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L'orazzione a la Minerba

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Giuseppe Gioachino Belli

1833 Indice:Sonetti romaneschi II.djvu sonetti letteratura L'orazzione a la Minerba Intestazione 20 aprile 2025 75% Da definire

Tutte a mmé! Er caffettiere fisolofo
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1833

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L’ORAZZIONE A LA MINERBA.[1]

     Vergine bbenedetta der Rosario,[2]
Voi che ccon zette spade[3] immezzo ar core
V’incontrassivo[4] a vvede[5] er Redentore
A mmorì mmorto in crosce in zur Carvario;

     Moveteve a ppietà dd’un zervitore,
Che jj’amanca[6] inzinenta[7] er nescessario:
Fateje cressce[8] un scudo de salario,
Pe’ ppagà la piggione all’esattore.

     Voi lo sapete ch’io servo un prelato,
Che mm’ha ppromesso in oggni ammalatia
De lassamme,[9] si mmore,[10] ggiubbilato.

     Duncue, o bbeata vergine Mmaria,
Benedite la vojja che ha mmostrato:
Riccojjetelo[11] presto; e accusì ssia.

Roma, 21 gennaio 1833.

Note

  1. Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, cosi detta dall’antico tempio edificato da Pompeo a quella Dea della Sapienza. Appartiene ai frati della Inquisizione. Quali successori alla Dea della Sapienza!
  2. Ivi si presta gran culto alla Vergine del Rosario.
  3. Confusione dell’Addolorata colla Madonna del Rosario.
  4. V’incontraste.
  5. Vedere.
  6. Gli manca.
  7. Sino.
  8. Fategli accrescere.
  9. Lasciarmi.
  10. Se muore.
  11. Raccoglietelo.