Il nonno/Olio

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Olio

../L’apparizione ../Ballora IncludiIntestazione 25 settembre 2018 75% Da definire

L’apparizione Ballora
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Ozio.

Dopo tre giorni di scirocco rabbioso il mare si calmò e parve addormentarsi, stanco.

Il balcone al primo piano di una graziosa casetta sul molo fu riaperto, e sul balcone riapparve la sedia di vimini imbottita di cuscini rossi, e sul rosso dei cuscini spiccò nuovamente la figura bruna e pallida della signorina di città, che faceva la cura dell'aria di mare contro l'anemia.

— Bella giornata, eh, oggi, signurì? — disse la moglie del marinaio del porto, passando sotto il balcone e sollevando la testa scarmigliata. — Oggi stai meglio, eh, signurina Barbara?

— Meglio, sì, grazie, — rispose la signorina Barbara, con voce un po' rauca.

— Ringraziato sia Dio! — gridò la moglie del marinaio.

Senza muoversi Barbara guardava il vastissimo golfo, chiuso, in faccia al molo, da una cornice di colline verdi solitarie. Quel verde primaverile si stendeva anche sul mare. L'acqua immobile e verde del porto dava l'idea d'un prato; e l'odore [p. 108 modifica] d’erba che veniva dalla collina pareva esalato dalle onde. Si aveva l’illusione che anche il mare fiorisse, sott’acqua, come tutto fiorisce in primavera.

Le barche, le paranze, i velieri e i barconi erano partiti al cessare del vento furioso: la punta del molo appariva binaca e rosea come una lingua uscente dal mucchio scuro delle casette dei pescatori: misere casette annerite dalla polvere del carbone e dalla salsedine del mare.

Sdraiato sulla banchina, un vecchio pescatore malato, pareva volesse morire guardando il mare. Qualche cane, qualche gatto, e poche donne con secchie di rame sul capo, animavano la solitudine del molo. E il cielo era alto, d’un azzurro che dava al lilla, e in lontananza alcune nuvolette bianche pareva seguissero le paranze che si dileguavano all’orizzonte, fra cielo e mare.

Il quadro era bello, ma Barbara lo conosceva troppo in tutti i suoi particolari. Anche ad occhi chiusi ella vedeva la linea verde della collina, il semicerchio nero del villaggio, le figure delle donne dalle vesti discinte e i capelli arruffati e scossi dalla brezza del mare. Tutto questo era pittoresco, ma a lungo andare anche noioso; e Barbara era una ragazza moderna, nostalgica e irrequieta. Dacchè era al mare non faceva che sognar la montagna; in montagna avrebbe desiderato il mare. Nei primi giorni s’era alquanto divagata guardando le scene del porto; più che la contemplazione ella amava l’osservazione. Tutte quelle figure che si muovevano sullo sfondo verdognolo dell’acqua


la interessavano, [p. 109 modifica] tranquilla, la divertivano. I facchini del porto, seminudi, coi calzoni turchini, il dorso rosso, il petto sviluppato come quello delle donne; gli scaricatori di carbone, neri come abissini, i marinai e i pescatori che parevano fatti dello stesso legno scuro dei loro barconi, tutta quella gente che parlava un linguaggio quasi incomprensibile, rozzo e privo d'armonia, le pareva appartenesse ad una razza inferiore, quasi bestiale, ma la interessava appunto per questo. Ella ammirava tutto ciò che era pittoresco. Era un'artista, ma una di quelle artiste infeconde che non sanno o non vogliono coltivare il loro divino istinto. Ella aveva sognato, qualche volta aveva anche tentato di mettersi a lavorare; ma il lavoro le sembrava un tormento o, peggio ancora, una volgarità. Ella avrebbe voluto produrre senza sforzo. Eppoi, senza esser ricca, non aveva bisogno di lavorare. Conosceva quindi tutti i vizi morali dell'ozio, e li praticava senza scrupoli, avida di godere l'attimo fuggente. Nei primi giorni dopo il suo arrivo ella ammirò, con vivo piacere, — piacere, del resto, puro e freddo come quasi tutti i godimenti intellettuali, — alcune belle figure d'uomini, che si distinguevano tra la piccola folla brutta dei pescatori e dei facchini. Il primo fu appunto un facchino, un tipo di bellezza e di forza ammirabili; un altro fu una guardia doganale, d'una bellezza femminea. Ma la guardia non vedeva che i velieri e le barche in arrivo, e il facchino, sotto il peso dei sacchi di grano che curvavano il suo dorso nudo, non badava che al [p. 110 modifica] punto dove metteva i piedi. Un giorno il veliero partì, e il facchino andò a caricar carbone in altro punto del molo; e anche la guardia fu cambiata.

