Kant - Geografia fisica, 1807, vol. 1/Trattato della geografia fisica/Capitolo 1/III. Profondità del mare

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo 1 - III. Profondità del mare

../II. Del fondo del mare ../IV. Del colore del mare IncludiIntestazione 11 luglio 2017 25% Da definire

Capitolo 1 - III. Profondità del mare
Trattato della geografia fisica - II. Del fondo del mare Trattato della geografia fisica - IV. Del colore del mare

[p. 140 modifica]

III.
Profondità del mare.

Da quello che di sopra si è accennato dimostrasi quanto varia debba essere la [p. 141 modifica] profondità del mare, e quanto ella sia incostante. La maggior profondità però difficilmente si può determinare, poichè mancano i mezzi per misurarla, e le conghietture in conseguenza debbono quasi tener il luogo della certezza.

In molti siti non si è potuto trovare il fondo del mare con uno scandaglio di 1500 piedi. Il capitano Phips nel suo viaggio al polo artico non trovò fondo a 4680 piedi, e questa è la maggior profondità che siasi misurata. Sebbene il peso d’una corda di questa lunghezza nell’acqua uguagli quasi il peso dello scandaglio, pure essa non s’immergerà più perpendicolarmente, nè ciò impedirà di essere portata dalle correnti inferiori del mare. Perciò si sono proposte delle catene, le quali per altro sono troppo incomode riguardo al trasporto, poichè egli è probabile che in linee verticali vi sieno profondità di un miglio; e oltre a ciò non può farsi sì facilmente l’esperimento, giacchè la nave dev’essere arrestata nel corso, e la metà dell’equipaggio deve montare sul ponte, parte per metter le vele nella dovuta posizione, e parte per far calare e ritirare lo scandaglio. [p. 142 modifica]

Hales e Desaguliers per misurare il fondo del mare hanno proposto di saldare un barometro di 10 pollici in un fiasco, il di cui fondo fosse coperto di mercurio, ed il collo bucato per lasciarvi entrare l’acqua; poi attaccandovi un peso, farlo calare a fondo, in guisa che toccando il suolo, si stacchi da questo peso per mezzo di una molla, ed allora questo fiasco monterà in linea retta: mediante una vescica o palla vota applicata alla sua parte superiore. Per sapere fin a qual punto è montato il mercurio, si mette sopra di esso un poco di teriaca, la quale lascia il segno fin dove il mercurio è arrivato. Ma siccome la colonna d’acqua che fa innalzare il mercurio fin a un mezzo pollice, condensando l’aria venti volte nel tubo, non può essere più alta di 634 piedi, sarà difficile il misurare con ciò profondità maggiori. E se le profondità del mare stessero in proporzione colle nostre montagne, e se vi fossero dei siti ove il mare fosse profondo un miglio geografico, come se ne potrebbe sapere la profondità? Halley a tal fine ha proposto un tubo di 50 pollici, e della grossezza di una canna di schioppo. Essendo in questo compressa l’aria fin ad un centesimo, [p. 143 modifica] o ad un mezzo polline, la colonna d’aria deve importare 3300 piedi d’acqua, o un mezzo miglio geografico; ed applicando ancora in fondo di questo tubo un globo che contenga nove volte tanto, od allargando il tubo, talchè ciascun pollice d’altezza rinchiuda un pollice cubico di aria, e l’intiero contenuto del globo, compreso il tubo, sia 500 pollici cubici; ne avverrà, che alla profondità di 3300 piedi, ovvero essendo compressa l’aria nel tubo sopra il mercurio alla centesima parte, resterà ancora uno spazio di 5 pollici. Una profondità doppia comprimerebbe l’aria alla metà di un tale spazio, cioè a 2 ½ pollici, e l’istrumento sarebbe disceso per 6600 piedi o 1 ¼ di miglio geografico. La metà dello spazio ultimamente indicato, cioè 1 ¼ pollici, mostrerebbe una profondità di 13200 piedi, ossia due ½ miglio geografico, e questa sarebbe forse la maggiore profondità che ha il mare. Per indicare sul tubo sino a qual altezza il mercurio è montato nella profondità del mare, dovrebbe esservi introdotto e saldato al disopra un metro sottile di ottone. Ma tutta questa operazione ha delle difficoltà, e non possiamo perciò sperare di misurare sì presto la profondità del mare. [p. 144 modifica]

Per dirne però qualche cosa, si crede che le maggiori profondità del mare stanno in proporzione colle più alte montagne; e siccome queste s’innalzano più di un miglio geografico sopra il livello del mare, così il mare potrà internarsi sino ad un miglio geografico. I mari rinchiusi si stimano, riguardo alla loro profondità, secondo le loro coste. Marsigli dà al mare mediterraneo la profondità eguale all’altezza della catena delle montagne che lo circondano, cioè, de’ Pirenei e delle Alpi, le quali hanno 7 in 8, e fin a 14000 piedi d’altezza. Il mare baltico ha il fondo leggermente inclinato, essendo la Russia e la Polonia paesi piani e poco elevati. Supponendo anche in generale la profondità del mare d’un mezzo miglio geografico, ne risulterebbe una massa di 3 ¼ milioni di miglia cubiche di acqua, la quale trasportata sulla terra ferma, dovrebbe coprirla all’altezza di un mezzo miglio geografico; e diventando la superficie della terra egualmente rotonda, dovrebbe giungere sino ad 8000 piedi al disopra di tutta la rotondità del globo.

