L'uomo delinquente/Parte undicesima/IV

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Capitolo IV. L’utilizzazione del delitto

L'uomo delinquente/Parte undicesima/III L'uomo delinquente/Postfazione IncludiIntestazione 12 maggio 2012 75% Criminologia

Capitolo IV. L’utilizzazione del delitto
Parte undicesima - III Postfazione

1. Funzione del delitto. — 2. Simbiosi. — 3. Conclusione.


1. Ma, giunto al termine del mio lavoro, da quello sguardo finale con cui, chi giunto alla riva, abbraccia la piaga da lui lentamente solcata, son fatto accorto che tra le molte lacune di cui un libro, per quanto faticato, non difetta mai, un nuovo aspetto del delitto fu da me tenuto troppo in non cale; quello che riguarda, siano pur rari e mal sicuri, i vantaggi, di cui non poteva esser privo, se da tanto tempo esisteva anche il delitto. Se, infatti, noi tentiamo accordare le lotte darwiniane, secondo cui non sopravvivono che gli organi i quali abbiano una qualche utilità per la specie, perché altrimenti la selezione li atrofizza e spegne — col fatto, che, per quanto dica le Spencer, il delitto, salvo in Inghilterra e Svizzera, va continuamente aumentando, se non in intensità, certo in estensione, almeno sotto veste di truffa e di intrigo politico e di peculato — dobbiamo sospettare che anch’esso abbia almeno nei popoli meno civili, se non una funzione, un’utilità sociale. Tutti sanno infatti che nei tempi antichi, e anche ora nei popoli meno civili, i più nefandi delitti furono e sono adoperati come arma politica. Una triste osservazione in Italia mi ha dimostrato che dopo Cavour, non si ebbe un ministero completamente onesto che potesse reggersi. Se vi prevalevano uomini troppo onesti, il ministero era certo di una brevissima durata, perché non aveva abbastanza tenacia, furberia, tristizia contro le mene parlamentari. Il senso di pudore, infatti, l’amore del vero, che è proprio di un animo integro, gli impedirà di dire una menzogna, senza la quale non si può superare una situazione difficile, adulare principi ignoranti pei quali l’adulazione è la migliore delle virtù e quindi esso troverà sempre nella piazza o nella reggia degli inesorabili ostacoli. Il ministro certamente più carico di delitti che sia mai esistito poté or ora, non solo reggersi davanti alla Camera, ma anche davanti alla opinione pubblica e governare senza una v’era opposizione nel paese che tanto più gli si prostrava sommesso, quanto più si allontanava dalla legge. Ed è morto pieno di onori e d’anni ed ha una statua collocatagli certo per volere di molti italiani, quel ministro mediocrissimo di mente che se pur non corrotto instaurava da noi la più sfacciata corruzione parlamentare. Ecco dunque il vizio divenuto quasi necessario pel governo parlamentare. Anche agli specialisti medici, avvocati, la bugia è necessaria nei nostri tempi, è quasi la base elle loro operazioni. I tiranni sono delinquenti, ma anche coloro che per spegnerli adoprano il delitto sono più o meno criminali, ed ecco come nella politica il delitto si innesta quasi inestricabilmente col rimedio. E qual delitto più criminoso della guerra, che è un cumulo di furti, uccisioni, stupri, incendi, saccheggi su grande scala, provocati da cause simili a quelle dei delitti comuni, come le ambizioni personali, le: cupidigie, ecc. e perdonati appunto e solo perché in grande scala? Eppure è innegabile che le guerre se danneggiano le civiltà già rigogliose, spingono a straordinari progressi popoli semibarbari e contribuiscono potentemente alle libertà popolari. Ed ecco forse perché il senso dell’indignazione contro le guerre non è ancora tanto generale quanto basta perché più non se ne provochino. E la prostituzione che abbiamo veduto come un equivalente del crimine, può prevenire una quantità di delitti sessuali, riuscirne una vera profilassi. È per questo che nei paesi rurali, lontani dai centri, si notano proporzionalmente più stupri che nelle città. Altrettanto dicasi dell’usura; con essa furono formati i ‘primi strati della borghesia, e i primi grandi accumuli di capitale da cui sono partite le imprese più potenti dell’umanità. Io ho dimostrato che una gran parte delle pene contro i delitti erano nell’età barbara nuovi delitti: e prima di tutto il delitto di vendetta codificato, il delitto di cannibalismo e simonia che poi venne utilizzato dagli uomini a prò della virtù. Il tabù era una serie di simonie, di proibizioni, assurde spessissimo, introdotte dai sacerdoti, quasi sempre a proprio vantaggio; ma ve n’erano poi di quelle che salvavano dalla distruzione completa la semina e la pesca, e perciò non ostante la loro origine simoniaca furono utilissime. Anche le multe per omicidi (compensationes), che imponevano i capi barbari ai loro sudditi e che continuarono vescovi e papi nel Medio Evo e che erano in fondo forme diverse di simonie e peculato, servirono a impedire l’imperversare degli omicidi, a determinare i principi grossolani di senso morale, e a fondar le basi di una codificazione meno barbara con un principio di graduatoria. Quando nei popoli primitivi la donna adultera era esposta nuda agli oltraggi della comunità o costretta a correr nuda a cavalcioni di un asino, la legge, o meglio l’uso, creavano un osceno e criminoso sollazzo pel pubblico, ma per la natura delle cose, per la paura, pel ribrezzo che ispirava alle vittime, quest’uso finì per formare im nucleo grossolano di moralità. Io credo, infine, che la tolleranza moderna verso tanti delinquenti se non di sangue, certo di truffe, di ricatti, ecc., che noi vediamo quasi generale in Europa, parta dalla tempra stessa di questi delinquenti, da quelle tendenze che io ho dimostrato alla neofilia che portano dappertutto; nei commerci, nelle industrie e nella politica, mentre gli uomini medi vi sono così contrari. Gli è che in costoro l’anomalia organica prepara il terreno al minore misoneismo che è il carattere normale dell’uomo onesto normale. Ed è certo per ciò che costoro vedono, forse inspirati dalla passione, i difetti dei governi che ci reggono, meglio e più: giustamente che non faccia la media degli onesti. Perciò anche da questo lato si intravede una ragione, che si aggiunge all’impulsività e al bisogno dei male per spingerli in prima linea nelle rivoluzioni. Tutta la storia ci ricorda che il nucleo dei. grandi ribelli politici è quasi sempre criminale (V. Delitto politico). E la civiltà applaude costoro, nonostante le loro magagne, perché sono i soli che riescono a innestarle il nuovo che senza essi non potrebbe attecchire. D’altronde essi le si impongono in tal modo approfittando dei congegni complicati della vita parlamentare, che il cacciarli non sarebbe possibile senza pericolo e senza altri gravissimi danni. Dopo tutto ciò, noi comprendiamo come nei popoli barbari per una causa, nei popoli meno clviii per un’altra, una serie di delitti non solo non sia stata punita, ma perfin favorita, e perché in complesso per tutti i delitti in genere, salvo pei più feroci, la persecuzione sia sempre stata così scarsa; così insufficiente, così illusoria!

