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Incompreso/Parte prima/Capitolo IV

Da Wikisource.
Florence Montgomery - Incompreso (1869)
Traduzione dall'inglese di Sofia Bisi Albini (1915)
Parte prima - Capitolo IV
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IV.

Il piccolo Miles stava sognando d’essere seduto sulla cima di una verde montagnola insieme con Humphrey a far delle corone di margherite, quando a un tratto delle zanzare cominciarono a volargli intorno al viso in modo molto seccante.

Ronzavano e gli battevano contro la guancia come se fossero delle pallottole dure e non riusciva a cacciarle via. Si voltò a Humphrey per chieder soccorso ma un fresco colpo di vento gli soffiò così forte da un lato della testa e del viso, che rotolò sull’altro fianco e cominciò a scivolare dalla collina. Per salvarsi s’aggrappò a suo fratello, e si svegliò; ma non trovò la [p. 50 modifica]montagnola coperta di margherite, bensì Humphrey che lo strappava giù dal letto.

— Finalmente! esclamò egli sottovoce. Credevo che non ti svegliassi più. Ho provato ogni cosa! Ti ho gettato sulla faccia persino dei pezzi di biscotto; ti ho soffiato nell’orecchio, t’ho scrollato tanto che son quasi stanco. Non potevo parlare, lo sai bene, perchè se no svegliavo Virginia. Fa adagio, ve’! perchè s’è già mossa due o tre volte.

— Che cosa vuoi? domandò Miles fregandosi gli occhi. E perchè ti sei alzato che è notte?

— Che è notte! ripetè Humphrey. Ma è pieno giorno! Guarda da quel buco dell’imposta che sole c’è di fuori! Io mi sono svegliato prima che cantasse il gallo, e ho visto la luce che diventava sempre più chiara, più chiara, e...

Ma prima ch’egli avesse cominciata la sua descrizione, il povero assonnato era ricaduto sul guanciale.

— Miles, Miles, susurrò Humphrey disperato, chinandosi su di lui.

— Buona notte, Humphie, disse col suo vocino grazioso il fratellino.

— Ma perchè? vuoi dormire ancora? gli domandò Humphrey nell’orecchio.

— No, non dormo, disse il bambino sognando.

— Sì, dormi! esclamò l’altro dimenticando nel suo orgasmo di parlare a bassa voce.

— No, no, Humphie, ripetè Miles tentando di parere molto sveglio, ma le sue lunghe ciglia si richiusero pesanti sui suoi occhi imbambolati.

Un sinistro movimento del letto grande impedì a [p. 51 modifica]Humphrey di rispondere, ed egli spiò ansiosamente Virginia che si rivoltava da un fianco all’altro.

Miles approfittò di quella pausa e si riaddormentò senz’altro.

— Svegliati, svegliati, disse Humphrey ritornando alla carica.

Miles si rialzò a sedere.

— Che cosa c’è, Humphie?

— Non c’è niente, ma non ti ricordi il progetto così magnifico di uscire di buon’ora a raccogliere i funghi?

Miles se ne ricordò finalmente, ma il progetto non gli parve così magnifico come gli era parso il giorno prima.

— E dobbiamo alzarci adesso, Humphie? dimandò scorato.

— Sì, rispose il suo energico fratello, quando sarai nei campi non ci penserai più. Ti vestirò prima di vestirmi io: fa presto dunque a saltar giù. Non ti sentirai più nulla quando sarai giù dal letto.

Il povero Miles lo guardò con un’aria smarrita e pareva lì lì per piangere.

— Sono così addormentato!... mormorò.

— Ti passerà tutto, vedrai, gli disse Humphrey con un tono di conforto, e gli tirò indietro le lenzuola.

— Andiamo invece domani mattina, Humphie...

Ma Humphrey s’era messo a cercare le calze e gli stivaletti di Miles e non sentì quest’ultima proposta.

Quando tornò al letto, con suo grande orrore, Miles s’era buttato giù ancora.

— Ma che fai? esclamò desolato.

