L’amante militare/L’autore a chi legge

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L’autore a chi legge

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Lettera di dedica Personaggi

[p. 255 modifica]L’AUTORE

A CHI LEGGE (•)

CHI fa il Poeta Comico per professione, di tutto dovrebbe essere infarinato. Arti, scienze, professioni, costumi, leggi, nazioni : tutto può essere soggetto di Commedia, o per deridere il vizio, o per esaltar la virtù, che il buono ed il cattivo di ciascheduna cosa costituisce. Io sono ignorante in tutto, e se fosse vero che di tutto sapessi un poco, sarebbe anche verissimo che niuna cosa perfet- tamente saprei. Nelle mie Commedie non sfuggo l’incontro di ra- gionare di tutto, in quella maniera ch’io farei se fossi in un caffè, in una conversazione: qualche cosa si dice per aver letto, alcuna se ne dice per averla sentita dire. Quando occorrono, non mancan libri ; si dice la sua opinione, senz’obbligo di sostenerla. Circa alle passioni ognuno, poco più, poco meno, le prova dentro di se. Gli effetti di queste si vedono alla giornata. Casi ne abbiamo conti- nuamente, accidenti nascono da commedia spessissimo. Chi pratica, chi osserva, e non è un ceppo, trova gli argomenti a bizzeffe. Io non sono stato mai militare : ho avuto un Zio paterno, che morì Colonnello e Governatore del Finale di Modena (2) ; mio Fratello servì quel Serenissimo Duca in qualità di Tenente (3) ; è mio congiunto di sangue il notissimo Capitan Visinoni in Dalmazia (4), ma io sono stato sempre amico delle Muse, e niente portato per quella mar- zial fierezza che si chiama valore.

Ciò non ostante, in varie occasioni mi son trovato di guerra, nelle quali senza rischio e senza fatica ho potuto in cotal arte eru-

(I) Questa prefazione uscì la piima volta nel t. V dell’ed. Paperini di Firenze, in principio dell’anno 1754. (2) Alberto Goldoni (1651-1719): v. Modena a C. Goldoni, 1907, pp. 130, n. 6, 152-3, n. e e i. (3) Gian Paolo Goldoni (n. 1712): v. C. Borghi, in Modena a C. G. cit., pp. 131, n. 12; e Loehner, in Archivio Veneto, 1882, t. XXIII. (4) V. Mémoires, specialmente P. I, e. 19. [p. 256 modifica]dirmi. Mi ritrovai in Milano nell’anno 1733, allora quando i Gal- losardi occuparono la Lombardia Austriaca, e vidi i trinciereimenti e l’attacco di quel Castello ; indi passato a Crema col Veneto Residente, ora degnissimo Cancellier Grande (’), in qucilità di suo Segretario . . . Fermiamoci qui, Lettor mio, per un poco, sov- venendomi ora che alcuni bei spiriti hanno disseminato non esser vero che io occupassi un tal posto. Siccome, allora quando il beni- gnissimo Cavaliere mi accolse in Milano per la raccomandeizione di una Dama mia protettrice (2), aveva la Corte sua completa, io non ero che una persona di più nella di lui casa. Mi appoggiò per qualche tempo una spezie di sopraintendenza all’economia, cosa contraria affatto al mio naturale, ma che ricusar non potei, per gli obblighi che avevo seco contratti. Trasportata in Crema la Resi- denza, là è dove l’ho servito di Segretario, ed in un tempo il più calamitoso che dar si possa ; in tempo di guerra viva fra ’1 bollore dell’armi, con un fascio di lettere tutti i giorni importan- tissime, sotto un Ministro il più accurato, il più diligente del mondo, a cui non mancavano da tutte le parti le più certe, le più solle- cite, le più frequenti notizie. E mi ricordo ancora quante volte, oppresso dalla stanchezza , m’addormentai sotto degli occhi suoi colla penna in mano. Un uomo che aveva lasciato di pochi mesi Toga Forense in Venezia, in che altro di meno potea impiegarsi in Milano ? Ancorché la necessità m’avesse potuto avvilire, non lo avrebbe permesso un Ministro della Repubblica, che conoscen- domi bastantemente, nella propria casa mi ricevè con amore, e con generosità mi ha trattato. Chiudasi la parentesi, e torniamo a noi.

Mi trovai l’anno dopo in Parma, il giorno di S. Pietro, giorno memorando della gran battaglia fra i Gallosardi e gli Alemanni, in cui perirono in un giorno venticinque mila uomini fra le due Ar- mate (3). Belle occasioni furono per me queste per istruirmi nelle

(1) Orazio Bartolini (1690-1765; Gran Cancelliere nel 1746); vedasi voi. 1 della presente edizione, pp. 72 sgg. (2) La N. D. Andrìana Dollin Bontadini ; voi. I di questa ed., p. 522. (3) Voi. I. pp. 86-89 ; e Mémoiru, P. I, e. 32. [p. 257 modifica]cose di guerra, ma per sempre più determinarmi a star da quella lontano.