Barbara si annoiava. Ella aveva condotto con sè una vecchia donna di servizio; suo padre veniva a trovarla solo la domenica. Egli era un alto funzionario, un uomo grasso e calmo, d’umore gioviale: un vedovo che non si desolava più per la morte della moglie. Quando arrivava lui, tutto il villaggio lo sapeva. Egli cantava, scherzava con tutti, e si permetteva anche di abbracciare la marinaia e di invitarla a ballare. Ma partito lui, il silenzio, interrotto solo dal rumore delle onde, invadeva la casetta. E Barbara si annoiava a morte. Per distrarla alquanto venne la tempesta: il mare si sollevò, e per tre giorni e tre notti ruggì contro i blocchi del molo, dietro la casetta solitaria. Barbara andava da una finestra all’altra e guardava attraverso i vetri. Tutto il mare era livido, segnato, all’orizzonte, da una linea violetta, quasi nera. E anche il cielo, senza essere annuvolato, era livido: pareva che la natura fosse malata. Le onde davano l’assalto ai blocchi del molo come bestie infuriate.

Nel porto le barche e le paranze si stringevano le une contro le altre, come per proteggersi a vicenda; e se qualcuna, più ardita, osava allontanarsi, barcollava sulle onde e sembrava ubbriaca. Fu in quei giorni che Barbara osservò di faccia al suo balcone una grande barca da pesca, tinta di verde e di viola. Due pescatori anziani, rossastri e vigorosi, che dovevano essere due fratelli, e un [p. 111 modifica] giovinetto di sedici o diciassette anni, stavano sulla barca, che si chiamava la Maria Anna. I due anziani lavoravano e s' agitavano continuamente; preparavano i pasti, lavavano i panni, camminavano sulle corde come scimmioni. Seduti sulla banchina o sotto il balcone di Barbara, rammendavano le vele e le reti, aiutandosi coi pollici dei piedi, forti come uncini di ferro. Il vento scompi gliava i loro capelli di rame, e portava via le loro cantilene monotone. Ma il pescatore più giovine attirò specialmente l'attenzione di Barbara. Egli aveva un viso bellissimo, ma accigliato, con due occhi neri, foschi, che pareva avessero veduto tutte le tempeste del mare e della vita. Appena la barca fu assicurata, egli si buttò nell'acqua e cominciò a nuotare e guizzare, fra un cerchio spumante; poi, fatto il bagno, saltò sulla banchina e stette immobile al sole.

Barbara lo guardava con ammirazione: egli sembrava un efebo di bronzo. Vedendosi osservato, egli le voltò le spalle; saltò nella barca, si asciugò, indossò una maglia nera che aveva sul petto un'áncora rossa; mise sui capelli ricciuti un berrettino nero e se ne andò in paese, mentre i due vecchi pescatori accendevano il fuoco e tiravano le reti rossastre ammucchiandole sulla banchina soleggiata.

Un cagnolino nero saltò in cima alla scaletta della barca e cominciò ad abbaiare guardando verso il balcone; pareva gli desse fastidio l'insistente osservazione di Barbara. Ma ella non si stancava di guardare. [p. 112 modifica]

Quella barca le sembrava diversa dalle altre; coi suoi colombi, il gatto, il cagnolino, un porcellino, pareva una casetta galleggiante, un’abitazione preistorica di gente che non avesse altro rifugio che quello.