Una subita idea gli attraversò la mente e corse in fondo della stanza. [p. 52 modifica]

Miles non era perfettamente addormentato, e attratto dal rumore si rizzò a vedere.

— Che cosa vuoi fare, Humphie? esclamò vedendolo venire con una brocca d’acqua fra le braccia.

— Perchè, vedi, mormorò il fanciullo con una voce un po’ sfiatata, oppresso com’era da quel peso, il meglio per svegliare la gente è di gettarle a un tratto una brocca d’acqua fresca sulla faccia e così...

— Oh, ma io sono svegliato adesso, Humphie! lo vedi bene, lo interruppe Miles venendo giù a gran furia dal letto. Non c’è bisogno proprio. Guarda i miei occhi.

E tutto trepidante, il bambino spalancò i suoi grandi occhi azzurri.

Humphrey fu soddisfatto e depose la brocca, ma Miles sarebbe stato più contento se l’avesse vista laggiù al suo posto vicino alla catinella, e si offerse di aiutarlo a riportarla indietro, perchè era così pesante.

E non fu molto rassicurato dalla risposta di Humphrey.

— Sta benissimo anche lì: e poi è meglio averla vicina in caso che ti addormentassi ancora.

La toeletta ora cominciò sul serio.

Humphrey diede a Miles le calzette da infilare mentre egli stesso pensava a vestirsi, ed era già pronto — non gli mancava che il giubbetto — quando voltatosi trovò Miles tutto impacciato, col suo pollice inesplicabilmente ficcato nel posto dove ci doveva essere il calcagno.

— Non posso tirarlo fuori, Humphie.

— Bisogna che faccia io, disse il fanciullo afferran[p. 53 modifica]dogli la gamba così improvvisamente che mancò poco che Miles non cadesse colla testa in giù: e cominciò serio serio a infilargli le calzette al rovescio.

— Non importa niente, assicurò a Miles poco soddisfatto di quei fili che venivano fuori di qua e di là, e della generale apparenza della sua gamba.

Ma quel che importava qualche cosa era che gli stivaletti naturalmente non erano ancora stati portati su dall’essere lustrati, ma Humphrey ci trovò subito il rimedio: — Metteremo le scarpette.

Erano graziose scarpettine dalla suola sottile, che solevano mettere in casa, e che non erano certo fatte per la rugiada che le aspettava di fuori nel prato, in mezzo ai funghi.

Miles si era levato da sè la camiciola da notte e cominciò a indossare l’altra, poi la sottanina.

Tutto procedette bene fino al primo incontro di due nastri, ma qui Humphrey si trovò imbrogliato. Era inutile: non riesciva a far quel benedetto nodo.

— Senti, potresti tener su tutte le tue cose? suggerì. — Io ti metto in fretta in fretta il corpetto, e ti stringo la cintura ben forte, così tutto resta a posto benissimo.

Miles approvò l’idea, — come faceva di tutte l’altre, — tanto più quando suo fratello decise di metterci un grosso spillo per tener più franco!

— Non so cosa sia, disse il piccolo Miles scotendosi la personcina, ma non mi sento tanto caldo come gli altri giorni.

— Ma non scoterti così, Miles, esclamò Humphrey, se no ti scappa giù tutto, ve’. To’ il cappello e vienmi dietro senza far rumore. [p. 54 modifica]

— Oh, ma non ho fatto il bagno! disse Miles fermandosi come colpito.

— Neppur io, soggiunse Humphrey. L’ho dimenticato! Ma che cosa è questo? mormorò chinandosi a raccogliere una camicia di flanella.

— È la mia, disse Miles.

— Proprio. È per questo che sentivi freddo. Ma adesso non possiamo aspettare. Vieni via: e fa adagio, ben adagio. E i due fanciulli trottarono in punta di piedi fuori della stanza, e — s’intende — lasciarono la porta aperta.

Saranno state poco più delle cinque all’orologio del vestibolo, e le porte e le finestre erano ancora tutte chiuse.

La luce penetrava incerta attraverso tutti i buchi e le fessure che poteva trovare, e dava un aspetto misterioso alla scala e al vestibolo.

