L'avvenire!?/Capitolo diciassettesimo

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Capitolo diciassettesimo

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Edward Bellamy - L'avvenire!? (1888)
Traduzione dall'inglese di Anonimo (1891)
Capitolo diciassettesimo
Capitolo sedicesimo Capitolo diciottesimo
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CAPITOLO DICIASSETTESIMO




Trovai le disposizioni della casa centrale per le merci, come me le aveva descritte Editta, e fui entusiasmato della meravigliosa azione che esercita sul lavoro, un’organizzazione perfetta. Immaginatevi un mulino gigantesco nelle cui tramoggie costantemente scorrono tonnellate di merci, per uscirne all’altra estremità in pacchi, libbre, oncie, metri, pollici e litri, rispondendo agl’infiniti e variati bisogni personali di un mezzo milione di uomini. Il dottor Leete a cui davo spiegazioni sul genere e modo di vendita delle nostre merci, mi dimostrò, con un calcolo, i sorprendenti risparmi che col nuovo sistema s’era giunti ad ottenere. Tornando a casa dissi: «Dopo ciò che ho visto oggi e da ciò che mi avete detto, come pure da ciò che appresi sotto la guida della signorina Editta, mi sono formato un concetto abbastanza chiaro del vostro sistema di divisione e mi è dato comprendere come [p. 97 modifica]possiate fare a meno del mezzo circolante; ma vorrei sapere qualche cosa di più sul sistema di produzione, e siccome mi spiegaste in che modo vien fatta la leva dell’armata industriale e come è organizzata, vi prego per favore di dirmi chi dirige il loro lavoro? Quale autorità decide ciò che dev’esser fatto in ogni divisione, perchè vi sia produzione d’ogni cosa e nessuna forza lavoratrice venga sprecata? A me pare che ciò debba essere un compito intricato e difficile, e che richiede un’abilità speciale».

«Vi pare veramente così?» rispose il dottor Leete, «eppure vi assicuro che quel compito è molto facile ed è basato su principi tanto chiari e sì facilmente applicabili, che gli impiegati a Washington, incaricati dell’esecuzione, purchè siano uomini di buona capacità, riescono sempre a disimpegnare le loro mansioni, con soddisfazione della nazione. Il meccanismo ch’essi guidano, è immenso, ma così logico nei suoi principi e diretto e semplice nei suoi effetti, ch’esso lavora da sè e soltanto un pazzo potrebbe turbarne l’ordine; di ciò converrete meco quando avrò aggiunte alcune parole. Siccome avete un’idea abbastanza chiara del sistema di divisione, partiremo da questo punto; già ai vostri tempi gli statistici potevano darvi il numero dei metri di stoffa di cotone, di velluto, di lana; il numero dei sacchi di farina, di patate; il numero delle scarpe, dei cappelli e parapioggia che venivano consumati annualmente nel paese. Queste cifre erano approssimative, perchè la produzione, essendo in mani private, non c’era mezzo di ottenere la statistica della vera divisione; adesso però che ogni spillo proveniente da un magazzino nazionale vien registrato, le indicazioni delle cifre di consumo dopo settimane, mesi ed anni, alla fine d’ogni periodo, sono sempre giuste. Su queste cifre si basa la valutazione del bisogno per l’anno seguente, con la possibilità d’un rincaro o d’una diminuzione di prezzo. Quando questo apprezzamento, in causa della certezza, viene accettato dall’amministrazione generale, cessa, da parte della sezione di divisione, ogni responsabilità, finchè le merci vengano consegnate.

Dicevo che le valutazioni vengono fatte in anticipazione e per un anno intero; ma in realtà si estendono a questo spazio di [p. 98 modifica]tempo, solo quando si può calcolare sopra un continuo consumo nei grandi mercati. Per la più parte dei piccoli oggetti d’industria, sui quali influisce il buon gusto e la novità, la produzione va di pari passo col consumo e per questi vengono presentati conti preventivi, basati sullo stato settimanale delle richieste. Tutto il campo dell’industria delle stoffe greggie e quello del raffinamento, sì divide in dieci grandi sezioni, delle quali ognuna rappresenta un gruppo di industrie amiche; ogni singola industria viene rappresentata da un ufficio subalterno, che tiene un registro completo dei prodotti e delle forze lavoratrici che gli sono sottoposte, dei prodotti in riserva e dei mezzi di amministrarli. Le valutazioni della sezione di divisione sono mandate alle dieci sezioni, che, alla lor volta, suddividono le diverse industrie fra gli uffici rappresentanti, e questi collocano le loro genti al lavoro. Ogni ufficio è responsabile del compito affidatogli, che viene osservato dalla sezione e dall’amministrazione, così anche la sezione di divisione non accetta nessuna provvisione senza averla prima esaminata; e quando un articolo nelle mani del consumatore è riconosciuto difettoso, il difetto vien tolto dall’operaio. Quando i necessari contingenti sono suddivisi fra le diverse industrie, la rimanente eccedenza viene adoperata per altri lavori, come costruzioni, lavori d’ingegneria, ecc.»