Verso mezzogiorno il giovinetto tornò, e mentre i vecchi preparavano il pranzo, egli sedette sulla banchina, fissò gli occhi in lontananza e si mise a fumare una sigaretta. Adoperava un bocchino d’ambra falsa: aveva gusti signorili! Barbara non cessava di guardarlo, ed egli, vedendosi osservato, le voltava le spalle. Quando i maccheroni furono pronti nella concula verde, intorno alla quale il gatto e il cagnolino si misero in adorazione, egli saltò nella barca, tirò una vela, e nascose la scena agli occhi curiosi della signorina.

Anche lei si ritirò. Nel pomeriggio tornò al suo posto, e vide che il giovinetto, ritto sulla banchina, s’era messo le calze e le scarpe e un altro berrettino a forma di conchiglia, rosso, giallo e nero. Egli fumava sempre, mettendo in mostra il suo bocchino d’ambra. Vedendo Barbara, le volse le spalle; ma ella ebbe l’impressione che egli si fosse abbigliato per lei.

Maggio s’inoltrava, profumato e quasi ardente. Il sole batteva forte sulla banchina del porto, e già i ragazzetti figli di pescatori cominciavano a fare i bagni. Un giorno Barbara potè uscire. Naturalmente la sua prima idea fu di andare sulle colline a godersi un po’ di verde, e si fece accompagnare dalla moglie del marinaio del porto. [p. 113 modifica]

La marinaia aveva fama di donna maliziosa; ma quando sapeva un segreto le riusciva difficile nasconderlo.

— Prenditi uno scialle, — disse a Barbara: — l'aria sulla collina è fresca e tu non devi fidarti troppo; l'aria fresca fa male ai malati di polmoni.

— Chi ha detto che io ho male ai polmoni?

— Me l'ha detto Pasquale; eccolo lì!

Mentre la donna andava a prendere lo scialle, Barbara salutò il vecchio marinaio malato. Egli sollevò il capo sul quale pareva fosse rimasto un po' della spuma del mare, e la guardò coi suoi occhi vitrei pieni di melanconia.

— Come state? — ella domandò accomodandosi il velo attorno al cappello. — Bel tempo, eh!

— Bello, ma non per noi, — egli rispose scuotendo il capo come per dirle: «Tu ed io siamo spacciati, per noi non c'è più speranza!» — Bello per tutti, anche per questi pulcini che girano qui come anime allegre; ma non per noi, figlia benedetta! — E appoggiò la testa al muro.

— Che avete? Che male è il vostro? State allegro; ora col bel tempo guarirete.

— Mai, figlia benedetta! Il mio male è qui — egli disse, toccandosi lo stomaco. — Son tre anni che non mangio; niente passa qui dentro, figlia benedetta. La porta della vita s'è chiusa. Il pane è per me come l'oro. L'oro è bello, non è vero? Ma non si può mangiare.

Egli chiuse gli occhi, sognando di mangiare un pezzo di pane; e Barbara per confortarlo disse: [p. 114 modifica]

— Pazienza: siamo nati per soffrire.

— Sì, figlia benedetta, Dio ti benedica. Anche te… poveretta! Sì, Antoniotto lo diceva… anche tu, povera, hai un brutto male…

— Chi è Antoniotto? — domandò Barbara alla marinaia, mentre si avviavano fuor del paesetto.

— È il padrone della Maria Anna. Egli parla sempre di te; è innamorato cotto.

— Quel vecchio?

— No, il ragazzo; i vecchi sono al suo servizio.

Un fugace rossore animò il viso pallido di Barbara.

— Quel ragazzo che fuma sempre? Innamorato di me? Come lo sai? — domandò alla marinaia che la seguiva passo passo e rideva con malizia.

— Sì, sì, innamorato. Ebbene, signorina, ti voglio dire una cosa, per farti ridere. Dice che anche tu lo guardi! Dimmi la verità, non è sciocco?

Barbara rise; ma non sapeva se di piacere o di rabbia.

— Lo guardo! Certo, è un bel ragazzo, — disse, come a sè stessa. — E che non ho gli occhi per guardare?