Miles lanciava intorno delle timide occhiate e si tirò vicino a suo fratello quando attraversarono la Biblioteca e la sala del bigliardo, come se quell’insolita apparenza che avevano quelle stanze avesse qualcosa di soprannaturale.

È un’impressione che proviamo anche noi grandi se entriamo nelle sale a un’ora molto presta nel mattino, prima che le persone di servizio si siano alzate e abbiano aperte le finestre.

Le seggiole, le poltrone, le tavole, ci appaiono, direi, sotto una fase che non avevamo mai sospettata.

Noi le conosciamo solamente in relazione con noi stessi, e non pensiamo ch’esse possano avere una esistenza a cui noi non pigliamo parte, a cui anzi siamo affatto estranei. [p. 55 modifica]

Di solito le vediamo in mezzo alle faccende della giornata, o alla sera alla luce dei lumi, e hanno allora un’espressione particolare d’intimità e di comfort; ma vedute alla luce grigia dell’alba, non ci sembran più quelle: hanno un’aria straniera e misteriosa.

Cristiano Andersen riconobbe questa sensazione, quando, in una scena d’uno dei suoi fantastici racconti, descrive una sala da pranzo nel cuore della notte, e dota tutti quegli oggetti inanimati di attributi di esseri umani.

I due fratelli riuscirono nella serra e andarono a cercare due panierini nella stanza degli utensili, poi partirono in cerca dei funghi.

C’era una pesante rugiada sui fiori e sull’erba, e nell’attraversare il prato si inzupparono non soltanto le scarpe, ma anche le calze fino al polpaccio.

Un mucchio di funghi che appariva in lontananza strappò uno strillo di gioia a Humphrey, che vi saltò in mezzo col suo cestino. Da un mucchio all’altro, lesto lesto, in un momento fu lontano.

Miles, che non poteva tenergli dietro, fu un po’ impaurito sulle prime, ma dopo aver dato un’occhiata intorno, ed essersi assicurato che non c’era nessuno loro vicino, si riconciliò colla sua solitudine e cominciò a empire il suo cestino, cantarellando un’arietta.

Egli fu molto sorpreso, mano mano che andava innanzi, di vedere quanti funghi Humphrey si era lasciato indietro.

Ed erano così belli! tutti rossi e gialli di fuori, e bianchi di dentro, e così grandi!

Egli ne riempì trionfante il suo panierino, poi si sedette sotto un albero ad aspettare Humphrey. [p. 56 modifica]

L’aria era fresca, molto fresca, ed egli cominciò a sentire un po’ di freddo senza la sua camicia di flanella.

I suoi piedi poi erano così bagnati che pensò di fare una corsina per riscaldarsi. In quella vide lontano Humphrey che veniva correndo verso di lui.

— Oh! Humphie! Io ne ho preso una tal quantità e d’una tal bellezza! Vieni a vederli sotto l’albero.

— Guarda qui! disse Humphrey sporgendogli il suo cestino. Non saranno certo belli come i miei.

Miles guardò un po’ sorpreso alla bianca superficie dei funghi di suo fratello.

— I miei son tutti diversi, Humphrey!

— Non saranno funghi matti, eh, spero? esclamò Humphrey fermandosi sui due piedi.

— Oh, no! disse Miles vivamente; almeno mi pare di no, aggiunse con un’aria molto dubbiosa. Ma che cosa sono i funghi matti, Humphrey?

— Sono funghi velenosi, rispose il fanciullo, funghi orribili, gialli e gonfi. Ve ne sono tanti di quelli nei campi! Ma dove sono i tuoi, Miles? Fammeli vedere, presto!

— Sono sotto l’albero, disse Miles; e tutti e due vi andarono correndo.

— Velenosi dal primo all’ultimo! proclamò Humphrey vuotando il cestino in terra. Neppur un fungo buono. Ma come fai, Miles, a non conoscere i funghi velenosi?

Miles era rimasto atterrito; il timore che gli faceva provare una simile notizia gli fece quasi dimenticare il suo disanganno.

