Vai al contenuto

La donna e la scienza/Prefazione dell'editore

Da Wikisource.
Prefazione dell'editore

../ ../Protesta dell'autore IncludiIntestazione 21 gennaio 2025 25% Da definire

La donna e la scienza Protesta dell'autore
[p. v modifica]

PREFAZIONE DELL’EDITORE


L’accoglienza lietissima fatta dallo straniero a questo parto originale dell’intelligenza italiana, con la versione in varie lingue nel breve spazio di tre mesi, mentre giustifica la nostra premura nel riprodurla, rende un omaggio alla nazione, e retribuisce l’egregio Autore Signor Salvatore Morelli del più grande degli elogi, dei quali venne sempre giudicato soltanto dopo chi tocca la eccellenza del merito. Noi speriamo che la patria sia giusta verso di lui e dei pochi intelletti, che l’onorano con le loro opere e con l’onestà, di cui sono rispettabile esempio. Intanto per anticiparne al lettore la idea madre non tralasciamo riprodurre il prologo e la protesta anteposti alla prima edizione. Eccoli!

Io non so qual poeta à lasciato scritto i seguenti versi «Ai tu rimembranza della vita che vivevi nella tua solitudine? Un lago azzurro sereno, sempre muto sognava nell’ombra d’una spessa foresta. Cigni bianchi, come i capelli d’un vecchio venerando, squarciavano l’onda con un movimento continuo e monotono. Tu ti distendevi sulla sponda del lago, con la fronte immersa nelle larghe frondi delle vigne selvatiche. In mezzo a questa vita immobile, [p. vi modifica]silente e cupa, come la Fatalità, la tua anima sola s’increspava sotto un soffio misterioso − esalando un sospiro tu ne ignoravi la cagione. E allora, impaziente di questa inquietezza, tu invidiavi la calma imperturbata degli esseri che ti circondavano: tu aspiravi in quell’instante di divenire com’essi senza pensiere e senza cuore, di dormire come il lago, o di nuotare come il cigno, di fiorir come le viti, di essere al pari di loro immerso nella natura immensa, eterna, che niente teme e nulla spera − Ma ecco che un bel mattino quando Venere impallidisce nel pallido azzurro, una donzella od una donna, venuta di non so qual golfo del lago, comparve sotto i tuoi alberi. Il suo occhio era sereno come il lago, inebbriante come l’uva, il suo collo avrebbe mosso invidia ai cigni. Ella ti guarda ed una procella scoppia nel tuo petto; tu senti fiammeggiarti nel seno l’onore, la forza, ed il coraggio; tu sogni grandi pensieri, lotte pericolose, la vita dura e feconda, la dura e feconda agonia. E tu senti che è meglio di patire, di combattere le battaglie dell’avvenire, di essere un Uomo, che di nuotare come un cigno, o di fiorire come una vigna» .

Chiunque si sia l’Antore di questo canto, egli à incontrastabilmente ragione. L’Uomo acquista un’individualità energica e completa soltanto sotto l’influenza della donna. Una donna à creato il suo corpo, un’altra donna gli crea l’anima. Per lungo tempo quest’anima è rimasta oscura e cupa, ed ecco che sotto un dolce sguardo ella si solleva, mormora, s’illumina d’ineffabile luce, e questo maraviglioso fenomeno non può paragonarsi che all’inebbriante aurora delle notti polari.

Egli è un fatto capitale conosciuto da tutti, che ci [p. vii modifica]mamifesta l’influenza della donna, ma non è il solo. Nella vita quotidiana in relazioni meno intime di quelle dell’amore, la donna sparge continuamente un moto proporzionato alla nobiltà della sua anima e della sua intelligenza. Gli sforzi dell’uomo son sempre diretti ad ottenere l’approvazione della donna. Chi tra noi non conosce quest’illustri vecchi, nei quali l’età à tutto ghiacciato fuorchè la mente ed il cuore? Qualunque sia il genere di lavoro chi si consacrano, e poeti, o artisti, e politici, o filosofi, non veggono negli altri uomini che tanti loro rivali, è solamente dalla simpatica ammirazione delle donne che sperano la ricompensa delle loro opere. La donna non à più valore alcuno pei loro sensi, ma scintilla ancora alle loro immaginazioni, come la soave espressione d’un avvenire ignoto, come la gloria che s’innalzerà sulle loro tombe. La donna è nell’umanità la coscienza del buono e del bello; perchè inerme ella è l’incarnazione della forza morale, giunge anche a far arrossire i potenti, che pel loro orgoglio ànno perduto il pudore.