La marinaia abbassò la voce, avvicinò il suo al viso di Barbara.

— Senti, — disse, con quell’istinto di lenocinio che hanno molte donne del popolo — è un ragazzo istruito; ha studiato, sai; voleva farsi prete, poi suo padre, che era padrone della barca, è morto; anche la madre è morta nello stesso anno. Egli ha [p. 115 modifica] dovuto smettere; forse non aveva voglia di farsi prete! Io lo conosco da bambino: gli ho fatto un po' da madre. Viene sempre in casa mia; anche ieri è venuto, prima di partire. Se viene ancora vuoi che ti chiami? È curioso sentirlo parlare; parla bene, sai… Sì, tante volte si trattiene ore e ore, a casa mia; io tante volte lo lascio solo, mio marito non c'è, io devo andare ad attingere acqua…

Barbara finse di non capire, e cambiò discorso. Ma quando furono sulla collina, ella trasse dalla borsetta una lettera e si mise a leggerla attentamente. La donna la guardava con curiosità maliziosa.

— È del tuo fidanzato?

— Sì. Egli verrà a trovarmi fra una settimana, appena avrà il permesso dai superiori.

Il sole tramontava, rosso sull'orizzonte violetto. Le onde d'un azzurro denso, insanguinate dal riflesso del tramonto, venivano a lambire la spiaggia sotto la collina; pareva che il mare volesse avanzarsi, curioso, verso la terra immobile, ma arrivato ad un certo punto retrocedesse pentito, lasciandosi dietro qualche onda che si affrettava a raggiungere spaventata le compagne. E al ritirarsi dell'onda la spiaggia scintillava e pareva tutta di madreperla. I fiori della genziana odoravano sulla collina. E Barbara, infastidita dalle chiacchiere maliziose della donna, pensava:

— La natura è bella e sincera quanto noi, creature di Dio, siamo impure e maligne. [p. 116 modifica]

Passarono alcuni giorni. Il tempo era splendido, e Barbara si sentiva sempre meglio: ma a misura che le forze le ritornavano, cresceva in lei il tedio della solitudine. Una mattina ella si provò a lavorare: prese un album, sedette al balcone e disegnò una figura. Ma aveva appena abbozzato la testa, — una testa fine, scura, da efebo malinconico, — che già sentiva un principio di emicrania. No, non poteva lavorare.

— Il lavoro, dicono, è la gioia degli uomini. Non è vero: ne è il tormento, — pensò Barbara buttando l'album per terra, dietro la tenda del balcone. E si mise a contemplare per la millesima volta il quadro del porto e del golfo. La barca di Antoniotto era appena arrivata: i due pescatori anziani tirarono su un cestino pieno di pesci color d'argento, e lo porsero ad un uomo che lo caricò su un carrettino a mano.

Antoniotto, ritto sulla scaletta della barca, con una scodella in mano, guardò il cestino, poi guardò Barbara.

Era la prima volta che egli osava rispondere allo sguardo di lei: pareva le dicesse: — Guarda, non sono un pezzente: guarda che bella rendita ho io!

I loro sguardi s'incontrarono per un attimo.

Ella gli sorrise: egli si turbò talmente che la scodella gli cadde di mano. Ella si domandò perchè gli aveva sorriso, e disse a sè stessa di averlo [p. 117 modifica] fatto inconsciamente, come si sorride a un bambino: ma sentì che mentiva, che nascondeva a sè stessa una ragione inconfessabile.

La barca rimase tutto il giorno nel porto. I due pescatori anziani la volsero di fianco, la tirarono su coi cavi, ne lavarono la parte esterna. E lavorando cantavano.

Forza, giovani belli, forza!
Forza, giovani forti, forza!

Ed erano brutti e vecchi entrambi! Ma pareva si suggestionassero e si lusingassero con la loro cantilena.

