Istituzioni di diritto romano - Vol. I/Introduzione/Sezione III

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ISTORIA ESTERNA DEL DIRITTO ROMANO

§. 38. La Storia del Diritto è la: Narrazione ragionata delle origini, dei progressi, e dei cangiamenti del Diritto. Non Storia, ma pretta Cronologia sarebbe il racconto delle vicende di una Legislazione, quando non fosse un racconto ragionato. A tessere tale un racconto ragionato, fa di mestieri indicare le cause che diedero origine ai principj od alle massime del Diritto presso un dato popolo, le istituzioni politiche proprie di quello, il legame ed il nesso fra gli avvenimenti che più contribuirono allo svolgimento successivo della Legislazione, gli effetti prodotti dai mutamenti negli ordini politici; finalmente il progresso dei principj del Diritto. Dopo il Leibnitz , la Istoria | del Diritto è stata divisa in due parti: Storia Esterna, Storia Interna.

§. 39. A) L'Esterna, che potrebbe anche venire chiamata Istoria Generate del Diritto, tratta dell’andamento, e dei progressi della Legislazione in generale. Essa espone:

a) Gli avvenimenti politici che hanno avuto influenza sulla Legislazione;

b) l’origine e le vicende delle fonti del Diritto, cioè delle Leggi e delle Consuetudini; c) le Sorti della Scienza del Diritto, vale a dire, narra quali sono stati i più celebri Giureconsulti nelle diverse epoche, in quali scuole si sono divisi, quali sono state le opere loro, e che effetto queste hanno avuto sulla Legislazione.

B) La Storia Interna, detta anche Antichità del Diritto, è la istoria speciale dei principj del Diritto stesso. Narra le vicende proprie di ogni singola istituzione; a modo di esempio, narra le modificazioni successive che ha subìto la Patria Potestà, il Matrimonio e via discorrendo, per gli avvenimenti politici ed economici. La Istoria del Diritto di un popolo non può chiamarsi completa se non riunisce queste due parti, le quali più per consuetudine che per una ragione plausibile, appellansi [p. 35 modifica]l’una Esterna, Interna l’altra. Noi ci occuperemo ora della sola Istoria Esterna, riserbandoci a parlare della Interna a mano a mano che dovremo trattare delle singole Istituzioni; vale a dire Istituzione per Istituzione tratteremo del suo istorico svolgimento.

§. 40. II Gibbon nel Capitolo 44. della sua Istoria della Decadenza e Caduta dell’Impero Romano, divise la Storia del Diritto Romano in quattro grandi epoche o periodi. La prima Epoca si estende dalla origine di Roma fino alla Legge delle XII. Tavole. — La Seconda, dalla Legge delle XII. Tavole fino ai tempi di Cicerone — La Terza, dai tempi di Cicerone fino a quelli di Alessandro Severo — La Quarta, dai tempi di Alessandro Severo fino a quelli di Giustiniano, la Legislazione del quale è 1’ultima fase del Diritto Romano. II Gibbon paragona queste quattro epoche o periodi, a quattro distinti momenti della vita umana: l’infanzia, la gioventù, la virilità, la decrepitezza. La divisione del Gibbon fu adottata dall’Hugo, il celebre antesignano della Scuola Istorica, e dopo di lui seguitata dai più famigerati scrittori di Diritto Romano. Di recente per altro, mentre è stata conservata la quadruplice divisione della Istoria del Diritto, si è voluto diversamente stabilire il termine del secondo e del terzo periodo. Così il termine del secondo periodo si è voluto far giungere fino al principiare del Regno di Augusto, ed il termine del terzo fino al Regno di Costantino.

§. 41. Noi seguiremo la divisione del Gibbon, come quella meglio confacente all’esposizione della Istoria Interna del Diritto, dacchè corrisponde ai più segnalati mutamenti del Diritto; e d’altronde non repugnante ad una bene ordinata esposizione dell’Esterna. Ogni periodo od epoca della Istoria Esterna del Diritto Romano, verrà da noi divisa in tre parti. Nella prima tracceremo un quadro degli avvenimenti politici, che più hanno avuto influenza sulla Legislazione. Nella seconda esporremo le Fonti del Diritto. Nella terza diremo delle condizioni della Scienza, e parleremo dei suoi più celebri cultori, non che delle opere loro più notevoli. [p. 36 modifica]

I.° PERIODO

Dall’Origine di Roma
fino alla Legge delle XII. Tavole.