— Per fortuna io li ho veduti prima che li cuocessero, continuò Humphrey in un tono di grande solen[p. 57 modifica]nità. Pensa, se tutti i selvaggi fossero rimasti avvelenati! Sarebbe stato per colpa tua.

— Oh Humphie! disse il piccolo Miles con terrore, lasciami buttarli lontano.

— Li schiacceremo, va bene? disse Humphrey. Così: più che si può.

E fatto un mucchio di tutti quei funghi ci saltarono su coi loro piedini e cif ciuf, ne fecero un pasticcio schifoso che spruzzò fin sulle calze.

— Che cosa dirà Virginia? disse ridendo Humphrey, guardandosi le gambe.

— Che cosa dirà? fece eco Miles allettato anche lui da quell’idea. Ma a un tratto diventò serio. Humphie, disse, io non ho detto le orazioni!

— Oh Dio! neppur io: l’ho proprio dimenticato.

— Come si fa? ci tocca tornare a casa. Ma non si fa peccato, io credo, a dirle fuori della porta, eh?

— Oh no, non c’è niente di male: basta dirle sotto la pianta.

E colla solita prontezza Humphrey mise in esecuzione il suo progetto e si inginocchiò: ma si rizzò subito di nuovo.

— Non mi ricordavo di dirti, Miles, che bisogna che leviamo il nostro cappello intanto che le diciamo; tutti lo levano quando entrano in chiesa; ma tu naturalmente non potevi saperlo perchè non ci vieni mai: sei troppo piccolo.

Miles accolse l’informazione con gran rispetto e cominciò a districare l’elastico del cappello dai suoi ricciolini.

— Non ancora! esclamò Humphrey; aspetta quando ci inginocchiamo. Ti dirò io quando lo devi fare. [p. 58 modifica]

Miles, cogli occhi fissi su lui e la mano sulla tesa del cappello, si tenne pronto all’aspettato segnale.

— Ora! disse Humphrey. E tutti e due insieme caddero ginocchioni sull’erba scoprendosi le loro teste ricciute.

Il piccino era abituato a ripetere le sue preghiere dopo Virginia, perchè non le sapeva a memoria; e ora stentava molto a tener dietro a Humphrey che ne recitava una ch’egli non aveva mai sentito.

Dopo cinque minuti Humphrey saltò su e rimise il suo cappello. Miles si rizzò pure e gli confidò le sue inquietudini. Humphrey, come sempre, s’interessò alla cosa con molto ardore.

— Ma anch’io mi sono confuso perchè tu le dicevi dopo di me, egli disse, e aggiunse seriamente: tu sei proprio troppo piccolo.

— Troppo piccolo, ripetè Miles con umiltà.

— Io non mi ricordo più le orazioni che dicevo quand’ero piccolo naturalmente, continuò Humphrey. Ma ti dirò io, Miles, che cosa devi dire per ringraziamento.

— Ringraziamento? dimandò Miles attonito. Ma non è un’orazione, Humphie!

— Ma sì: rispose il fanciullo. Sul tuo libretto delle Preghiere dei fanciulli, in principio del ringraziamento, c’è scritto: «Una preghiera dopo il cibo.» Cibo, sai cos’è? È la colazione, il pranzo e il the: anche se hai mangiato soltanto pane e burro, o pane col vino.

— Davvero? esclamò Miles. Io credevo che il cibo fosse soltanto il manzo o il montone, o almeno almeno un pollastrino! [p. 59 modifica]

— Ah! invece no. Quante cose che non sai, Miles. Credevi persino che il ringraziamento non fosse una orazione! invece sì. Dunque dopo di me: «Signore, vi ringrazio di tutto quello che ho ricevuto.»

— Ma questo è il tuo ringraziamento, Humphie, non è il mio! Virginia a me fa dir così: «Grazie, Signore, per la mia buona colazione!»

— Che ho fatto, finì Humphrey.

— Ma, Humphie, io non l’ho fatta la colazione! Come faccio a dirlo?

— Ah, già, disse Humphrey riflettendo, è una sciocchezza. Non hai preso nemmeno un pezzetto di pane. Se tu avessi mangiato almeno un biscotto, ecco che andava subito bene. È proprio un peccato.

