Vai al contenuto

La donna italiana descritta da scrittrici italiane/Le scienziate italiane

◄ La donna italiana nella beneficenza Le novellatrici e le romanziere ►

[p. 262 modifica]

LE SCIENZIATE ITALIANE


[p. 264 modifica]icordate la gentile fiaba della Cenerentola? — Nella più scura stanza della casa, nel più nero cantuccio del focolare, sta una fanciulla. Ella prepara i cibi che fanno correre sano e caldo il sangue nelle vene delle sorelle sue, e le splendide vestì e gli ornamenti che le sorelle indossano per comparire nelle feste pompose; tuttociò ch’é utile alla casa vìen dalle sue mani; tuttociò che abbellisce la casa è fatto da lei. Pure a lei nessuno bada, di lei nessuno parla. Ma un giorno la sua maraviglìosa bellezza apparisce e si svela, e subito ogni altra più splendida beltà rimane offuscata; ognuno è preso di lei, e dietro alle sue scarpette di cristallo, corre, altra più non sognando, il ricchissimo principe: o infine, tratta dall’oscurità immeritatii, ella è posta sul trono.

Ora un principe — ma non di quelli dei racconti di fate — un principe, anzi un re, del pensiero moderno, lo Spencer, ha paragonato questa dolce creazione popolare che è la Cenerentola, alla scienza, la sua diletta ch’egli ha conquistata. E infatti, per mollo, molto volger di tempo la nobilissima tra le glorie dell’uomo rimase ignorata dai volghi; e, più che ignorata, negletta. Intanto ella, tutto potendo, tutto faceva; al lavoratore, curvo con pena e travaglio sulla materia ribelle, ella dava la macchina che trasporta e trasforma, lieve come un soffio o forte come il maglio di un ciclope; all’industriale dava a piene mani l’oro, e il mondo guardava con ammirazione quella ricchezza; sul letto dello studioso che moriva nella [p. 265 modifica]fredda solitudine di una soffitta posava una fronda di lauro, e il mondo guardava con invidia quella miseria; colle forti braccia gettava i ponti sui fiumi e sugli abissi, scavava le oscure viscere dei monti, vinceva le forze vive e le inerti della natura; e finanche al poeta offriva il suo ricco tesoro di gemme perch’ei le rilegasse come splendido monile.

Pure il volgo ignorava o non curava; avidamente prendeva i doni, lasciando che la donatrice rimanesse nell'ombra, e dando il primo affetto alle sorelle sue, le arti belle, che pur vivevano di lei e per lei.

Ma il giorno del trionfo è or cominciato a spuntare; la scienza ha lasciato apparire la sua fronte coronata di raggi; e a chi vide lo sfolgorare di quella luce niun altra cosa parrà più bella mai: ella ha preso il suo posto nella festa del pensiero umano, e quel posto è di regina.

Ed è per questo che io ho provato un vivo senso di nobile alterezza al pensiero di aver a dire delle donne scienziate; e mi parve, e n’ebbi gioia grande, d’avenrmi «scelta la parte migliore». Poiché io posso parlare della più alta e più ardua tra le conquiste femminili; poiché io posso dirvi: inchinatevi; dinanzi a voi non passa solo la grazia e la bellezza, non la sola virtù e il solo ingegno geniale: inchinatevi, passa la scienza trionfatrice.

⁂


Trionfatrice davvero? di tutto? anche dei pregiudizi? Quali fantasmi, — per quel potere suggestivo che hanno le parole — evoca in voi questo nome «le scienziate?»

In generale, tutte le caricature sono false; in generale, la caricatura é sempre ispirata da un sentimento volgare o almeno non alto; sorella della parodia, la caricatura è il pascolo naturale degli animi non abbastanza nobili per trovare il lato più bello delle cose umane, abbastanza maligni per trovare invece subito il lato che si presta al riso e allo scherno. Eppure la caricatura é onnipotente: su ciò ch’ella ha toccato colla sua mano dispregiatrice, rimane come un segno di disonore; ed anche le persone intelligenti e buone, vedendo quel segno, non possono fare a meno di sorridere.

Ora, le donne scienziate sono state toccate dal maligno dito della beffarda; potranno le mie parole cancellare il segno? Permane nei più, non dirò l'idea definita, ma come un confuso sentimento che la scienziata sia un essere ibrido che non ha la gravità dell’uomo e non ha la grazia della donna, che imbottisce la mente altezzosa [p. 266 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/292 [p. 267 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/293 [p. 268 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/294 [p. 269 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/295 [p. 270 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/296 [p. 271 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/297 [p. 272 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/298 [p. 273 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/299 [p. 274 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/300 [p. 275 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/301 [p. 276 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/302 [p. 277 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/303 [p. 278 modifica]

invaghì; tanto che il suo vecchio maestro Gaetano Tacconi si vide dall'allieva, ormai a più saldo braccio appoggiata, negletto e se ne offese; tanto che Francesco Maria Zanotti, che pur aveva creduti matti i Bolognesi quando fanaticamente lodavano il nuovo astro sorgente, la difese in una sua lettera, attribuendo — magra difesa e anche un po' impertinente — attribuendo al sesso e all’età l'alterigia e la vanità della giovinetta.[1]

Lo ripeto dunque, anche lo studio accurato della sua vita, mi lascia l’impressione che la Bassi[2] sapesse appoggiarsi dove poteva esser ben sostenuta; ma ciò non toglie il valore del suo ingegno; ciò non mi fa dimenticare ch’ella meritò di sedere tra i professori dell’Università, e che, prima ancora d’insegnar fisica sperimentale all’Istituto delle scienze, ella dette lezioni nella sua casa, provvedendo da sé alle macchine per gli esperimenti; che nelle sue lezioni va giustamente lodata per arte didattica, per chiarezza di esposizione e per ordine di idee; che infine fu sposa e madre, e se non seppe cucinare da sé il suo pranzo — al che poteva provvedere la prima serva trovata — seppe educare bene da sé i proprii figli.

