Kant - Geografia fisica, 1807, vol. 1/Trattato della geografia fisica/Capitolo 1/IX. Di alcuni fenomeni sul mare

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IX. Di alcuni fenomeni sul mare

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IX.

Di alcuni fenomeni sul mare.

Per quanto facilmente l’acqua marina si divida e corra a’ riunirsi, attesa la sua fluidità, ciò non ostante si conosce benissimo nel mare la strada che il bastimento scorre fino alla distanza di cinque o seicento piedi: questo fenomeno è assai utile al navigatore.

L’acqua salmastra è un acqua di pozzo o di sorgenti mescolata col sale. Essendo i pozzi e le sorgenti vicino alla spiaggia dei mare, ed avendo con esso qualche comunicazione, allora l‘acqua acquista propriamente questa qualità salata. Nel modo col quale qui a Koenigsberg la maggior parte de’ pozzi si congiungono col fiume Pregel, mentre l’acqua si filtra lungo gli strati di terra, e nel modo col quale poi le nostre cantine poste vicino a questo fiume spesse volte s’empiono di acqua, secondo che il vento dell’ovest cresce o cala; nell’istesso modo filtrasi sulle spiagge l’acqua marina, ed infetta le. sorgenti.

L’acqua del mare sviluppa una quantità [p. 263 modifica] di aria infiammabile; e siccome questa è più leggera dell’aria comune, ed estendesi maggiormente per il calore, perciò s’innalza nell’atmosfera, ove, rompendo sensibilmente i raggi della luce, produce molte illusioni ottiche. Cosi agli abitanti delle coste in tempo sereno, tranquillo e caldo mostransi paesi o isole di una grandezza straordinaria, e sotto forme affatto nuove e curiose. Nella distanza di alcune miglia compariscono bastimenti, castelli, torri e selve nell’aria; poi si estendono queste immagini in forme stravagantissime, formano degli oggetti confusi, e finalmente svaniscono. Nello stretto di Messina dalla parte della Calabria, poco prima dello spuntare del sole, o mentre che esso si leva, vedonsi spesso queste figure, particolarmente nell’estate, quando ad una violenta burrasca, che ha agitato tutto il mare, subentra la calma. Gl’Italiani chiamano questi fenomeni Fata Morgana. Essi altro non sono che i quadri della sponda sulla quale ai trova lo spettatore, i quali, avendo egli la mattina il sole dietro le spalle, si specchiano nell’aria infiammabile che sorge dal mare. Ai 26 di luglio del 1797, [p. 264 modifica] dalle cinque sino alle otto ore dopo mezzogiorno, si vide a Hastings assai distintamente la costa francese lungo Calaia e Boulogne, fino a S. Velery, anzi fino a Dieppe (la qual costa nella maggior vicinanza dista per 40 fino a 50 miglia inglesi, e che per via della sua bassa posizione non può essere veduta nè anche coi migliori canocchiali), in modo che ad occhio nudo, si potevano vedere gli ancoraggi, e per mezzo de’ canocchiali le barche dei pescatori francesi; si distinse finanche il colore della terra e delle fabbriche ec. Durante questo spettacolo una nuvola nera trovavasi avanti il sole, e probabilmente cagionò questo fenomeno, mentre per mezzo suo furono refratti i raggi della luce1.Questo fenomeno è pure chiamato elevazione o visione di mare. Secondo il rapporto di Kranz, non è raro di vedere cosa simile anche nella Groenlandia, ove poche ore dopo incomincia ordinariamente ad oscurarsi il cielo, ed indi a [p. 265 modifica]piovere; cosa che conferma la nostra spiegazione. Kersting, scudiere della gran Brettagna in Hannover, uomo di molto talento a che ha fatto varie scoperte intorno alle malattie de’ cavalli, anatomizzò nell’autunno un cavallo, ed avvenne che il vapore dei sangue caldo, il quale col rinfrescarsi la sera diventò più denso, fece sì, che lavorando egli col lume acceso, ed innalzando per azzardo le testa, vide l’immagine della sua propria figura. Per esaminare meglio la cosa fece egli varj movimenti, e trovò che tutti furono fedelmente imitati, di modo che si persuase chiaramente, essere quelle solamente la sua immagine che si specchiava ne’ vapori flogistici: egli pubblicò questa esperienza per distruggere la superstizione. Certo è, che tutti quelli che videro la loro immagine sotto un simile aspetto, piuttosto avrebbero dovuto spaventarsi dell’aria infetta nelle loro stanze, che della loro immagine; ed invece di fuggire, in tal caso converrebbe meglio di aprire la finestre per cambiare l’aria. I negromanti conoscono benissimo questo effetto dei vapori per esperienza; e Schroepfer citò volentieri gli spiriti ove si [p. 266 modifica]bevette molto Punsch, e si fumò del tabacco.

Un altro fenomeno che spaventa e cagiona sorpresa ai navigatori sono le trombe marine. Esse nascono per lo più poco distanti dalla terra, negli stretti di mare o presso i promontorj della zona torrida, come, per esempio, sulla costa della Guinea, nello stretto di Malacca, nel mar rosso, nel seno persico, tra le isole del mare delle Indie orientali ed occidentali, nel mare mediterraneo in poca distanza dal promontorio di Laodicea, di Greego, di Carmel, nello stretto di Gibilterra, in quello di Cook ec. Ordinariamente accadono nelle calme che succedono alla burrasca; e benchè vi siano degli esempj, rare volte di notte. Allora l’aria suole essere comunemente elettrica, e seguono le grandini, oppure la pioggia.

Sarà necessario qui riportare alcune delle migliori descrizioni di queste trombe marine, e confrontarle fra loro, affine dl conoscere le principali proprietà di questa meteora, e potere scoprirne le cagioni. Ciò che merita una particolare attenzione sarà qui distinto con diverso carattere. „La tromba marina, dice Guglielmo Dampier [p. 267 modifica]ne’ suoi viaggi intorno al mondo2, pare sempre che pende in giù dalla parte più oscura della nuvola, dalla quale per lo più sembra essere staccata, e divisa in distanza di tre piedi. Ordinariamente tende dalla nuvola in direzione obliqua; qualche volta si vede nel mezzo di esse una piccola piegatura angolare: una tromba marina pendente verticalmente in giù dalla nuvola non mi è mai venuta sott’occhio. Alla parte superiore ove nasce dalla nuvola, la sua grossezza è maggiore che nella parte inferiore, ove appare quanto un braccio umano. Sotto di essa l’acqua diventa assai agitata, fino a fare schiuma, e gira verticalmente in uno spazio di cento passi di circuito. Questo movimento circolare cresce; l’acqua s’innalza in forma di colonna di 100 passi quadrati circa sulla base, e diminuisce verso la parte superiore, finchè acquista la medesima periferia della tromba marina, per mezzo della quale l’acqua par che monti fino alla nuvola. Questa, che fino e tal istante sembrava fissa, si pone allora in moto e [p. 268 modifica]s’avanza. La tromba marina procede a passi uguali colla nuvola, e continua ad attirare l’acqua, andando sempre innanzi; questo moto cagiona del vento. Ciò continua più o meno d’una mezz’ora circa, finchè il montar dell’acqua cessa. Allora scoppia la tromba, e la quantità di acqua innalzatasi, ossia l’intiero pezzo che pende dalla nuvola, precipita nel mare, ove per ciò fassi uno atrepito considerabile. A un vascello che si trova sotto la tromba resta poca speranza di salvarsi; quindi cerchiamo di evitarla, e di tenerci lontani da essa quanto è mai possibile“.