«Sopra un punto,» dissi, «a mio parere, credo che potrebbe nascere lo scontento. Come possono venir soddisfatti i gusti dei pochi che desiderano articoli che non hanno una gran diffusione, non essendovi imprese private? Una disposizione ufficiale può, ad ogni istante, derubarli della possibilità di soddisfare un certo gusto, esclusivamente perchè la maggioranza pensa diversamente.»

«Ciò sarebbe una tirannia,» riprese il dottor Leete, «e potete essere certo che questo fra noi, a cui la libertà e l’unità sono tanto care, non succede. Quando conoscerete meglio il nostro sistema, vedrete che i nostri impiegati, non ne hanno soltanto il nome, ma sono realmente gli istrumenti e i servitori del popolo. L’amministrazione non può far cessare la produzione di qualunque sia merce, per cui riceve richiesta. Se la richiesta, per un dato oggetto, dovesse diminuire al punto da renderne la fabbricazione [p. 99 modifica]costosa, allora il prezzo deve aumentare, e fintanto che il compratore è disposto a pagare, la fabbricazione continua sempre; di più, quando vi sia richiesta per un articolo che prima non esisteva, e sulla necessità del quale l’amministrazione ha dei dubbi, si può, per mezzo di una petizione garantire un certo smercio e costringere l’amministrazione alla fabbricazione di esso.

Un governo o maggioranza che volesse prescrivere al popolo o minoranza, ciò che deve mangiare o come si deve vestire, e dormire (e credo che ai vostri tempi questo sia occorso in America), sarebbe tenuto per uno strano anacronismo. Probabilmente avevate motivo di sopportare un simile pregiudizio all’umana indipendenza; ma per noi sarebbe stato insopportabile; mi fa piacere che questo punto vi abbia toccato, poichè mi diede opportunità di mostrarvi, quanto più diretto e attivo sia ora il controllo di ogni cittadino sopra la produzione, che non fosse ai nostri tempi. Allora regnava la così detta iniziativa privata, che piuttosto avrebbe dovuto chiamarsi iniziativa del capitale, poichè in complesso il cittadino privato ne traeva ben poco vantaggio.»

«Avete parlato d’un rialzamento di prezzo, per gli oggetti di valore,» dissi, «ora come vengono regolati i prezzi in un paese, dove non c’è concorrenza fra compratori e venditori?»

«Lo stesso come ai vostri tempi,» rispose il dottor Leete. «Comprendo però che occorre una spiegazione,» aggiunse osservando la mia espressione d’incredulità; «ma non sarà lunga; le spese per il lavoro che produceva un articolo, servivano a’ vostri tempi come base del prezzo, e così è anche oggi; da voi la differenza di mercede faceva la differenza di prezzo per il lavoro, presentemente questa differenza è basata sul relativo numero delle ore giornaliere di lavoro, ma il lavoro dell’operaio resta in tutti i casi uguale. Il dispendio per il lavoro di un uomo, in un ramo d’affari, che sia tanto faticoso, da far ridurre a quattro le ore di lavoro, per ottenere dei volontari, è doppio di un’altro, dove gli operai lavorano otto ore; la spesa per il lavoro, è appunto la stessa come se da noi avessero gli operai ricevuto pagamento doppio, per un lavoro di quattro ore e questo calcolo [p. 100 modifica]applicato al lavoro di ogni articolo dei diversi mestieri, dà il prezzo in proporzione agli altri articoli. Oltre al costo per la fabbricazione ed il trasporto, influisce anche sul prezzo, la rarità di certe merci.

In caso di grandi bisogni, potendo esser procurate in abbondanza, la rarità sparisce come fattore, inoltre essendoci sopravvanzo in riserbo, con esso può venir pareggiato lo sbilancio eventuale provocato da richieste maggiori, anche in caso di raccolto scarso. I prezzi delle merci ribassano annualmente; rialzano di rado, e quasi mai; alcuni articoli sono sempre costanti, ed altri di quando in quando non conformi alla richiesta; per es. i pesci freschi, il burro ed il latte fra gli ultimi, e, fra i primi, degli oggetti che richiedono gran destrezza e raro materiale per fabbricarli. Tutto ciò che può essere opportuno, è di pareggiare l’incomodità con la rarità; questo succede per temporaneo aumento di prezzo se la rarità è momentanea, o fissando un maggior prezzo se la rarità è di durata.

