Il libro del Cortegiano/Libro secondo/Capitolo XXXII

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Libro secondo
Capitolo XXXII

../Capitolo XXXI ../Capitolo XXXIII IncludiIntestazione 23 luglio 2008 75% Sociologia

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Ma perché par che la fortuna, come in molte altre cose, cosí ancor abbia grandissima forza nelle opinioni degli omini, vedesi talor che un gentilomo, per ben condizionato che egli sia e dotato di molte grazie, sarà poco grato ad un signore e, come si dice, non gli arà sangue, e questo senza causa alcuna che si possa comprendere; però giungendo alla presenzia di quello e non essendo dagli altri per prima conosciuto, benché sia arguto e pronto nelle risposte e si mostri bene nei gesti, nelle manere, nelle parole ed in ciò che si conviene, quel signore poco mostrarà d’estimarlo, anzi piú presto gli farà qualche scorno; e da questo nascerà che gli altri súbito s’accommodaranno alla voluntà del signore e ad ognun parerà che quel tale non vaglia, né sarà persona che l’apprezzi o stimi, o rida de’ suoi detti piacevoli, o ne tenga conto alcuno; anzi cominciaranno tutti a burlarlo e dargli la caccia; né a quel meschino basteran bone risposte, né pigliar le cose come dette per gioco ché insino a’ paggi si gli metteranno attorno, di sorta che, se fosse il piú valoroso uomo del mondo, sarà forza che resti impedito burlato. E per contrario se ’l principe se mostrarà inclinato ad un ignorantissimo, che non sappia né dir né fare, saranno spesso i costumi e i modi di quello, per sciocchi ed inetti che siano, laudati con le esclamazioni e stupore da ognuno, e parerà che tutta la corte lo ammiri ed osservi, e ch’ognun rida de’ suoi motti e di certe arguzie contadinesche e fredde, che piú presto devrian mover vomito che riso: tanto son fermi ed ostinati gli omini nelle opinioni che nascono da’ favori e disfavori de’ signori. Però voglio che ’l nostro cortegiano, il meglio che po, oltre al valore s’aiuti ancora con ingegno ed arte; e sempre che ha d’andare in loco dove sia novo e non conosciuto, procuri che prima vi vada la bona opinion di sé che la persona, e faccia che ivi s’intenda che esso in altri lochi, appresso altri signori, donne e cavalieri, sia ben estimato; perché quella fama che par che nasca da molti giudici genera una certa ferma credenza di valore, che poi, trovando gli animi cosí disposti e preparati, facilmente con l’opere si mantiene ed accresce; oltra che si fugge quel fastidio ch’io sento, quando mi viene domandato chi sono e quale è il nome mio -.