Vai al contenuto

L'abbozzà de li secolari

Da Wikisource.
Giuseppe Gioachino Belli

1835 Indice:Sonetti romaneschi IV.djvu sonetti letteratura L'abbozzà de li secolari Intestazione 20 gennaio 2025 100% Da definire

La visita de comprimento Er francone tutto-core
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1835

[p. 345 modifica]

L’ABBOZZÀ[1] DE LI SECOLARI.

     Stamo ubbidienti, rispettosi, quieti,
Contenti prima e ppiù ccontenti doppo,
Tutto quer che vve pare; ma li preti,
Sor don Craudio, da noi ne vònno troppo.

     So’ ttroppi[2] farisei, tropp’indiscreti,
Ner parlà vvanno troppo de galoppo,
Hanno troppe bbuscìe,[3] troppi segreti,
So’ ttroppi deggni d’assaggià lo schioppo.

     Ma ssi[4] cc’è in paradiso un Padr’Eterno,
Lòro a sto monno sce li tiè ppe’ sseme
De le rape dell’orto de l’inferno.

     Cos’è? ccosa ve dite, sor don Craudio?
Anneremo a l’inferno tutti assieme?
Ebbè, mmale cummune è mmezzo gaudio.

3 ottobre 1835.

Note

  1. La sofferenza.
  2. Sono troppo ecc. In tutti i casi la parola troppo è dai Romaneschi accordata in genere e numero col nome a cui va congiunta. [Ma c’è qualche eccezione. Cfr. la nota 4 a pag. 235 del vol. VI.]Fonte/commento: Sonetti romaneschi/Correzioni e Aggiunte
  3. Bugie.
  4. Se.