Del resto non vi à bisogno dei nostri argomenti, ciascuno dall’istoria e dalla esperienza giornaliera si convince della influenza della donna sulla società. Fu nel tempo delle madri severe, delle quali parla Orazio, che il Romane si spingeva ardito all’assalto dell’universo. Nel nostro evo la differenza fra i due estremi del mondo morale, fra l’attiva Inghilterra e l’immobile Turchia, è precisamente quella che definisce il carattere delle donne dei due paesi. I sentimenti di Nazionalità che ànno trionfato in Italia, e fiammeggiano con tanta ostinazione in Polonia, in Ungheria, sulle sponde del Danubio, attingono massimamente la loro vita dall’entusiasmo delle donne. [p. viii modifica]


Posto ciò cosa può esservi di più ragionevole degli sforzi generosi di quei rispettabili ingegni, che come l’avv. sig. Salvatore Morelli cercano liberare, nobilitare, illuminare la donna? Se da lei dipende la moralità d’un popolo, non dev’essere ella dapprima l’incarnazione della più alta e della più pura morale? Se ogni uomo qualunque siasi la sfera della sua attività, cerca nell’approvazione della donna la ricompensa dei suoi lavori, non fa mestieri, che il sesso femineo sia iniziato ai misteri dell’intelligenza, per appreziare degnamente gli sforzi di coloro, che si consacrano a discoprirli nel laboratorio della scienza?

Taluni sostengono che la donna è inetta alla scienza: l’è cosa risibile udire Adamo far questo rimprovero ad Eva, senza la quale egli avrebbe fin oggi mangiato di tutti j frutti del Paradiso all’infuori della formidabile mela, che Iddio avea serbato a se solo. Spinta dall’istintiva curiosità verso l’ignoto, la donna è stata la prima a mettere un piede audace sotto le volte d’ombre e di lampi dove risiede il principio delle cose! Ella fu la prima a profferir la parola, che sarà l’eterna gloria della razza umana, ed il pegno del nostro progresso: io voglio assimilarmi a Dio!

Se la scienza fosse nient’altro, che un secco e penoso calcolo, diremmo forse anche noi, che essa non conviene alla donna; ma la scienza si nutrisce di tutte le facoltà della vita: essa vola sulle ali dell’immaginazione, essa si snuda all'istinto ingenuo, al cuore tenero, essa discopre le sue profondità alle menti assetate dell’infinito. La scienza è la poesia per eccellenza, e Pitagora, Archimede, Copernico, Galileo, Newton, Kepler, Humbold, Alessandro Volta, Arago, sono i più grandi fra i poeti. Non è a dubitare che la [p. ix modifica]natura essenzialmente poetica della donna; la sua immaginazione si vivace, il suo istinto sì dilicato, il suo sentimento si squisito, la sua curiosità si celebre, apporterebbero allo sviluppo di tutte le scienze un aiuto efficace. E tale è il desiderio, tal’è il generoso concetto espresso nobilmente in queste pagine dal nostro Ch. Antore.

Salvatore Morelli nel santo pensiere di cooperare al vero bene del suo paese con la educazione della gioventù, à avuto una ragione specialissima di chiedere l’innalzamento della donna a tutti i diritti intellettuali e sociali. Egli, con la fina sagacia che lo distingue, à visto la insufficienza dell’educazione che si dà ai giovanetti nei nostri giorni. Un qualche sconosciuto, salariato dalla municipalità, gitta principii astratti ad una folla di ragazzi differenti d’indole e di tendenza, e che non giungono a comprenderlo. Di là viene che l’educazione data nelle nostre scuole à la durata della farina che cade sul capo d’un viandante, la quale si sperde al primo soffio. Invece di questa vuota cerimonia che domanda Morelli? Far compiere l’educazione del fanciullo dal fanciulla medesimo; volgere la sua attenzione sui fenomeni che la circondano, costringerlo a determinarne i rapporti, far affermare a lui stesso, che l’effetto sorge dalla causa, che la soddisfazione di ogni essere sta appunto nel compimento della propria missione, che la logica e la morale sono realtà esistenti da per tutto e sempre. Così l’uomo caverà da se stesso come Aracne i suoi fili, le leggi tra le quali ei deve mantenere il suo morale e materiale equilibrio, e contro queste leggi non potrà mai ribellarsi senza negare se stesso - questa educazione autonoma concordante con lo spirite del tempe, farà sorgere il libero cittadino dal libero fanciullo, come bellamente egli stesso conchiude. [p. x modifica] Si comprende che per un modo d’educazione si delicato, che esige tanta pazienza, e che deve modificarsi secondo l’indole individuale dei discenti, ci vogliono maestri attenti, penetranti, pazienti come l’amore, e che essi siano numerosi quante sono le anime diverse da educare. Egli è chiaro dunque che solo le madri possono adempire a que st’ardua e santa missione. Per la qual cosa la madre deve avere il sentimente della sua maestà, dev’essere in tutto considerata come l’uguale dell’uomo, dev’essere iniziata agl’interessi dell’intelligenza, poichè ella deve ispirare alla razza futura il sentimento della dignità umana e l’amare del progresso.

