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Incompreso/Parte prima/Capitolo VIII

Da Wikisource.
Florence Montgomery - Incompreso (1869)
Traduzione dall'inglese di Sofia Bisi Albini (1915)
Parte prima - Capitolo VIII
Parte prima - Capitolo VII Parte prima - Capitolo IX
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VIII.

— Addio, Humpty-Dumpty! Il cornetto sarà alla stazione alle cinque ore, senza fallo!

Così disse il colonnello Sturt il mattino dopo, nel momento che montava in carrozza col signor Wemyss [p. 97 modifica]e sir Everard. Humphrey sventolò il cappello in risposta, e volò via a combinare ogni cosa con Virginia. Il babbo aveva permesso che lui e Miles andassero alla stazione a pigliar il cornetto, insieme col cocchiere che li avrebbe poi deposti dal vecchio Dyson, dove Virginia si sarebbe trovata per ricondurli a casa.

Non poteva essere meglio combinato!

Alle quattro e mezzo circa, il dog-cart fu alla porta ed essi salirono, accompagnati da un’ultima raccomandazione di Virginia di non andar su e giù dalla carrozza e di stare seduti sempre tranquilli.

Il cornetto era alla stazione, e fu consegnato sano e salvo nelle loro mani impazienti. Mentre andavano verso la casa di Dyson, Humphrey aperse il pacco e mostrò a Miles il famoso cornetto acustico. Oh, che strano oggetto non ne avevano mai visti di simili. Era composto di tre tubi l’un nell’altro, e s’allungava e si accorciava a volontà.

Humphrey, impaziente d’arrivare, tentò di persuadere il cocchiere di mettere il cavallo al galoppo, ma il pacifico Pietro non ne vide proprio la necessità.

Humphrey allora si divertì ad allungare i tubi e a suonar la trombetta dentro, così forte, che il cavallo fece uno scarto e mancò poco che Miles non fosse sbalzato fuori.

Ma quel che un momento dopo sbalzò fuori davvero fu il cornetto: e Pietro fu obbligato a fermar il cavallo perchè Humphrey potesse scendere a ripigliarlo. Tutto questo portò un ritardo, e quando arrivarono alla villetta, una donna ferma al cancello disse a Pietro che Virginia era già stata lì, che non avendoli trovati era [p. 98 modifica]andata a far una passeggiata nel villaggio, ma che sarebbe tornata fra pochi minuti.

Il cocchiere allora lasciò giù i signorini e se ne andó.

Humphrey, brandendo il suo cornetto, entrò di corsa nel piccolo giardino e battè colle dita il tamburello sulla porta del vecchio Dyson. Ma per quanto picchiasse forte non poteva far nessun effetto sul povero sordo che, seduto nella sua sedia a bracciuoli, si godeva un sonnellino.

Humphrey aspettò un minuto, poi perdette la pazienza.

Alzò il saliscendi e i due bambini entrarono nella villetta.

— Dorme, mormorò Miles.

— Va avanti e scuotilo un pochino, disse Humphrey.

Miles si avanzò timidamente: non gli piacque molto quell’incarico, ma disubbidire a Humphrey era una cosa che non sognava neppure.

Humphrey nascose il cornetto di dietro e aspettò con impazienza.

La gentile scossa di Miles non ebbe punto effetto: Dyson non fece che sorridere in sogno.

— Scuotigli la mano, disse Humphrey.

Miles guardò incerto quella mano callosa posata sul bracciuolo della poltrona, poi vi posò sopra la sua manina arrossendo leggermente. Ma il vecchio non si mosse.

— Più forte, gridò Humphrey.

Miles si sforzo più che potè, e riuscì un po’ meglio, poichè il vecchio si voltò sull’altro fianco e sollevò un momento la testa.

Miles si tirò indietro, ma era un falso allarme; la testa ricadde ancora sulla spalliera.

— Saltagli sulle ginocchia, Miles. [p. 99 modifica]

Il bel visino s’allungò intimidito.

— Oh, Humphie! devo farlo davvero?

— Perchè no?

— Mi piace poco, Humphie.

— Come? hai paura del povero vecchio Dyson? Bene, lo farò io.

