e cosí ti sarà onore alla presenzia dei convitati»-. Rise messer Federico e disse: - Troppo gran sacrilegio sarebbe rubare allo Evangelio; ma voi siete piú dotto nella Sacra Scrittura ch’io non mi pensava; - poi suggiunse: - Vedete come a gran pericolo si mettano talor quelli che temerariamente inanzi ad un signore entrano in ragionamento, senza che altri li ricerchi; e spesso quel signore, per far loro scorno, non risponde e volge il capo ad un’altra mano, e se pur risponde loro, ognun vede che lo fa con fastidio. Per aver adunque favore dai signori, non è miglior via che meritargli; né bisogna che l’omo si confidi vedendo un altro che sia grato ad un principe per qualsivoglia cosa di dover, per imitarlo, esso ancor medesimamente venire a quel grado; perché ad ognun non si convien ogni cosa e trovarassi talor un omo, il qual da natura sarà tanto pronto alle facezie, che ciò che dirà porterà seco il riso e parerà che sia nato solamente per quello; e s’un altro che abbia manera di gravità, avvenga che sia di bonissimo ingegno, vorrà mettersi far il medesimo, sarà freddissimo e disgraziato, di sorte che farà stomaco a chi l’udirà e riuscirà a punto quell’asino, che ad imitazion del cane volea scherzar col patrone. Però bisogna che ognun conosca se stesso e le forze sue ed a quello s’accommodi, e consideri quali cose ha da imitare e quali no -.