Incompreso/Parte prima/Capitolo X
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X.
Il sole batteva sul suo viso quando si svegliò, il domani. Egli balzò dal letto con una esclamazione di piacere, ma fece un salto indietro, sorpreso nel trovarsi in una stanza che non era la sua.
Il ricordo della sera prima cominciava a risvegliarsi nella sua mente, quando la porta fu aperta e Giovanna entrò.
— Finalmente, signorino! Credevo che non si svegliasse più! Miles chiede di lei da un pezzo.
— Allora sta meglio, sta? domandò Humphrey con ardore.
— Meglio? esclamò Giovanna con vivacità. Che Dio lo benedica! ma sta bene, benissimo.
Era stata lei che aveva trovato il fanciullo nel salotto la sera prima, e aveva sospettato qualcosa dalle traccie delle lagrime sul suo visetto.
Non era però una pietosa menzogna. Miles aveva proprio migliorato nella notte, e non v’era più da temere.
Lo spirito di Humphrey tornò immediatamente alla solita altezza; egli si vestì in gran furia e dieci minuti dopo i due fratellini erano di nuovo insieme. Humphrey non parlò delle sue agitazioni della sera prima. Forse le aveva già dimenticate, o se tornavano alla sua memoria era con un così profondo, tristo senso di pena ch’egli non desiderava certo di farle rivivere ancora.
Era una natura che amava sfuggire ai ricordi tristi. Il suo carattere vivace ed elastico lo aiutava a risollevarsi, e non mai egli era stato più allegro e più stordito di quella mattina; non mai aveva ciarlato e riso e folleggiato con maggiore spensieratezza che in quelle ore, accanto al letto di suo fratello.
Era uno splendido giorno: Miles era quasi guarito, il babbo stava per arrivare (in seguito alla lettera di Virginia) e la vita gli pareva un torrente di felicità.
Virginia però, ancora scossa dalle recenti inquietudini, e colla testa sinistramente avviluppata nella flanella, guardava con aria arcigna tutta quella giocondità. Ella non poteva capire quello strano ragazzo; e come lo avrebbe potuto? Ella si sentiva stizzita con lui ch’era stato la causa di tutti quegli spaventi: e naturalmente, non sapendo che cosa egli avesse sofferto, giudicava la sua rumorosa allegria soltanto come un’altra prova della sua insensibilità.
Humphrey era uscito per una corsa in giardino quando il babbo arrivò; di modo che Virginia potè sfogarsi interamente.
Sir Everard rimase atterrito degli effetti che una così breve malattia aveva lasciato su Miles, e ascoltò più pazientemente del solito quei lamenti.
Il gracile bambino, colla testina sul guanciale, lo guardava con un’espressione così uguale a quella di sua madre, le sue guancie erano così rosse e i suoi occhi così lucenti, che il vago timore di suo padre prese a poco a poco la proporzione di un vero spavento.
L’intenzione di Virginia, nel raccontargli della disubbidienza di Humphrey, non era certo di raddolcirlo verso il ragazzo: e infatti egli si sentì stizzito contro di lui come non gli era mai accaduto.
Il piccolo Miles quel giorno era un amore: così contento di vedere il suo babbo! e così carezzevole nei modi, che appariva ancora più spiccato del solito il contrasto col carattere di Humphrey.
Sir Everard non poteva staccarsi dal letto del suo bambino, e più egli si mostrava carino, più il pensiero che aveva arrischiato di perderlo, cresceva, cresceva, e pareva volesse strozzarlo.
Uscito finalmente dalla camera, sir Everard discese in biblioteca e sonò il campanello: egli ordinò che il signorino Duncombe fosse mandato immediatamente da lui.
— Sono sicuro che qualunque cosa io gli dica non ne proverà nessuna commozione, disse fra sè mentre lo aspettava. Ma devo farlo.
Egli non s’aspettava mai nulla di buono da Humphrey, ma non era preparato a vederlo irrompere impetuosamente nella stanza colla sua solita aria di buon umore.
Sir Everard, come abbiamo veduto, non amava punto di sgridare o di punire que’ suoi poveri bambini senza madre, e quando proprio vi era obbligato, egli si spronava col pensiero che era suo dovere. Ma l’aria ardita e — come parve a lui — di sfida con cui il fanciullo gli si presentò davanti, lo stizzì davvero questa volta e fu con un tono di vera collera che egli esclamò:
— Ma si entra in quel modo, signorino?
