La marcia dell'ideale/Poesia

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Poesia

../Dedica IncludiIntestazione 19 giugno 2009 75% poesie

Dedica

...... mitragliatela......
GIOLITTI

 
– Quella turba che s’avanza
        cupo il volto, rosso il cor
sotto il drappo di speranza
        4rosso drappo dell’amor:

alto canta alla Chimera....
        – Sopra azzurro, in faccia il Sol –
e s’avanza turba fiera,
        8verso il Mondo – «Cosa vuol?» –

– «Veniam da Selva infame
        di spine dolorose;
mangiammo sangue e strame
        12e lágrime sdegnose;

crescemmo fra gli stenti
        per arricchire il mondo;
ludibrio delle genti
        16covammo odio profondo;

ci splende in cor la luce
        di civiltà immortale;
è Giustizia che adduce
        20sacrosanto Idëale.

Dal nostro scarno petto
        si sprigionan le note
del carme benedetto
        24che la Rivolta scote;

ché ingorda sete d’oro
        tropp’odio umano assilla;
la fame ed il lavoro
        28acre minaccia instilla.

Fondiam la strofa e il canto
        delle turbe sorelle,
schiaffi di riso e pianto
        32fra le genti novelle.

Alimentiamo il foco
        a strugger la catena;
corriam di loco in loco
        36con più fervida lena;

son millenni di pianto
        che ’l nostro cor rinserra
è del dolore il canto
        40che fa tremar la terra;

son millenni d’ingiurie
        che clamano: Vendetta....
son memori le furie
        44della gente reietta

che, in infinite turbe,
        la rea siepe divise;
e’ son l’anime curve
        48che, il felice, derise,

e che la spada al core
        ed alla gola infisse
con stigma di dolore
        52nelle fraterne risse.

Grido straziante e roco
        romba sulle cittadi;
è la Storia di foco
        56delle tramorte etadi;

odon le genti il grido
        che romba di lontano;
vola di lido in lido
        60dalla montagna al piano;

accorrono fratelli
        in falange infinita
in cittadi e paeselli
        64a suscitar la Vita.

Nostra rossa falange
        impavida e infinita,
ogni catena infrange
        68e avanza redimita.

Se lento sembra il passo
        che pe ’l mondo ci mena,
Noi scardiniamo il masso
        72come torrente in piena.

Il Pane, il Libro, il Sale,
        noi chiediam per le afflitte
madri, su l’érte scale
        76di fúmide soffitte;

entriam nelle segrete
        a sferrare i ribelli....
strappiamo l’oro al prete
        80per darlo agli orfanelli....

allo scarno reietto....
        alla vergin caduta....
al vecchio senza tetto....
        84alla donna perduta....

inchioderem le porte
        di tanti ingordi altari
ove la Fe’, la Morte,
        88Dio, mercansi alla pari.

– ’Chi siete!’ – iroso chiede
        il truffator di Cristo:
Siamo la «NOVA FEDE»
        92che crocifigge il tristo!

Dice che noi soffiamo
        degl’incoscienti in core!
Che l’odio suscitiamo
        96in cambio dell’amore!

che siamo NICHILISTI,
        ANARCHICI, canaglia,
pezzenti SOCIALISTI
        100degni della mitraglia....

Eppur, l’infame bocca
        del cannone omicida,
del capestro la còcca
        104e il piombo fratricida,

noi deprecammo impàvidi
        e maledimmo, insórti:
– ’udite’ – e’ son le orribili
        108strida de’ NOSTRI morti!

Nostr’arme son parole
        che ’l dolor, stanco, suade;
terribili parole,
        112più forti delle spade;

ma voi di piombo infame
        ci lacerate i petti....
....donne.... vecchi.... fanciulli....
        116che siate maledetti!

Questo – tiranni! – arcano
        Seme, e’ de’ vostri frutti:
è l’odio disumano
        120che ne legaste a tutti,

e dèe prender sapore
        e diventar veleno;
farvi tremare il core
        124nel duro, avaro, seno.

Alta, greve, lucente
        irta di sbarre e ruote,
cariatide rovente
        128che l’Universo scuote;

s’èrge Macchina immane
        e in faccia al Sole ondeggia:
maciulla sangue e pane,
        132ma scàrdina la reggia;

da’ volanti e martelli
        il gran cenno minaccia:
su compagni-fratelli
        136«INCROCIAMO LE BRACCIA!»

Fuma acre, al Sole, ròrida,
        la terra Siberita;
eroe di morti tragiche,
        140Tamìris moscovita,

l’occhio ceruleo e mite
        ma sitibonda iena,
vìridi eroiche vite
        144inferra a rea catena!

Orridi teschi e spettri
        volteggiano frementi
attorno ai russi scettri
        148offesa delle genti,

e aduggiano le tombe
        velando l’aria pura,
mentre su ’l mondo incombe
        152l’ira della Natura.

Ma nell’azzurro adèrgesi
        umano àtomo audace;
vola recando ignìvoma
        156con la Morte, la Pace!