I colombi, i gatti, il porcellino, restarono tranquilli entro la barca reclinata: solo il cagnolino abbaiava protestando. La giornata era calda, quasi estiva: verso mezzogiorno tutti i bambini ed alcuni ragazzi di pescatori che abitavano lungo il molo si riunirono sulla draga ancorata vicino alla banchina, si spogliarono, e prima di buttarsi nell'acqua si misero a giuocare, aggruppandosi, intrecciandosi gli uni con gli altri, agitando i loro corpi magri e scuri, e gridando come dannati; pareva una scena dantesca.

Anche Pasquale, il vecchio pescatore malaticcio, si avanzò fino alla banchina e stette a contemplare la scena. Poi si volse a Barbara e disse:

— Comincia presto l'estate per loro! E dire che stanotte pioverà! [p. 118 modifica]

— E come sono svelti! — ella disse con ammirazione. — Mi piacciono tanto.

Allora di dietro la vela della barca che i due pescatori anziani avevano tirato su, sbucò Antoniotto. Era seminudo. Il suo dorso luceva come il bronzo. Egli saltò di barca in barca, passando sulle corde come un saltimbanco, finchè arrivò sulla draga, dove cominciò a distribuire pugni e spintoni ai ragazzi più grandi. Soltanto uno di questi reagì, urlando e gettandosi addosso al pescatore. I loro corpi avviluppati si dibatterono alquanto sull'orlo della draga, finchè Antoniotto riuscì a prendere il ragazzo per la vita, la pancia in giù, e dopo averlo sollevato in alto, lo scaraventò nell'acqua che s'aprì e schizzò coprendosi di spuma. Il viso sbuffante e le braccia rosse del ragazzo riapparvero subito a fior d'acqua. Un urlo di gioia saliva dalla draga, immobile sull'acqua verde come una roccia rossastra. Antoniotto, dritto, in equilibrio sulla sponda del legno, pareva una mirabile statua greca, un giovine Apollo marino pieno di grazia e di agilità.

Barbara lo guardava con ammirazione sincera: egli non si volse mai verso di lei, ma cominciò a saltare nell'acqua, prima dalla sponda della draga, poi dalle spalle di un ragazzo. E più il salto era ardito, più svelto egli riappariva nell'acqua che si stendeva attorno a lui con cerchi luminosi, quasi circondandolo d'un'aureola di gloria.

Barbara si accorgeva benissimo che egli faceva tutto questo per dimostrarle la sua forza e la sua [p. 119 modifica] agilità; e osservava che, per piacere a lei, egli, senza saperlo, diventava bellissimo, come certi insetti che nel tempo del loro amore si coprono di splendidi colori.

Nel pomeriggio la marinaia salì da Barbara per domandarle se voleva andare sulla collina.

— Non te lo consiglio però, — disse con la sua voce alta, che pareva volesse dominare il fragore delle onde. — Il tempo cambia: si fa umido. Vedi che nuvole?

Infatti il cielo si copriva di nuvole, e molte paranze e molti velieri stavano raccolti nel porto. Sotto il cielo annuvolato quella folla di alberi nudi dava l'idea d'una foresta autunnale: pareva che tutte le foglie cadute si fossero sciolte nell'acqua verde — giallastra del golfo.

Barbara decise di stare a casa. La marinaia se ne andò; passando accanto al balcone, vide per terra l'album dei disegni e si curvò per raccoglierlo. Vide una testa appena abbozzata, ma già viva, piena di espressione, — la testa di Antoniotto, — e un sorriso malizioso brillò nei suoi piccoli occhi color del mare. [p. 120 modifica]

Più tardi Barbara vide che la barca s’apprestava alla partenza. Il tempo cambiava ancora; le nuvole erano scomparse, ma una nebbia biancastra ondulava sul mare quieto.

Molte paranze erano già partite e vagavano in quella nebbia come vascelli fantasmi.

Quando anche la barca di Antoniotto fu partita, una voce risuonò:

— Addio, Barbara!

Ella trasalì: la barca dileguavasi fra la nebbia, e pareva che la voce venisse da un mondo lontano, fantastico.

Un giorno, assieme col padre di Barbara arrivò il fidanzato di lei. Era un giovane non bello, ma alto, elegante, con una fisionomia intelligente e seria.

