La madre/Capitolo 5

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Capitolo 5

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Presto era rimasta vedova, col suo Paulo che ancora non parlava, ma i cui occhi luminosi pareva volessero volare: e aveva [p. 35 modifica]pianto il marito come un buon parente, non come uno sposo, consolandosi presto perchè una cugina le proponeva di andare con lei a far la serva in città.

— Così potrai mantenere tuo figlio, e più tardi far venir giù anche lui e mandarlo a scuola.

E così aveva fatto, vivendo e lavorando solo per lui.

Le occasioni di peccare, o almeno di procurarsi qualche svago, non le erano mancate; e neppure la voglia. Il padrone e il servo, il paesano e il borghese, chi non l’aveva più o meno rincorsa, come lo zio fra le tamerici? L’uomo è cacciatore e la donna preda: eppure ella riusciva a sfuggire agli agguati, e si conservava pura perchè si considerava già madre di un sacerdote. Perchè dunque questo castigo adesso, Signore?

Piegò la testa stanca, mentre qualche lagrima le cadeva ancora dal viso giù fino il grembo, dove si mischiava ai grani del rosario.

Le idee le si confondevano. Le pareva [p. 36 modifica]di essere ancora nella grande cucina grassa e calda del Seminario dove era stata serva per dieci anni, e dove a punto era riuscita a far accettare il suo Paulo: figure nere sfioravano silenziose le pareti giallognole, e nel corridoio attiguo si sentivano le risate sommesse e i pugni che i seminaristi si davano di nascosto. Ella stava seduta, stanca morta, accanto alla finestra che dava su un cortile buio; e teneva uno strofinaccio sulle ginocchia, ma non poteva neppure muovere le dita, tanto era stanca.

E anche nel sogno le pareva di aspettare Paulo che era uscito di nascosto dal Seminario senza averle detto dove andava.


— Se se ne accorgono, lo cacciano via subito, — pensava: e aspettava con ansia che i rumori intorno cessassero, per riuscire a farlo rientrare di nascosto.

D’un tratto si svegliò, si guardò attorno e rivide la cucina della parrocchia, stretta e lunga e sbattuta dal vento come una barca: ma l’impressione del breve sogno [p. 37 modifica]era stata così forte che le parve di avere ancora sulle ginocchia lo strofinaccio, e di sentire le risate sommesse e i pugni che i seminaristi si davano nel corridoio. Un momento; e la realtà la riprese: le parve che Paulo fosse già tornato, durante quel suo breve sonno, riuscendo a sfuggire all'attenzione di lei.

Infatti, tra i tremolii e gli scricchiolii prodotti dal vento, si udivano dei passi, nell'interno della casa: qualcuno camminava, scendeva la scaletta, attraversava le stanzette terrene, entrava nella cucina.

Ella ebbe l'impressione di continuare a sognare. Un prete piccolo e grosso, col viso nero di barba non rasa da parecchi giorni, le stava davanti e la guardava sorridendo. Aveva la bocca sdentata, e i pochi denti che conservava erano neri per il troppo fumare: gli occhi chiari volevano essere minacciosi, ma pareva lo facessero per ridere. Ella lo riconobbe subito: era l'antico parroco. Eppure non ne provò terrore.

— Tanto è un sogno, — pensò. In fondo [p. 38 modifica]però le sembrava che pensasse così per farsi coraggio, e che l'apparizione invece fosse reale.

— Sedete, — disse scostando il suo sgabello per lasciargli posto davanti al camino. Ed egli sedette, tirando un po' su la sottana e lasciando vedere le sue calze turchine scolorite e bucate.

— Giacché stai qui senza far nulla, potresti rattopparmi le calze. Maria Maddalena; nessuna donna s'è più curata di me, — disse con semplicità. Ed ella pensava:

— É questo il terribile parroco? Si vede proprio che sogno.

E cercò di prenderlo in giro.

— Se siete morto, che bisogno avete di calze ?

