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La puttana abbrusciata

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Giuseppe Gioachino Belli

1833 Indice:Sonetti romaneschi VI.djvu sonetti letteratura La puttana abbrusciata Intestazione 24 ottobre 2024 75% Da definire

Da la matina se conossce er bon giorno Giuveddì ssanto
Questo testo fa parte della raccolta Sonetti romaneschi/Sonetti dal 1828 al 1847

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LA P...... ABBRUSCIATA.[1]

     Povera Chiapparella! Ah, nnun c’è ccaso:[2]
Tutte hanno da succede[3] a sto paese.
Bruscià una donna coll’acqua de raso,[4]
Perchè jj’ha ddato un po’ de mar-francese!

     Come disce?[5] chi vva ppe’ le maése,[6]
Viè la su’ vorta che cce bbatte er naso.[7]
Se sa, st’affari vanno bbene un mese,
E in d’un giorno se resta perzuaso.[8]

     “Lei m’ha impestato:„ ebbè? cche scusa fiacca!
E llui poteva entracce in camisciola,[9]
Nun conosscenno[10] a ffonno la patacca.

     Eppò adesso sarà la donna sola
A attaccà la pulenta che ss’attacca?
E a nnoi chi cce l’attacca? San Nicola?

Roma, 3 marzo 1833.

Note

  1. Fatto veramente accaduto in Roma per opera di quattro settentrionali.
  2. Non c’è verso.
  3. Succedere.
  4. Acqua di ragia.
  5. Come si dice? [Come dice il proverbio?]
  6. Maggesi.
  7. [La vera forma del proverbio è questa: Chi vva ppe’ le maése, fa male le su’ spese. E continua in una seconda parte: Chi vva ppe’ la campagna... Ma non ricordo il resto.]
  8. Ci s’imbatte.
  9. Cioè con le debite cautele.
  10. Conoscendo.