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CAPITOLO I.

STATO PRIMITIVO DI ROMA ED AVVENIMENTI POLITICI.

§. 42. L’Odierna critica della Istoria ha dimostrato, che le narrazioni degli Scrittori Classici intorno alle Origini di Roma ed al Governo suo, nei priori tempi, tuttochè molto circostanziate, sono una pretta ripetizione di tradizioni volgari, di popolari leggende, e nulla di più. Scrivevano essi senza appoggio di documenti istorici, perocchè per lunghi anni fu rarissimo o mancò ogni uso di lettere pressor i Romani; e Fabius Pictor, lo istorico più antico di Roma del quale ci parla Tito Livio, pare vivesse ai tempi di Annibale. Laonde la istoria dei primi tempi di Roma, se non favolosa o mitica assolutamente, con la favola e col mito è spesso innestata; ed i fatti da lei narrati se non inventati del tutto, sono meravigliosamente alterati e travisati, per guisa che riesce malagevole il separare il vero dal favoloso, la Istoria dal Mito.

Si ammette oggi dalla Critica Istorica più illuminata, che Roma fosse da primo un piccolo Stato degli Aborigeni o Siculi, gente Pelasgica. Furono costoro soggiogati da una Tribù di gente Latina, i Ramnes, i quali ne invasero il territorio. Ai vinti furono tolte pressochè tutte la terre, confiscate a vantaggio dei vincitori, ai vinti non furono accordati Diritti Politici nel nuovo Stato, che i Vincitori a loro sovrapponendosi, costituirono. A questo nuovo Stato si aggiunse ben presto una Tribù di gente Sabina, i Tities, detti ancora Quirites; attalchè Roma divenne uno Stato in cui due popoli, i Romani ed i Quiriti, stavano raccolti con uguaglianza di Diritti. Durarono per qualche tempo le traccie delle differenti origini di questi popoli, [p. 37 modifica]Rames e Tities. Il primo di razza Latina obbediva a Romolo, l’altro di razza Sabina a Tito Tazio. I Ramnes abitavano il Monte Palatino, i Tities abitavano il Quirinale; ed i Re furono scelti alternativamente in seno a queste due Tribù. In seguito, alle medesime se ne aggiunse una terza di razza Etrusca, i Luceres. Questa non ebbe da primo uguali Diritti alle altre due, e solamente col correre dei tempi fu a quelle parificata.

§. 43. Ognuna di queste tre Tribù era divisa in dieci Curie, ogni Curia in dieci Decurie o Gentes, talchè trecento Gentes formavano il populus Romanus. Ciascheduna di queste Gentes si componeva di più famiglie, le quali avevano avuto una origine comune; avevano lo stesso nome, comunanza di Sacri, Diritti e Obbligazioni scambievoli le legavano insieme; diritti in special modo di successione legittima in mancanza di Agnati, e corrispondenti Diritti di Tutela. I componenti la stessa Gens dicevansi fra loro Gentili, nome che indicava appunto relazioni giuridiche, politiche e religiose, fra le più famiglie componenti questo sodalizio. Quelli che costituivano una Gens, dicevansi Patres; e si distinguevano in Juniores e Seniores. Fia i Seniores si sceglieano i Senatori, uno per Decuria. Gli Juniores erano i cavalieri (celeres), i quali entravano nel Senato dopo aver fatto il servigio militare.

§. 44. L’assemblea delle trecento Gens nei Comizj dicevasi Comitia Curiata. In essa risiedeva il potere sovrano; essa si occupava degli affari tutti dello Stato; esercitava il Potere Legislativo; deliberava sulla Guerra e sulla Pace; creava i Magistrati, giudicava in appello dei Delitti Pubblici; ed eleggeva il capo dello Stato, chiamato Rex, Re, o rettore politico e militare. In questi Comizj Curiati, i Voti si contavano per Curie, ed in ogni Curia era vinto quel partito, nel quale consentiva la maggioranza delle Gentes. In ciascheduna Gens aveva voto il solo capo di ogni famiglia.

§. 45. L’elezione del Re era fatta sulla proposizione del Senato; il popolo la confermava, e l’eletto, presi gli auspicj, convocava di nuovo il popolo, che mediante un Decreto (lex curiata de imperio) gli conferiva il potere supremo (justum im