Istoria del Concilio tridentino/Libro quinto/I riformati perseguiti anche in Francia; Serveto arso in Geneva; re Ferdinando fa un editto contro a' protestanti

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Libro quinto

I riformati perseguiti anche in Francia; Serveto arso in Geneva; re Ferdinando fa un editto contro a' protestanti

../Maria ristabilisce la dottrina, il rito e 'l dominio romano ../Dieta in Augusta per comporre la religione IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% Storia

Libro quinto

I riformati perseguiti anche in Francia; Serveto arso in Geneva; re Ferdinando fa un editto contro a' protestanti
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Ne’ medesimi tempi in Francia ancora furono abbruggiati molti per causa di religione, non senza indignazione delle persone sincere, quali sapevano che la diligenza era usata contra quei miseri non per pietà o religione de’ giudici, ma per saziare la cupidità di Diana Valentina, donna del re, alla quale egli aveva donato tutte le confiscazioni de’ beni che si facevano nel regno per causa d’eresia. Fu anco udito con gran maraviglia che quei della nuova riforma mettessero mano nel sangue per causa di religione, imperoché Michel Serveto di Tarragona, di medico fatto teologo e rinovatore dell’antica openione di Paolo Samosateno e Marcello Ancirano, che il Verbo divino non fosse cosa sussistente e però che Cristo fusse puro uomo, per conseglio de’ ministri di Zuric, Berna e Schiaffusa, fu in Geneva fatto per ciò morire e Giovanni Calvino, che di ciò era da molti incaricato, scrisse un libro defendendo che il magistrato può punir gl’eretici in la vita; la qual dottrina, tirata a varii sensi, secondo che è piú ristretto o piú allargato o variamente preso il nome eretico, può una volta nuocer a chi una altra abbia giovato.

In quei tempi anco Ferdinando, re de’ Romani, publicò un editto a tutti i popoli soggetti a lui, che nelle cose della religione e ne’ riti non potessero far novità alcuna, ma seguissero le antiche consuetudini, et in particolare nella santa communione si contentassero di ricever il solo sacramento del pane; al che, se ben i principali e la nobilità e molte delle città piú volte lo supplicassero almeno per l’uso del calice, con dire che cosí era instituito da Cristo, la qual instituzione non era lecito agli uomini mutare e che tal fu l’uso della Chiesa vecchia, cosa anco dal concilio di Costanza confessata, pregandolo non gravar la loro conscienza, ma accommodar il suo commandamento agl’ordini degl’apostoli e della Chiesa vecchia, e promettendogli nel rimanente ogni sommissione et ubedienza, perseverò con tutto ciò Ferdinando nella sua deliberazione, e rispose loro che il suo commandamento non era nuovo, ma instituzione antica usata da’ maggiori suoi, imperatori, re e duchi d’Austria, ma ben che era cosa nuova l’uso del calice, introdotto per curiosità o per superbia, contra la legge della Chiesa e la volontà del suo prencipe. Moderò nondimeno il rigore della risposta, concedendo che, trattandosi della salute, averebbe piú diligentemente pensato per rispondergli al suo tempo; ma tra tanto aspettava da loro obedienza et osservazione dell’editto. Publicò anco sotto il 14 d’agosto un catechismo, fatto componer con l’autorità sua da alquanti teologi dotti e pii, commandando a tutti i magistrati di quelle regioni che non permettessero a maestri di scola, né in publico, né in privato, legger altro catechismo che quello; poiché per diverse tal operette che andavano attorno, era stata depravata assai la religione in quei paesi: riuscí questa ordinazione con molto disgusto della corte romana, che non fosse stato mandato al pontefice per esser approvato con l’autorità sua, overo almeno non fosse uscito sotto nome de’ vescovi della regione, ma che il prencipe secolare si assumesse ufficio di far componer e di autorizar libri in materia di religione, e massime con nome di catechismo, che altro non mostrava se non che all’autorità secolare appartenesse il deliberare qual religione il popolo dovesse tener e qual ripudiare.

Finiti i 2 anni della sospensione del concilio si trattò in concistoro quello che si doveva fare; perché quantonque nel decreto vi fosse la condizione che ritornasse il concilio in vigore, se gl’impedimenti fossero levati, i quali durando per le guerre di Siena, Piemonte et altre tra Cesare et il re di Francia, nondimeno pareva che restasse una porta aperta ad ogni inquieto di poter dire che quelli non fossero bastanti impedimenti, ch’il concilio s’intendesse rimesso in piedi, onde fosse ben far una nuova dicchiarazione e levarsi di quei pericoli. Ma altri piú prudenti consegliarono che non si movesse il male quando è in quiete: mentre che il mondo taceva, mentre che nissun prencipe, né popolo dimandava concilio, non era ben col farne motivo, o col mostrar di temerne, eccitar alcuno a ricchiederlo; e questo conseglio prevalse e fece risolver il pontefice a non parlarne mai piú.