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Il mattino (Estieu)

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Il mese di maggio Alle sette dame della corte d'amore
Link alla raccolta Questo testo fa parte della raccolta Antologia provenzale/Linguadoca


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IL MATTINO (Son. 183, Petrarca).

Il cantar novo e il pianger degli augelli
     In sul di fanno risentir le valli,
     E il mormorar dei liquidi cristalli
     Giù per lucidi freschi rivi e snelli.

Quella che ha neve il volto, oro i capelli,
     Nel cui amor non fur mai inganni nè falli,
     Destami al suon degli amorosi balli
     Pettinando al suo vecchio i bianchi velli.

Così mi sveglio a salutar l’aurora,
     E il sol ch’è seco, e più l’altro, ond’io fui
     Nei primi anni abbagliato, e sono ancora.

lo gli ho veduti alcun giorno ambedui
     Levarsi insieme, e in un punto e in un’ora,
     Quel far le stelle, e questo sparir lui.


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Prosper Estieu

(1860).

LE MAITI.

Le canta nouvelenc des poulids passerads
     A la punto del joun fa ressounti l’deforo,
     E le mourmouladis de l’aigueto sounoro
     S’ausis pes rieuses clars que rajoun encourads.

L’a qu’a de nèu sul frount e les pelses daurads
     E dount l’amour jamai m’engano e ’ntiè demoro
     M’arevelho en dansant davant Le qu’elo adoro,
     El Vielh, amagnagad, a ’s raisses mens tourrads.

’Spertad, vau saluda l’Auroro à l’albo caro
     El Soulelh que la sièg; mès vouldriò mai mira
     L’Astre que, coumo antan, m’embabarilho encaro.....

Les ei vistis, un joun, levads per m’esclaira
     Toutis dous à l’encop, e, memourancio caro!
     L’un sclipsèt l’estelum, l’autre le Diéus-lugra.

(S. D. del Lauraguais)(Op. separato).