„Ma spesse volte siamo nella massima inquietudine, ed in pericolo non indifferente, poichè, alloraquando compariscono le trombe, regna ordinariamente la calma, eccettuato il sito proprio ove nascono. Quindi i naviganti vedendo avvicinarsela senza poterla schivare, scaricano i pezzi d’artiglieria più grossi contro di essa, per produrvi una diversa corrente di aria, e per farla scoppiare. Però non ho inteso mai, che quel mezzo abbia prodotto qualche vantaggio. Un certo capitano Records, di Londra, conducendo il vascello the Blessing di trecento tonnellate e di sedici pezzi di [p. 269 modifica]cannone, destinato per la Guinea, osservò alla latitudine di 7 a 8 gradi varie trombe, una delle quali si diresse in linea retta verso il suo vascello. Il capitano non avendo alcun vento per potersi allontanare da essa, si preparò a riceverla, ed ammainò le vele. La tromba sì avvicinò con grande celerità, e scoppiò poco prima di toccare il vascello medesimo; produsse un grande strepito, e fece saltare in aria l’acqua d’intorno, come se una casa o altro gran corpo fosse lanciato in mare. La furia del vento continuò, e colpì il vascello sul lato dritto con tanta veemenza, che ruppe l’albero del bompresso e il trinchetto, s’avventò all’intero vascello secondo la lunghezza, lo gettò sul fianco, e poco mancò che non lo rovesciasse. Ma poco dopo fu di nuovo raddrizzato, poichè il vento, a guisa di turbine, l’attaccò colla stessa furia sul lato opposto, e lo gettò quasi sull’altra parte. L’albero di mezzana si ruppe per la veemenza della seconda scossa, solamente l’albero maestro e il grand’albero di gabbia non furono danneggiati, perchè il vento, la di cui furia ben presto passò, non n’ebbe il tempo. Quattro uomini che in quel momento ai [p. 270 modifica]trovarono sugli alberi rotti, furono con essi gettati in mare, ma felicemente salvati. Ordinariamente temiamo molto le trombe, poichè arrivano sempre quando ci troviamo in calma, e quando, per così dire, siamo legati al sito ove ci sopraggiungono. Ne ho vedute moltissime, e sono stato varie volte da esse quasi circondato, ma la paura è stata sempre la maggior disgrazia che ho avuto. In un altro luogo narra Dampier il seguente caso. Avevamo un tempo bellissimo e buon vento, il quale spirò piacevolmente dal sud-est. Col giorno nascente osservammo varie nuvole, ed un lampeggiar fortissimo all’est-nord-est. Allo spuntare del sole il cielo fu molto rosso verso l’est, e l’orizzonte coperto di molte nuvole oscure, tanto verso la parte meridionale quanto verso la settentrionale. Un quarto d’ora circa dopo d’essere montato il sole sopravvenne un colpo di vento contrario; e nello stesso momento gridò uno del nostro equipaggio, il quale si trovava sulla prua, ch’egli vedeva qualche cosa dalla parte della poppa, senza poter dire cosa fosse. Gettatovi appena lo sguardo, osservai una tromba la quale, in minor distanza di un quarto di miglio da [p. 271 modifica]noi, si formava nel vento, e noi ci trovammo precisamente nella direzione per la quale la tromba si moveva: essa rapidamente s’avanzò verso di noi, ed innalzò gorgogliando l’acqua in forma di colonna all’altezza di 18 fino a 21 piedi. Non vedendo alcuna nuvola sopra di essa, dalla quale avrebbe potuto nascere, sperai che presto si sarebbe dileguata. In quattro o cinque minuti ai avvicinò però a noi alla distanza di un cavo, passò poi al nostro sotto vento, e vidi in seguito una lunga corrente pallida, la quale scese sopra il vortice dell’acqua: questa corrente era quasi larga come l’arco baleno, e la parte superiore compariva essere estremamente elevata, nè veniva da una nuvola. Fui molto sorpreso di questo fenomeno, poichè non mi ricordo averne giammai veduto uno simile. Essa continuò il suo cammino sotto vento, distante da un miglio circa, e finalmente scoppiò. La tromba fu solamente piccola, senza forza e durata; ciò non ostante, mentre passò vicino a noi, oaservai che conteneva una quantità di vento. È probabile che, se questa tromba avesse continuato, si sarebbe formata una nuvola sopra di [p. 272 modifica] essa. In un terzo luogo3, dic’egli, poco distante da noi vedemmo una tromba discendere da una nuvola oscura; cosa che sparse d’intorno una quantità di pioggia con fulmini e tuoni. La nuvola parve prendere la direzione verso il sud per tre ore continue, poi si portò rapidamente verso l’ovest, ed in quel momento vedemmo scoppiare la tromba che pareva essere alla nuvola appesa. La nuvola si diresse poi verso il sud, e di là verso il nord-est, dove, essendo arrivata sopra un‘isola, si scaricò e si divise; dopo di che cade dalla sua coda una piccola pioggia sopra di noi, della quale fin allora non ne avevamo provato affatto.

Thevenot nel suo viaggio verso il Levante ha descritto anch’egli questa meteora con molta esattezza. Nel seno persico, dic’egli, fra le isole Quesomo, Loreca ed Ormus, osservammo certe nuvole in forma di piccole trombe, o sia colonne di vapore; forse pochi uomini vi hanno fatto tanta attenzione quanta io ne feci in quella circostanza. La prima tromba che vedemmo [p. 273 modifica]comparve verso le montagne dalla parte del polo artico, fra noi e l’isola Quesomo, circa un tiro di schioppo lontano dal vascello, la di cui prua era diretta verso il nord-est. Non prima che allora osservammo, che l’acqua bolliva, innalzandosi quasi un piede sulla superficie del mare, ch’era di colore bianchiccio, e sopra di essa pendeva un fumo negro e denso. Credemmo vedere un pagliajo acceso, il quale, invece di fiamma, non altro gettasse fuori che fumo. Durante tal fenomeno si sentì uno strepito simile ad un torrente, il quale con violenza scorre il vallone. Questo strepito fu accompagnato ancora da un altro paragonabile al sibilare forte dei serpenti, o delle oche. Poco dopo scorgemmo un tubo oscuro simile al fumo, il quale rapidamente aggirossi in alto verso lo nuvole. Questo tubo non era più grosso di un dito, e si elevò con un continuo strepito; la luce lo sottrasse poi agli occhi nostri, e quindi concludemmo, che fosse sparito, poichè non lo vidimo più elevarsi in alto. In generale non era stato visibile più di un quarto d’ora. Appena sparita questa tromba, scoprimmo un altro tubo verso il sud, che, affatto [p. 274 modifica]simile all’antecedente, ebbe lo stesso principio. Quasi nell’istesso tempo se n’elevò accanto a questo un altro simile verso l’ovest, ed immediatamente un terzo accanto al secondo: il più distante da noi di tutti era un tiro di fucile. Tutti tre ci parvero essere come pagliaj fumicanti di due o tre piedi di grossezza: queste trombe produssero uno strepito come le prime. In oltre osservammo, che dalle nuvole scendevano egualmente tanti tubi sul luogo ove l’acqua si era innalzata. Sul lato rivolto verso le nuvole ciascuno de’ tubi superiori era terminato come le parte inferiore di una tromba, o, per dir meglio, somigliava ad una poppa di vacca distesa verticalmente a forza di pesi. Questi tubi erano pallidi, bianchi e trasparenti; ed io credo che questo colore dipendesse dall’acqua trasparente, perchè tutti parvero essere già formati, prima che tirassero in alto l’acqua, come vedremo in seguito. Finchè furono voti, si distinsero molto poco, e come un tubo di vetro trasparente, il quale, senza essere ripieno di un fluido, fosse esposto contro la luce del giorno. Questi tubi non furono diritti, ma, in alcuni siti, curvi e non affatto verticali; [p. 275 modifica] piuttosto cominciando dalle nuvole, cui parvero essere quasichè innestati, fin al luogo ove attiravano l’acqua, apparirono essere assai curvi. Il più singolare fu, che il tubo della seconda tromba seguì la nuvola cacciata dal vento, alla quale era attaccato, senza staccarsi, e senza abbandonare il sito ove attirava l’acqua. Essa, passando dietro il tubo della prima colonna d’acqua, formò piuttosto, per qualche tempo, quasi una croce di s. Andrea. In principio tutti tre i tubi non oltrepassarono la grossezza di un dito, e solamente vicino alla nuvola ebbero una periferia maggiore; ma poi il tubo della prima colonna si aumentò considerabilmente. Delle due altre nulla di più potei osservare; poichè la prima, dopo essere nata, non durò maggior tempo di quella che avevamo veduto poco prima verso il nord: la seconda verso la parte meridionale non durò più che un quarto d’ora; ma la prima che s’innalzò dalla parte meridionale, restò più tempo, e da questa avemmo da temere più che dalle altre. Il suo tubo a principio ebbe la grossezza di un dito, poi di un braccio, poco dopo di una gamba, e finalmente di un albero tale da potersi abbracciare da un [p. 276 modifica] uomo. L’acqua di questo corpo trasparente, la periferia del quale diminuì ora di sopra ora di sotto, potemmo vedere chiaramente, che serpeggiava montando in alto: in quel momento il tubo somigliò ad un budello ripiegato di materia fluida, la quale, a forza di comprimerla col dito, si fa salire e discendere. In appresso il tubo si ristrinse di nuovo, e divenne minore d’un braccio, indi quasi si ridusse alla grossezza di un budello che si allunga col tirarlo verticalmente. Poco dopo si accrebbe nuovamente alla grossezza di una gamba, e poi si ristrinse subito. Finalmente vidi ricadere l’acqua ch’era prima montata sulla superficie del mare; e l’estremità del tubo che al mare era unita, si divise, stringendosi come se fosse stato legato. Collo splendore che apparve mentre la nuvola si ritirò, scompari finalmente il tubo agli occhi miei. Guardai un pezzo intorno a me, credendo di poterla ancora ravvisare (giacchè io avea osservato, che il tubo della seconda tromba verso il sud, parve strapparsi in mezzo per tre fino a quattro volte, ma poi comparve sempre intatto come prima, perchè la luce ci rese invisibile l’altra metà), ma tutta la mia [p. 277 modifica] attenzione fu inutile, e non potei rivedere nè i primi tubi, nè altri nuovamente nascenti. Tali colonne di acqua minacciano per mare i più terribili pericoli; perchè incontrando esse un vascello, s’avvolgono tra le vele in modo, che l’alzano altamente in aria e poi lo lasciano cadere sino al fondo. Questa disgrazia può accadere particolarmente ai piccoli bastimenti o alle barche. Se non levano di fatto il vascello in aria, almeno strappano tutte le vele, o l’inondano colla loro intera massa di acqua, ed ordinariamente lo conducono al precipizio. Senza dubbio in questo modo è perito il maggior numero de’ vascelli de’ quali non mai più si è avuta notizia, e che per un tal avvenimento colarono a fondo4.“

