Istoria del Concilio tridentino/Libro sesto/Ordinazioni gratuite, ordinazioni a titolo, divisione delle parocchie e riformazione del papa

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Libro sesto

Ordinazioni gratuite, ordinazioni a titolo, divisione delle parocchie e riformazione del papa

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Ordinazioni gratuite, ordinazioni a titolo, divisione delle parocchie e riformazione del papa
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Nella seguente congregazione furono letti 9 capi di riformazione già stabiliti; et al primo, di far ordinazioni gratuite, Alberto Duimio, vescovo di Veglia, che come giunto una settimana prima non s’era trovato a trattar di questa materia, disse che teneva quel capo per molto imperfetto, se insieme non si statuiva che parimente a Roma si restasse d’essiger pagamento per le dispense di ricever gl’ordini fuori de’ tempi, inanzi l’età, senza licenza et essamine dell’ordinario, e sopra le irregolarità et altri impedimenti canonici. Poiché in queste si fanno le gran spese; che a’ poveri vescovi, che per il piú non hanno di che vivere, si dà una picciola limosina, la quale egli vivamente sente che si levi, non però dando al mondo questo scandalo di decimar la ruta e rubar gl’ori e gl’argenti; con questa occasione si estese a tassare i pagamenti che in Roma si sborsavano per ogni sorte di dispensa, e soggiunse che quando dispense gli sono state presentate, o per ordinazioni o per altro, ha costumato d’interrogare se per quelle avevano pagato, et inteso di sí, non ha mai voluto esseguirne, né admetterne; che lo diceva publicamente, perché cosí era debito d’ogni vescovo di fare. Al che essendo risposto che di questo s’era già parlato in congregazione e risoluto di rimetter questa risoluzione al papa, il qual con maggior decoro può riformare gli ufficii di Roma, replicò il vescovo che ne aveva parlato la quaresima passata in Roma piú volte a chi poteva provederci, ma particolarmente una in casa del cardinale di Perugia in presenza de molti cardinali e prelati di corte, e detto le stesse cose; da’ quali fu risposto che erano cose da propor in concilio; ora intendendo il contrario, non ne parlerà piú, poiché si vede la provisione esser rilasciata a Dio.

Il Cinquechiese, al secondo delle ordinazioni a titolo, disse essere piú necessario proveder secondo gl’antichi instituti, che nissuno sia ordinato senza titolo et ufficio, che senza entrata, essendo di scandalo eccessivo che si vedano molti farsi preti per non servir a Dio et alle chiese, ma per goder un ocio congiunto con molto lusso et una buona entrata; che a questo la sinodo doveva metter spirito e trovar modo che nissuna persona ecclesiastica fosse non dedicata a qualche ministerio, per aver egli osservato che in Roma, in questi prossimi tempi, sono stati dati vescovati ad alcuni solamente per promovergli, li quali in breve tempo gl’hanno resignati, restando vescovi titolari solamente per l’ambizione della degnità; la qual invenzione l’antichità averebbe detestata come pestifera. Al quarto capo, del divider le parochiali grandi e numerose, dopo aver lodato il decreto, aggiunse che era piú necessario divider li vescovati grandi per potergli governare; allegando che in Ongaria ve ne sono di 200 miglia di longhezza, quali non possono esser visitati e ben retti da un solo: le qual cose non furono ben interpretate dagl’aderenti romani, parendo che tutti fossero volti a rinovar la trattazione della residenza.

Diede ancora peggior sodisfazzione il vescovo di Canadia della medesima nazione, proponendo sotto metafore la riforma dell’istesso pontefice, dicendo che non si potevano levar le tenebre dalle stelle, se non levatele prima dal sole, né medicar il corpo infermo, lasciando le indisposizioni nel capo, che le influisce a tutte le membra. E sopra l’ultimo capo de’ questuarii disse non esser degnità del concilio, né utilità della Chiesa incomminciar la riforma dalle cose minime; doversi trattar prima delle cose d’importanza e riformar prima gl’ordini superiori e poi gl’inferiori; alle qual sentenze pareva che corrispondessero molti prelati spagnuoli e qualche italiani ancora. Ma parte con dire che quei decreti già erano formati e che il tempo sino alla sessione, che era di 3 giorni, non comportava che si potessero digerire nuove materie, parte con far quelle opposizioni che si poteva alle cose dette da questi e con assicurare che il pontefice averebbe fatto una strettissima riforma nella corte, li rimedii agl’abusi della quale meglio si potevano e discernere et applicare a Roma, dove l’infermità è meglio conosciuta che in concilio, e con altre tal raggioni furono deluse le provisioni raccordate da questi e da altri prelati, e furono fatti contentar de’ 9 articoli per allora.