Istoria del Concilio tridentino/Libro settimo/I legati perplessi scrivono al papa

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Libro settimo

I legati perplessi scrivono al papa

../Sul settimo articolo della superiorità de' vescovi a' preti vi sono gran dispareri ../Il papa adombrato per li dissegni di Lorena IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% Storia

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Dopo le quali li legati, ritrovandosi in obligo di proponer la riforma, finite le dispute, considerato che particolari si potessero propor non pregiudiciali e di sodisfazzione, si trovarono molto impediti, poiché tutto quello che fosse grato agl’ambasciatori, sarebbe stato o dannoso alla corte, o di disgusto a’ vescovi; né si poteva metter mano a cosa grata a’ vescovi, che non fosse o di pregiudicio a Roma o a’ prencipi. Fu la loro risoluzione d’ispedir un corriero al papa et aspettar risposta, e fra tanto portar in longo col far parlar li prelati nella materia dell’ordine. In particolare alla Santità Sua diedero conto della contenzione che prevedevano sopra l’articolo della superiorità de’ vescovi, attesa la petizione de’ prelati spagnuoli e l’ingresso fatto da loro teologi; e se ben non sapevano preveder dove volessero capitare, nondimeno osservando la veemenza dell’instanza e sapendo quanto i spagnuoli tengano le mire da lontano, non potevano se non sospettare. Gli raccordarono esser il tempo che s’era promesso di parlar della residenza e che già se n’era sentito qualche motivo, e l’arcivescovo di Messina aveva ricercato quelli di Cipro e Zara per intender qual sarebbe stata la loro intenzione, quando fosse stata proposta; e molte prattiche si subodoravano, se ben non si poteva penetrar il fondo; che essi avevano già ordinato ad Otranto et a Ventimiglia di scoprir con destrezza come la sentivano li prelati, quando si fosse proposto di rimetter a Sua Santità; che fatto accurato scandaglio, trovarono che sarebbono stati 60 rigidamente contrarii, con poca speranza che con officii se ne potesse rimover alcuno; e se ben a loro instanza il secretario del marchese aveva fatto officii efficaci co’ spagnuoli, non aveva riportato se non che non erano per oporsi con acerbità, ma dir il voto loro piacevolmente e senza strepito; che sapevano la maggior parte, per depender da Roma, esser di contraria opinione, ma dovevano almeno sgravare la conscienza loro; che ben sapevano non esser questo contrario a Sua Santità, della cui ottima e santissima mente erano certi, ma ben a’ vescovi che gli stanno appresso. Aggionsero anco che li medesimi spagnuoli, avendo presentito trattarsi di rimetter a Sua Santità, dicevano essersi fatto il medesimo dell’uso del calice et esser vano far concilio per trattar quello che niente importa, e quello che merita provisione rimetterlo. Avisarono della promessa fatta agl’ambasciatori di proponer la riforma e l’impossibilità che era di portar piú in longo; et avendosi qualche aviso della venuta di Lorena e de’ francesi et insieme intendendosi che verranno pieni di concetti e dissegni di novità, concludevano potersi tener per fermo che si uniranno co’ mal sodisfatti che troveranno in Trento. Perilché, in tante ambiguità de consegli, non sapendo pigliar partito, avevano deliberato aspettar li commandamenti di Sua Santità.