E rimase qualche minuto immerso in una profonda riflessione.

Ma poi tutti e due sedettero sull’erba a contare i loro funghi per vedere quanti ne sarebbero toccati a ogni selvaggio.

Intanto Virginia, svegliata dal soffio d’aria fresca che veniva dall’uscio aperto, s’era messa a sedere sul letto e a guardare intorno.

Le due caminiere da notte sul pavimento e la brocca in mezzo alla stanza attirarono subito la sua attenzione; ma siccome la stanza era quasi buia non si accorse che i bambini erano spariti.

Ella scese dal letto, aperse le imposte e rimase attonita davanti ai letti vuoti e alle lenzuola e coperte sparse in tutte le direzioni.

Mon Dieu! esclamò.

E s’avvicinò al letto di Humphrey per vedere se a [p. 60 modifica]volte i due bambini fossero nascosti sotto le lenzuola. Poi guardò nella guardaroba, dietro le tende, dappertutto. Ma il suo stupore si cambiò in allarme quando non trovò più i loro vestiti, e si precipitò nel pianerottolo gridando: — M. Humphrey, M. Miles!

Non essendo vestita non poteva correre d’abbasso, quindi suonò violentemente il campanello e intanto indossò in furia le sue robe.

La cameriera accorse, ma non seppe dir nulla dei signorini, e si offerse di cercarli per tutta la casa.

Ma appena fu fuor dell’uscio, gli occhi di Virginia caddero sulla camicia di flanella di Miles ed ella giunse le mani con disperazione.

— Devono essere usciti, disse la cameriera ritornando; la porta della serra è spalancata; come pure quella che dà in giardino.

— Impossibile, balbettò Virginia nel suo rotto e confuso inglese. Essi non hanno messo gli stivaletti: essi non hanno che le loro scarpette leggiere da casa.

— Eppure sono usciti, ripetè la cameriera. Ho frugato in ogni angolo. Hanno preso i cappelli.

Virginia attraversò la stanza e aperse un cassetto.

Mon Dieu! esclamò trovandolo vuoto.

— Ma io vi dico, continuò gesticolando con violenza con tutte e due le mani, che M. Miles si piglierà un raffreddore, la tosse, il croup. Guardate qui, Giovanna! egli non ha messo la sua camicia di flanella! Suo petto si infiammerà. Egli morrà.

Ella si mise in furia il cappello.

— Sono qui! esclamò Giovanna che s’era messa alla finestra. Guardate! là in quel campo! [p. 61 modifica]

— Nei campi? seduti sull’erba umida? disse Virginia inorridita distinguendo quelle due figurine in lontananza sedute sotto un albero.

Rentrez, rentrez à l’instant! gridò, non pensando che erano troppo lontani per poter sentire. Afferrò lo scialle e corse giù dalla scala.

I due ragazzi s’avviarono verso casa quando ella arrivò in fondo al giardino.

Miles aveva preso la mano di suo fratello e si lasciava trascinare con un’aria stanca: ma Humphrey, colla testa ancora piena del successo della sua spedizione, non badava alla stanchezza di Miles, nè all’aria infuriata di Virginia, che veniva loro incontro correndo.

Regardez! egli gridò trionfante sollevando il suo cestino pieno di funghi.

Ma alla vista delle scarpe bagnate di Miles e del suo visetto riscaldato, Virginia dimenticò tutti i rimproveri che aveva preparato per Humphrey. Solamente, con un altero disdegno, gli confiscò il cestino, poi prese Miles in braccio e lo portò in casa.

Humphrey le trottava dietro supplicandola di restituirgli i suoi funghi, ma ella non si curava di lui: andò diritta alla stanza, e cominciò a svestire Miles. Levata la piccola blusa, le si presentarono stringhe annodate insieme in un modo curioso, bottoni forzati nelle magliette, e gangheretti agganciati negli occhielli!

Miles sbadigliò per tutto il tempo e starnutò due o tre volte, provocando da parte di Virginia delle esclamazioni di spavento e di collera.

