Il libro del Cortegiano/Libro terzo/Capitolo XX

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Libro terzo
Capitolo XX

../Capitolo XIX ../Capitolo XXI IncludiIntestazione 24 luglio 2008 75% Sociologia

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Pensate poi quante altre ci sono state delle quali non si fa menzione alcuna, perché le meschine stanno chiuse senza quella pomposa superbia di cercare appresso il vulgo nome di santità, come fanno oggidí molt’omini ippocriti maledetti, i quali, scordati o piú presto facendo poco caso della dottrina di Cristo, che vole che quando l’om digiuna se unga la faccia perché non paia che degiuni e comanda che le orazioni, le elemosine e l’altre bone opere si facciano non in piazza, né in sinagoge, ma in secreto, tanto che la man sinistra non sappia della destra, affermano non esser maggior bene al mondo che ’l dar bon esempio; e cosí, col collo torto e gli occhi bassi, spargendo fama di non voler parlare a donne, né mangiar altro che erbe crude, affumati con le toniche squarciate, gàbbano i semplici; che non si guardan poi da falsar testamenti, mettere inimicizie mortali tra marito e moglie e talor veneno, usar malie, incanti ed ogni sorte de ribalderia; e poi allegano una certa autorità di suo capo che dice «Si non caste, tamen caute»; e par loro con questa medicare ogni gran male e con bona ragione persuadere a chi non è ben cauto che tutti i peccati, per gravi che siano, facilmente perdona Idio, purché stiano secreti e non ne nasca il mal esempio. Cosí, con un velo di santità e con questa secretezza, spesso tutti i lor pensieri volgono a contaminare il casto animo di qualche donna; spesso a seminare odii tra fratelli, a governar stati, estollere l’uno e deprimer l’altro, far decapitare, incarcerare e proscrivere omini, esser ministri delle scelerità e quasi depositari delle rubbarie che fanno molti príncipi. Altri senza vergogna si dilettano d’apparer morbidi e freschi, con la cotica ben rasa e ben vestiti; ed alzano nel passeggiar la tonica per mostrar le calze tirate 2 e la disposizion della persona nel far le riverenzie. Altri usano certi sguardi e movimenti ancor nel celebrar la messa, per i quali presumeno essere aggraziati e farsi mirare. Malvagi e scelerati omini, alienissimi non solamente dalla religione, ma d’ogni bon costume; e quando la lor vita dissoluta è lor rimproverata, si fanno beffe e ridonsi di chi lor ne parla e quasi si ascrivono i vicii a laude -. Allora la signora Emilia: - Tanto piacer, - disse, - avete di dir mal de’ frati, che for d’ogni proposito siete entrato in questo ragionamento. Ma voi fate grandissimo male a mormorar dei religiosi e senza utilità alcuna vi caricate la coscienzia; ché, se non fossero quelli che pregan Dio per noi altri, aremmo ancor molto maggior flagelli che non avemo -. Rise allora il Magnifico Iuliano e disse: - Come avete voi, Signora, cosí ben indovinato ch’io parlava de’ frati, non avendo io loro fatto il nome? ma in vero il mio non si chiama mormorare, anzi parlo io ben aperto e chiaramente; né dico dei boni, ma dei malvagi e rei, de’ quali ancor non parlo la millesima parte di ciò ch’io so. - Or non parlate de’ frati, - rispose la signora Emilia; - ch’io per me estimo grave peccato l’ascoltarvi e però io, per non ascoltarvi, levarommi di qui -.