La Teogonia/Regno di Giove e sua discendenza

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Regno di Giove e sua discendenza

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Esiodo - La Teogonia (Antichità)
Traduzione dal greco di Ettore Romagnoli (1929)
Regno di Giove e sua discendenza
Giove stermina Tifone La Teogonia
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Poemi (Esiodo) p. - 0195.png



regno di giove e sua discendenza


Ora, quand’ebbero i Numi beati compiuto il travaglio,
e pel potere fu coi Titani decisa la lotta,
essi decisero allora, ché Terra ne dava consiglio,
che fosse re dei Numi beati e signore d’Olimpo,
885Giove che tutto vede: fra gli altri ei divise gli onori.


atena



E Giove, re dei Numi, dapprima sua sposa fe’ Meti1,
che senno aveva piú degli uomini tutti e dei Numi.
Ma quando stava già per dare la luce ad Atèna
occhiazzurrina, Giove le tese una frode, un inganno,
890e, con accorti discorsi, la trangugiò nel suo ventre,
per i consigli di Gea, di Cielo coperto di stelle:
lo consigliaron cosí, perché non avesse l’onore
del regno un altro, invece di lui, dei beati Celesti:
perché voleva il fato che Mètide desse alla luce
895figli saggissimi: pria la fanciulla dagli occhi azzurrini,
la Tritogènia, pari di senno e di forza a suo padre;
e un figlio poi dovea generare d’immenso vigore,

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ch’esser sovrano doveva degli uomini tutti e dei Numi.
Ma la prevenne Giove, raccolse la Dea nel suo ventre,
900sicché sempre indicargli potesse il malanno e il vantaggio.


le ore



Sposò la molle Tèmi seconda, che a luce die’ l’Ore,
Dice, con Eunomía, con Pace possente — su l’opre
esse a vegliare sempre degli uomini stanno — e le Parche,
a cui massimo onore concesse il Croníde: Lachèsi
905Atropo e Cloto: il bene partiscono agli uomini e il male.


le grazie



Ed Eurinome, figlia d’Oceano, dal fulgido aspetto,
tre Grazie guancebelle gli diede: Eufrosíne, Talía
vezzosa, Aglaia: quando guardavano, a loro dal ciglio
stillava amor, che scioglie le pene: il lor guardo, un incanto.


persèfone



910E poi nel letto entrò dell’alma Demètra, che vita
diede alla Diva dal candido braccio, Persèfone. E lungi
poi la rapiva Edonèo dalla madre: cosí volle Giove.


le muse



Poscia s’innamorò di Mnemòsine bellacesarie,
e nacquero da lei le Muse dagli aurei serti,
915nove, a cui grate sono le feste e le gioie del canto.

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apollo e artemide


Latona generò, congiunta d’amore con Giove,
Artèmide, che gode lanciare le Frecce, ed Apollo;
e fu la sua progenie diletta fra tutti li Urani.


ebe, ares, ilizia



920Era, per ultima, Giove, degli uomini padre e dei Numi,
fece sua florida sposa: con lui mescolata d’amore,
Ebe gli partorì la Diva, con Are ed Ilizia.


atena



Poi generò dallo stesso suo cèrebro Atena occhazzurra,
indomita, tremenda, che eserciti guida, tumulti
925eccita, a cui le grida son care, e le guerre, e le zuffe.


era genera efesto



Era poi generò, né d’amore fu l’opera, Efesto;
— e con lo sposo ne fu contesa, con grave furore —
ch’abile fu nell’uso dell’arti su tutti gli Urani.


i figli d’anfitrite ed enosigeo



Ed Anfitrite e l’Enosigèo che profondo rimbomba,
diedero a luce Tritone, gigante possente, che presso
930la madre e il padre re degli abissi del mare soggiorna,
entro una casa d’oro fulgente, terribile Nume.

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i figli di marte e di citerea



A Marte die’ la Dea di Citèra Sgomento e Spavento,
935terribili, che insieme con Marte che abbatte le rocche,
sperdono, nella guerra cruenta, le fitte falangi,
ed Armonia, che fu consorte al magnanimo Cadmo.


ermete, dioniso



Maia, la figlia d’Atlante, congiunta d’amore con Giove,
Ermète generò, l’illustre, l’araldo dei Numi.
940Mista d’amore col Nume, la figlia di Cadmo, Semèle,
a luce diede il vago di feste Dïòniso: un Nume
essa mortale: entrambi son ora compresi fra Numi.


ercole



Alcmena poi, con Giove che i nuvoli in cielo raduna,
si mescolò d’amore, nacque Ercole, eroe tutto forza.


le spose di efesto, diòniso, ercole, sole, eeta



945Sposa ebbe Aglaia Efesto, l’artefice insigne ambidestro,
la piú fresca, la piú fiorente fra tutte le Grazie.

Diòniso, l’Iddio chiomadoro, la bionda Arïanna,
la figlia di Minosse prescelse sua florida sposa:
lei da vecchiaia immune poi rese e da morte il Croníde.

950Ercole, il prode figlio d’Alcmena dall’agil caviglia,
Ebe sposò, poi ch’ebbe compiute terribili gesta:
di Giove e d’Era, Dea dall’aureo calzare era figlia;
e sua consorte l’ha nell’Olimpo cosperso di neve.

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Beato, che, poi ch’ebbe compiute le gesta sue grandi,
955fra gl’Immortali vive, né morte conosce o vecchiaia.

L’inclita Oceanina Persèide, unitasi al Sole
l’infaticato, Circe gli die’ con Eèta sovrano.