Le Gentil, nel suo viaggio intorno al mondo5, dà la seguente descrizione della tromba marina. „In tempo che il cielo era assai coperto, vidimo alle undici ore prima di mezzo giorno, circa un quarto di [p. 278 modifica] miglio intorno al nostro vascello, sei colonne di acqua le quali si formarono con uno strepito sì dolce, che parve simile a quello dell’acqua che passa sotto terra; questo strepito di tempo in tempo rinforzò, e divenne simile al fischiare, ed allo stridere delle corde di un vascello quando soffre burrasca; ed allora vedemmo mettersi l’acqua fortemente in movimento, ed innalzarsi un piede e mezzo sulla superficie del mare. Sopra questi siti quasi bollenti si vide pendere una nebbia pallida, ovvero una nuvola di fumo grosso e pallido, la quale, trasformata finalmente in una specie di tubo, s’innalzò verso le nuvole. Questi tubi e colonne di acqua si piegavano in tutte le direzioni, ove il vento spingeva le nuvole alle quali erano attaccati; il vento più forte non potè staccarle, anzi parvero allungarsi o accorciarsi a misura che la nuvola si trovava più alta o più bassa. Tutti fummo sorpresi da spavento nel vedere questo fenomeno: l’equipaggio, invece di farsi coraggio, raccontò mille accidenti, i quali non fecero altro che aumentare il timore. Se queste trombe, dissero essi, fra loro raggiungono il nostro vascello, lo tirano in allo e lo precipitano [p. 279 modifica] nell’abisso. I comandanti risposero in un tuono decisivo: Il vascello sì facilmente non sarà alzato in aria; ma dirigendosi questo trombe verso di esso, il nostro vascello romperà la comunicazione di queste colonne coll’acqua del mare, e l’intera quantità di acqua, della quale sono ripiene, cadrà sopra la coperta e fracasserà il vascello. Per prevenire questa disgrazia ammainammo le vele, e caricammo i cannoni; ma per fortuna uscimmo dal pericolo, perchè, mentre alcune trombe nella distanza di un quarto di miglio, ed altre in distanza minore, girarono intorno al vascello, osservammo, che i tubi dopo dieci minuti si ristrinsero, e distaccandosi dalla superficie del mare, si dileguarono intieramente.

Bligh, nel suo viaggio verso il mare pacifico nel 1793, pag. 155, dice: „Ai 9 di aprile, la mattina alle 9 ore, il tempo diventò impetuoso, e verso l’est si radunò una quantità di nuvole nere e dense. Poco dopo vedemmo non tanto lontano da noi una tromba, la quale, secondo il mio calcolo, potè avere il diametro maggiore di due piedi, ed il minore di otto pollici. Essa si affrettò verso il nostro vascello. Noi [p. 280 modifica] cambiammo immediatamente la direzione, raccogliendo tutte le vele, eccettuate quelle dell’albero di trinchetto. Poco dopo passò con mormorìo questa colonna d’acqua, in distanza minore di 10 passi, avanti il nostro vascello, senza che della sua vicinanza si sentisse il minimo effetto. Essa parve scorrere 10 miglia inglesi in un’ora, e passare colla direzione del vento verso l’ovest. Un quarto d’ora dopo d’essere passata davanti a noi, si disfece. La coerenza tra il mare e la colonna, la quale montò più alta de’ nostri alberi di vascello, si rese visibile per l’agitazione dell’acqua nell’estensione di sei passi circa, ed il centro di questo spazio parve concavo. Nella parte esteriore di questo circolo l’acqua s’innalzò con violenza in linea spirale: l’occhio potè seguirla fino all’altezza di 15 in 20 piedi, e poi non fu più conoscibile, di modo che non potemmo osservar più nulla sulla comunicazione di essa colla parte superiore.”

Sul lago di Ginevra, ove questo fenomeno è inaudito6, accade però due volte [p. 281 modifica] in meno d’un anno, cioè, nell’ottobre del 1741 e nel luglio del 1742, colle medesime circostanze qui sopra riportate. Jallabert descrive il primo come segue. „La mattina alle 9 ore fu osservata la tromba nella distanza di un tiro di fucile dalla sponda: essa formò una colonna, la di cui estremità superiore comunicava con una nuvola molto oscura, e la parte inferiore e più larga finiva un poco sopra l’acqua del lago. Nella notte antecedente piovè assai, e soffiò un vento fortissimo, il quale però cominciò a calmarsi nella mattina seguente, di modo che il cielo fu coperto solamente di alcune nuvole. La tromba durò due o tre minuti, e poi si divise. Immediatamente dopo si osservò un denso vapore che s’innalzò in quel luogo ove si era veduta la tromba, e nel medesimo sito l’acqua parve bollire, e volere innalzarsi. Essendo sparita la tromba, si ebbe del vento con pioggia.“ Ciò è naturale; poichè durò pochissimo tempo, [p. 282 modifica] onde nemmeno potè innalzare l’acqua. Nel mese di luglio del 1742, vicino alla sponda di questo lago, a Losanna, fu osservata una tromba, la quale arrivò ad un’altezza considerabile, e fini in una nuvola assai oscura. Essa consistette in un vapore denso ed oscuro, che parve occupare uno spazio di 16 fino a 18 tese in larghezza, e un poco più in lunghezza, e s’innalzò nell’aria con grande violenza. Dopo d’essere durata una mezz’ora, formò una colonna assai alta e diritta, ed in questa figura restò, finchè giunse a 50 o 60 piedi sopra la terra ferma, verso la punta di Poily, su cui si era portata, e dove scomparì quasi in un batter d’occhio.

Il dottor William Mercer, del nuovo Brunswich (nella nuova Scozia ovvero Acadia), in una lettera al dottor Beniamino Franklin del 1762, descrive la tromba veduta ad Antigoa, nell’arcipelago de’ Caraibi, colle seguenti parole7 „Avevo veduto in rimoto regioni molte trombe di mare, e sentito narrare riguardo ad esse una quantità di novelle stravaganti, ma non ne [p. 283 modifica] fui istruito sufficientemente sopra la loro nascita, finchè vidi quella di Antigoa, la quale mi persuase che le trombe altro non sono che vortici, i quali in tutta la loro estensione si rendono visibili per mezzo dell’acqua che raccogliono. Poco distante dall’imboccatura del Porto di S. Giovanni (luogo principale di Antigoa) comparvero due o tre trombe, una delle quali prese la direzione verso il porto. Il suo movimento progressivo fu disuguale e lento; andava per intervalli o saltando, ma non in linea retta. Quando venne a porsi in faccia al porto, mi trovai in distanza da essa circa 100 tese. Sopra l’acqua comparve un cerchio di 60 piedi di diametro circa, di cui l’aspetto fu tanto piacevole, quanto spaventoso per me. L’acqua in questo cerchio fu agitata moltissimo, come se vi si scopasse sopra, e tratta in alto con una straordinaria velocità e con istrepito. Dalla colonna della nuvola lampeggiò sì forte, come se il sole avesse concentrato in questo luogo i raggi più vivi; circostanza tanto più notabile, quanto che da per tutto all’interno parve essere solamente un circolo oscuro. Quando arrivò in terra, trasportò seco delle use, delle maglie, de’ [p. 284 modifica] pezzi di grosso legname ec., come pure una piccola casa di legno, la quale svelse dalla fondamenta, la trasportò 40 piedi lontana dal suo primo sito, e la pose in terra senza romperla o rovesciarla. È ancora osservabile che la casa, benchè il vortice prendesse la direzione dall’ovest all’est, fu portata dall’est all’ovest. Per la caduta di una trave che la tromba alzò in aria, furono uccisi tre o quattro uomini. Essa strappò una gran parte del tetto di una fabbrica da zucchero, e poi si divise senza fare maggior danno.“

Il dottor Perkins8, il quale ha tentato una spiegazione poco favorevole di questo fenomeno, sostiene, che le trombe non s’innalzano come i vortici dell’aria, ma che discendono dall’alto in basso. Per sostenere questa proposizione accenna i fatti seguenti. Il capitano John Wakefield minore, passando lo stretto di Gibilterra, vide cadere una tromba sul lato del suo vascello, la quale parve precipitarsi tutt’ad un tratto. Il capitano Langston, nel suo viaggio verso le [p. 285 modifica] Indie occidentali, vide penderne una sulla poppa del suo vascello. L’acqua cadde in sì gran quantità, che il capitano Melling, il quale si trovava al timone, dice d’essere stato portato via dall’acqua, la quale gli era entrata pel naso, per la bocca e per gli orecchj. Questi aggiunge inoltre, che l’acqua era perfettamente dolce.

Stuard non solamente ha descritto una quantità di trombe osservate da lui sul mediterraneo, ma benanche le ha fatte disegnare9. Egli parla precisamente dell’innalzarsi dell’acqua nella tromba; cosa che è particolarmente molto visibile nella tromba più grande posta in linea verticale.