2. Simbiosi. — Ma ammessa questa, sia pur temporanea, funzione del delitto, ne verrà forse che tutto il supremo scopo di questo libro — la lotta contro il delitto — sia inutile e forse dannosa? Oh no, se a questo esso dovesse menarci, sarei il primo io, a cui la sete del bene, l’odio del male soverchiano ogni convinzione teorica, sarei io il primo a lacerar queste carte. Fortunatamente si può scorgere già fin d’ora una meta meno sconfortante. La meta è quella di creare istituzioni che ci permettano di utilizzare il delinquente ai paro degli onesti con vantaggio di entrambi. Ed a ciò tanto più miriamo allontanandoci dall’antica crudeltà repressiva, in quanto che a mano che modificandosi i tempi, le condizioni nostre migliorano, il delitto stesso se aumenta il numero, scema di crudeltà e va assumendo le forme meno selvaggie della truffa e della bancarotta, contro cui la repressione cruenta è meno urgente e la cultura e l’accorgimento degli uomini sono maggiore salvaguardia. Abbiamo detto che la storia naturale ci ha dimostrato l’esistenza perfin nelle piante di organi appropriati ad. uccidere implacabilmente gli animali per nutrirsene (piante carnivore); ma essa anche ci ha appreso quasi come simbolo ed ammaestramento della trasformazione suprema della carità umana, i non rari casi di simbiosi di piante, che per sé nocive, tuttavia unendosi ad altre senza reciderle, anzi aiutandole, giovano a loro insieme e alla propria esistenza. Così la ricchezza delle leguminose, specialmente del lupino azoto, si deve a uno schizomiceto, al Rhizobium leguminosarum Frank, che si agglomera in un vero bitorzolo o tubercoletto nelle sue radici in enorme quantità. Durante la formazione del seme, i tubercoli si disfanno, e l’una parte è riservata nella pianta per le riserve del seme, un’altra si sparge nel terreno aumentandone la fecondità. Analogo è il caso del commensalismo trovato da Lunel, tra il pesce sgomberoide Caranx melarnpygus e la Medusa Combessa Palmipes, tra il paguro e l’attinia. Il paguro invece di divorare l’attinia (Chronique scientifique, Mai 1895), la lascia fissarsi sulla dimora cli cui si è fornito, ed essa gli serve col colore brillante ad attirare le vittime e a sua volta ha da lei casa e trasporto. Forse il tempo si avvicina in cui anche nella civiltà umana le piante carnivore andranno sempre più diradandosi e moltiplicandosi quelle simbiotiche. Che se vi è un gruppo di rei nati pel male, sui quali come sul bronzo si infrangerebbe senza alcun vantaggio, anzi con danno, ogni cura sociale, vediamo anche un’altra larga schiera, cui le cure preventive e mediche e sociali potranno adattare alla vita sociale, sia che la medicina ne modifichi e smussi gli angoli più acuti, sia che utilizzandoli per alcuni lavori più ripugnanti agli uomini normali e che più sono adatti agli istinti atavici, come, per es., la guerra agli omicidi, lo spionaggio poliziesco ai ricattatori e truffatori, la prostituzione alle oscene, l’estetica ai psicopatici sessuali, come le colonizzazioni in terra selvagge e malariche in cui la vita è più esposta ai pericoli e meno legata alle fisse dimore, ai vagabondi, non solo la società ne permette e ne tolleri, ma perfino ne provochi in certi limiti la convivenza cavandone i maggiori vantaggi. Ci bisognerà perciò (e qui l’opera della nuova scienza antropologica sarà potente perché pu individuare l’assistenza) sorprenderne le speciali tendenze, che fin dalla pubertà e qualche volta anche prima, si manifestano fortissime in costoro, per cercare di incanalarle e utilizzarle quando sieno meno antisociali. Nino Bixio, che era un feroce rissatore e vagabondo, divenne quell’uomo che tutti sanno, incanalato nella marina e nella guerra. E non sono pochi gli uomini che l’impresa di Garibaldi trasformò di vagabondi e feritori in eroi. Ho sentito ladri ed assassini protestarmi con accenti che non ammettono dubbio, che se avessero potuto diventar comici, biciclisti, corridori, avvocati, come essi agognavano, avrebbero sfuggito per sempre il delitto. La convinzione che essi erano nel vero, mi è rassodata dal fatto di aver più volte visto delinquenti nati, in alte posizioni, sfogarsi in modi crudeli ed iniqui, ma non criminosi, nell’esercizio delle loro funzioni, e perfino un chirurgo con tare ereditarie di ogni specie, che sfogava le sue crudeli energie in una chirurgia forse qualche volta arrischiata, ma sempre geniale.

