Istoria delle guerre persiane/Libro secondo/Capo VI

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Capo VI

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CAPO VI.
Divisione delle truppe orientali, e duci eletti a comandarle. — Buzez inviato a Gerapoli aringane gli abitatori. — Germano nipote di Giustiniano comandante del presidio di Antiochia; suoi piani di fortificazione. — Megas vescovo di Berea dagli Antiocheni spedito oratore a Cosroe. — Questi chiede danaro ai Gerapolitani.

I. Giustiniano poco innanzi agli avvenimenti di Sura, diviso tra due condottteri l'oriente, aveva lasciato a Belisario, unico duce colà dapprima, tutte le truppe quivi di stanza sino all'Eufrate; ed alla testa delle altre, dal fiume alle persiane frontiere, aveva messo Buzez, il quale tra questo mezzo, non essendo per anche giunto Belisario dall'Italia, presiedeva ad entrambe.

II. Ora il duce romano fatto consapevole in Gerapoli, sua residenza, delle sventure di Sura, nel darne parte a quelli ottimati dicea: «Non è fuor di proposito il combattere apertamente un nemico quando sienvi forze eguali da opporgli; ma conoscendosi più debole, è uopo studiare inganni e stratagemmi a fine di non mettersi precipitosamente ad un rischio manifesto. Voi ben sapete il gran numero delle truppe reali; queste assediandoci ne ridurranno di leggieri agli estremi di tutto il necessario alla vita, ne [p. 168 modifica]chiuderanno i passi, e varrannosi, collo scorrere senza opposizione i nostri campi, di quanto a noi pertiene. Oltre a ciò se l’assedio è di lunga durata le mura gia pericolanti cederanno all'urto delle macchine, e noi rimarremo esposti a gravissimi sconci. Divise per lo contrario le nostre forze e ad una parte affidata la salvezza della citta, potremo coll'altra munire i colli a noi d’intorno, costrignere a il persiano a retrocedere, o d'improvviso attaccarlo, o essere oggetto di timori continui al suo campo. In tale stato verragli meno l'audace ostinazione di combattere queste mura, e la opportunità di procacciarsi le vittuaglie dalle terre nostre». Tali parole riscossero l'universale approvazione, ma non risposervi i fatti dell’oratore, avendo egli preso la fuga co’migliori del presidio, senza che Geropolitano o uom de’ nemici pervenisse mai a scoprjre sotto qual cielo e’ riparassero. Ma di ciò basti.

III. Quando Giustiniano ebbe avviso che il re condottiero malmenava le terre imperiali spedì frettolosamente ad arrestarlo Germano, figlio di suo fratello, con trecento guerrieri e con promessa che in breve terrebbegli dietro un forte esercito. Il duce arrivato ad Antiochia trovonne le mura in buona condizione e inaccessibili al persiano, scorrendo al piè di quelle inalzate sulla pianura il fiume Oronte, ed essendo le altre costruite su di promimenze, e da malagevoli precipizj difese all'intorno. S’accorse tuttavia che non andava esente da ogni pericolo d’attacco la parte loro più elevata, [p. 169 modifica]dagli abitatori della Orocassiade1, imperciocché un'altissima rupe, di mezzana larghezza ed ascendente poco meno del muro, stavale di soverchio a ridosso. Comandò pertanto di scavarvi un fossato all'intorno, o di costruirvi sopra una torre, prolungando sino a quel punto le mura della città. Rifiutaronsi però gli architetti di por mano all’una o all’altra cosa, adducendo a loro giustificazione la ristrettezza del tempo ed il timore non venisse appalesato al nemico, di già alle porte, il più debole posto della città, e con esso il dove converrebbe assaltarla. Germano convintone si ritrasse dal suo prima divisamento, e nutriva speranza che d’ora in ora giugnerebbe da Bizanzio, l’esercito; ma lunga pezza attesolo indarno cominciò a disperarne, ed a paventare non Cosroe, sapendolo in Antiochia, venisse ad impadronitsi d'un imperiale nipote. I cittadini eziandio, travagliati dallo stesso triste presentimento, deliberando tra loro inefficace giudicarono ogni mezzo di antivenire sì grave disastro, fuori quello di rendersi propizio con danaro il duce nemico.

IV. Eglino adanque elessero Megas2 vescovo di Berea3, a que dì in Antiochia e uomo prudentissimo, ad implorar grazia da Cosroe. Questi partitosi e trovato l’esercito nelle vicinanze di Gerapoli4, si presentò [p. 170 modifica]al re supplicandogli che usasse misericordia con un popolo incapace di resistere al trono persiano, e da cui non aveva mai riportato la menoma offesa; aggiunse quindi: «Non essere meno disdicevole ad un grande monarca che ad ogni altro l'inferocire contro popoli bramosi di cedere e sottomettersi, né avervi combattendoli un che di sublime o di conforme alla dignità regale: essersi negato a Giustiniano il tempo di rinnovare gli antichi accordi, e vie più d’apprestare la guerra, cominciata senza intimazione di sorta». Al parlar libero del prelato arse di sdegno Cosroe, ed uscito di senno protestò che metterebbe Siria e Cilicia a ferro e fuoco; impose inoltre all'oratore di accompagnarlo sotto le mura di Gerapoli ver cui moveva colle sue truppe.

V. Arrivatovi e consideratane la fortezza ed il presidio, mandò chiedendo col mezzo d’un turcimanno, chiamato Paolo, danaro ai cittadini; il messo originario di Roma ed ivi cresciuto insegnava a que’ di grammatica in Antiochia. I cittadini, paventando un attacco dalla parte mal sicura della muraglia e desiderosi di salvare lor terre, convennersi di sborsargli quattromila nummi d’argento. Il vescovo di più colle sue incessanti preghiere a pro di tutto l’oriente riuscì ad averne parola, che ove recassegli mille aurei vedrebbe tratto l'esercito dalle terre imperiali.

  1. (1) Dal nome del monte su cui erano edificate.
  2. (2) Magnum il traduttore latino Raffaelle Volaterrano.
  3. (3) Nome avuto dai Macedoni, e corrispondente al Chalybon dei Sirii, ed all’Halep de' moderni geografi. Scorrele dappresso il fiume altre volte Chalus, ed ora Koeie.
  4. (4) Gallipoli, con manifesto errore, si legge nella traduzione latina del Volaterrano.