È necessario ancora l’aggiunger qui ciò che riguardo alle trombe osservarono i sigg. Forster ne’ loro viaggi per mare. „Ai 7 di maggio 1773, scrivono essi10, fra le 3 e le 4 ore dopo mezzogiorno, ci trovammo [p. 286 modifica] nello stretto di Cook fra le due isole della nuova Zelanda in faccia al Capo Stephens. Il vento si calmò a poco a poco, di modo che vi regnò quasi una intiera calma. Il giorno precedente avea assai piovuto, e durante la notte il vento avea soffiato moltissimo: la mattina il vento era fresco, il tempo chiaro, e il termometro stava a 50 1ƒ2 gradi. Un quarto dopo le 4 ore vedemmo alcune nuvole grosse verso il sud-ovest, e parve che piovesse sulla parte meridionale del Capo Stephens. Immediatamente dopo videsi sulla superficie del mare una macchia bianca, dalla quale s’innalzò quasi un filo o una colonna, che si unì subito con un’altra che discese dalle nuvole. Poco dopo si formarono tre altre colonne della medesima specie, la prima delle quali era distante dal vascello incirca tre miglia geografiche inglesi (di 60 per grado dell’equatore, dunque 3ƒ4 del nostro miglio geografico). La colonna più vicina a noi ebbe la maggior larghezza sulla sua parte inferiore voltata verso la superficie del mare, e ci parve essere distante dal vascello per 70 ad 80 braccia. Nel circolo di questo diametro osservammo il mare in grande agitazione, [p. 287 modifica] e si videro sollevarsi de’ vapori come una pioggia finissima, i quali, illuminati dal sole, apparivano lucidi e di color d’oro da quella parte ch’era avanti la nuvola oscura, e pel resto erano bianchi. Mentre queste colonne si avvicinavano a noi, dirigendosi in giù per lo rtretto, potemmo osservarle meglio. In alto, verso le nuvole, il diametro fu anche maggiore che nel mezzo, ove appena parve essere di due o tre piedi. L’acqua fu spinta in alto in linea spirale, e spesso parve formare solamente un cilindro vuoto, e lasciare un vacuo nell’interno della colonna; perchè il colore sull’esterno era diverso da quello del mezzo, e l’intera colonna appariva all’occhio come un tubo vuoto di vetro. Le nuvole non sempre camminavano colla medesima celerità della parte inferiore delle colonne sul mare, che però queste presero una direzione obliqua, e qualche volta furono affatto curve. Queste trombe non ebbero tutte la medesima celerità nè la medesima direzione; poichè passarono l’una avanti l’altra, di modo che, a cagione della loro posizione obliqua, qualche volta le vedemmo poste a croce. Più che si avvicinarono a noi, più sentimmo il [p. 288 modifica] movi— mento del mare, il quale si ruppe in piccole onde corte. Spirò pure un venticello leggero, ma tanto incostante, che in un quarto d’ora soffiò da tutte le bande. La prima colonna meridionale durò più di tutte; la settentrionale fu la più vicina a noi, e nel suo movimento meridionale parve di volere avvicinarsi ancora di più. Ma la differenza poc’anzi accennata dell’andamento fra la parte superiore ed inferiore della colonna, cagionò finalmente la totale sua distruzione, scoppiando per la sua grande estensione. Eravamo ancora occupati di questo spettacolo, quando tutto ad un tratto, alla distanza di 500 tese alla diritta del vascello, uno spa- zio di 50 in 60 tese di diametro sulla superficie del mare venne violentemente agitato. Le onde corte si precipitavano rapidamente verso il centro di questo spazio, ove si perdevano a modo di vapore, e s’aggiravano in linee spirali, montando verso le nuvole. Alla vicinanza di questo vapore è indubitatamente da attribuirsi il non aver potuto vedere la colonna che dovè formarsi. Durante tal fenomeno sentimmo uno strepito simile al mormorio delle cadute di acqua nelle prnfonde valli. Lo spazio mosso [p. 289 modifica] sul mare si avvicinò sempre più a noi, e finalmente nella distanza di 200 braccia era a dirittura in faccia al vascello. In questo mentre caddero alcune grandini sulla coperta, e noi scoprimmo una seconda tromba dietro la prima, cioè, si vide come prima una nebbia di vapore bianco che serpeggiando in alto, si ristrinse a poco a poco alla parte superiore; e nel tempo stesso una nuvola lunga ed oscura, la di cui parte inferiore era la più ristretta, discese per incontrare la colonna ascendente. In breve si riunirono, e formarono un lungo cilindro verticale, il di cui movimento verso sud-est diede loro in poco tempo una figura curva. Finalmente ruppesi questo cilindro, e nel momento della divisione vedemmo lampeggiare in vicinanza, senza sentire il tuono. La tromba più vicina sparì poco prima. In questo momento erano esattamente le cinque ore dopo mezzogiorno, ed il termometro ai trovò a 54°. Durante questo fenomeno piovè varie volte, e per prudenza furono raccolte tutte le vele maggiori. Dopo una burrasca, che durò dal 22 fino al 29 di ottobre del medesimo anno, alcnni dei nostri uffizialì, in tempo di un vento più impetuoso e d’un [p. 290 modifica] mare più inquieto, dissero d’aver veduto la mattina alcune trombe in vicinanza del Capo Palliser. Alle otto della stessa mattina si ebbe una piccola pioggia, e subito dopo mutossi il vento. Il termometro era a 51.° 1ƒ2.

Ciò posto, volendo spiegare questo fenomeno, dobbiamo riflettere alle circostanze principali che sono le seguenti. 1. Le trombe non si osservano isolatamente, ma se ne vedono 3, 4, 6 e più insieme in piccole distanze tra loro, o immediatamente una dopo l’altra: 2. Uno spazio considerabile dell’acqua è sempre agitato; sembra bollire, e s’innalza, schiumando con tutte le apparenze del bollimento, fino all’altezza di un piede o di un piede e mezzo: 3. Si sente uno strepito considerabile che pare essere sott’acqua: 4. Si forma la nebbia, il vapore o il fumo, che s’innalza: 5. Questo fumo fa uno strepito particolare, che spesso si distingue benissimo dall’antecedente: 6. In ogni tempo v’è una nuvola sopra di essa, la quale non sempre vedesi subito in principio: 7. La nuvola quando comparisce non è sempre unita colla tromba, ma spesso discende per incontrare la nebbia che s’innalza, colla quale si [p. 291 modifica] unisce poi: 8. La colonna di acqua portasi innanzi a forza di urti e salti, e non con moto unito: 9. La nuvola segue sempre unitamente o isolatamente la colonna mobile sotto la quale è agitata l’acqua: 10. Questo moto progressivo non succede quasi mai d’egual passo, ma quasi sempre più lento, di modo che niuna tromba resta verticale, ma piuttosto formano tutte una linea inclinata, e spesse volte una linea curva: 11. Le trombe non sono d’uniforme grossezza, poichè il diametro di mezzo si ristringe, e al contrario s’accrescono l’uno sulla superficie dell’acqua, e l’altro verso le nuvole: 12. Durante una tromba, o dopo di essa, il freddo s’aumenta senza eccezione: 13. Quasi sempre accadono quando fa caldo; nascendo poi quando fa freddo, sono da considerarsi come eccezioni della regola. Gorden, per esempio, osservò una tromba nelle Dune in una giornata fredda di marzo11, ma egli nota anche, che immediatamente dopo l’aria diventò più fredda, e poi cadè la grandine; ciocchè prova, che l’aria superiore sia stata [p. 292 modifica] almeno 20 gradi più fredda dell’inferiore; 14. Ordinariamente lampeggia, o la colonna di acqua mostra almeno una luce elettrica: 15. Interrottamente piove; la pioggia è dolce, ed in que’ luoghi ove la tromba si avvicina cade sempre la grandine: 16. Le trombe si formarono sempre in que’ siti ove i venti, a cagione della situazione delle punte di terra, vengono rotti in varie direzioni, e cacciati l’uno contro l’altro, talchè sono quasi necessitati a cagionare i vortici d’aria: 17. Accadendo che le trombe si formino in terra, il loro effetto è intierameute simile a quello del turbine; esse portano in aria tegole, pietre, travi, animali ed ogni altro corpo senza eccezione, gettandoli con violenza in luoghi distanti; in somma esse non differiscono punto da’ turbini: 18. Non si trovano quasi mai in mezzo alla terra ferma, e raramente sulle coste; e quelle che toccano la terra, per lo più vengono generalmente dal mare: 19. Sovente, stando per cessare, lasciano cadere una grande quantità, di acqua.

Buffon crede12 di non potere [p. 293 modifica] spiegare altrimenti le circostante le quali accadono intorno alle trombe, se non ammettendo, che il fondo del mare ove nascono sia pieno di zolfo, di bitume ed altre materie, le quali infiammandosi fanno una esplosione come la polvere; e che l’aria, la quale si sviluppa in tali circostanze, s’innalzi, come estremamente rarefatta, colla massima violenza alla superficie dell’acqua, ove non solo cagiona la schiuma, ma benanche fa che esca fuori del fumo, il quale finalmente si attacca alle nuvole per mezzo di una colonna in forma di tromba. Ma il mare non è esclusivamente il luogo ove accade questo fenomeno; giacchè vi sono realmente delle trombe nate sulla terra ferma, chiamate turbini, le quali non danno alcun segno di

[p. 294 modifica] sccppiettìo di fuoco, nessun incendio, niuna traccia d’infiammazione, benchè si osservino in esse egualmente il fumo, la nuvola, il lampo ee., come nella tromba marina. Quello poi che somiglia al fumo non è che aria umida e calda, la quale presto si raffredda, come l’alito che in tempo d’inverno si vede sortire di bocca; questo fumo è il vapore dell‘acqua scomposta. Finalmente l’esplosione di un fuoco sotterraneo, invece d’innalzare il barometro, dovrebbe farlo calare, e l’aria dovrebbe riscaldarsi e non raffreddarsi. Non abbiamo bisogno di tutte queste ricerche, volendo spiegare la tromba come una specie di acqua ascendente, il di cui veicolo è un turbine. Una rarefazione, ed un riscaldamento forte e rapido nella regione inferiore dell‘aria, unito agli effetti dell’elettricità, sono sufficienti a spiegare tutti i fenomeni intorno alla tromba marina.

