Istoria del Concilio tridentino/Libro quinto/Colloquio in Germania

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Libro quinto

Colloquio in Germania

../Movimenti per la religione in Francia ../Il papa dipuone i suoi scelerati nipoti IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% Storia

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Ferdinando nella dieta di Ratisbona avendo confermato la pace della religione sino alla concordia, e per trovar modo d’introdurla, fu nel recesso de’ 13 marzo deliberato che si tenesse un colloquio in Vormes di 12 dottori dell’antica religione e 12 de’ protestanti, nel quale le differenze fossero discusse per ridur le parti a concordia. A questo colloquio deputò Ferdinando presidente il tanto nominato vescovo di Namburg. Convenute ambe le parti a’ 14 agosto al luogo, li 12 protestanti non furono in tutto concordi, perché alcuni di loro, desiderando una perfetta unione della Chiesa, volevano far opera di conciliar insieme la dottrina degl’elvezii, la quale era differente nella materia dell’eucaristia; et a questo effetto i ministri di Geneva avevano formata una confessione in questa materia, che a Filippo Melantone et a 6 altri degl’augustani non dispiacque, né satisfece agl’altri 5. Questo penetrato dal vescovo, uomo accorto e fazzioso, il cui fine era che il colloquio si dissolvesse senza frutto, fu autore a catolici di proponer che, essendosi instituito il colloquio solamente tra loro e gl’augustani, per tanto era necessario prima concordamente dannar tutte le sette de’ zuingliani et altri; perché dannati di commun concordia gl’errori, facil cosa sarà che rimanga chiara la verità. I 5 sopranominati, non pensando piú oltre, consentirono che cosí si facesse. Melantone, qual s’accorse dell’arteficio, che era per seminar divisione tra loro e per mettergli al ponto co’ svizzeri, con quei di Prussia et altri, diceva che prima bisognava concordar della verità e poi con quella regola dannar gl’errori. Il vescovo mostrando a 5 che dagl’altri 7 erano sprezzati, gl’indusse a partirsi dal colloquio, e scrisse a Ferdinando il successo, concludendo che non si poteva proceder piú inanzi per la partita di quelli e per non voler li rimasti dannar prima le sette. Rispose Ferdinando esser suo desiderio che si continui e che gl’augustani ricchiamino i 5 partiti, e che i catolici si contentino tra tanto di comminciare e discutere gl’articoli controversi. Il vescovo, vedutosi perso il suo ponto, fu autore a’ collocutori catolici di rescriver al re che non era giusto incomminciar trattazione se non erano tutti i protestanti uniti, perché averebbe bisognato di nuovo trattar con gl’assenti quello che fosse concluso co’ presenti, e far una doppia fatica: e senza aspettar altra risposta tutti si ritirarono; e della separazione del colloquio l’una parte diede la colpa all’altra, ciascuna sopra le sudette raggioni.