La donna italiana descritta da scrittrici italiane/L'avvenire della donna italiana
| Questo testo è incompleto. |
| ◄ | Gli studi della donna | La donna nell'igiene pubblica | ► |
L’AVVENIRE DELLA DONNA ITALIANA
Sia la donna compagna e partecipe delle gloie e dei dolori dell’uomo non solo. ma anche delle sue aspirazioni, dei suoi pensieri, del suoi studi e dei suoi tentativi di miglioramento.
(Giuseppe Mazzini, Doveri dell’uomo).
utta la storia è li per attestare come la donna sia sempre stata, come la vuole l’illustre apostolo, compagna e partecipe delle gioie e dei dolori dell’uomo, dacchè ce la mostra seguendo questi dovunque e in qualunque condizione, sopportando con lui e più di lui privazioni e dolori, partecipando dei suoi trionfi e delle sue sconfitte: con lui incoronata oggi di fiori, coperta domani di cenere: con lui onorata sugli altari o precipitata negli abissi. Essa è stata la vera compagna dell’uomo quale Dio l’aveva creata; ha conservato fedelmente, attraverso i secoli, il posto che le era stato assegnato, senza mai abbandonarlo o trascurarlo, eccellendo sempre e sopratutto come moglie e come madre, tanto nelle barbarie quanto nelle primitive civiltà.
Nei tempi più vicini a noi, Voi avete sentito che cosa fosse la donna nei trecento, quando si formava l’idioma del dolce stil novo, che produsse i capolavori della nostra letteratura; l’avete vista nel Rinascimento gareggiare con i più dotti umanisti nello studio del classicismo e delle più elette forme della letteratura, tentando di ripetere e di rinnovare i secoli di Pericle e di Aspasia; l’avete ancora vista nel settecento bamboleggiare e civettare pei vaghi boschi d’Arcadia.... e finalmente nel nostro secolo prender parte attiva ai principali rivolgimenti della nuova civiltà. Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/402 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/403 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/404 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/405 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/406 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/407 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/408 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/409 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/410 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/411 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/412 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/413 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/414 generoso di uno scienziato e di un poeta, la quale invece del plauso ebbe e più acerbe e le più tremende critiche?...
Ahimè che cosa dire, che cosa sperare, quando l’Italia nostra dà lo spettacolo di una guerra sorda contro una nobile palestra di lavoro e di studio, e col dileggio, col silenzio, con ogni sorta di armi sleali, si tenta e un po’ si riesce a schiacciare un’opera che doveva essere una grande glorificazione nazionale?
In Francia e Inghilterra una simile esposizione avrebbe avuto il plauso, l’incoraggiamento, l’aiuto spontaneo di tutti, e qui dove la donna ha pur fatto tanto per il bene della patria, un’esposizione seria di lavoro e di studio è quasi paragonata e posposta ai famosi Concorsi di bellezza.... Triste! triste! triste!
E questo perchè qui, fra le donne, non vi è nessuno di quegli aiuti e di quei conforti che possono incoraggiare i timidi, e assicurare gli incerti; nessuna di quelle grandi associazioni che uniscono le forze in un sol gruppo e che si impongono con la serietà degli intendimenti, cogli sforzi costanti ed assidui; nessuno di quegli aiuti della stampa che fanno conoscere ed apprezzare il lavoro dei singoli individui, lo incoraggiano, lo migliorano coll’aculeo della critica e lo stimolo dell’emulazione. Non che manchi alle nostre donne lo spirito di associazione, il sentimento di benevolenza, di aiuto reciproco, perchè esse entrano nelle associazioni degli uomini, quando questi le ammettono e ne rimangono ferme e compatte, facendosene molte volte il più sicuro sostegno. Non che manchino i giornali per l’educazione e per il miglioramento della donna, parecchi ve ne sono e uno che sta sulla breccia da quasi vent’anni[1] studiando le questioni più vitali, seguendo passo passo l’opera della donna in Italia e fuori, additando il bene e spronando al meglio! Non che manchino i grandi entusiasmi, gli slanci di carità verso i proprii simili, poiché i maggiori istituti di beneficenza sono sorti dalla mente e dal cuore delle nostre donne, cui l’amore della famiglia ispirava la pietà verso l’umanità sofferente. No, nella nostra donna non manca né il cuore, né la mente, né il coraggio: ha gli slanci generosi, l’abnegazione devota e completa, la costanza sicura e inalterabile.... dunque?
Quello che manca in lei è lo spirito di iniziativa; è l’ardire di svincolarsi dagli antichi e nuovi pregiudizi; è il timore di perdere un primato senza acquistarne un altro; è sopratutto l’egoismo, l’ Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/416 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/417 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/418 Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/419 mente non la lasciano muovere avanti, senza impedirle di incedere dignitosa e fiera. Per esse sfugge agli inevitabili e fatali errori a cui vediamo andar incontro colla loro improntitudine le americane e le inglesi; per esse mantiene quell’ideale modesto e serio che è sempre stato il tipo della nostra donna e che ha dato i mondiali esempi delle Comelie, delle Veturie, delle Lucrezie.
Salutiamo dunque riverenti questo avvenire che si prepara, salutiamolo nel nome di Beatrice, luce di Dio viva, di lei che fu l’idealità e insieme la scienza e la fede, di lei che rappresenta la purezza della fanciulla e la saggezza della condottiera, di lei che condannava il peccato come creatura santa e non abbandonava il peccatore come creatura mortale, di lei che fu la stella di Dante, la guidatrice della sua vita spirituale, la ispiratrice delle più grandi sue opere.
Salutiamolo nel nome di questa Mostra e delle mille elette che qui convennero a mostrare il loro valore e il loro buon volere.
Sì, salutiamolo speranzose e liete, dacché se non ci sarò dato di vedere questo nuovo e giocondo evento, saremo fiere di averlo preparato, e godremo di intravederne nell’ore estreme l’alba purissima a cui si rivolgeranno i nostri sguardi e le nostre aspirazioni, come i martiri del nostro riscatto si consolavano nella visione d’un’Italia libera e una, quando le catene erano ancora strette ai loro polsi e le tenebre si addensavano sopra la loro povera testa.
Oh, salutiamola la donna nuova, la donna educatrice nella famiglia, moderatrice nella società, anima e ispirazione di ogni miglioramento sociale, la donna come la voleva il grande filosofo:
«Compagna e partecipe non solo delle gioie e dei dolori dell’uomo, ma anche e sempre delle sue aspirazioni, dei suoi studii, dei suoi pensieri e sopratutto dei suoi tentativi di miglioramento sociale».
Emilia Mariani.
- ↑ La Donna, fondato e diretto da G. A. Beccari