La donna di garbo/Atto Primo/Scena IX

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Atto Primo - Scena nona

../Scena VIII ../Scena X IncludiIntestazione 14 novembre 2008 75% teatro

Atto Primo - Scena VIII Atto Primo - Scena X

Rosaura, poi Arlecchino


Rosaura

Vivano i matti. S’io troppo praticassi costui, pazza anch’io diverrei facilmente. Ho piacere d’averlo amico, perché forse potrà giovarmi contro l’audace Florindo, se qualche cosa ardisse egli tentare contro di me. Voglio ancora cattivarmi l’affetto della servitù, ed essendo in possesso di quello di Brighella, vo’ assicurarmi egualmente d’Arlecchino. Lo veggo passare dalla cucina. Ehi, Arlecchino, Arlecchino, dico, non senti?

Arlecchino

Uh, uh, chi chiama? Coss’è qua, semo vendudi in galera?

Rosaura

Non ti alterare, Arlecchino, sono io che ti chiamo, a solo fine di godere la tua conversazione.

Arlecchino

Credeva che fusse quella senza creanza della mia padrona.

Rosaura

Perché la chiami senza creanza?

Arlecchino

Perché per mi no la gh’ha gnente de respetto. La me strapazza come un aseno, la me bastona come un can, e la me dà da magnar come un oseletto.

Rosaura

Povero Arlecchino! Mi fai compassione.

Arlecchino

Ma ti, ti me poderessi aiutar.

Rosaura

In qual maniera? Parla, che io son pronta.

Arlecchino

Ti, ti ha le chiave della despensa, ti ha le chiave della cantina, ti ha le chiave de tutto. Me basterave do volte sole al zorno, che ti me imprestassi ste chiave.

Rosaura

E poi se i padroni se n’accorgessero?

Arlecchino

Pazienza; per un empida de corpo, se pol anca soffrir quattro bastonade.

Rosaura

Eh, lascia fare a me, troverò ben io il modo di contentarti, senz’esporti ad un tal pericolo.

Arlecchino

Via mo, come?

Rosaura Senti: aspetteremo che tutti sieno a letto, ed anche quel furbo di Brighella, ch’io non posso vedere; poi pian piano tutti due ce ne anderemo in cucina. Io già avrò preparato il bisogno; onde bel bello accenderemo il fuoco, empiremo una bellissima caldaia d’acqua, e la porremo sopra le fiamme. Quando l’acqua comincierà a mormorare, io prenderò di quell’ingrediente, in polvere bellissima come l’oro, chiamata farina gialla; e a poco a poco anderò fondendola nella caldaia, nella quale tu con una sapientissima verga andrai facendo dei circoli e delle linee. Quando la materia sarà condensata, la leveremo dal fuoco, e tutti due di concerto, con un cucchiaio per uno, la faremo passare dalla caldaia ad un piatto. Vi cacceremo poi sopra di mano in mano un’abbondante porzione di fresco, giallo e delicato butirro, poi altrettanto grasso, giallo e ben grattato formaggio: e poi? E poi Arlecchino e Rosaura, uno da una parte, l’altro dall’altra, con una forcina in mano per cadauno, prenderemo due o tre bocconi in una volta di quella ben condizionata polenta e ne faremo una mangiata da imperadore; e poi? E poi preparerò un paio di fiaschi di dolcissimo, preziosissimo vino, e tutti due ce li goderemo sino all’intiera consumazione. Che ti pare, Arlecchino, anderà bene così?

Arlecchino

Oh, tasi, cara ti, che ti me fa andar in deliquio.

Rosaura

Eh, Arlecchino, ne faremmo spesso di queste merendine, se tu mi volessi bene.

Arlecchino

Mi te vorave ben mi, ma ti è ti, che ti me burli.

Rosaura

Eh, furbacchiotto, credi ch’io non sappia tutte le tue pratiche?

Arlecchino

Cossa podì saver de mi?

Rosaura

Io so benissimo, che vai ad aiutare a far il bucato alla lavandaia, e perché? Per quella sciocca della sua figliuola.

Arlecchino

Oh no, in coscienza mia.

Rosaura

Io so che tutto il giorno stai da quel formaggiaro, e perché? Per causa della sua serva.

Arlecchino

Eh no, ghe stago per l’odor del formai.

Rosaura

So benissimo che tu procuri tirar in casa quella pitocca, e perché? Perché, se è storpia dal mezzo in giù, è bella e sana dal mezzo in su.

Arlecchino

Oibò, fazzo perché qualche volta la me dona qualche pezzo de pan, qualche pignatta de menestra.

Rosaura Può anch’essere; mentre ve ne son tante che fingono le pitocche per mantenere l’amante. Basta, io non posso fidarmi di te; peraltro…

Arlecchino

Fame sto servizio, proveme, e ti vederà.

Rosaura

No, no, non voglio arrischiarmi; temo di essere tradita.

Arlecchino

Senti, se t’inganno, prego el cielo de perder quello che gh’ho più a caro.

Rosaura

E che hai di più caro?

Arlecchino

L’appetito.

Rosaura

Orsù, ad un tal giuramento sono forzata a crederti. Voglimi bene, e non dubitare.

Arlecchino

Sì cara, sì occhietti furbi. Sarò tutto vostro, de sotto, de sora, de drento, de fora, de notte, de zorno: co vago e co torno, d’inverno e d’istà, per strada e per cà; col caldo e col fredo; e quando te vedo, me cresce l’amor; bondì, mia caretta, te dono ’l mio cuor. (parte)