Finalmente nell’anno 1740(’) passato a Rimini, ove trova- vasi allora il Serenissimo Signor Duca di Modena, di cui ho l’o- nore di esser suddito per origine, e pel possedimento di pochi effetti nei di lui Stati, colà ebbi campo di conversare co’ Militari, e partito un esercito, ne giunse un altro (2), ed osservai cose varie, cose bellissime, alcune delle quali mi hanno l’argomento della pre- sente Commedia somministrato.

Dirà taluno di quelli che vorrebbero di me un romanzo, che facevi tu a Rimini colle Armate? 11 tamburino? No, gentilissimi Signori Impostori, non ero uomo di spada, ma sempre lo fui di penna.

11 mio carissimo amico Gio. Battista Ronzoni, che era in quel tempo in Rimini nella mercatura impiegato, e indi colà fu Console per la Serenissima Repubblica di Venezia, ed ora è ritornato in questa Patria sua per consolazione de’ suoi amici, egli che mi ha conosciuto, trattato, e di favori e di benefìz] colmato, può render conto di me. Sa benissimo eh ebbi il comando dal Principe di Lobkovitz, General Comandante, di una Serenata per musica per le nozze allora seguite fra il Serenissimo Principe Carlo di Lorena e la defunta Serenissima Arciduchessa, sorella dell’Augustissima Imperatrice Regina (3), e ch’indi ebbi la direzione di quel Teatro per tutta l’Offìzialità dell’Armata. Sa il mio caro Ronzoni, che ci godevamo allora i più bei giorni del mondo, e dico anch’io che a quartier d’inverno il più bel mestiere di tutti è il mestier del Soldato.

Ma io questa volta perduto mi sono in cose fievoli e strane, senza dir nulla sopra della Commedia. Leggila, Lettor carissimo, e vedrai da te medesimo qual merito ho avuto nel farla.

Ho cercato di rimarcare, che siccome l’onore è quello che

(1) Così nel testo, ma si deve correggere 1743. (2) Alludesi prima all’esercito spagnolo, comandato dal Gages, e poi all’esercito austriaco, comandato dal Lobkouitz : v. Mémoirei P. 1, ce. 45-47. (3) La pace consolata ecc. « da cantarsi nel Teatro di Rimini la sera del 7 gen- naio 1744 », Rimini, Albertini. [p. 258 modifica]arnia il fianco alle persone ben nate, così tutto devono a questo sagrificare. Che amano alcuni per bizzarria, alcuni per passion vera, ma tutti egualmente al tocco del tamburo si scordano d’ogni af- fetto, lasciano qualunque attacco, e corrono incontro ai pericoli per la bella immagine della Gloria. (0

(1) Nell’edizione Pasquali di Venezia. I. X, 1768, leggesi invece della lunga prefa- zione, la seguente avvertenza : < Questa Commedia rassomiglia moltissimo a quella intitolata la Guerra. Il fondo è quasi Io stesso, ma la condotta è diversa. Quantunque la Guerra in quest’edizione preceda V Amante militare, questa però è nata dieci anni prima dell’altra, e si può dire esser questa l’originale e l’altra la copia. Non è mio costume di copiar gli altri, eppure in qualche Commedia l’ho fatto, e semplicemente l’ho detto. Non è mio costume tampoco di copiar me medesimo, ma questa volta ho dovuto farlo, e ne prevengo la critica, confessandolo pubblicamente. Sp>ero però che il Lettore sarà contento d’aver due Commedie su lo stesso argomento, diversamente immaginate e condotte, l’una semplice, cioè la presente, e l’altra macchinosa, critica ed involuta. L’Amante militare ha fatto più piacere al Pubblico, non so se per il merito di essere stata la prima, o per quello della semplicità, ch’è t’anima della vera commedia. La Guerra non ha piaciuto; ma siccome aveva ella bisogno di macchine e di apparato sontuoso, questa sontuosità mancata, la Commedia ne ha risentito del pregiu- dizio; onde mi confermo sempre più nella massima, che le commedie a spettacolo non sono vere commedie ; e s’io ne ho fatto di tal genere, V ho fatto per compiacenza. — Leggesi nelle precedenti edizioni delle opjere mie una prefazione aW Amante Militare, la quale rende conto dei motivi che mi hanno eccitato a comporre una tal Commedia, e delle occasioni che ho avute per istruirmi in una materia affatto remota dal mio esercizio e dalla mia inclinazione. Ho soppresso ora tal prefazione, poiché la narrazione di tutto ciò appartiene alle Prefazioni generali de’ Tomi, e ne tocca una gran parte a quella del presente Volume ». V. voi. I di questa edizione, pp. 69 sgg.