Beccaria ha tentato13 di spiegare le trombe col mezzo della sola elettricità; mentre si riporta tanto alla sua propria [p. 295 modifica] esperienza, quanto alla descrizione di una tromba inserita nelle Memorie dell’Accademia delle Scienze di Parigi del 1741, dalla quale apparisce, che nel tempo di un tale fenomeno possa regnare una perfetta calma, e che effettivamente vi sia stata. Da ciò egli trae la conseguenza, che la confluenza dei venti non possa esserne la cagione. Con quale diritto egli possa ciò sostenere, ce lo spiega qui appresso. Beccaria si prova dunque di produrre per mezzo dell’elettricità un fenomeno simile alla tromba; cioè, egli fa pendere verticalmente una stanga dal conduttore, alla di cui estremità, che deve essere piatta, è appeso una gocciola di acqua. Immediatamente sotto questa stanga pone una tazza di acqua, distante un pollice sotto il ghiacciuolo. Subito che l’elettricità è stata risvegliata, il ghiacciuolo si prolunga, e prende la forma di una tromba: l’acqua nella tazza si alza, e forma un’elevazione intorno all’asse della tromba, dalla quale elevazione partono continuamente delle scintille elettriche nella tazza, con quel rumore che ordinariamente tali scintille producono. In questo fenomeno crede Beccaria di aver trovata la perfetta spiegazione delle colonne [p. 296 modifica] di acqua, e la deduce dall’elettricità naturale dell’atmosfera. Dubito però che tutte le circostanze ed effetti della tromba, come l’aggirarsi in alto ec., possansi spiegare con l’elettricità. Il seguente forse renderà questo fenomeno più chiaro, ed i lettori vi ritroveranno le idee di Franklin.

Se sulla terra o sul mare, in una pianura di 10 miglia quadrate incirca, per le maggior parte di una giornata di estate, o anzi per molti giorni di seguito, non abbia spirate alcun vento, nè sia comparsa alcuna nuvola, la regione inferiore dell’aria sopra questa pianura può assai riscaldarsi, e quindi diventare molto rarefatta, e però specificamente più leggera della regione superiore dell’atmosfera, la quale è restata fredda. Che l’aria superiore possa restare fredda mentre l’inferiore si riscalda, lo prova la grandine che cade nelle giornate calde, e la neve che copre le punte delle alte montagne. L’aria riscaldata e rarefatta, divenuta perciò più leggera, s’innalzerà tanto più presto dalla pianura, quanto dall’aria più fredda, più compatta e più pesante è compressa da tutt’i lati. L’innalzamento di quest’aria rarefatta [p. 297 modifica] non può eseguirsi tutt’a un tratto in ogni parte, o nell’intiera estensione di questo spazio, poichè vi nascerebbe un vacuo di una circonferenza troppo grande; dunque quelle colonne di aria, che sono le più leggiere e le più rarefatte, s’innalzeranno a guisa di fili. Questo riscaldamento disuguale delle colonnette o filetti di aria è favorito dalla calma che non impedisce la direzione verticale de’ raggi del sole. Il vento che caccia la colonna riscaldata dell’aria sotto un altr’aria fredda, impedisce che possa innalzarsi, mentre per una continua mescolanza rende la temperatura uniforme. L’aria che circonda da tutti i lati questo filo perpendicolare di aria, cominciando sulla superficie del mare, concorrerà orizzontalmente da tutte le parti contro questo filo: le varie correnti s’incontreranno presso la colonna d’aria, e si uniranno con essa per innalzarsi. Da ciò deve nascere un aggiramento, siccome avviene in una botte di acqua, in cui avendo aperto lo spillo in fondo, si forma una concavità ed un vortice sopra l’apertura alla quale tutta l’acqua concorre. Or la colonna di mezzo, innalzandosi perciò con forza sempre crescente, l’aria che corre orizzontalmente, e [p. 298 modifica] che tutt’a un tratto non può innalzarsi verticalmente con quella prestezza colla quale si avvicina al vortice, dovrà allontanarsi dalla linea retta per seguire le linee circolari: quindi l’aria, avvicinandosi appena al giramento, s’innalzerà spiralmente in su, come l’acqua dentro un vaso girasi verticalmente per uscirne: questa cavità è maggiore sulla superficie dell’acqua ch’esce per un’apertura inferiore, e forma quasi un imbuto da paragonarsi colla tromba, in modo però, che montando in essa l’aria in alto, l’imbuto è rovesciato colla punta in su. L’aria inferiore, rarefatta maggiormente dal calore del sole, correrà tanto più presto contro l’aggiramento, quanto è maggiore il suo effetto sul piano, e maggiore la forza centrifuga delle sue parti. Siccome finalmente l’aria superiore più fredda, con ciò diviene sproporzionatamente più pesante, e comprime maggiormente l’aria che dal basso corre in alto; così questa s’innalzerà con una forza proporzionata alla sua velocità, moltiplicata per la densità cagionata dalla compressione fatta dall’aria fredda.

Facendo per mezzo della macchina pneumatica un vacuo sopra uno spazio di acqua, [p. 299 modifica] tutta l’aria non iscomposta nell’acqua s’innalzerà rapidamente in forma di piccole bolle. Riscaldando la campana fino e dieci o a venti gradi, si svilupperà molt‘aria scomposta nell’acqua: essa sarà agitata nella parte superiore, come se veramente bollisse, e sovente traboccherà a cagione della grande quantità di grosse bolle che nascono colla maggior prestezza. Lasciandola poi reffreddare, e riscaldandola nuovamente sotto il vacuo, arriverà lo stesso, ma con un calor minore. Quello che sotto una campana accade in piccolo, succede qui in grande; e vediamo anche nell’istesso tempo la cagione per cui la tromba nasce non solamente dopo un calme considerabile, ma più frequentemente in tempo di calma dopo la burrasca. Infatti la burrasca che agita l’acqua, separa molt’aria che in essa era veramente scomposta, in guisa che il bollire e lo schiumare procedono con maggior velocità. Le calma che segue la burrasca aumenta l’effetto del calore, e fa sì, che qualche colonnetta di aria, riscaldata particolarmente, viene eccitata a questo innalzamento, e dà in conseguenza principio all’intero giuoco. La forza sola dell’aria, che violentemente [p. 300 modifica] serpeggiando s’innalzerà, può seco strascinare una quantità di acqua nell’aggiramento, e farla anche cadere in poca o in molta distanza, e da maggiore o minore altezza, propriamente da dove si diminuisce la pressione delle correnti orizzontali dell’aria, senza farla ricadere per questa ragione nel circolo, ma bensì gettandola per la direzione della tangente. Lo spazio voto che si trova in mezzo al vortice, passando sopra l’acqua, può innalzare fino a 32 piedi una colonna di quest’acqua. Incontrando un vascello, può strappare gli alberi, e romperli per la sua progressione. Il cordame, in causa dell’aggiramento, può essere spezzato. Passando la tromba sopra la terra, scava il suolo per mezzo dello spazio voto nell’interno dell’aggiramento, sradica gli alberi, spezza le fabbriche, scopre i tetti, fracassa le finestre dal di dentro al di fuori, rompe le porte, smattona i pavimenti ec. Perchè in tutt’i luoghi ove passa la tromba, la pressione dell’atmosfera al di sopra è annichilita, e l’aria è rarefatta nel modo più violento14. Nel formarsi questo [p. 301 modifica] aggiramento dall’aria, benchè dall‘acqua ai estenda fino alla regione dell’aria calda, sarà pure tanto invisibile, come l’aria stessa. Prima diventerà visibile alle due estremità; all’estremità inferiore a cagione del bollimento, e del romore dell’acqua, e per l’innalzamento di essa nello spazio voto; all’estremità superiore a cagione della condensazione, che soffre immediatamente l’aria innalzata, calda o umida, dal freddo che domina nelle regioni superiori. Questa condensazione sarà visibile in forma di nuvola; e siccome è più fredda, raffredderà egualmente l’aria che immediatamente s’innalza verso di essa, e questa comunicherà il freddo alla seguente, poichè il freddo per l’avvicinamento dei vapori opera in linea retta più presto dal su in giù, di quello che possano i vapori innalzarsi in linea spirale. Apparirà dunque, che la tromba in principio sia

[p. 302 modifica] divisa dalla nuvola, e che la colonna superiore serpeggi dall’alto al basso, nel modo stesso con cui l’inferiore monta in alto, finchè ambedue si uniscono. Da ciò potremmo spiegare l’accrescimento della nuvola, il quale, durante la presenza di una tromba, si è sempre osservato senza eccezione. Quando l’aggiramento diminuisce, può apparire come se la colonna fosse divisa dalla nuvola, mentre la parte superiore ingrossata si ritira nella nuvola colla parte superiore dell’acqua scomposta. L’aggiramento dell’aria può essere ancora intero ed unito colla nuvola; ma la parte di mezzo non è visibile, poichè non contiene alcuna materia visibile. Mentre i vapori montati in alto alla fine della tromba si ritirano nella nuvola, è naturale che la nuvola s’ingrandisca, e che in qua ed in là produca un nembo, che secondo il freddo della regione superiore, e la prestezza colla quale i vapori montati congelansi, faccia cadere anche della grandine. Supposte queste circostanze, dobbiamo sempre aspettare un rinfrescamento dell’atmosfera, il quale, come abbiamo veduto, non mancò mai.