Ai vostri tempi i prezzi elevati indicavano limitazione della vendita dei singoli articoli ai ricchi; al giorno d’oggi, che tutti hanno gli stessi mezzi, vengono comperati da chi ne ha il desiderio. Vi ho dato un’idea del nostro sistema di produzione e di divisione; lo trovate tanto intricato come pensavate?»

Confessai che non poteva essere più semplice.

«In omaggio alla verità, posso asserire certamente che il capo d’una casa commerciale, ai vostri tempi, al quale turbavano il sonno le oscillazioni dei mercati, gli intrighi dei suoi concorrenti e le bancarotte dei suoi debitori, aveva un compito ben più difficile degli uomini di Washington che guidano presentemente l’industria di tutta la nazione.

Tutto ciò prova quanto sia più facile il fare una cosa nella sua giusta maniera; è più facile per un generale in pallone, dal quale scorge l’armata intera, dirigere un milione d’uomini e condurli alla vittoria, che per un sergente condurre un battaglione in una macchia».

«Il generale di quest’armata che vede il fiore di tutti gli uomini della nazione, dev’essere l’uomo il più importante del paese, più grande ancora del presidente degli Stati Uniti?» [p. 101 modifica]

«Egli è appunto il presidente degli Stati Uniti,» rispose il dottor Leete, «o meglio, la più importante carica del presidente è quella d’essere alla testa dell’armata industriale».

«E come viene scelto?»

«Vi ho già spiegato, quando vi ho descritto l’influenza dell’impulso, dell’emulazione in tutti i gradi dell’armata, che la promozione nel servizio sino all’ufficiale si ottiene con tre gradi, poscia si va avanti sino al capitano e soprintendente o generale: da un grado intermedio in una delle maggiori industrie, viene il generale della corporazione, sotto il cui controllo immediato stanno tutti gli operai indistintamente. Questi sta a capo dell’ufficio nazionale per la sua industria, e dell’attività di questa egli è responsabile di fronte all’amministrazione. Il generale occupa una bella carica, che soddisfa l’ambizione di molti, ma al disopra di lui che, per conservare l’immagine militare, può essere paragonato ad un generale di divisione, o maggior generale, stanno i rappresentanti delle dieci grandi divisioni o gruppi delle industrie riunite. Questi rappresentanti possono essere paragonati ai vostri comandanti dei corpo d’armata o tenente-generale, e dodici o venti generali delle singole corporazioni fanno loro i rapporti. Il generale supremo è il presidente degli Stati Uniti, il cui gabinetto è formato dai dieci alti ufficiali.

Il generale supremo dell’armata deve aver passato tutti i gradi inferiori, dal semplice operaio in su, come sapete; si può dal grado inferiore, solo in seguito a certificati eccellenti, come operaio, salire al luogotenente; alla carica di sopraintendente si vien nominati dai superiori; però la nomina è limitata ai candidati muniti dei migliori certificati. Il generale della corporazione conferisce i gradi inferiori alla sua carica, che egli però ottiene mediante elezione ed a maggioranza».

«A maggioranza!» domandai. «Ma questo non nuoce alla disciplina della corporazione inducendo i candidati in tentazione di ottenere dei voti presso i loro operai?»

«Certamente,» aggiunse il dottore, «se gli operai avessero il voto o se avessero da dire qualche cosa nella scelta. Qui vi farò noto una particolarità del nostro sistema. Il generale della [p. 102 modifica]corporazione viene scelto fra i sopraintendenti, dai membri onorari della corporazione, cioè da quelli che hanno compiuto il servizio e possiedono il loro congedo; come sapete noi veniamo collocati a riposo dopo il 45° anno di età e possiamo passare il rimanente della nostra vita ad istruirci maggiormente ed a godere dei piaceri.

Naturalmente però i rapporti della nostra vita attiva, hanno su di noi una grande influenza; le amicizie, formate allora, durano sino alla fine della vita, noi restiamo sempre membri onorari della nostra corporazione e conserviamo il più vivo interesse per la sua prosperità nella generazione seguente. Nei clubs, formati dai membri onorari di varie corporazioni, e dove ci riuniamo, ci intratteniamo con affetto, di cose che si riferiscono a tali circostanze, ed i giovani industriali che ascoltano la critica di noi tutti, si preparano all’adempimento dei loro doveri. La nazione tien conto di ciò ed affida ai membri onorari la scelta del generale della corporazione, e oso dire, che nessuna antecedente forma di società poteva ottenere un corpo elettorale più perfetto, visto l’assoluta imparzialità, la conoscenza completa delle speciali capacità dei canditati, la sollecitudine per il miglior risultato e la completa assenza d’egoismo; tutti sentimenti propri a ciascuno elettore».

