Istoria del Concilio tridentino/Libro primo/Cesare, seguendo il parer del legato, fa rifiutar detta confessione

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Libro primo

Cesare, seguendo il parer del legato, fa rifiutar detta confessione

../I protestanti presentano alla dieta la lor confessione ../Il papa, mal sodisfatto di Cesare, per la riputazione simula desiderar il concilio IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% Storia

Libro primo

Cesare, seguendo il parer del legato, fa rifiutar detta confessione
Libro primo - I protestanti presentano alla dieta la lor confessione Libro primo - Il papa, mal sodisfatto di Cesare, per la riputazione simula desiderar il concilio

Cesare, conforme al conseglio del legato, approvato da’ conseglieri proprii ancora, desideroso di componer il tutto con la negoziazione, cercò prima di separar gli ambasciatori delle città dalla congionzione con i prencipi; il che non essendo riuscito, fece far una confutazione della scrittura de’ protestanti et una altra a parte di quella che produssero le città, e convocata tutta la dieta, disse a’ protestanti d’aver considerato la confessione presentatagli e dato ordine ad alcuni pii et eruditi di doverne far il loro giudicio; e qui fece legger una confutazione d’essa, nella quale, tassate molte delle opinioni loro, nel fine si confessava nella Chiesa romana esser alcune cose che meritavano emendazione, alle quali Cesare prometteva che sarebbe proveduto; e però dovessero i protestanti rimettersi a lui e ritornar alla Chiesa, certificandoli che ottenerebbono ogni loro giusta dimanda; ma altrimenti facendo, egli non mancarebbe di mostrarsi protettore e defensore di quella.

I prencipi protestanti s’offerirono pronti per far tutto quello che si poteva, salva la conscienzia, e se con la Scrittura divina in mano gli fosse mostrato esser qualche errore nella loro dottrina, di correggerlo, o se vi fosse bisogno di maggiore dichiarazione, dicchiararla. E perché de’ capi proposti da loro, alcuni nella confutazione gli erano concessi, altri rifiutati, se delle confutazioni gli fosse data copia, si esplicarebbono piú chiaramente.

Dopo molte trattazioni finalmente furono eletti 7 de’ catolici e 7 de’ protestanti, i quali conferissero insieme per trovar modo di composizione; né potendo convenire, il numero fu ristretto a 3 per parte; e se ben furono accordati alcuni pochi ponti di dottrina meno importanti et altre cose leggieri appartenenti ad alcuni riti, finalmente si vidde che la conferenza non poteva in modo alcuno terminar a concordia, perché nissuna delle parti si disponeva a conceder le cose importanti all’altra. Consumati molti giorni in questa trattazione, fu letta la confutazione della confessione presentata dalle città; la qual udita, gli ambasciatori di quelle risposero che erano recitati molti articoli della loro scrittura altrimenti che da loro erano stati scritti, e tirate a cattivo senso molte altre delle cose da loro proposte per rendergli odiosi. Alle quali obiezzioni tutte averebbono risposto, se gli fosse data copia della confutazione; fra tanto pregare che non si voglia credere calonnia, ma aspettare d’udire la loro difesa. Fu negato di dargli copia, con dire che Cesare non vuole permettere che le cose della religione siano poste in disputa.

Tentò l’imperatore, per via della prattica, di persuader i prencipi, massime con dire che essi erano pochi e la loro dottrina nuova. che era stata sufficientemente confutata in questa dieta; esser grande l’ardire loro di voler dannar d’errore et eresia e falsa religione l’imperial Maestà, tanti prencipi e stati di Germania, co’ quali comparati essi non fanno numero; e quello che è peggio, aver anco per eretici i loro proprii padri e maggiori, e dimandar concilio, ma nondimeno tra tanto volendo caminar inanzi negli errori. Le quali persuasioni non giovando, poiché negavano la loro dottrina esser nuova et i riti della romana Chiesa essere antichi, Cesare, mettendo in opera gli altri rimedii consegliati dal legato Campeggio, fece trattar con ciascuno a parte, proponendo qualche sodisfazzione nelle cose di loro interesse molto desiderate, et anco mettendo loro inanzi diverse opposizioni et attraversamenti che egli averebbe eccitati alle cose loro, mentre persistessero fermi nella risoluzione di non riunirsi alla Chiesa. Ma, o perché quei prencipi pensassero di far ben i fatti loro perseverando, o pur perché anteponessero ad ogni altro interesse il conservar la religione appresa, gli ufficii, se ben potenti, non partorirono effetto. Nemeno poté ottener Cesare da loro che si contentassero di conceder nelle loro terre l’essercizio della religione romana, sino al concilio, che egli prometteva doversi intimare fra 6 mesi, avendo i protestanti penetrato ciò esser invenzione del legato pontificio, il qual non potendo ottener di presente il suo intento, giudicava far assai se, con stabilir in ogni luogo l’uso della dottrina romana, mettesse confusione ne’ popoli già alienati, onde restasse la via aperta alli accidenti che potessero dar occasione d’estirpar la nuova. Perché, quanto alla promessa d’intimar il concilio fra 6 mesi, sapeva ben che molti impedimenti s’averebbono potuto alla giornata pretendere per metter dilazione, e finalmente per deluder ogni aspettazione.

Non avendosi potuto concludere alcuna cosa, partirono i protestanti in fine d’ottobre, e Cesare fece un editto per stabilimento degli antichi riti della religione catolica romana; il quale insomma conteneva: che non si mutasse cosa alcuna nella messa, nel sacramento della confirmazione e dell’estrema onzione, che le imagini non fossero levate d’alcun luogo e le levate fossero riposte, che non fosse lecito negar il libero arbitrio, né meno tener opinione che la sola fede giustifica, che si conservassero i sacramenti, le ceremonie, i riti, l’essequie de’ morti nel medesimo modo, che i beneficii si dessero a persone idonee, e che i preti maritati o lascino le mogli, o siano soggetti al bando, tutte le vendite de’ beni della Chiesa et altre usurpazioni siano irritate, nell’insegnar e predicar non si possi uscir di questi termini, ma si essorti il popolo ad udir la messa, invocar la Vergine Maria e gli altri santi, osservar le feste e digiuni, dove i monasterii et altri sacri edificii sono stati destrutti, siano reedificati, e sia ricercato il pontefice di far il concilio et inanzi 6 mesi intimarlo in luogo idoneo, e doppo, fra un anno al piú longo, dargli principio; che tutte queste cose siano ferme e stabili, e nissuna appellazione o eccezzione che se gli faccia contra abbia luogo, e che per conservar questo decreto ogni uno debbia metter tutte le sue forze e facoltà e la vita ancora et il sangue, e la camera proceda contra chi s’opponerà.