Nel delle selci all’urto
        sprizza scintilla e vola:
oggi, è con noi risurto
        160Cristo e la sua parola;

mite a’ miseri suona
        generosa ed umìle
solo agl’infami tuona
        164con rombo di staffile.

Giù l’armi maledette
        di sangue sozze ed atre;
spezziam le baionette
        168e diventin l’aratre,

pio ferro che la zolla
        madre, ferisce e sana;
ch’è piaga in cui s’insolla
        172tutta la linfa umana;

ch’è tomba, aiuola, cuna,
        altare, pöesia,
fuoco, luce, e che aduna
        176l’umana cortesía

nel pensiero sovrano
         del pöeta immortale,
a cui, dovere umano,
         180arma potenti l’ale.

O Natura vivente
         che l’Universo accendi,
se il pensator ti sente
         184e tu, per lui, più splendi,

ne’ divini pensieri
         che le stirpi rimpacia;
i ferri arma ora fieri
         188della ribelle audacia.

Venta tue squille acèrrime
         nelle forge e sull’onda;
sconvolgi, orsù, le ubèrrime
         192zolle, della profonda

madre terra sonante
         scaturigin di Vita,
elettrònio radiante
         196ferrugine infinita,

che misterioso anèlito
         d’attrazioni segrete,
orïenta in un frèmito
         200del sìsmico magnete

Sii l’Inno del Lavoro
         che purifica e sana;
sii il più nobile coro
         204della famiglia umana....

Atomi, Soli e Mari,
         Laghi, Fiumi, Foreste,
Stelle vaganti e chiari
        208Cieli dopo tempeste;

in turbine radioso
        ventate via vostr’ire;
brilli maraviglioso
        212il Sol dell’Avvenire!

Del ferro, delle mine,
        del mare, della terra,
tristi umane rüine
        216che gemon sottoterra;

dicano a voi gli spàsimi
        d’ambascie inäudite,
fame, ignoranza, làgrime,
        220oppressioni infinite!

Tutto quanto Natura
        dal ventre suo fecondo
con eterna misura
        224irradia intorno al mondo,

ritorna a Primavera
        nelle frutta, nel grano....
è un amore che impera
        228su un ardente uragano:

è l’astro che scintilla
        in vibrazioni incónte;
è la sottil favilla
        232che dormicchia nel monte

e che coinvolge l’onte
        del Vesuvio e del Mare....
– su Màrtiri la fronte: –
        236non più làcrime amare!

Camminate con noi
        o Spettri luminosi;
raunate intorno a voi
        240compagni dolorosi,

e madri e giovinette
        che il meretricio spense
fra i birri e le manette,
        244ma la Luce redense!

Luce etèrea superba
        che fai, disfai, gloriosa;
tu che inverdisci l’erba
        248e impórpori la rosa;

che pesi nella mente
        di Spencer e Rosmini
i numeri del Mondo
        252e gli etèrei confini;

che lanci sovra il pèlago
        d’Hertz la parola e l’onda;
che Sirio e Arturo tùrbini
        256giù nell’ètra profonda;

che le di foco Nèbule,
        astri, comete e mondi
verso Ercole spirìfichi
        260ne’ vòrtici profondi;

che ravvolgi di pórpora
        il Sol giunto all’Occaso;
che sei, dal Nulla, splèndida
        264crëatrice del Caso;

che, dall’ètere, fuori
        gli atomi d’òr condensi;
che sei diamante.... i fiori....
        268l’àurea mente che pensi;

sei bacio del pudore
        e làcrima fuggente,
e tutto ciò che il cuore
        272fa battere alla gente;

che sei Cristo e Giordano
        Bruno e Savonarola,
e Ferrer, dolce e umano
        276che irradia la parola

pura, della bellezza
        radiosa e razionale,
la sublime interezza
        280della bontà ideale;

esumi i sacri sdegni
        del crucciato gigante
che, fra’ due mari, i segni
        284d’Italia – O padre Dante

linëasti nel verso
        d’odio e d’amor che sogna
e l’uomo e l’universo
        288e l’umana vergogna!

Narran le antiche fole
        che di Memnon l’argilla
sonava sotto il Sole
        292all’auròrea scintilla;

or suoneran gli anelli
        delle infrante catene:
– insorgete, Fratelli!
        296dalle orribili pene:

siano spezzate e in bricioli
        si spèrdano in faville
sull’Orbe rinnovantesi,
        300a mille a mille a mille,

spirando il dolce verbo
        di redenzione in tutti;
sia di virtude il nerbo
        304a suscitarne i frutti,

bollando l’alma impura
        di chi nel fango scese....
chi nell’error perdura....
        308chi l’oro altrui non rese....

chi l’immondo cosacco
        scaglia su folla ignuda....
chi più di lui vigliacco
        312mangia l’oro di Giuda....

e fiammeggia sul Mondo
        con fiera lingua audace
secol novo, fecondo,
        316di Giustizia e di Pace!


Apparizione di Genova
I. V. '13