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La commare

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Giuseppe Gioachino Belli

1837 Indice:Sonetti romaneschi V.djvu sonetti letteratura La commare Intestazione 23 marzo 2024 75% Da definire

L'amiscizzia vecchia L'amore e l'accordo
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti del 1837

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LA COMMARE.

     Indóve? Ah sta commare, sta commare!...
Giudizzio, veh! bbadàmo a nnoi, sor coso,
Perchè ccommare è un c ppiricoloso,
E ppò ssuccede[1] quarche bbrutt’affare.

     Ggià, cco’ ttutte ste visite, me pare
De vede storce e mmasticà[2] lo spóso;[3]
E nun vorrìa,[4] si[5] ddiventa ggeloso,
Che cciannàssi[6] per aria er zor compare.

     Lanzi bbalordi:[7] se pò èsse[8] amico
Senza tanti ronnéggi[9] e ssenza tanti...
Abbasta, so bbe’ io cosa me dico.

     Sì, er zan Giuvanni,[10] sì: ma ssai che ssanti[11]
Che ssémo noi? Dunque nun zerve un fico
Che mme te bbutti co’ le man’avanti.[12]

3 gennaio 1837.

Note

  1. Succedere.
  2. Storcere, masticare: fare mal viso, brusca cera.
  3. Pronunziato colla o stretta.
  4. Vorrei.
  5. Se.
  6. Ci andasse.
  7. Scuse magre, affettata semplicità.
  8. Si può essere.
  9. Rondeggi: giri in volta.
  10. Il san Giovanni, il comparatico.
  11. “Semplici,„ in senso ironico.
  12. Buttarsi colle mani avanti per non cadere indietro: proverbio che vale: “addurre scuse troppo sollecite e inopportune.„ [Ho già avvertito più volte che il Belli chiama spesso proverbi i semplici modi proverbiali, e viceversa: errore comunissimo al suo tempo.]