La moglie del marinaio del porto, accorsa senza essere chiamata, non finiva di esaminarlo e di ammirarlo, toccandolo anche, come per assicurarsi che la sua presenza era reale.

— Ah, — ella gridava con la sua grossa voce, — dunque era vero? Io credeva che la signorina [p. 121 modifica] scherzasse! La signorina scherza sempre: non si può credere a quello che dice!

— Ma cos’ha questa donna? Perchè si permette di parlare così? — domandò il giovane.

— È una donna rozza e semplice — disse Barbara.

— Rozza, ma non tanto semplice! — osservò il futuro suocero che forse ne sapeva qualche cosa. I due fidanzati scesero poi a passeggiare sul molo. Era una domenica: le barche erano tutte in porto, i pescatori si lavavano, e si radevano la barba, guardandosi a lungo nei loro piccoli specchi primitivi. Qualcuno si pettinava persino le sopracciglia! Anche i pescatori anziani della Maria Anna si lavarono e si cambiarono: Antoniotto non c’era, ma ad un tratto Barbara lo vide uscire come un pazzo dalla casetta del marinaio del porto e mettersi a correre verso di lei, livido in viso, con le mani contratte come artigli.

Ella ebbe paura, e istintivamente si strinse al fidanzato, come per proteggerlo e per cercar nello stesso tempo difesa.

Il giovane si volse; vide Antoniotto che correva verso di loro, guardandoli con occhi da folle: capì che Barbara aveva paura, e domandò:

— È un pazzo?

Ma Antoniotto si fermò tre o quattro passi distante da loro, saltò sulla banchina, poi nella sua barca, e andò a nascondersi dietro la vela.

Rientrati a casa, mentre la vecchia serva finiva di apparecchiare la tavola, il fidanzato uscì nel [p. 122 modifica] balcone e chiamò Barbara che pareva avesse una certa ripugnanza ad affacciarsi.

Antoniotto, seduto sopra un mucchio di reti, entro la sua barca, teneva gli occhi fissi al balcone, ed il suo sguardo era così geloso e disperato, che Barbara si turbò.

— Come è bello questo porto! — disse il fidanzato, cingendole con un braccio la vita. — È proprio come tu me lo hai descritto: guarda là in fondo, ai piedi della collina, quella linea verde che si riflette nitidamente nell'acqua… Ma che cosa guardi? Che ha quel ragazzo che ti fissa così? Ma che fa, adesso?

Antoniotto s'era alzato, e balzava da una barca all'altra con agilità maravigliosa. Arrivò così fino alla draga, vi si arampicò, stette un momento sospeso sulla ruota, poi si buttò nell'acqua.

Sulle prime Barbara credette che egli lo facesse per richiamare l'attenzione di lei; ma passarono alcuni secondi e la testa di Antoniotto non ricompariva sulla superficie dell'acqua spumante.

Ella impallidi e vibrò.

— Dio, Dio, egli vuol morire! — gridò sporgendosi dal balcone. — Pasquale, Antoniotto si è gettato nell'acqua! Salvatelo, salvatelo!

Il vecchio pescatore, che aveva veduto la manovra di Antoniotto, guardò verso il balcone e disse tranquillamente:

— Si salverà da sè!

Infatti la testa di Antoniotto ricomparve, ma per un attimo. Scomparve, riappari ancora. [p. 123 modifica] L'istinto della conservazione lo riportava a galla; ma Barbara non ebbe pace finchè uno dei pescatori anziani della Maria Anna non si buttò nell'acqua dirigendosi verso il punto ove Antoniotto appariva e scompariva.

Furono pochi istanti, ma ella credette di sognare un lungo sogno di terrore. Che disse, che fece in quei momenti d'incoscienza? Ella non lo sapeva; ma quando tornò alla realtà vide gli occhi del fidanzato fissi nei suoi con uno sguardo geloso e disperato, simile a quello con cui Antoniotto l'aveva fissata prima di buttarsi nell'acqua. [p. 124 modifica]