Il libro del Cortegiano/Libro terzo/Capitolo XXXVI

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Libro terzo
Capitolo XXXVI

../Capitolo XXXV ../Capitolo XXXVII IncludiIntestazione 24 luglio 2008 75% Sociologia

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Ritornando adunque in Italia, dico che ancor qui non ci mancano eccellentissime signore; che in Napoli avemo due singular regine; e poco fa pur in Napoli morí l’altra regina d’Ongaría, tanto eccellente signora quanto voi sapete e bastante di far paragone allo invitto e glorioso re Matia Corvino suo marito. Medesimamente la duchessa Isabella d’Aragona, degna sorella del re Ferrando di Napoli; la quale, come oro nel foco, cosí nelle procelle di fortuna ha mostrata la virtú e ’l valor suo. Se nella Lombardia verrete, v’occorrerà la signora Isabella marchesa di Mantua; alle eccellentissime virtú della quale ingiuria si faria parlando cosí sobriamente, come saria forza in questo loco a chi pur volesse parlarne. Pesami ancora che tutti non abbiate conosciuta la duchessa Beatrice di Milano sua sorella, per non aver mai piú a maravigliarvi di ingegno di donna. E la duchessa Eleonora d’Aragona, duchessa di Ferrara e madre dell’una e l’altra di queste due signore ch’io v’ho nominate, fu tale che le eccellentissime sue virtú faceano bon testimonio a tutto ’l mondo, che essa non solamente era degna figliola di Re, ma che meritava esser regina di molto maggior stato che non aveano posseduto tutti i suoi antecessori. E per dirvi d’un’altra, quanti omini conoscete voi al mondo, che avessero tollerato gli acerbi colpi della fortuna cosí moderatamente, come ha fatto la regina Isabella di Napoli? la quale, dopo la perdita del regno, lo esilio e morte del re Federico suo marito e di duo figlioli e la pregionia del Duca di Calabria suo primogenito, pur ancor si dimostra esser regina e di tal modo supporta i calamitosi incommodi della misera povertà, che ad ognuno fa fede che, ancor che ella abbia mutato fortuna, non ha mutato condizione. Lasso di nominar infinite altre signore, ed ancor donne di basso grado; come molte pisane, che alla diffesa della lor patria contra’ Fiorentini hanno mostrato quell’ardire generoso, senza timore alcuno di morte, che mostrar potessero i piú invitti animi che mai fossero al mondo; onde da molti nobili poeti sono state alcune di lor celebrate. Potrei dirvi d’alcune eccellentissime in lettere, in musica, in pittura, in scultura; ma non voglio andarmi piú rivolgendo tra questi esempi, che a voi tutti sono notissimi. Basta che, se nell’animo vostro pensate alle donne che voi stesso conoscete, non vi fia difficile comprendere che esse per il piú non sono di valore o meriti inferiori ai padri, fratelli e mariti loro; e che molte sono state causa di bene agli omini e spesso hanno corretto di molti loro errori; e se adesso non si trovano al mondo quelle gran regine, che vadano a subiugare paesi lontani e facciano magni edifici, piramidi e città, come quella Tomiris, regina di Scizia, Artemisia, Zenobia, Semiramìs, o Cleopatra, non ci son ancor omini come Cesare, Alessandro, Scipione, Lucullo e quegli altri imperatori romani