Humphrey era tutto affaccendato nel giardino quando gli arrivò l’ambasciata di suo padre, e aveva proprio in mente tutt’altro che la sua recente scappata e il pericolo di Miles.
La notizia dell’arrivo del babbo lo aveva esaltato e la probabilità di un rimprovero non venne neppure a turbarlo: egli spalancò con stupore i suoi grandi occhi all’udire quello strano saluto.
Suo padre s’irritò ancora di più.
— E mi guardi come se tu fossi sicuro di non aver fatto nulla di male! esclamò stizzosamente. Tu sai di aver condotto tuo fratello in pericolo e d’averlo fatto ammalare, e poi credi forse di avere fatto una prodezza? Non sai che mi hai disubbidito, che hai mancato alla tua promessa? Non t’avevo forse proibito di avvicinarti allo stagno? Io ti dico che è tempo di finirla, e che ti manderò alla scuola se non saprai comportarti meglio a casa. Ha capito, signorino?
Humphrey aveva capito, ora; e le sue labbra tremarono, le sue guancie arrossirono vivamente, e non s’arrischiò a rispondere per paura di piangere.
La collera di sir Everard era già svaporata.
— Vedi un po’, Humphrey, continuò con un tono più calmo, non è forse sempre la stessa cosa? Giorno dopo giorno, settimane dopo settimane, io ho sempre a lagnarmi delle stesse cose. Mi pare che tu ora sia abbastanza grande da poter capire che Miles è molto delicato e che devi pigliarti cura di lui e non condurlo in certi pericoli. Non sai, aggiunse abbassando a un tratto la voce, che quasi quasi moriva?
Humphrey scoppiò in un pianto disperato. Quelle parole gli avevano risvegliato tutti i pensieri e le paure della sera prima, e la sua angoscia era così grande che tutta la sua persona tremava sotto i singhiozzi. Sir Everard s’intenerì subito. Come quasi tutti gli uomini, la vista delle lagrime gli faceva un magico effetto: egli prese il bambino sulle ginocchia e tentò di confortarlo.
— Via, via, disse con voce carezzevole, passandogli e ripassandogli la mano sulla testina ricciuta; non far a questo modo. Già, io non pretendo teste da uomo su spalle da piccini; ma devi però cercare di ricordarti quello che ti dico, e non disubbidirmi più. E ora dammi un bacio, e corri fuori a fare una partita a cricket.
Humphrey s’asciugò il viso bagnato di lagrime, poi lo sporse con un sorriso a suo padre.
Pochi minuti dopo egli lanciava la sua palla nel prato in compagnia del domestico, senza una traccia di dolore nel contegno nè un pensiero triste nel cuore.
Ma sir Everard era rimasto nella biblioteca turbato e inquieto. L’aria abbattuta di Miles lo aveva reso nervoso.
Egli conosceva molto bene certe rapide ricadute che si nascondono spesso sotto l’apparenza di improvvisi miglioramenti. Non le aveva egli spiate di ora in ora? Non ne conosceva egli ogni passo?
Era stato un attacco come questo che aveva preceduto la lenta consunzione di sua moglie. Egli aveva giornalmente notato il vivo rossore e le fattezze assottigliate del suo viso, ed erano così uguali a quelle di quell’altro caro visino, che quando pensava all’una non poteva non pensare anche all’altro: erano due immagini dolorosamente inseparabili.
Bisognava far qualcosa per prevenire che Miles corresse nuovi rischi. Ma in che modo? Era chiaro che di Humphrey non c’era da fidarsi: pure sir Everard non voleva separare i due bambini che si divertivano tanto insieme; e neppure che Virginia montasse la guardia con maggior rigore. Era una donna nervosa che aveva paura di tutto e vedeva pericoli anche dove non ve n’era punto.
— I ragazzi devono divertirsi, egli riflettè, e all’età di Humphrey chi non fa delle stranezze? Non voglio farne un fantoccio.
Involontariamente egli sorrise all’idea di Humphrey fantoccio.
— Ma Miles poteva benissimo cadere in quel maledetto stagno! Il più piccolo spintone di Humphrey, che non guarda mai dove va, poteva fargli scivolare un piede. Chi avrebbe potuto rimediare alle conseguenze di un simile bagno, se pure non fosse stato che un bagno?
— Basta, concluse quasi ad alta voce, mentre si alzava per ritornare nella stanza di Miles, la sessione fra poco si chiude e io potrò star qui e badare io stesso a loro. Intanto mi fermerò un giorno o due finchè Miles sarà perfettamente ristabilito.