3. I miei studi anteriori hanno mostrato come essendo a base di epilessia il genio quanto la pazzia morale, questa non di rado vi si mescola rimanendone perciò non solo non dannosa, ma utile alla società, come nei grandi creatori di conquiste, di rivoluzioni. Chi ha letto la vita dei pionieri di Australia e d’America, ha capito che essi erano criminali nati, pirati, assassini, utilizzati dall’umanità nella conquista di nuovi mondi, e che sfogavano nelle tribù selvagge, quei bisogni d’azione, di lotta, di stragi e di novità che sarebbero divenuti un mostruoso pericolo per la madre patria. Così bisogna approfittare poi delle trasformazioni, delle metamorfosi contraddittorie, polarizzatorie, che la pazzia epilettica acutizza, inducendo a volte dei criminali nati egoisti e crudeli all’eccesso dell’altruismo, e della santità, come il caso di Lojola e di S. Giovanni Ciudad. Ma è a proposito del delitto per passione e del delitto politico che l’idea della simbiosi deve trionfare nelle proporzioni più grandi; sfogare in grandi opere altruistiche quella energia, quella passione del bene, del giusto e del nuovo che anima costoro, dovrebbe essere una delle mete più grandi del governo, il quale così utilizzerebbe quelle forze che potevano diventargli di danno, senza incorrere in alcun modo in quei pericoli che non possono mancare nei contatti coi delinquenti. Le rivoluzionarie energie sono rivolte verso il nuovo, verso l’utile futuro, solo che l’esagerata precocità non le rende accettabili ed utili momentaneamente, quindi la pena, se pur si deve applicare, non solo dev’esser spoglia d’ogni infamia e d’ogni dolore, ma pure impedendo che l’opera loro si applichi prima del tempo deve cercare a che la loro opera sia diretta nelle direzioni a cui più può riuscir vantaggiosa. In una nazione aduggiata da una onnipotente e triste burocrazia, la Russia, noi abbiamo veduto l’energia dei settari perseguitati trasformare regioni inabitabili, come la Siberia, in campagne straordinariamente ubertose dove sorgono intere e popolose città. Ecco la simbiosi. Se a questo altissimo scopo divinato dal grande Salvatore che perdonando alla Maddalena pentita sentenziava: « Chi non ha peccato getti la prima pietra », e dal profeta che ci prometteva un’epoca in cui « il lupo e l’agnello pastureranno assieme e il leone mangerà lo 5 trame come il bue, e queste bestie non faranno danno né guasto » (Is, LXV, 25), e da quella santa dei nuovi tempi che dettava: «Tutto conoscere e tutto perdonare »; se a questa meta l’antropologia criminale potesse trarre gli uomini e trovare un Brokway, un Don Bosco, un Barnardo, che la facessero conseguire, oh! Certo le sarebbe perdonato quanto di troppo crudele ha dovuto suggerire per raggiungere il supremo suo scopo, quello della sicurezza sociale.