— Non devi sgridare Miles, gridò Humphrey che stava lavandosi; lui non voleva venire; sono stato io, tutto io. [p. 62 modifica]

Quando furono di nuovo vestiti, i due piccoli colpevoli furono seduti a colazione, ma colla proibizione di parlarsi se non in francese.

Era una ben noiosa fine dopo un così piacevole principio! specialmente quando, dopo colazione, Miles disse di essere così stanco e si sdraiò sul sofà, e a Humphrey fu proibito di muoversi per non disturbarlo.

Virginia li tenne d’occhio per tutto il resto del giorno e dopo pranzo li condusse a una noiosa passeggiata tenendoseli ai suoi fianchi!

Verso sera Miles fu preso dalla sua tossetta di cattivo augurio, che si decise in croup durante la notte.

I nervi abbandonavano sempre Virginia quando il gracile bambino s’ammalava in assenza di suo padre, e verso mezzogiorno del domani ella sentì di non potere resistere più a lungo e mandò per il medico. Humphrey provò un gran rimorso quando Virginia lo informò che era colpa sua se Miles si era ammalato, e rimase in uno stato di grande abbattimento per circa tre minuti. Ma la vista del baroccino del dottore, che veniva laggiù sul viale, mandò all’aria tutti i suoi pensieri malinconici, ed egli si precipitò giù per le scale, tre gradini alla volta, per poter riceverlo alla porta del vestibolo.

— Bene, dottore, gli disse, come sta? Come! ha comperato un finimento nuovo al suo cavallo? Come è bello e lucido!

— Finimenti nuovi?... sì, rispose il dottore smontando. Ma dimmi, che cos’è questa faccenda di tuo fratello?

— Oh, sono stati i funghi, disse Humphrey distratto; [p. 63 modifica]e i suoi occhi corsero sopra le nuove redini. Sarei ansioso di sapere quanto tempo dureranno così fresche e pulite.

— I funghi! esclamò il dottore. Spero bene che non intendevi di dirmi che hanno lasciato mangiare i funghi a quel bambino così delicato! Ha fatto forse una indigestione?

— Oh, no, disse Humphrey spiccando un salto dagli scalini e mettendosi a palpeggiare il cavallo. Un dolore nel petto, credo; com’è lustrato bene questo pelo oggi, è vero?

— Ci siamo di nuovo... ci siamo, disse il dottore, e non mi stupisco: sfido io! se gli lasciano mangiare i funghi!

Humphrey scoppiò in una risata, poichè aveva per la prima volta dato attenzione a ciò che diceva il dottore.

— Ah, ah, ma erano crudi! disse.

— Funghi crudi! esclamò il dottore. Ma chi ha potuto lasciarglieli mangiare?

— Ma non ne ha mangiato neppur uno, rispose Humphrey, continuando a ridere convulsivamente. E si lasciò cadere in terra così vicino al cavallo che esso si mise a lanciar calci.

— Bada, bada! mio caro, disse il dottore strappandolo indietro, non spaventarmi il mio Bob.

— Ma dimmi, continuò tirando il fanciullo nel vestibolo. Che cosa hai detto? che i funghi gli han fatto venire un dolore nel petto?

— È stata la camicia di flanella... cominciò Humphrey.

Ma il rumore dei ferri sulla ghiaia del viale lo interruppe. [p. 64 modifica]

— Oh! il Bob scalpita ancora. Io devo andar a vedere... mi lasci andare, per piacere.

Egli sfuggì dalle mani del dottore e corse verso la porta dicendogli:

— Può essere stata la camicia di flanella: se però non sono state le scarpe. Erano così bagnate!

Disperando di ottenere qualche spiegazione che avesse senso, il dottore lo lasciò andare, e s’avviò disopra, dove ebbe da Virginia le più minute descrizioni.

Egli non trovò Miles così male come s’aspettava, ma ordinò che fosse tenuto in camera per tutto il resto della settimana.

Humphrey era riuscito a persuadere il cocchiere di lasciarlo salire sul baroccino, e andava innanzi e indietro davanti all’entrata, guidando il nero Bob, colla testolina scoperta che abbrustoliva sotto il sole.