Essendo la tromba ripiena di acqua o di polvere, oppure di un altra materia, [p. 303 modifica] comparirà come un corpo oscuro e non trasparente. Quando la massa che vi s’innalza diminuisce il voto in mezzo, diventerà trasparente, e solamente il margine sarà visibile come due colonne oscure, ovvero il voto interno della tromba si presenterà come una colonna di luce, o come un canale voto co’ margini oscuri, e precisamente come comparisce un capello sotto il microscopio, e vi si osserverà il movimento spirale de’ vapori che nella colonna s’innalzano. Il fregamento dell’aria serpeggiante può rendere volatile una gran quantità di acqua, innalzarla in forma di gocce, scomporla in vapori, ed unirla coll’aria mediante il giro spirale; ma può spargerle anche indissoluta in forma di pioggia intorno alla tromba. Infatti abbiamo un esempio, che l’acqua di pioggia la quale cadde sopra una nave, mentre si avvicinò la tromba, era salata. Ordinariamente la pioggia è dolce, poichè l’acqua, mentre che s’innalza, viene distillata, e quindi il sale non s’innalza con essa. Tutt’i metalli, l’oro stesso non eccettuato, possono essere resi volatili, cioè incorporati coll’aria; ma il sale non si sommette a questa operazione. Il sale resiste fino al fuoco [p. 304 modifica] ed il massimo calore non è capace di svaporarlo, e portarlo ad un’altezza considerabile. Dunque alzandosi il sale coll’acqua, ne nasce una separazione, cioè, le particelle di acqua si attaccano all’aria, e le particelle di sale ricadono. Questa separazione è la cagione del fistìo, siccome il tuono sotterraneo che vi si sente è prodotto dalla separazione violenta dell’aria dalla massa dell’acqua: se deboli movimenti interni sono sufficienti a separare dall’acqua l’aria scomposta in essa, quanto più deve ciò aver luogo nel movimento violento cagionato da una tromba? Dove l’acqua nel fiume per una qualche resistenza è necessitata di dividere alcune particelle dal volume totale, sviluppasi l’aria accompagnata incessantemente da strepito. Il mantice ad acqua, del quale spesso si fa uso nelle miniere per la fusione dei metalli, ci può servire di esempio: esso consiste in un tubo di 20 piedi di altezza circa, nel mezzo del quale l’acqua precipitandosi cade sopra una pietra, il di cui margine, vicino all’altezza dell’acqua che risalta in dietro, è fornito sul fianco di un altro tubo stretto, pel quale passa la quantità dell‘aria, che con grande strepito si divide [p. 305 modifica] dall’acqua cadente, e da maggior alimento al fuoco che qualunque altro mantice. Il mormorio delle sorgenti, e lo strepito delle correnti che cadono sulle pietre, hanno in ciò la sua cagione. Le bolle che per questo processo continuamente si dividono dall’acqua, producono lo strepito. Anche i grandi fiumi romoreggiano in tempo di calma, ciocchè dicesi rastern, secondo il termine usato nei contorni dell’Elba, presso Stade, poichè vi si trovano banchi d’arena, scogli o prominenze a fior d’acqua, che obbligano le particelle acquose a dividersi ed a sviluppare l’aria.

I raggi di luce, e il frequente lampeggiare che si osserva lungo la tromba, si spiegano sufficientemente bene per mezzo dell’acqua piena di elettricità, che nell’istesso tempo accresce lo scomponimento dell‘aria, e qualunque effetto dell’aggiramento.

Il turbine o la tromba può restar immobile alloraquando l’aria concorrente da tutti i lati sta in equilibrio. Spingendo quest’aria più da una parte (cosa che ordinariamente accade, poichè non tutte le colonne di aria non sono egualmente riscaldate), succederà un movimento progressivo, e [p. 306 modifica] propriamente secondo la direzione della corrente più forte. Se l’aria superiore e l’inferiore, eccettuato l’aggiramento, sono in eguale tranquillità, accaderà non solamente il maggior movimento circolare alle parti inferiori, ma avrà pur luogo il maggior moto progressivo, poichè ciascun’aria preveniente orizzontalmente opera con maggior violenza. A cagione di questo moto progressivo la meteora strascinerà appresso di sè la nuvola nata dai vapori innalzati e raffreddati, in conseguenza di che la tromba si piegherà; fermandosi il piede, questo attrae verso di sè la nuvola, e la meteora può giacere in linea perpendicolare; cosa che però rare volte accade. L’acqua nella tromba facendo molta forza col suo peso, forse perchè la pressione dell’aggiramento va a cedere, la lacera e si precipita sul fondo; e siccome la colonna media di acqua che si è innalzata nello spazio voto, arriva spesse volte a 50 ed anche a 60 piedi di diametro, deve in conseguenza cadere con molla forza, e riuscire assai pericolosa ai navigatori. Non abbiamo finora alcun fatto sicuro di vascelli periti per le trombe, ma ciò sarà forse perchè la tromba distrugge intieramente que’ bastimenti che [p. 307 modifica] da essa vengono sorpresi. È probabile che qualche bastimento del quale non si è avuto più notizia, fu da queste trombe distrutto e disperso.

Le trombe ed i turbini non accadono però sempre di giorno, benchè questo suol essere il tempo in cui ordinariamente avvengono. La tromba terribile descritta da Boscowich15, la quale agli 11 di giugno 1749 distrusse diversi quartieri di Roma, comparve di notte. Essa si era formata sul mare, arrivò dapprima a Ostia, che giace al sudovest di Roma, e vi scoprì tetti, distrusse capanne grandi e piccole, e segnò su i campi la strada per cui giunse a Roma, con danni da non potersi descrivere. La meteora comparve come una nuvola oscura, lunga ed assai [p. 308 modifica] alta, che per mezzo di fulmini, lampi e raggi di fuoco, restò sempre visibile. Dal momento ch’entrò in Roma, la sua veemenza s’accrebbe continuamente; essa passò in mezzo alla città, entrando fra le porte di s. Sebastiano, e di s. Paolo, e uscendo fra la Porta Pia e quella di S Lorenzo, proseguì per la medesima direzione, senza che si avesse potuto sapere ove fosse scoppiata. Il cammino che fece da Ostia fino a Redicicoli sta nella direzione di sud ovest a nord est, ed importa più di 20 miglia italiane. La linea retta, per la quale si avanzò verso Roma, è inclinata al meridiano per 35 gradi circa. Il suo movimento progressivo fu estremamente rapido, benchè il padre Boscowich non abbia saputo determinare esattamente la sua velocità. Alcuni giomi prima e dopo soffiò il vento dal sud, e vi condusse molti temporali; anzi nella giornata antecedente, dopo mezzogiorno, v’era stato in Roma un fortissimo temporale. Immediatamente avanti la sua entrata in città s’ebbe una tempesta di vento accompagnata da un rumore assai cupo. Dove passò scoperse i tetti, abbattè i cammini, ruppe e disperse i travicelli, e schiantò travi [p. 309 modifica] considerabili, gettandole nelle case molto remote; sforzò le porte, ruppe le finestre dal di dentro al di fuori, e smattonò i pavimenti. Le case traballarono ancora qualche tempo dopo ch’era passata: secondo il padre Boscowich ell’ebbe una grande forza di attrazione, ed oltre a ciò, il vento condusse tutto verso di essa. Gli alberi che trovavansi lungo la strada furono rovesciati; le viti nello spazio laterale di 100 palmi, strappate, rotte, gettate in terra, ed ancora offese alla distanza di 200 palmi, mentre che le piante basse fra queste viti, e sotto di esse, restarono pienamente intatte. Ove le viti restarono risparmiate, furono danneggiati gli alberi. I più alti fra loro, in uno spazio laterale di mille palmi, furono distrutti od offesi; e dove non danneggiò gli alberi, fece volare le tegole dai tetti. Tuttociò sembra provare, che il vortice in una certa distanza dalla terra sia stato più violento che vicino ad essa; forse questi sono gli effetti di una elettricità assai attiva, e forse anche sono cagionati dalla veemenza colla quale la corrente di aria si precipita dall’alto in basso.

A Blanquefort presso Bordeaux, ove i turbini generalmente non sono tanto rari, [p. 310 modifica] ne comparve uno ai 13 di ottobre 1787 prima di mezzo giorno: tutta la mattina il cielo fu coperto di nuvole piovane, l’aria era poco in moto, ed il vento senza una direzione fissa. Il barometro s’innalzò, e ricadde diverse volte assai presto. Le nuvole si accumularono come montagne, ed urtaronsi insieme con violenza; la loro celerità s’accrebbe ad ogni momento, e particolarmente si precipitarono con una celerità incomprensibile verso terra. Tutte le parti dell’orizzonte in un momento si misero in moto, come se volessero unirsi in un punto solo. Il centro di questa montagna di nuvola, che a poco a poco prese la figura d’un cono accorciato e rovesciato, fu di diversi colori, che in generale si ridussero al bruno o al turchino. Dalla parte superiore uscirono fulmini, e il movimento vorticoso intorno all’asse fu rapido, ma irregolare. Per fortuna non ebbe questo turbine alcun movimento progressivo, e le regioni vicine non ne soffrirono la minima cosa. Il cupo stridore della tromba, il fracasso terribile dei tetti che precipitarono, lo scoppiare di un albero forte spezzato, il quale fu strappato colle sue innumerabili e grosse radici, mise tutti [p. 311 modifica] nella massima costernazione. Il danno delle case ec. fu considerabile; ma del resto niuno perì16.

