Istoria del Concilio tridentino/Libro quinto/Dieta in Augusta per comporre la religione

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Libro quinto

Dieta in Augusta per comporre la religione

../I riformati perseguiti anche in Francia; Serveto arso in Geneva; re Ferdinando fa un editto contro a' protestanti ../Giulio III muore, et è eletto Marcello II, il quale vuole concilio e riforma IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% Storia

Libro quinto - I riformati perseguiti anche in Francia; Serveto arso in Geneva; re Ferdinando fa un editto contro a' protestanti Libro quinto - Giulio III muore, et è eletto Marcello II, il quale vuole concilio e riforma

Ma del 1555 si fece dieta in Augusta, intimata da Cesare, principalmente per sedar le controversie della religione, per esser questo il fonte di tutte le perturbazioni e calamità di Germania, con perdita non solo della vita di molte migliara d’uomini, ma dell’anime ancora. Fece principio della dieta Ferdinando per nome dell’imperatore al 5 di febraro, dove con una longa proposizione mostrò il lamentevole spettacolo della Germania, dove gl’uomini d’un istesso battesmo, d’una stessa lingua, d’uno stesso imperio si vedevano distrutti in tanta varietà di professione di fede, nascendo ogni giorno nuove sette; il che non solo era con grand’irreverenza divina e perturbazioni delle menti umane, ma causava ancora che la moltitudine non sapesse che credere, e molti della principal nobiltà e degl’altri stati formavano l’animo loro senza fede alcuna, non tenendo conto d’onestà, né di conscienza nelle azzioni, il che levava ogni commercio, in maniera che al presente la Germania non si poteva dire migliore de’ turchi et altri popoli barbari; per le qual cause Dio l’aveva afflitta di tante calamità. Perilché esser necessario di pigliar in mano il negozio della religione. Per il passato era parso unico rimedio il concilio generale, libero e pio, perché essendo la causa della fede commune a tutti i popoli cristiani, da tutti doveva esser trattata; e Cesare con tutte le sue forze s’era dato a questo, et aveva operato piú d’una volta che fosse convocato, ma non era tempo né luogo di dire per che causa da questo rimedio non s’era cavato frutto, essendo molto ben noto che si sapeva da quelli che vi erano intervenuti; ma ora, se gli piaceva di provar di nuovo il medesimo rimedio, bisognava trattar con levar gl’impedimenti che per il passato avevano deviato dal desiderato fine. Ma se anco per gl’accidenti occorrenti gli pareva di differir questo ad altro tempo, si poteva trattar d’usar gl’altri mezi. Quanto al concilio nazionale, per non esser a questi tempi il modo e la forma et il nome in uso, non si poteva veder come valersi. La via de’ colloquii molte volte tentata non aver fatto frutto, perché ambe le parti hanno mirato piú al commodo privato ch’alla pietà et utilità publica. Con tutto ciò non è da sprezzar adesso, se si vorrà deponer l’ostinazione degl’affetti privati, la qual via egli consegliava di tentar un’altra volta, quando la dieta non avesse proposto qualche altra migliore.

Questa proposizione, insieme con le altre pertinenti alla pace e guerra de’ turchi, fatta da Ferdinando fu stampata, acciò andasse per Germania e servisse per invito alla dieta, dove pochissimi erano andati: ma fu interpretata sinistramente per l’editto da lui medesimo publicato nelli Stati suoi, molto contrario a questa proposta, e piú per l’essecuzione, per quale erano stati scacciati piú di 200 predicatori di Boemia; et andò a Roma ancora, dove il pontefice maledicendo, secondo il solito suo, i colloquii e gl’inventori, si doleva di non poter trovar essito a queste difficoltà e dovere stare sempre o con un concilio, o con un colloquio, o con una dieta adosso; malediceva i suoi tempi pieni di tante angustie, lodando quelli de’ secoli passati, quando i pontefici potevano vivere con l’animo quieto, senza star sempre in dubio dell’autorità sua. Riceveva nondimeno consolazione per gli avisi d’Inghilterra della perfetta soggezzione di quel regno alla sua obedienza e de decreti fatti a suo favore, e per le lettere di ringraziamento ricevute, con promessa che presto anderebbe solenne ambasciaria per ringraziarlo personalmente della paterna clemenzia e benignità e prometter l’ubedienza; di che allegro non si conteneva di motteggiare che godeva pur parte della felicità, sentendosi ringraziare da chi meritava esser ringraziato.