Per quello che riguarda la profondità del mare lungo le coste, è stato osservato [p. 145 modifica] dal celebre ed esperto Dampier; che essa si conforma alle coste della terra ferma, e ch’è tanto più considerabile, quanto più elevate e ripide sono le coste. Ove si trovano rocce ripide, dice egli, non mai si può gettare l’ancora, attesa, la grande profondità: là dove la terra s’inclina dolcemente verso il mare, sicuramente trovasi come dar fondo, ancorchè vi siano situate montagne considerabili verso l’interno della terre. Sulle coste basse e piane i bassi fondi sono più frequenti, e non si vedono che nella vicinanza, e appena si rischia di avvicinarvisi per timore di naufragare. Alle coste alte si può avvicinarsi senza pericolo; e siccome poche di esse procedono in continua striscia ripida, anzi sono interrotte da siti piani, non mancherà di trovarvisi sempre un buon fondo. In quei siti dove il pendio di una montagna o di una roccia all’altra non si estende in una certa distanze; dove la costa continua ad essere interrottamente ripida, come nel Chili e nel Perù, ha il mare pochissimi fondi, seni e baje, e forse questa costa è la più incomoda per gettarvi l’ancora. Le coste di Gallizia, del Portogallo; della Norvegia, di Terranova e delle [p. 146 modifica] isole alle dell’Arcipelago somigliano veramente alle anzidette; ma a cagione dei frequenti siti bassi sono fornite di comodi fondi. L’isole degli Stati, poco distanti dalla terra del Fuoco, sono ripide, e la profondità lungo la loro costa, immensurabile. Lo stesso si trova lungo le parti meridionali di Sumatra, di Java e di Timor. Il contrario avviene sulle coste opposte di queste isole, alla penisola di Malacca, alla costa del Coromandel, a quella della China, nel seno di Siam e nel Bengale. Nella baja di Campece ed in quella di Honduras si possono gettare le ancore senza il minimo timore. La Virginia fornisce il miglior esempio per mostrare, come la disuguaglianza del fondo del mare corrisponde alla disuguaglianza della costa. Il conte Marsigli osserva la stessa cosa sulle coste del mare mediterraneo, e Pontoppidan su quella della Norvegia. Nascendo in quei siti una burrasca all’improvviso, è facile a qualunque bastimento di ritirarsi dietro gli scogli, ove trova seni e baje spaziose per istarvi tranquillo; ma mancando il vento a la corrente d’acqua necessaria, è più difficoltoso il sortirne, cosicché qualche volta sono costretti a restare del tempo in [p. 147 modifica] queste ritirate. Anche i signori Forster hanno trovato confermata questa osservazione quasi in tutte le grandi terre, come la Terra del Fuoco, la Nuova Zelanda, la Nuova Caledonia, le isole delle Nuove Ebridi ec.

Eccettuate da queste regole sono naturalmente tutte le catene di coralli, e tutte le isole nate da esse: poichè, siccome l’abbiamo considerate di sopra quali innalzamento artificiali, che nulla hanno di comune colla nascita di altre isole; così non possono essere soggette ad una regola dedotta dalla nascita naturale dell’ultime, e da una cagione generale che operò per formarle. Il fondo del mare s’innalza ordinariamente piano ed assai regolare verso le coste, di modo che essendone ancora distante quattro miglia marittime, e non trovandovisi fondo, a poco a poco comincia ad innalzarsi sino all’altezza di comodi ancoraggi. Ma in ciò ancora si conoscono delle eccezioni che interrompono quel regolare pendio. Così sulle coste della Georgia meridionale trovavasi veramente una profondità che sempre diminuiva; ma nell’entrata della baja del Possesso non si trovava fondo collo scandaglio di 54 braccia. [p. 148 modifica] Similmente trovasi un fondo di 54 braccio avanti la baja Dusky; ma nella baja stessa non si è potuto trovare il fondo con 80.

Tutti gli sperimenti confermano quello che dicono i marangoni ed i pescatori delle perle, cioè che il freddo del mare, più che si discende, più diventa sensibile, e che alla profondità di 100 piedi è quasi insoffribile. Secondo il rapporto di Boyle, uno scandaglio calato nel 37 grado di latitudine meridionale fino alla profondità di 400 tese, appena ritirato, era talmente freddo, che si credette toccare un pezzo di ghiaccio. I marinaj, per rinfrescare il vino, lo calano alcune tese nel mare, o più profondo che l’immergono, più fresco diventa. Può darsi pertanto che verso i poli la superficie del mare sia più fredda del fondo a cagione della quantità del ghiaccio: ciò è stato confermato dagli ultimi esperimenti ed osservazioni di Forster.