E messo giù sul pavimento il cornetto, saltò addosso al vecchio e lo scosse così vigorosamente ch’egli si svegliò di soprassalto; ma si risedette con un sorriso.

— Già, già: Mamselle mi ha detto che sareste venuti, cari piccini; e come state? state bene, eh?

— Benissimo, grazie, disse Miles tirandosi più vicino.

Dyson mise la mano dietro l’orecchio.

— Non ho capito che cosa hai detto, disse con una voce triste. Io sono vecchio e divento ogni giorno più sordo.

Humphrey sghignazzò di piacere e Miles lo guardò sorridendo.

— Dopo non sarà più sordo, non è vero, Humphie?

— Dyson! gridò Humphrey indietreggiando di un passo e facendogli segno di andargli vicino.

Il vecchio non sospettando nulla s’alzò e gli si avvicinò. Il fanciullo spiò il momento opportuno, e quando gli fu ben vicino, afferrò il suo cornetto, e sollevatolo, gridò nell’orecchio del povero sordo un tale: — Come state? — che Dyson fece un salto in aria, e cadde all’indietro con tale impeto, che, se non ci fosse stata per grazia di Dio la poltrona, non sarebbe certo sopravvissuto a raccontare la storia.

Per qualche minuto egli continuò a sputacchiare e ad ansare, dimenando la testa di qua e di là, come se non potesse più liberarsi da quella vibrazione. [p. 100 modifica]

I due bambini rimasero costernati.

Per fortuna la donna che essi avevano trovata al cancello era molto curiosa e s’era messa a spiare all’uscio per capire che cosa erano venuti a fare, e, visto tutto, entrò subito.

Dopo aver rialzato il vecchio dalla sua poltrona, ella gli spiegò la faccenda. Ce ne volle per fargliela capire perchè, pover’uomo, era ancora tutto sbalordito e spaventato: ma finalmente comprese e non rifiniva di ringraziare, e quando la donna si mise a parlargli a traverso il cornetto, il suo:

— Ma come mai! come mai! — racconsolò i due bambini.

Quando fu abituato al suono egli si dichiarò pronto a tentar ancora con Humphrey, ma la donna gli disse che la voce di Miles era più dolce e Humphrey trovò ch’ella aveva ragione.

Miles mise dunque il suo bocchino all’orlo della trombetta e il suo gentile:

— Mi rincresce tanto che Humphrey ti abbia fatto saltare, fu sussurrato così tranquillamente che Dyson afferrò appena appena il suono, senza provare nessun scossa.

Il vecchio volle poi offrirlo anche a Humphrey che non aspettandoselo, non sapeva proprio che cosa dirgli. Ci pensò un poco colle labbra nel cornetto, ma poi preso da una voglia irresistibile di ridere, e fece un — ah! ah! ah! così forte, che Dyson si tirò subito indietro fregandosi l’orecchio.

— Ahi! ahi! come mi solletica!

Humphrey rise ancora di più e la donna lo consigliò di rinnovare il tentativo un altro giorno. [p. 101 modifica]

Ma intanto Dyson era così contento del suo cornetto che pensò di andar a far visite nel villaggio, dicendo ch’erano molti anni che non faceva una buona chiacchierata coi suoi vicini. Uscirono dunque tutti, ed egli, impaziente di mostrare i suoi ricuperati poteri, allungava il passo come un giovanotto.

La prima persona che incontrarono fu Virginia, e Dyson volle avere una parola anche per lei.

Humphrey era in uno di quei suoi momenti di orgasmo in cui si sentiva pronto a far grandi cose. Egli chiamò Miles in disparte intanto che Virginia chiacchierava col vecchio, e gli disse che sarebbe stata una magnifica sera per andare allo stagno dove vi erano i gigli d’acqua.

— Vedi quello steccato, laggiù, a fianco della strada? è una scorciatoia che mena diritto allo stagno, io lo so.

Neppur l’ombra del ricordo della sua promessa al babbo venne a turbare la sua coscienza; e giacchè non avevano nessuna intenzione di arrampicarsi sull’albero, anche Virginia non avrebbe avuto nulla da ridire.

Egli aiutò il fratellino a scavalcare lo steccato, poi tutti e due pigliaron la corsa giù per i prati.

Intanto Virginia parlava, attraverso il cornetto, a Dyson, sulla strada maestra.