Tali sono i pensieri originali, giusti, profondi, salutarissimi che Salvatore Morelli à meditato nei langhi e duri ozii della prigione di 12 anni. Quando li à volti alla sua mente ei non isperava realizzarli un giorno; egli dunque l’à elaborati sotto l’influsso d’una disinteressata ed imparziale ragione, e tanto più à dritte d’essere creduto della bentà degli effetti di questo nuovo sistema di educazione, in quanto che ne presenta in testimonio l’opera preclara dell’onorevole ingegno vivente Giovanni di Maio, che ne fu l’investigatore, ed anche l’esperienza sua propria ellettuata nello insegnamento ai due ragazzini della Signora Giovanna Greco de Angelis. Quella virtuosa ed illustre madre Italiana si facea nobile consolatrice della sventura del proscritto politico, allorchè ritornato in Lecce ei si vide travagliato dalle sevizie della polizia borbonica, ed abbandonato da tutti per lo spavento della tirannide (1). Ella gli confidò l’educazione dei suoi figliuoli e fu appunto nell’iniziarsi dello sviluppo di queste due tenere piante, che Salvatore Morelli confrontò la verità delle sue teoriche educatrici. [p. xi modifica]

Dopo la caduta dei borboni ebbe anche agio di studiare la fanciullezza nell’Orfanatrofio di Lecce, dove fu Direttore, e per lo quale scrisse regolamenti pieni di moralità o di sapienza economica (*). In seguito à scritto anche un indrizzo con un progetto d’istruzione pubblica diretto a tutte le Università di Europa che noi per la loro importanza riproduciamo in nota (**); ciocchè fa vedere che questo giovane ingegno italiano à fatto il più nobile impiego della sua vita, consumandola dignitosamente nel martirio, e nell’apostolate per la rigenerazione della sua patria.

Queste ultime nostre righe indicano, che egli à attinte dagli avvenimenti della propria vita la fede che ripone nell’influenza salutare della donna; egli à visto coi proprii occhi i tesori di bontà, d’entusiasmo, di vitalità che empiono l’anima feminea; non vi à dunque alcuna maraviglia se chiede per la donna, ciocchè sente che la donna merita,

Noi siamo convinti, che le Signore Napoletane non lasceranno passare inconsiderato questo libro nato dal martirio, fecondato dall’ispirazione della donna, e scritto brillantemente, con ispirito moralizzatore.

Se la nostra debole parola non basta, siamo certi che porgeranno benigno orecchio a quella autorevole di monsignor Santanello. Questo illustre oratore dal Pergamo di S. Francesco di Paola dicea: Donne Italiane! se volete spogliarvi del cieco pregiudizio, se volete intendere la vostra sunta missione di cittadino, di sposa, e di madre, lasciate i libri, che vi adombrano la coscienza, toglietevi in mano e meditate quel prezioso volume che à per titolo La Donna E La Scienza!

D’altra parte questo libro s’indirizza per doppia ragione ad esse, e perchè è scritto per loro e perchè risguarda l’ [p. xii modifica]avvenire dei loro cari fanciulli. Lo spirito delle donne Napoletane è acuto per quanto è bello il loro corpo. Molte fra esse lasciano nella storia nomi amati, e riveriti. Giuseppina Guacci, Laura Terracina, Laura Mancini portano nobilmente il diadema della donna; nel suo volo all’eterna giustizia Eleonora Fonseca Pimentel, non è abbastanza innalzata fra le stelle, da non farci cadere sulla fronte le gocce del suo sangue prezioso. Fin adesso un atmosfera sepolcrale à impedito fra le donne lo sviluppo di queste doti naturali, ma oggi debbono affrettarsi d’ubbidire a questa voce che le chiama al pensiere, all’azione, all’orgoglio di se stesse, alla vita. Non ci è oggi che a solamente veder le donne Napoletane, per riconoscere che manichi loro qualche cosa: esse difettano precisamente di quel che manca all’uccello rinchiuso in una gabbia, dello spazio necessario per isvolgere le loro più nobili facoltà. Confinata nella strettissima sfera dei lavori e dei piaceri materiali, la loro auima si scema e si annoia, mentre che il loro corpo s’impingua. Entrino dunque nella larga sfera del progresso umano dove la loro influenza sarebbe sì feconda; si rispettino, si illuminino, e diverranno più felici divenendo più forti.

C. Katski.