Eèta poi, figliuolo del Sole che illumina il mondo,
sposò, come gli Dei decisero, Idúia la bella,
960figlia d’Ocèano, del fiume che scorre ai confin’ della terra.
Ed essa, a lui congiunta d’amor, come volle Afrodite,
l’aurea diva, gli die’ Medèa dal malleolo bello.

le dee madri dei mortali



E voi salvete, o Muse che avete soggiorno in Olimpo,
Isole, e voi, Continenti, tu Ponto dall’acque salate.
965E adesso delle Dee cantate la stirpe, o canore
Muse d’Olimpo, figlie di Giove che l’egida scuote,
quante, nei talami entrate degli uomini nati a morire,
Dee, generarono figli che al volto sembravano Numi2.

demetra madre di pluto



Dèmetra, generò, somma Dea, con l’eroe Gïasone,
970nel pingue suol di Creta, nel solco tre volte scassato,
il buon Pluto, che sopra la Terra ed il Pelago immenso,
va dappertutto; e chi trova, chi può su lui metter le mani,
súbito fa che ricco divenga, e gli accorda fortuna.

le figlie d’armonia



Ed Armonia generò, la figlia dell’aurea Afrodite,
975a Cadmo Ino e Semèle, con Agave guanciafiorita,

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e Autònöe, che fu d’Aristèo dalla florida chioma
consorte, e Polidoro: ché tutti le nacquero in Tebe.

i figli di calliroe



Calliröe, la figlia d'Ocèano, si strinse d’amore
980— volle Afrodite cosí — con Crisàore dall’animo fiero,
e un figlio partorí, Gerïone, di tutti i mortali
il piú gagliardo. A questo, per via dei giovenchi pie’ tardi,
Ercole in Eritèa precinta dal mare die’ morte.

i figli d’aurora



Stretta d’amore a Titone, Aurora die’ Mènnone a luce,
985re degli Etíopi dall’armi in bronzo, ed Emazio sovrano.
E poscia procreò con Cèfalo un fulgido figlio,
Fetonte, eccelso eroe, mortale che un Nume sembrava.
Lui giovinetto, nel fiore degli anni piú tenero e vivo,
fanciullo ingenuo, trasse l’amica del riso Afrodite,
990lontano, lo recò nei sacri suoi templi, lo fece
dei templi suoi ministro notturno, e fra i Dèmoni insigne.

il figlio di medea



E la figliuola d’Eèta, del sire allevato dai Numi,
trasse d'Esóne il figlio — ché questo volevano i Numi —
lungi dal padre, poi ch’ebbe compiute le orribili gesta,
995le tante gesta a lui prescritte dal sire superbo,
dal tracotante Pelia, crudele efferato. E compiute
che l’ebbe, a Iolco fe’, dopo molti travagli, ritorno,

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sopra la rapida nave recando la figlia d’Esóne
dalle fulgenti pupille, la fece sua florida sposa.
1000Essa, poiché l’amò Giasone pastore di genti,
gli die’ Medèo, fanciullo cui crebbe fra i monti Chirone
figlio di Fílira; e fu compiuto il volere di Giove.

i figli di psamatea e di tetide



Quanto alle figlie poi del vecchio del Mare Nerèo,
Psamàtëa3, la Dea fra le Dee, come volle Afrodite,
1005a luce diede Foco, commista d’amor con Aiace.
E Teti pie’ d’argento, commista d’amor con Pelèo,
a luce Achille die’, strage d’uomini, cuor di leone.

enea figlio d’anchise e citerea



Diede la vita ad Enea Citerèa dalla vaga corona,
che con Anchise l’eroe si strinse d’amabile amore
1010sopra le vette dell’Ida selvosa, solcata di valli.

i figli di circe



E Circe poi, la figlia del Sole che valica il Cielo,
stretta d’amor con Ulisse dal cuor pazïente, die’ vita
ad Agrio, ed a Latino4 gagliardo ed immune da pecca,
1015ed a Telègono, come dispose la diva Afrodite.
E quelli, assai lontano, nel grembo dell’isola sacra,
distesero l’impero su l’inclite genti terrene.

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il figlio di calipso


E stretta con Ulisse lo scaltro d’amabile amore,
Nausítoo generò con Nausínoo la diva Calipso.

     Queste le Dee che unite con uomini nati, a morire,
1020diedero a luce figli che Numi sembravano in tutto5.
E delle donne adesso le stirpi cantate, o canore
Muse, d’Olimpo, figlie di Giove che l’egida scote.


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Note

  1. [p. 281 modifica]Metis in greco vuol dire Senno (dalla stessa radice di mens). L’allegoria è trasparente. Il Signore supremo deve aver la saggezza come sposa. Tutta quest’ultima parte del poemetto è stanca, piena di doppioni e di contraddizioni con la prima, e certo per gran parte interpolata.
  2. [p. 281 modifica]Questa è proprio la forma della leggenda sulla quale s’impernia l’argomento del Pluto di Aristofane.
  3. [p. 281 modifica]Psamatea vuol dire la sabbiosa: è la stessa il cui nome ho tradotto con Arena nel catalogo delle Nereidi.
  4. [p. 281 modifica]Latino figlio di Circe.
  5. [p. 281 modifica]Questi due versi sembrerebbero appartenere alle Eoe o Catalogo delle Donne. E forse anche tutto l’ultimo brano. Ma anche inoltrarsi in queste ricerche non può dare risultati né concreti né importanti.