Il libro del Cortegiano/Libro terzo/Capitolo LI

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Libro terzo
Capitolo LI

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Allora il signor Gasparo, essendosi fermato messer Cesare di parlare, cominciava per rispondere; ma il signor Ottaviano ridendo, - Deh, per amor di Dio, - disse, - datigliela vinta, ch io conosco che voi farete poco frutto; e parmi vedere che v’acquistarete non solamente tutte queste donne per inimiche, ma ancora la maggior parte degli omini -. Rise il signor Gasparo e disse: - Anzi ben gran causa hanno le donne di ringraziarmi; perché s’io non avessi contradetto al signor Magnifico ed a messer Cesare, non si sariano intese tante laudi che essi hanno loro date -. Allora messer Cesare, - Le laudi, - disse, - che il signor Magnifico ed io avemo date alle donne ed ancora molte altre erano notissime, però sono state superflue. Chi non sa che senza le donne sentir non si po contento o satisfazione alcuna in tutta questa nostra vita, la quale senza esse saria rustica e priva d’ogni dolcezza e piú aspera che quella dell’alpestre fiere? Chi non sa che le donne sole levano de’ nostri cori tutti li vili e bassi pensieri, gli affanni, le miserie e quelle turbide tristezze che cosí spesso loro sono compagne? E se vorremo ben considerar il vero, conosceremo ancora che, circa la cognizion delle cose grandi, non desviano gli ingegni, anzi gli svegliano; ed alla guerra fanno gli omini senza paura ed arditi sopra modo. E certo impossibil è che nel cor d’omo, nel qual sia entrato una volta fiamma d’amore, regni mai piú viltà; perché chi ama desidera sempre farsi amabile piú che po, e teme sempre non gli intervenga qualche vergogna che lo possa far estimar poco da chi esso desidera esser estimato assai; né cura d’andare mille volte il giorno alla morte, per mostrar d’esser degno di quell’amore; però chi potesse far un esercito d’innamorati, li quali combattessero in presenzia delle donne da loro amate, vinceria tutto ’l mondo, salvo se contra questo in opposito non fosse un altro esercito medesimamente innamorato. E crediate di certo che l’aver contrastato Troia dieci anni a tutta Grecia non procedette d’altro che d’alcuni innamorati, li quali, quando erano per uscir a combattere, s’armavano in presenzia delle lor donne, e spesso esse medesime gli aiutavano e nel partir diceano lor qualche parola che gli infiammava e gli facea piú che omini; poi nel combattere sapeano esser dalle lor donne mirati dalle mura e dalle torri; onde loro parea che ogni ardir che mostravano, ogni prova che faceano, da esse riportasse laude; il che loro era il maggior premio che aver potessero al mondo. Sono molti che estimano la vittoria del re di Spagna Ferrando ed Isabella contra il re di Granata esser proceduta gran parte dalle donne; ché il piú delle volte quando usciva lo esercito di Spagna per affrontar gli inimici, usciva ancora la regina Isabella con tutte le sue damigelle e quivi si ritrovavano molti nobili cavalieri innamorati; li quali finché giongeano al loco di veder gli nemici, sempre andavano parlando con le lor donne; poi, pigliando licenzia ciascun dalla sua, in presenzia loro andavano ad incontrar gli nimici con quell’animo feroce che dava loro amore, e ’l desiderio di far conoscere alle sue signore che erano servite da omini valorosi; onde molte volte trovaronsi pochissimi cavalieri spagnoli mettere in fuga ed alla morte infinito numero di Mori, mercè delle gentili ed amate donne. Però non so, signor Gasparo, qual perverso giudicio v’abbia indutto a biasimar le donne.