«Ognuno dei dieci tenenti-generali delle divisioni viene scelto fra i generali della corporazione dai membri onorari di essa. Ciascuna naturalmente inclina a scegliersi il proprio generale, ma nessuna ha voti sufficienti per eleggere un uomo che non venga protetto dalla maggioranza dell’altra. Vi assicuro, che in queste elezioni c’è molta vivacità».

«Probabilmente il presidente verrà eletto fra i dieci rappresentanti delle grandi divisioni».

«Sicuro, ma questi rappresentanti non sono eleggibili a presidenti, finchè non abbiano vissuto un certo numero d’anni, fuori servizio. Avviene di rado che qualcuno seguendo gradatamente tutti i gradi sino a quello di rappresentante, vi giunga prima dei quarant’anni ed a servizio compiuto ha ordinariamente 45 anni. Se è più vecchio, finisce il servizio; se è più giovane viene [p. 103 modifica]tuttavia congedato a termine decorso. Il tempo intermedio, prima di essere candidato alla carica di presidenza, deve dargli opportunità di acquistare cognizioni profonde sulla gran massa della nazione a cui egli appartiene, più che all’armata industriale; inoltre deve impiegare questo tempo per l’università dell’armata contrapposta ai gruppi speciali di corporazioni, delle quali egli è stato rappresentante. Fra gli antichi capi di divisione che erano eleggibili, viene eletto il presidente, coi voti di tutti gli uomini della nazione, non appartenenti all’armata».

«L’armata non può eleggerlo?»

«Assolutamente no. Quando il presidente viene eletto ha generalmente 50 anni e serve 5 anni, facendo un’eccezione onorevole alla regola di ritirarsi ai 45. Alla fine del suo servizio, vien riunito un congresso e, sentiti i pareri, il presidente viene lodato o biasimato; nel primo caso è rieletto per altri cinque anni dal consiglio internazionale; il congresso giudica anche, sulle relazioni dei capi di divisione dimessi e una disapprovazione di essi rende il candidato inabile all’elezione a presidente. Di rado avviene che la nazione nutra, verso i suoi ufficiali superiori, altri sentimenti, fuorchè quelli della riconoscenza; quanto a ciò che riguarda le loro capacità, essi sono giunti alla loro carica per molte diverse prove, e la dimostrazione delle loro facoltà, specialmente per ciò che concerne la coscienza, secondo il nostro sistema sociale, non ha altro scopo che di procacciarsi la stima dei propri concittadini.

In una società, dove non ci sono poveri, che possano essere corrotti, nè ricchi disposti a corrompere, la corruzione non è più possibile, e, le condizioni delle promozioni, sono scevre di intrighi e di trame, per arrivare ad occupare un posto».

«C’è un punto ch’io non comprendo bene,» dissi. «I membri delle arti liberali sono eleggibili alla carica di presidente; ora come li ordinate in rapporto agli industriali?»

«Non vengono messi nello stesso rango,» rispose il dottor Leete. «I membri di uffici tecnici, come ingegneri ed architetti, appartengono alle corporazioni per costruzioni; ma i medici, i maestri, gli artisti e gli scrittori, licenziati dal servizio industriale, [p. 104 modifica]non appartengono all’armata; questi danno il voto per il presidente; ma non sono eleggibili. Un dovere principale di quest’ufficio è il controllo e la disciplina dell’armata; perciò è essenziale che il presidente ne abbia seguito tutte le fasi, per comprendere la sua missione».

«Tutto ciò è ragionevole, ma se i medici ed i maestri non comprendono abbastanza l’industria per essere presidenti, come può il presidente essere bastantemente istruito in medicina e nell’insegnamento per controllare queste due sezioni?»

«Egli non ha da far nulla con la facoltà di medicina e coll’insegnamento, solo è responsabile dell’esecuzione della legge per tutte le classi in generale. La medicina e l’insegnamento sono sottoposte ad un collegio il cui capo è il presidente, ex officio, con diritto di suffragio; questo collegio, il quale ha responsabilità presso il congresso, viene formato dai membri onorari delle corporazioni dei maestri e dei medici e da coloro fra questi che furono collocati a riposo».

«La scelta d’impiegati fra i membri della corporazione, collocati a riposo, non è altro che un’applicazione del piano d’un governo che noi mettevamo in uso nella direzione dei nostri istituti d’istruzione superiore».

«Davvero!» esclamò con piacere il dottor Leete, «ciò mi torna nuovo, e sarà molto interessante per la più parte dei miei concittadini. S’è parlato assai su questo soggetto per trovare il germe di tale idea, e pensammo poi che qualche cosa di nuovo v’è ancora sotto il sole. Davvero? era proprio in uso nei vostri istituti d’istruzione superiore! Ebbene, spero che me ne darete molti particolari».

«Effettivamente, poco mi rimane a dire, risposi. Se noi avevamo il germe della vostra idea, questo appunto non era che il germe».