Ai 4 di settembre 1793, giorno precedente ad una ecclisse del sole, nacque nella parrocchia di Hassloef nella Svezia un turbine terribile, accompagnato da uno strepito, che somigliò al fracasso de’ carri che corrono velocemente. Il turbine venne dal lago di Bosjoeholm in Schonen (Scania), ove distrusse una casa ed alcuni alberi che la circondavano. Di là si diresse alla parte orientale del cimitero di Vaxtorp; danneggiò un tetto nella vicinanza di Hassloef, indi si precipitò sopra la strada verso Cristianstadt, ove infuriò ancora con maggior impeto. Strappò il comignolo d’un granajo, condusse seco una parte del letto, la porta settentrionale del cortile, e l’avena che giaceva avanti questa porta. Il tetto fu ritrovato in buona distanza sopra un terreno pietroso; agli alberi portò via le cime, ed alcune altre piante sradicò intieramente. Il turbine [p. 312 modifica] passò poi sopra il pascolo, dirigendosi verso il villaggio Killet, ove ruppe ancora de’ piccoli alberi, e quivi fu veduto in forma di tromba. Di qua prese la direzione verso Foaltsby, ove ruppe nuovamente una quantità d’alberetti, condusse seco de’ covoni di avena che stavano sul campo, e scuotendoli ne cavò il grano. Questo turbine veemente pare essersi disteso quasi 100 aune in lungo e in largo, per più di un mezzo miglio nella parrocchia di Vaxtorp, senza aver fatto danno ad alcuno17.

L’accennato qui sopra sarà sufficiente per ispiegare le trombe co’ loro fenomeni; ci persuaderà nell’istesso tempo, che risguardo alla cagione ed all’effetto sono perfettamente simili a’ vortici de’ venti, chiamati da molti vortici di terra o sia turbini, per contrapposto alle trombe di mare. La descrizione di esse apparterrebbe propriamente al capitolo che tratta dell’atmosfera; [p. 313 modifica] ma siccome accadono per lo più sul mare, ed i turbini stessi sembrano nascere sul mare, e poco s’avanzano sulla terra ferma, abbiamo creduto poterne far menzione in questo articolo. Mi sia permesso di aggiungere ancora alcune brevi ma particolari descrizioni di turbini, de’ quali non avrò però bisogno di spiegarne i fenomeni.

Nelle memorie dell’Accademia reale delle Scienze di Stokolm descrive Rabe un turbine, al quale 10 giorni prima precedette una tromba. Ecco le sue parole „Nel 1746 ai 17 di agosto vidi presso Nystndt (in Laland) sopra il mare una lunga colonna bianca, ovvero cilindro di due aune di diametro circa, pendente da una nuvola oscura e densa, quasi 20 aune di altezza sopra il livello del mare. La parte inferiore di questa colonna parve tirare in alto l’acqua marina, che formò quasi un cilindro piccolo sotto il superiore. Dopo che l’acqua era montata spiralmente in aria, producendo della schiuma bianca, ricadde sui fianchi con grande strepito, simile ad una caduta di acqua. La colonna di acqua seguì la colonna nuvolosa in tutte le direzioni per dove il vento la cacciò, finchè ambedue [p. 314 modifica] sparirono. Ai 27 di agosto vidi nuovamente una tale colonna sulla terra stessa: anche questa pendette come un lungo cilindro dalle nuvole grosse, e fu dal vento condotta sopra la terra. L’acqua s’innalzò spiralmente in essa, ed attirò tuttociò che incontrò, come i covoni, le stoppie, i rani piccoli e gli arboscelli, facendoli girare in circolo fin all’altezza di 15 aune. L’acqua essendo arrivata a quest’altezza, si distese per tutt’i lati, e cadde in qualità di neve sulla campagna; durante ciò, la colonna delle nuvole, movendosi spiralmente, attirò altre cose in alto, ove il vento la condusse; e finchè io ho potuto osservare questa colonna, la parte inferiore di essa seguì sempre la superiore. Il tutto finito, si trovò il grano disperso nella campagna. Il più notabile fu, che il turbine strappò colle radici tutti gli olmi ai quali potè arrivare, conducendoli ad un’altezza considerabile; come pure strascinò una quantità di passeri ed altri uccelli, che si trovarono tra la biada, i quali dopo aver passato sforzatamente la colonna, caddero estenuati in terra. Dopo alcune ricerche più esatte seppi, che questo turbine venne egualmente dal mare, ove probabilmente ebbe il suo principio“. [p. 315 modifica]

Nell’intera contea di Eu18, a cominciare dal 6 di luglio del 1776, accadero frequenti e forti tempeste: ai 16 del mese suddetto alle otto e tre quarti si sentì un cupo susurro, che parve venire dalla parte di mezzogiorno. Alcuni domestici che si trovarono in un luogo pubblico di delizia, chiamato Le Frionet, il quale è confinato da un boschetto detto Le Bois de Fresne, montarono su delle scale, per iscoprire la cagione di questo strepito; essi osservarono un fumo denso che s’innalzò in questo boschetto. La colonna la quale vi passò in linea non obbliqua, si trovò alla loro diritta; sentirono uno strepito grande che parve discendere dall’alto; credettero di non poterlo paragonare meglio che allo strepito che fa un carro carico di tavole, il quale corre rapidamente sopra una strada selciata a pendìo. La base di questo turbine la quale, durante il passaggio pel boschetto, occupò al più uno spazio di due sino a 3 tese, accrebbesi [p. 316 modifica] al triplo quando arrivò alla valle che giace al piede di questo boschetto (poichè qui l’aria era più riscaldata). Alcuni viaggiatori che si trovarono in quel momento nella valle, furono assai spaventati da questo fenomeno, del quale non si poterono fare la minima idea; e benchè passasse molto vicino a loro, non ne furono punto offesi. La colonna in breve tempo percorse la valle, e mosse le pietre che vi erano; poi passò verso l’est accanto al boschetto di Frionet, incontrò l’estremità della casa, scosse con molta violenza un libero, sotto il quale uno dei domestici si era rifugiato, in modo che questi temè di essere ucciso; la terra tremò sotto i suoi piedi, ma il turbine innalzandosi immediatamente, gli diede tempo di fuggire, senza che gli accadesse veruna disgrazia. Più che il turbine si allontanò, più presto parve camminare. Passando sopra un fosso da poco tempo scavato, lo riempì di terra e pietre, e segnò il suo cammino sopra un campo arato con impronte simili ai solchi fatti dall’erpice. Di là passò sopra un terreno inclinato, e poi sopra un campo di grano di 30 a 40 jugeri d’estensione. [p. 317 modifica]

Diversi testimonj di questo fenomeno, a cagione del fumo denso che da per tutto ove si diresse la colonna, s’innalzò da terra, credettero che la paglia avesse preso fuoco; ma poi restarono non poco sorpresi di vedere solamente la paglia un poco in disordine. Un campo di lino soffrì un poco più; il lino fu abbattuto, ma poco dopo si rialzò di nuovo. Mentre il turbine passava per le biade, si vide che le rondini si radunavano intorno ad esso (probabilmente per i vermi che condusse seco), batterono impetuosamente le ale, e per qualche tempo non abbandonarono il sito, come se stessero ferme; (conseguenza dello spazio voto che passò immediatamente innanzi a loro, e che dovette assottigliare ancora considerabilmente l’aria in quel sito ove restavano le rondini). Appena arrivò la nuvola alla parte occidentale del fine del villaggio di S. Pierre en val, situato in una valle assai stretta, che il fracasso dell’aria, mentre la colonna si trovò sopra due case, cominciò a crescere e le case parvero fumare, e minacciarono ogni momento rovina. Gli abitanti di queste case furono estremamente spaventati; e più di venti persone, che si [p. 318 modifica] trovarono in mezzo ed esse, credette di dover perire.

Dietro a queste case, in mezzo ad un giardino di alberi altissimi, il turbine prese la direzione verso l’est; quivi torse e ruppe olmi di tre piedi di diametro, raddoppiò di celerità, e per la direzione di sud est si portò in un piano, contro una doppia fila di alberi da pomi; ne spogliò uno di tutti i suoi rami, lasciando solamente il tronco a metà, e ad un altro strappò solamente un ramo, e dopo aver percorso in un’ora e mezzo uno spazio di due miglia, prese di nuovo la direzione verso l’est, e distrusse il boschetto l’Abbé che confina col bosco di Eu.

A Carcassona19 ai 4 d’agosto 1776, alle 3 dopo mezzogiorno, si abbassò una colonna di aria da un’altezza considerabile sul villaggio Barbeyra. La colonna parve discendere da una montagna vicina, e presa la direzione tra questa e il villaggio Capondu; poi si diresse sopra il villaggio [p. 319 modifica] Barbeyra, sradicò gli alberi che incontrò, e li cacciò avanti di se. La sua base toccò la terra, e la colonna somigliò ad un cilindro, la grossezza del quale s’accrebbe sino alla metà dell’altezza. Poi si diminuì, e mentre si piegò, parve perderei nell’aria. Il suo colore, dalla base fino alla metà dell’altezza, fu di un giallo oscuro come il cotogno20; la parte superiore però parve essere infiammata. Il romore che fece questa meteora, mentre procedette innanzi, somigliò al muggito di una greggia di bovi. Poco dopo si divise in due parti, e nell’istesso momento da una di queste parti si formò una nuvola densa: l’altra parte girò rapidamente intorno a sè stessa, precipitandosi con uno strepito straordinario nel ruscello Dande, il quale perciò si diseccò a una distanza considerabile. Le pietre, le selci e la sabbia, che in questo luogo asciugato si videro, erano tinti d’un rosso di fuoco. Una piccola parte della tromba s’innalzò sopra il ruscello, atterrò molti grandi pioppi, e nella vicinanza sradicò un [p. 320 modifica] albero della periferia di 12 piedi circa. Il resto prese la direzione verso i boschi vicini, li danneggiò, e poi si perdette sul fianco di Millepetit. Quella nuvola che nacque nel momento della divisione della tromba in due parti, e ch’era l’unica sull’orizzonte, coprì il campo di grandine, alla quale seguì una forte pioggia.