— Chi ti assicura che son morto? Sono ben vivo, invece, e sono qui. E presto caccerò via tuo figlio, e te con lui, dalla mia parrocchia. Peggio per le vostre viscere, se avete voluto venire a star qui: era meglio che gli facevi fare il mestiere del padre, a tuo figlio. Ma tu sei una donna ambiziosa: hai voluto ritornare [p. 39 modifica]padrona dove sei stata serva. Adesso ti accorgerai del guadagno.

— Noi ce ne andremo, — ella disse umile e addolorata. — È questo il mio desiderio. Uomo vivo o fantasma che tu sia, abbi pazienza per qualche giorno: ce ne andremo.

— E dove vuoi andare? Qui o là è lo stesso. Piuttosto, dà retta a uno che se ne intende: lascia che adesso il tuo Paulo segua il suo dentino. Lasciagli conoscere la donna: altrimenti gli accadrà come è accaduto a me. Finchè sono stato giovane non ho voluto nè donne, ne altri piaceri. Volevo anch’io guadagnarmi il Paradiso, e non mi accorgevo che il Paradiso è in terra. Quando me n’accorsi era tardi; il mio braccio non arrivava più a cogliere i frutti dall’albero, e le mie ginocchia non si piegavano perchè potessi dissetarmi alla fontana. Allora ho comiiciato a bere vino, a fumare la pipa, a giocare alle carte coi giovinastri del paese. Giovinastri li chiamavate voi; bravi ragazzi che si godono la vita come possono. La loro compagnia [p. 40 modifica]fa bene; dà un po’ di calore e di allegria, come quella dei ragazzi in vacanza. Solo che essi sono sempre in vacanza, e per questo sono anche più allegri e spensierati dei ragazzi, ì quali hanno il pensiero di dover tornare a scuola.

Mentre egli diceva queste cose, la madre pensava:

— Egli parla così perchè vuol convincermi a lasciar dannare il mio Paulo. È mandato dal suo amico e padrone, il diavolo: bisogna stare in guardia.

Eppure, suo malgrado, lo ascoltava volentieri, e gli dava quasi ragione. Pensava che, nonostante i suoi sforzi, anche il suo Paulo poteva perdersi, entrare anche lui «in vacanza», e il cuore di madre andava già in cerca di scusanti per lui.

— Voi potete aver ragione, — disse, sempre più umile e addolorata, ma adesso con un po’ di finzione; — io sono una povera donna ignorante e non capisco nulla; ma una sola cosa certa so: che Dio ci ha messo al mondo per soffrire.

— Dio ci ha messo al mondo per [p. 41 modifica]godere; ci fa soffrire per castigarci di non aver saputo godere, questo sì, idiota d’una donna. Dio ha creato il mondo con tutte le sue bellezze e poi lo ha regalato all'uomo perchè se lo godesse: peggio per chi non lo capisce. Del resto non m’importa di convincerti, come tu pensi. M’importa di cacciarvi lontani di qui, tu e il tuo Paulo. Peggio per le vostre viscere se avete voluto venire a star qui.

— Ce ne andremo, non dubitate, ce ne andremo presto. Questo ve lo posso promettere: non penso ad altro.

— Tu parli così perchè hai paura di me. Però fai male ad aver paura. Tu credi sia stato io, a fermarti i piedi e a impedire agli zolfanelli d’accendersi: e può darsi che sia stato io, ma non è detto che per questo io voglia far del male a te e al tuo Paulo. Solo voglio che ve ne andiate: bada però che se non tieni la parola te ne pentirai; allora ci rivedremo e ti ricorderò questo nostro colloquio. Intanto ti lascio le calze da rattopparmi.

— Va bene; ve le rattopperò. [p. 42 modifica]

— Chiudi gli occhi, allora, perchè non voglio che tu mi veda le gambe nude. Ah, ah, — egli rise, togliendosi lo scarpino da un piede con la punta dell’altro, e chinandosi poi per levarsi le calze; — nessuna donna ha mai veduto la mia carne, per quanto mi abbiano calunniato: e tu sei vecchia e brutta per esser la prima. Ecco una calza, ecco l’altra: tornerò presto per riprenderle....