La forza dell'animo (1828)/Sezione 4

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Lettera al professore Hufeland

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IV.

Della morbosa sensazione prodotta dal tempo
inopportuno a pensare
.

Il pensare è un nutrimento per un letterato, senza cui non può vivere, quando fia desto e solo; consiste nell’imparare (leggere i libri), o nell’ideare (riflettere, inventare). Ma l’occuparsi di un pensiero fisso nel mangiare ed andare e molestar per siffatta guisa con due travaglj la mente e lo stomaco, o la testa ed i piedi, l’uno produce l’ipocondria, l’altro la vertigine. Onde potere, mercè la dietetica, signoreggiare questo stato morboso, null’altro occorre che far alternare la meccanica occupazione dello stomaco o del ventricolo colla spirituale nel pensare, arrestare il pensare a bello studio durante il tempo dedicato alla restaurazione, ed aprire il varco al libero giuoco della fantasia, locchè richiede però presso quelli che studiano, un generale e fermo proponimento della dieta nel pensare.

Trovandosi ad un pasto senza compagnia occupato in leggere i libri o nel [p. 21 modifica] riflettere, ne nascono sensazioni morbose, essendo la forza vitale pel travaglio della mente derivata dallo stomaco che si molesta. Lo stesso ha luogo allorquando, nel passeggio, tal riflettere vada unito al travaglio de’ piedi1 (si può aggiungere ancora il lucubrare insolitamente). E pertanto queste sensazioni morbose, nate da inopportuni travaglj di mente (invitta Minerva), non sono però di natura tale da potersi distruggere immediatamente col solo proponimento, ma col disavvezzarsene mercè un opposto principio.

Note

  1. Il passeggiare nel libero ha appunto per iscopo d’indebolire la propria attenzione, mercè lo scambio degli oggetti ad un solo.