Nel 1777 ai 21 di luglio, a due ore dopo mezzo giorno, in tempo di cielo coperto, una nuvola bianca spaventò l’intero villaggio Billi Becelos, che giace presso la Bassèe21. Il romore che vi fu sentito, somigliò ad una grossa corrente di acqua. S’innalzò dalla terra un fumo denso circa 12 piedi largo, il quale verso la parte superiore andò sempre più aumentandosi. La nuvola fu cacciata dal sud al nord: essa rovesciò un muro di mattoni, scopri la parte di un tetto, portò in aria un granajo non ancora coperto di tegole, e lo distrusse intieramente. Questa meteora che durò un’ora, per fortuna non si diresse verso il villaggio; un giovane solo fuggendo fu offeso [p. 321 modifica] da un mattone che li cadde in testa. La nuvola rovesciò tutto il grano che incontrò sulla sua direzione, e condusse seco una parte di alcuni cesti di cavoli. Indi si divise nella vicinanza di Anthe, e sparse un insoffribile odore sulfureo.

La bella descrizione di una tromba di terra fatta da Franklin22 in una delle sue lettere, osservata da lui stesso23 chiuderà il presente capitolo.

„Trovandomi a Maryland, e facendo in compagnia di alcuni amici e del colonnello Tasker una cavalcata verso la sua casa di campagna, vidimo sotto di noi in una piccola valle un vortice appena nascente, ch’ebbe principio sulla strada stessa, e che si rese sensibile per la polvere che raccolse e condusse in aria. L’aggiramento comparve sotto la forma di un pane di zucchero con una punta lunga: esso s’innalzò presso noi lungo la collina, e più che si avvicinava più [p. 322 modifica] s’ingrandiva. Mentre passò vicino a noi, la parte rivolta verso terra, non comparve più grande d’un bariletto ordinario; ma verso la parte superiore si estese in modo, che nell’altezza di 40 fino a 50 piedi parve avere 20 o 30 piedi di diametro. Il reato della compagnia si fermò per osservarlo; ma eccitando questo fenomeno la mia curiosità, mi disposi a seguirlo a cavallo, ed osservai, che progredendo, leccò, per così dire, tutta la polvere che si trovò in fondo alla sua parte più ristretta. Siccome è opinione comune, che le trombe scoppino quando vi si tira un colpo di cannone, tentai di distruggere questo aggiramento per mezzo di replicate forti frustate, ma. tutto fu inutile“.

„Poco dopo essa abbandonò la strada, dirigendosi verso il boschetto, ove da un momento all’altro s’ingrandì: invece della polvere raccolse le foglie secche, delle quali la terra fu intieramente coperta, producendo con esse un grande rumore: con ammirabile destrezza e forza avvolse insieme alberi forti, e li fece girare in circolo; benchè il movimento progressivo della tromba fosse sì lento, che un uomo a piedi l’avrebbe potuto seguire, ciò non ostante ebbe un movimento [p. 323 modifica] circolare assai rapido. Le foglie delle quali fu allora ripiena mi fecero osservare chiaramente, che la corrente di aria dalla quale furono agitate passava dal su in giù in linea spirale. Quando vidi che condusse seco bastoni e tronchi di alberi forti, che insieme inviluppò sulla strada che prese, e che restò intera dopo essere passata innanzi a me, non mi maravigliai più, che la mia frusta non avesse prodotto alcun effetto sopra quel piccolo aggiramento, allorchè cominciò. L’inseguii circa tre quarti di miglia inglesi (643 passi geometrici) finchè alcuni rami secchi, rotti dall’aggiramento, e volanti nell’aria caddero presso di me in terra minacciandomi di qualche pericolo. Quindi arrestai il mio cavallo, e mi contentai di seguire cogli occhi la testa della tromba, poichè le foglie che condusse ceco la resero sufficientemente visibile sopra gli alberi del bosco ove si era diretta; la maggior parte delle foglie che volarono via dalla parte più larga e superiore della tromba, furono disperse dal vento, e portate sì alto nell’aria, che parvero avere la grandezza delle mosche.“

„Il mio figlio, che fin a tal momento [p. 324 modifica] mi accompagnò, seguì la tromba sino alla parte apposta del bosco. Dopo che la tromba ne fu uscita, passò sopra un vecchio campo di tabacco; e non trovandovi nè polvere nè foglie da alzare, diventò in fondo invisibile, e si sciolse interamente sopra questo campo“.

„La striscia del vento dominante che allora soffiò, prese con noi quasi la medesima direzione; ed il movimento progressivo della tromba tenne quasi la direzione opposta, benchè non seguisse una linea retta, e la sua direzione non fosse uniforme, giacchè, procedendo innanzi, fece piccoli deviamenti alla diritta ed alla sinistra; ora avanzò più presto ora più lento, e qualche volta parve quasi arrestarsi per qualche secondo, per quindi avanzarsi con doppia forza. Ritornando poi alla compagnia, ammirammo l’altezza alla quale le foglie furono innalzate, le quali il vento forte cacciò sopra le nostre teste. Queste foglie ci accompagnarono durante il nostro viaggio; alcune caddero intorno a noi, altre svolazzarono senza toccar terra, di modo che sempre ne caddero a nostro fianco, ancora dopo che ci

  1. Ved. Philos transact. del 1798, ed un estratto da ciò nei Voigt. Mag. fuer den neuesten Zustand, vol. 2. quint. I. p. 33-35.
  2. Tom. I. p. 106.
  3. Dampier, tom. 3 p. 182.
  4. Lo schiarire fatti simili è difficile; chi ci porterà la notizia di un vascello distrutto da una tromba marina? quindi dobbiamo credere, che Thevenot lo abbia soltanto supposto.
  5. Tomo I. pag. 191.
  6. Questi due fenomeni sono notabili, poichè fuori di essi nessuna tromba è penetrata mai tanto nell’interno della terra o quivi comparsa. Il grande lago, e le sue sponde dirupate pajono essere proprie a produrvi tali vortici.
  7. Nelle Experiments and observation on Electricity di Franklin ediz. 5. Lond. 1777 pag. 289. 409.
  8. Nelle sue Conjectures concerning Wind and Water spouts, Tornado’s and Hurricanes etc.
  9. Nelle osservazioni sopra oggetti della geografia fisica di Gior. Reinh. Forster, raccolte dal suo viaggio intorno al mondo, tradotte in tedesco da Giorgio Forster, Berlino 1783.
  10. Philosoph. transact. vol. 47 num. 80
  11. Descritta pure nelle Philos. Transact.
  12. Storia nat. gener. vol. 2 srtic. 15. Egli seguita in ciò Lemeri, il quale nel suo Course of Chemistry, ed. 4 pag. 116. espone il primo questa spiegazione. Shaw ne’ suoi viaggi crede di spiegarle per mezzo d’impetuosi venti, che soffiano l’uno opposto all’altro e che per un azzardo avessero preso in mezzo le nuvole pregne di acqua; ciò meriterebbe però esser appena accennato, se alcuni non avessero attribuita questa spiegazione al grande Buffon, il quale pure non l’ha mai adottata.
  13. De electricismo naturali. c. 7.
  14. Nel 1782 l’isola Formosa soffrì una distruzione incredibile cagionata da una tromba che si precipitò sopra di essa, e si dice che vi si annegarono più di otto milioni di anime. Vedi Buffon, storia natur. gener. e particolarmente, l’edizione nuovissima riveduta da Sonnini e pubblicata da Funke. Il 36 fascicolo delle Mollucche da Montfort, 2 vol. p. 2O7.
  15. Vedi: Sopra il turbine che la notte tra gli XI e XII giugno del 1749 danneggiò una gran parte di Roma. Dissertazione di P. R. Giuseppe Boscowich. Roma 1749. Un estratto di questa trovasi nel Monthly Review mese di dicembre del 1750. Boscowich. celebre per le me cognizioni fisiche e matematiche, e testimonio oculare di questo avvenimento, dichiarò questo turbine vorticoso per una tromba, e confermò che i turbini e le trombe sono della medesima specie.
  16. V. Esprit des journ. fevr., 1788; e Gothais, Magazin fuer Physik, vol. 5 quint. 4 p. 90.
  17. Ved. Konigl. Svensk Vatensk Nya Handl foer 1791. 1 quart. p. 64. 65. Voigt Magazin fuer den neuesten Zustand der Naturkunde, vol. I quint. 1 p. 92. Ambedue le descrizioni confermano la spiegazione fatta qui sopra.
  18. Appartiene al distretto dl Caux nella Normandia, in oggidì Départ. da la Seine inferieure, vicino al canale o mare britannico, e la Manche.
  19. Città sul fiume Aude nella Linguadoca inferiore, oggi Dép. de l’Aude; questo fiume sbocca nel mediterraneo.
  20. Come molte nuvole de’ temporali.
  21. Piccola città nella Fiandra francese, oggidì Dép. du Nord.
  22. Works ec., vol. 2. litt. 12. to. P. Collinson Esq. Sotto la data del 25 agosto I755.
  23. Golberry nel deserto di Sahara vide trombe di arena quasi con gli stessi indizj delle trombe marine; di esse sarà fatta menzione nella 1.parte del II. volume.