Anche per l’Agnesi[3] credo che la mia testolina di bimba avesse fantasticato giusto. Infatti, ricordate? ella ci apparve fin dall’infanzia messa in mostra dal padre come un enfant prodige; quand'ella ha cinque anni, in lode di lei cinguettante in francese si stampa un sonetto dove si dice che neppure una ninfa della Senna si esprime

In più dolce maniera e più sublime.

Debbo io ricordare a voi il fatto — che ci fece tanta maraviglia, ai nostri nove anni ignorantelli e buoni a poco più che giuocare o mangiare — il fatto di avere ella a nove anni letto pubblicamente un discorso in latino? debbo ricordarvi che d’allora in poi la casa Agnesi diviene una perpetua accademia dove la Maria Gaetana, proprio come nella mia stampa mal colorata, discute e parla di scienza continuamente tra i dotti?

È bensì vero che la manìa delle accademie era del tempo, ed era soprattutto del padre dell’Agnesi che ci teneva, come tutti i padri di questo mondo, a mettere in mostra il suo fenomeno; o che quando l’Agnesi fu donna e padrona di sé, le accademie [p. 279 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/305 [p. 280 modifica]Ed ora troviamo uno strano fatto nella vita di questa donna; tutto ad un tratto ella lascia gli studi, e si riduce a vita quasi monastica; il misticismo religioso, che in lei come nella Piscopia, era stato sempre vivo, diviene ora quasi direi morboso; fortunatamente un filo lega ancora TAgnesi alla vita reale; la carità per la quale ella diviene custode di povere donne inferme, e si ritira a vivere con loro e per loro nel pio Istituto Trivulzio. Della donna colta e dotta non rimane più nulla; gli ultimi lampi del suo ingegno TAgnesi li impiega a comporre libri ascetici e a studiare opere spirituali.

Come mai questa strana fine di una cosi elevata intelligenza? Volle dire taluno che TAgnesi lasciasse gli studi perchè sdegnata dell’indiflerenza colla quale gì* italiani avevano accolto il suo libro... Se questo fosse, a questa indifferenza dell’Italia in confronto delle altre nazioni potrebbero parer alludere i noti versi del Gk)ldoni nel medico olandese, dove — dopo aver lodata l’Agnesi per l’opera sua, — fa dire ad una olandese:

Ma se trovansi altrove scarsi i seguaci suoi Ammirasi il gran libro e studiasi da noi!

Ma questo sarebbe troppo povero motivo per cosi grande cosa; a me pare invece che la causa di questo fatto debba cercarsi nel fanatismo religioso che già covava nell’Agnesi fin dall’infanzia; di quelle malattie non si guarisce più, prima o poi se ne resta vittime; e di questo fu vittima l’Agnesi.

⁂


Per finir di salutare la nobile famiglia delle donne che appartengono al passato, mi sia concesso di farvi anche ricordare l’arguto sorriso della Giustina Renier Michiel[4], affettuosa, spiritosa, vera donna e gentildonna veneziana, dotta specialmente nella botanica che studiava disegnando e incidendo i fiori; e che scrisse la storia di Venezia ispirandosi ad un concetto proprio degno di una genial mente femminile; cioè legando i fatti storici colla descrizione delle feste che da quei fatti ebbero origine.

E accanto a quel fine sorriso io veggo apparire il severo pro [p. 281 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/307 [p. 282 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/308 [p. 283 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/309 [p. 284 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/310 [p. 285 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/311 [p. 286 modifica]Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/312 [p. 287 modifica]mini dissoluti e corrotti tra i poeti, tra gli artisti, tra i guerrieri, tra i grandi uomini di Stato; mai tra gli scienziati veri: perchè la verità scientifica è anche verità morale.

Perciò io saluto con lieta speranza questo diffondersi della cultura scientifica femminile; perciò aspetto da questa cultura un alzarsi del tono morale nella vita interiore della donna; perciò io credo con ferma fede che a partire dall’età presente, e sempre più andando verso le età future, la dignitosa ed alta coscienza della donna sarà formata dalla scienza.

Emma Tettoni.

  1. ↑ Conf. Garelli, Biografia della Bassi, Bologna, tip. Cenerelli. — E. Masi, Studi e ritratti. Bologna. Zanichelli, 1881.
  2. ↑ Di Bologna 1711-1788, laureata nel 1732.
  3. ↑ Di Milano 1718-1799, nominata alla cattedra di analisi all’Università di Bologna nel 1750.
  4. ↑ (2) M. 1832.